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La rivoluzione FabLab: dove creatività, artigianato ed innovazione si fondono - di Gianluca Cimini

Nati quasi per caso grazie al “Center for Bits and Atoms (CBA)” del MIT, a partire da Boston, i Fablab si sono rapidamente diffusi in ogni continente del mondo, dagli Stati Uniti all’Europa, passando per l’Africa e l’Asia attraverso Afghanistan e Costarica.  Ma cos’è un Fablab? Il termine deriva dall’inglese “fabrication laboratory” e si riferisce ad un laboratorio di fabbricazione digitale su piccola scala capace di produrre potenzialmente qualsiasi cosa, generalmente oggetti che fuoriescono dalla produzione di massa. Questo luogo si presta all’innovazione, all’apprendimento, all’invenzione ed alla prototipazione proponendosi come anello di congiunzione di una comunità mondiale fatta di studenti, educatori, artigiani, tecnici e ricercatori. Obiettivo è quello di costruire una rete globale per la ricerca e l’invenzione stimolando l’imprenditoria locale. Non potendo competere con la produzione di massa, i fablab dimostrano, invece, grandi potenzialità nel fornire ai loro utenti gli strumenti per realizzare in proprio dispositivi tecnologici attraverso la produzione di prodotti di altissima qualità, a costi bassissimi rispetto all’industria tradizionale e soprattutto personalizzati. Questi si possono progettare con appositi programmi e stampare in diversi materiali, attraverso l’uso di stampanti 3D, frese a controllo numerico, laser cutter, macchine per il taglio vinilico o postazioni di saldatura e lavorazione elettroniche. Esistono quattro condizioni, definite dal CBA e dalla FabFoundation, affinché ogni fablab possa definirsi tale: in primis, l’accesso al laboratorio, gratuito o a pagamento, deve essere pubblico almeno per una parte della settimana; in secondo il laboratorio deve sottoscrivere e mostrare il manifesto dei fablab ossia la “Fab Lab Charter” ; poiché tutti i fablab condividono strumenti e processi comuni, tutti i progetti realizzati devono essere condivisi e facilmente riproducibili all’interno della rete dei fablab; infine il laboratorio deve essere parte attiva del network globale dei FabLab attraverso la partecipazione alle conferenze annuali e alle partnership con gli altri laboratori.

In questo laboratorio aperto al pubblico, individui ed imprese possono trasformare le proprie idee in prototipi e prodotti. Una vera e propria palestra per la mente dove inventori e creativi producono oggetti grazie alle nuove tecnologie digitali e si preparano a quella che l’Economist ha definito la “Terza Rivoluzione industriale”. Dal 2001, quando il giovane professore del MIT, Neil Gershenfeld, immaginò di creare un ambiente dove si sarebbe potuto fare direttamente quasi tutto quello che si fosse immaginato, ad oggi, il fenomeno dei fablab si è moltiplicato a dismisura in ogni parte del mondo raggiungendo, come già detto, ogni angolo dei cinque continenti, in Italia ne venne aperta una provvisoria a Torino solo nel 2011 per i 150 anni dell’unità d’Italia, con estremo ritardo rispetto alle altre nazioni, una cosa impensabile anche perché proprio in Italia è nato Arduino, il mini computer da venti euro inventato a Ivrea e diventato presto uno strumento indispensabile dei FabLab di tutto il mondo perché consente di sperimentare facilmente a basso costo.

“Un FabLab serve anzitutto a far capire le immense potenzialità della tecnologia digitale. Immagini un oggetto, lo progetti al computer e lo produci con un clic. Lo scorso anno una sedia progettata ad Officine Arduino, l'abbiamo stampata tale e quale in Finlandia mandando il file via email. - afferma Massimo Menichinelli, designer e uno dei primi makers d’Italia - In un paese dove le piccole e medie imprese non investono in ricerca e sviluppo per mancanza di fondi, i FabLab sono centri dove fare sperimentazione e realizzare prototipi a basso costo. Se apriranno nei posti giusti, con un forte legame al territorio e all’economia locale, potranno ricostruire le filiere produttive che la crisi ha distrutto”.

Alcuni Paesi credono fermamente a questa rivoluzione e stanno investendo per favorire la nascita di nuovi FabLab sul proprio territorio: l’amministrazione Obama ha proposto, per esempio, di investire un miliardo di dollari per innovare il sistema manifatturiero nazionale attraverso la valorizzazione di stampa 3D e digital design. Sempre in USA per il settore dell’educazione è stato lanciato il programma “Mentor Makerspace” che prevede l’installazione di lavoratori di fabbricazione digitale in 10 scuole superiori californiane, ma l’obiettivo finale mira a coinvolgere ben 1000 istituti. I FabLab aprono, a mio avviso, una nuova era di apprendimento per i giovani attraverso il metodo “learning by doing” ossia “imparare facendo”: migliaia di ragazzi cresciuti in un’era tecnologica senza precedenti, possono vivere in maniera attiva e non solo passiva questo importante momento storico imparando non solo ad utilizzare ma anche a capire come funziona una determinata tecnologia indirizzati da un insegnante (ma anche dalle tante fonti gratuite che si trovano ormai su internet). Proprio Su internet, infatti, esiste un numero altissimo di forum e materiale di supporto per chi si voglia addentrare in questo magico mondo. Se volete mettere insieme un fablab, grazie anche al costo delle tecnologie in progressiva diminuzione (si parte da un minimo di circa 10.000 euro), non è impossibile: serve innanzitutto uno spazio fisico facilmente accessibile a tutti dotato delle dotazioni minime per questo scopo e quindi stampanti 3D a filamento, macchine di taglio laser, schede Arduino, accessori elettronici vari come led e sensori, non possono mancare inoltre gli strumenti tradizionali ed indispensabili come per esempio i saldatori a stagno.

Ci troviamo solo all’inizio di una vera e propria rivoluzione cominciata in sordina qualche anno fa, ma che si sta rapidamente diffondendo in maniera virale. Una rivoluzione che si basa su diversi fattori che si fondono insieme in imprevedibili sinergie: il concetto del Glocal ossia il bisogno di tornare ad un approccio che valorizzi il territorio utilizzando però i vantaggi che derivano dall’uso della rete internet a livello globale che si lega alla crisi della industria manifatturiera tradizionale così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, con i prodotti importati dai paesi asiatici a basso costo che hanno delocalizzato la produzione e che ora , grazie a creativi, designer, studenti e piccoli geni, potranno, a mio avviso, modificare le leggi del mercato nel prossimo futuro. La crescita stabile dei FabLab è un dato di fatto che aumenta di mese in mese sotto i nostri occhi, e sono sicuro che se alla creatività riusciremo ad unire un nuovo approccio imprenditoriale potremo avere tra le mani la possibilità di rilanciare piccole e medie imprese alla ribalta internazionale attraverso il connubio che mi auguro tra artigianato locale e manufatti hi-tech creati anche, ma non solo, con stampanti 3D.

Gianluca Cimini

Gianluca Cimini - La rivoluzione FabLab