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Consumo critico e ricerca del pezzo unico: il boom della circular economy - di Gianluca Cimini

Grazie al fiorire dei portali online dedicati alla compravendita dell’usato, il mercato dei prodotti di seconda mano si continua ad affermare come uno dei più vivi ed importanti del paese, capace di muovere più di 19 miliardi di euro e di contribuire al PIL Nazionale con una percentuale vicina all’1,1%, in crescita di un miliardo di euro rispetto al 2015. I dati che ho appena esposto derivano da una ricerca Doxa commissionata dal famoso portale subito.it (l’azienda del settore più 'cliccata' in assoluto, con oltre 8 milioni di utenti unici mensili) che ci chiarisce il successo crescente di questa economia dell’usato, legata non solo, in parte, alla crisi economica del momento, ma anche ad una nuova concezione dei beni di consumo collegata ad un consumo più critico ed alla ricerca di pezzi unici e non commerciali. Le grandi piattaforme tecnologiche come ebay e subito, tanto per citare le maggiori, ma ne esistono di tutti i tipi e categorie, hanno aiutato a far crescere il mercato dell’usato come mai era stato possibile prima d’ora: è sul web, infatti, che gli italiani hanno dimostrato di avere un approccio più dinamico agli scambi delle merci di 'seconda mano' rispetto agli ambiti tradizionali come le concessionarie o i mercatini. Comprare e vendere prodotti usati è diventato così quasi uno stile di vita, per un consumo più responsabile che dà valore ai singoli oggetti e per la ricerca, come dicevo, di prodotti particolari e non in commercio attraverso i normali grandi magazzini.

Secondo il cosiddetto modello qui adottato della “circular economy” il consumatore riveste un ruolo più centrale e più consapevole nella vita di un bene, sentendosi responsabile dal momento del suo acquisto fino a quello del suo smaltimento, allungandone così alla fine anche il ciclo di vita grazie al riuso. L’economia circolare tende, infatti, ad interrompere il classico ciclo “acquisto-consumo-smaltimento” ponendo, invece, l’attenzione sul valore del prodotto e sul suo uso protratto nel tempo attraverso una maggiore cura ed una seconda vendita come prodotto usato ad un prezzo vantaggioso per il secondo acquirente. Grazie al boom degli smartphone questi acquisti oggi si fanno sempre di più in mobilità grazie alla possibilità di cercare prodotti che ci interessano a partire non solo dal prezzo e dallo stato del prodotto, ma anche dalla geo-localizzazione del bene messo in vendita, e così gli utenti, di tutte le età, ma specialmente i giovani, vivono con naturalezza l’acquisto e la vendita di prodotti usati online cercando così di togliersi qualche sfizio o di seguire magari l’oggetto tecnologico del momento mettendo in vendita il modello precedente già posseduto.

La componente digitale della “second hand economy" è, come facilmente immaginabile, molto rilevante. E così dalla ricerca emerge che il 47% della popolazione italiana maggiorenne ha acquistato o venduto oggetti usati, la maggior parte di questi proprio grazie al fiorire delle piattaforme di compravendita online che valgono circa 7,1 miliardi di euro (ossia 300 milioni in più rispetto al 2015). I prodotti più ricercati e venduti fanno parte del settore dei motori, seguito dai prodotti per la casa e per la persona, dall’elettronica ed, infine, dal settore degli sport e degli hobby. Ogni italiano che sfrutta la cosiddetta economia di seconda mano di media, a fine anno, risparmia circa 900 euro che spesso vanno poi resinvestiti in altre spese, secondo il trend del momento, non per prodotti ma per esperienze, la spesa “esperienziale” è, infatti, in forte crescita.

“La terza edizione dell’Osservatorio Second Hand Economy per Subito evidenzia come la popolazione italiana sia costantemente interessata a comprare e vendere usato in particolare online”, commenta Guido Argieri, Customer Interaction & Monitoring, Head of Department di DOXA. “La progressiva digitalizzazione del Paese e un uso sempre maggiore di smartphone e tablet stanno progressivamente riducendo l’acquisto e la vendita di beni in mercati e negozi dell’usato a favore delle piattaforme digitali generaliste e verticali”.

Quella della “Second Hand Economy” non è, quindi, una moda passeggera, ma vuole imporsi come una radicale trasformazione del nostro modo di intendere produzione, consumo e quindi benessere, non solo per risparmiare, ma anche per vivere il prodotto con una concezione diversa, con un approccio etico e ambientalista. Come più volte è stato denunciato dal WWF: l’uso efficiente delle materie prime è una delle sfide cruciali del nostro tempo, dal momento che ogni anno utilizziamo risorse pari a quelle di 1,6 pianeta Terra. Troppe, a mio avviso, considerando specialmente che la domanda delle nostre economie non cessa di aumentare. Proprio per questo pensare ad un’alternativa all’economia che abbiamo vissuto fino ad oggi è doveroso e auspicabile. La difesa della natura e la riduzione dell’impatto ambientale della produzione industriale possono avere un significato positivo anche per la crescita e lo sviluppo. In natura non esistono discariche, ma i materiali vanno e vengono trasformandosi secondo il normale ciclo della vita, in un sistema circolare che si presenta e ripresenta da centinaia di anni sempre allo stesso modo. L’approccio lineare utilizzato dagli esseri umani, invece, si basa sull’utilizzo e la trasformazione delle materie prime fino all’eventuale disuso che porta, quindi, ad intaccare ogni eventuale risorsa naturale che non è infinita. Un sistema che nel lungo periodo non può durare in eterno. Trasformare i prodotti di oggi nelle risorse del futuro è l’auspicio dell’economia del futuro.

L’economia circolare fa proprio questo, ossia si pone come un modello produttivo che ambisce a una riduzione significativa dei prodotti di scarto, da riutilizzare piuttosto nel ciclo economico. È un affare non solo per il Paese, ma anche per i cittadini e l’ambiente. Che si pensi, quindi, se già non lo si sta facendo, ad un approccio diverso alle nostre spese future cercando di superare la vecchia, e non più sostenibile, logica del “prendi, produci, usa e getta”. Siamo ancora in grado di farlo, prima che sia troppo tardi.

Gianluca Cimini

Gianluca Cimini - Circular economy