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Le imprese spingono verso la sostenibilità ma i consumatori non sembrano percepirlo

Il tema della sostenibilità sta diventando sempre più centrale nelle scelte strategiche delle imprese. Da una parte per essere percepite in modo migliore e più positivo da tutti quei possibili clienti sensibili al tema ma anche per innovare materiali, metodi, tecniche di produzione in modo da minimizzare l'impatto ambientale. Un fenomeno che si ripercuote anche nel rapporto con i fornitori ai quali molte imprese stanno richiedendo il rispetto di precisi e rigorosi standard che se non rispettati potrebbero portare all'interruzione del rapporto commerciale. Per capire l'impatto di questa tendenza nel mondo delle aziende italiane sarà interessante conoscere tra qualche mese i risultati di una vera propria Mappa della sostenibilità, un progetto nato da 200 giovani universitari e neolaureati del network CSRnatives, una rete che conta centinaia di membri in diverse zone d'Italia con il coirdinamento di Koinètica, specialista nella responsabilità d'impresa. L'interesse è nato dal presupposto accreditato da alcune fonti che circa il 40% delle nostre imprese già oggi fanno della sostenibilità un elemento strategico e di crescita. «La Mappa della sostenibilità vuole essere la prima fotografia delle imprese italiane responsabili – afferma Rossella Sobrero, presidente di Koinètica – il progetto non intende fornire una classifica né valutare l’operato delle organizzazioni ma realizzare, appunto, una mappatura sulla base di elementi oggettivamente rilevabili. Nella Mappa i CSRnatives inseriranno le imprese capaci di coniugare il business con l’attenzione all’ambiente e al sociale, creare valore condiviso, coinvolgere gli stakeholder, collaborare al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu». Sono venti gli strumenti, appartenenti agli ambiti etica del business e governance, impegno sociale e ambientale, che saranno utilizzati per arrivare alla sintesi finale. La fase di analisi si concluderà probabilmente a fine settembre ed a quel punto sarà elaborata una vera e propria mappa che ci dirà in modo immediato e visivo le aree italiane dove si insediamo le imprese più virtuose ed al contrario le zone dove invece si è più indietro. La presentazione ufficiale della Mappa è prevista a Milano il prossimo 2 ottobre nella prima giornata del Salone della CSR e dell'innovazione sociale che si svolgerà all'Università Bocconi di Milano. Non tutto comunque ancora brilla. È di un paio di mesi fa la notizia che i consumatori italiani hanno bocciato i bilanci di sostenibilità delle imprese ritenendoli carenti in condivisione, promozione e confrontabilità, considerandoli dunque irrilevanti per una corretta valutazione della trasparenza nei confronti dei cittadini. La conclusione era arrivata dalla ricerca “Alla scoperta della Sostenibilità-Consumatori protagonisti”, realizzata dalla Markonet, Società specializzata nelle ricerche di mercato, e promossa dal Centro Studi Codacons-Comitas.

La ricerca ha preso in esame 160 bilanci di sostenibilità (che solo il 49% delle imprese presenti in Italia divulga sul suo sito web), intervistato 96 manager con  un campione di 3.500 consumatori attenti alla sostenibilità. Il bilancio di sostenibilità si rivolge a tutti gli stakeholder o portatori di interesse, quindi a tutti coloro con cui l’impresa stessa entra in contatto e viene pubblicato ogni anno in base a delle linee guida condivise a livello internazionale tra cui le emissioni di gas serra, l’impronta idrica, il consumo di energia, le politiche lavorative. La direttiva europea 2014/95/UE, recepita formalmente alla fine del 2016 stabilisce che le imprese dovranno rendere noto ogni anno le loro politiche in termine di sostenibilità, oppure dovranno spiegare perché non vogliono farlo. Questa norma riguarda solo le imprese europee di interesse pubblico o con più di cinquecento dipendenti e il cui bilancio soddisfi determinati criteri.  C'è da dire però che la ricerca si è basata sui bilanci di sostenibilità fino al 2016 e dunque non tiene conto dei passi in avanti che si sono fatti nel frattempo. 1,25 miliardi di euro sono stai spesi per le infrastrutture (di solito nel  territorio in cui opera l’impresa) 1,20 miliardi di euro per salute e benessere (investimenti legati all’operatività dell’impresa monopolizzati alla sfera dei dipendenti), 810 milioni di euro per lo sport (di cui 320 milioni solo per il calcio e 92 milioni per gli altri sport federati), 330 milioni per la solidarietà e fanalino di coda 310 miliardi per la cultura.

Gianluca Cimini

Gianluca Cimini - Le imprese spingono verso la sostenibilita'