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Spreco di cibo nel mondo: un terzo non arriva mai sul piatto del consumatore

Dare la massima priorità alla riduzione dello spreco alimentare come presupposto per migliorare l'accesso al cibo sano e nutriente.
Questa una delle principali esortazioni contenute nel rapporto della Fao Prevenire la perdita e lo spreco di nutrienti attraverso il sistema alimentare: azioni politiche per diete di alta qualità pubblicato nelle scorse settimane. Secondo il rapporto, preparato dal Global Panel on Agriculture and Food Systems for Nutrition, diete di cattiva qualità rappresentano una minaccia maggiore della malaria, del morbillo e della tubercolosi.

Un terzo del cibo prodotto per il consumo umano non raggiunge purtroppo mai il piatto del consumatore. Alimenti come frutta, verdura, latticini, pesce, carne, semi e noci sono molto ricchi di sostanze nutritive ma sono altamente deperibili e quindi generano perdite ingenti nel sistema alimentare. 

Ogni anno più della metà della frutta e degli ortaggi prodotti a livello globale vengono persi o sprecati. Una fonte vitale di proteine, circa il 25% di tutta la carne prodotta (equivalente a 75 milioni di mucche)  non viene consumata. «Per affrontare tutte le forme di malnutrizione e promuovere diete sane – ha dichiarato José Graziano da Silva, membro del panel e Direttore Generale della FAO dobbiamo mettere in atto sistemi alimentari che aumentino la disponibilità, l'accessibilità e il consumo di alimenti freschi e ricchi di nutrienti per tutti. Adottando azioni specifiche per ridurre le perdite e gli sprechi di alimenti freschi e il cibo nutriente è una parte fondamentale di questo sforzo». Per risolvere questa difficile situazione occorrerebbero urgenti azioni politiche: avere più attenzione sul tema dei cibi reperibili, migliorare le infrastrutture, sia pubbliche che private, ottimizzare la conoscenza delle perdite alimentari e dei rifiuti connessi, investire nell'educazione alimentare. «Le azioni politiche del gruppo globale – ha affermato Srinath K. Reddy,membro del panel e Presidente della Public Health Foundation of India (PHFI) mostrano come la riduzione delle perdite e dello spreco alimentare possa svolgere un ruolo chiave nel miglioramento delle e diete povere e inadeguate di circa 3 miliardi di persone e sono spesso responsabili della persistente sotto-nutrizione, oltre che dell'aumento del sovrappeso e dell'obesità con  il conseguente aumento delle malattie non trasmissibili».

Secondo la Fao nei paesi a basso reddito il cibo va perduto soprattutto nelle fasi raccolta, stoccaggio, lavorazione e trasporto, mentre nei paesi più sviluppati il problema spreco è tutto riversato nella fase finale di vendita al dettaglio e consumo. Preoccupa soprattutto la perdita di micronutrienti, questo provoca anche uno scompenso tra cibi coltivati e reale fabbisogno.

A livello globale, l'agricoltura produce il 22% in più di vitamina A di quanto richiediamo. Tuttavia, dopo la perdita e gli sprechi, la quantità disponibile per il consumo umano è inferiore dell'11% di quella necessaria. La Fao dunque ritiene fondamentale ridurre la perdita e lo spreco di alimenti nutrienti per ottenere sostanziali benefici per la salute e non solo visto che il valore del cibo smarrito o sprecato ha un valore notevole: 1 trilione di dollari.

Con un'ulteriore conseguenza: mangiare maggiori quantità di cibo in realtà già prodotto porta anche un conseguenze spreco di acqua, terra ed energia necessari alla sua produzione. In Italia nel 2016 è stata approvata la cosiddetta legge antisprechi e quindi si è fatto un bel passo in avanti. 

Le cessioni gratuite di eccedenze alimentari da parte degli operatori del settore alimentare devono essere destinate in via prioritaria al consumo degli indigenti, mentre le eccedenze non più idonee al consumo possono essere cedute per il sostegno vitale di animali e per altre destinazioni, come il compostaggio. La cessione riguarda anche la panificazione, i cui prodotti finiti possono essere donati a soggetti che poi li distribuiscono agli indigenti entro le ventiquattro ore successive alla produzione.

Gianluca Cimini

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