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La domanda che stronca i candidati durante i colloqui di lavoro

Ci descriva il suo risultato tecnologico più importante, il progetto di cui va più orgoglioso”. È questa la domanda che spesso stronca i candidati ingegneri durante i colloqui di lavoro. Lo ha svelato l'ex responsabile delle assunzioni di Tesla, Max Brown, in un articolo apparso sul sito Fast Company.

Vista di sfuggita non sembra essere una domanda particolarmente insidiosa come potrebbero esserlo tante altre. Eppure durante le interviste con oltre 1000 candidati effettuate da Brown per conto di una casa automobilistica, le risposte al quesito sono state decisive per l'esito della selezione. Il problema infatti nasce quando il candidato tende a non mettere in luce i risultati giusti ottenuti in carriera. Citarne uno non consono rischia di essere piuttosto deleterio. «Secondo la mia esperienza – ha scritto Brown nell'articolo - il primo istinto della maggior parte delle persone è quello di scegliere un progetto o un risultato che sembri molto significativo sulla carta, ma che non sempre è quello che illustra meglio le loro reali capacità tecniche. Il motivo reale per cui gli intervistatori pongono questa domanda è per avere un argomento per successive domande in merito alle conoscenze tecniche del candidato».

Piuttosto che enfatizzare un grande progetto del quale non si conoscono a fondo i meccanismi sembra quindi più opportuno mettere in evidenza un risultato conseguito di minore portata ma del quale si è in grado dettagliatamente di descrivere tutti gli aspetti tecnici. Grandi progetti di solito non sono stati infatti conseguiti solo dal singolo candidato ma saranno stati il frutto di un corposo lavoro di squadra del quale magari non si conoscono tutti gli aspetti. Vantarsi dei propri risultati del passato può essere una strategia vincente solo se poi si forniscono delle prove a conferma di quanto sostenuto altrimenti rischia di diventare solo un boomerang.

Risposte non soddisfacenti alla domanda chiave hanno dato a Brown due possibili spiegazioni: il candidato vuole prendersi meriti altrui oppure non ha il bagaglio tecnico necessario per argomentare le sue risposte. In entrambi i casi l'impressione che si può dare al selezionatore è quella di una persona confusa se non disonesta. L'approccio migliore è invece quello dove si riesce ad identificare un problema, prospettare la possibile soluzione, illustrare il contributo individuale alla buona riuscita del progetto. Saper collegare questi concetti generali ad un proprio risultato del passato può fare la fortuna del candidato, in grado così di saper dimostrare rigore, padronanza e grinta, valori molto apprezzati dai selezionatori.

Gianluca Cimini

Gianluca Cimini - La domanda che stronca i candidati durante i colloqui di lavoro