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Il management della resilienza

La letteratura e cultura della resilienza si diffonde sempre di più anche da noi e soprattutto in azienda. Ripensare quindi la persona e l’organizzazione in chiave di resilience management.

Il termine “resilienza” è stato preso in prestito dalla metallurgia ed indica la capacità di un metallo di resistere alle forze che vi vengono applicate. E’ l’opposto della fragilità e vulnerabilità. Negli essere umani la resilienza è innata, anche se non tutti sanno come accedervi.

Da un punto di vista “etimologico” deriva dal latino “resalio”, configurabile nel gesto del “risalire sull’imbarcazione capovolta dalla forza del mare”. Una capacità quindi di andare avanti senza arrendersi nonostante le difficoltà.

Una persona dotata di buona resilienza è colui che sa persistere nel perseguire obiettivi sfidanti, è un ottimista  di natura, sa “leggere” gli eventi negativi come momentanei e circoscritti e dinanzi a sconfitte e frustrazioni non perde mai comunque la speranza.

Essere resilienti in un mondo instabile è ciò che ci viene chiesto ogni giorno sempre di più.

In ambito aziendale la resilienza si identifica nella capacità dell’azienda stessa di affrontare il cambiamento in maniera costruttiva.

Per sopravvivere alle incertezze, alle turbolenze e criticità del mercato le aziende debbono essere flessibili. Un’azienda resiliente è capace di reagire positivamente allo stress ambientale, alle situazioni avverse ed inattese aprendosi allo sviluppo di nuove funzionalità con una “vision” che sappia andare oltre il beneficio immediato e con un grande senso del futuro.

Ma la costruzione di una cultura della resilienza all’interno di un’organizzazione inizia dall’alto. L’impegno del top management nel potenziare la resilienza e la reattività di un’impresa dovrebbe essere evidente per tutti i dipendenti.  Per generare organizzazioni resilienti però non basta lavorare su un singolo fattore, per quanto critico. E’ un’azione coordinata che coinvolge persone, struttura, processi e prassi.

Chiedersi sempre: “cosa faremmo se capitasse anche a noi?”

Il problema più evidente però non sempre corrisponde al rischio più grande. Pensare sempre al rischio in funzione sia delle probabilità, sia delle conseguenze. Il rischio è calcolato come la probabilità moltiplicata per le conseguenze, pertanto una conoscenza delle possibili conseguenze è fondamentale per prendere decisioni consapevoli, in tempi brevi, in base al rischio.

La pianificazione della risposta alle crisi è fondamentale per ogni organizzazione e per qualsiasi settore di attività, e rischi ed incertezze sono le pedine da giocare nella partita della sopravvivenza aziendale.  

Qualcuno dice che il bello della vita è alzarsi la mattina con un problema da risolvere…..

Gianluca Cimini

Il management della resilienza