gianlucacimini.it Rss http://www.gianlucacimini.it/ Coltiviamo i nostri sogni con coraggio. Avanti, sempre! - Gianluca Cimini it-it Mon, 12 Nov 2018 18:19:51 +0000 Fri, 10 Oct 2014 00:00:00 +0000 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss Vida Feed 2.0 gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini) gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini) Mediacontent http://www.gianlucacimini.it/vida/foto/logo.png gianlucacimini.it Rss http://www.gianlucacimini.it/ Smartphone passatempo preferito dei bambini italiani: oltre due ore al giorno davanti allo schermo - Gianluca Cimini http://www.gianlucacimini.it/mc/582/1/smartphone-passatempo-preferito-dei-bambini-italiani-oltre-due-ore-al-giorno-davanti-allo-schermo---gianluca-cimini

Oltre due ore al giorno davanti allo schermo di uno smartphone. È questo il tempo medio trascorso da un bambino davanti a quella che forse può essere considerata la televisione 3.0 delle nuove generazioni. Almeno secondo il rapporto “My first device” realizzato da Norton by Symantec.
Non c'è videogioco che tenga: per sette bambini italiani su dieci, il passatempo preferito è rappresentato dallo smartphone. L'indagine è stata realizzata intervistando 7mila genitori di dieci paesi europei e mediorientali, tra cui anche il nostro paese. Si tratta di uno spaccato molto particolare, stiamo infatti parlando di figli di genitori digitali, bambini che non hanno mai visto un mondo non connesso e senza smartphone o tablet.
Genitori che non possono avere avuto modelli di riferimento da imitare per educare ad un corretto rapporto tra minori e tecnologia. Già sapevamo dell'uso massiccio di smartphone da parte degli adulti in Italia, una delle classifiche in cui il nostro paese si trova ai primi posti. Ora sappiamo che questa “passione” con tutti i suoi rischi ed abusi è stata trasmessa anche ai bambini, in modo maggiore rispetto a quanto non accada nel resto d'Europa. 
La media europea ci testimonia di un 58% di bambini che vedono lo smartphone come passatempo preferito: percentuale che schizza al 71% tra i bambini italiani. Anche il tablet si porta a casa un 60% di gradimento, 63% la tv, 40% videogiochi, cibo spazzatura al 37%.
Un risultato spiegato dal fatto che all'interno di smartphone e tablet ci sono anche le altre componenti: può essere considerato una tv con YouTube, e tanti videogiochi riuniti con le innumerevoli app per tutti i gusti. I bambini italiani sembrano salvarsi almeno per quanto riguarda il tempo trascorso davanti allo smartphone: per fortuna in questa classifica sono ultimi insieme a piccoli polacchi e spagnoli con 2 ore e 24 minuti al giorno.

Intendiamoci: è comunque una esagerazione alla quale si dovrebbe porre rimedio.

Una piccola consolazione solo se pensiamo che i bambini inglesi hanno una media di tre ore al giorno. Da una parte i genitori permettono ai figli di passare tutto quel tempo davanti allo smartphone ma allo stesso tempo sembrano interrogarsi su rischi e benefici. 4 su 10 ritengono che i dispositivi mobili possano aiutare i figli a risolvere i problemi, a migliorare le loro capacità cognitive mentre tre genitori su 10 addirittura vedono in questi modelli tecnologici un contributo di responsabilizzazione per i loro bambini.

Il primo smartphone, in media, viene regalato a 10 anni ad un bambino italiano (9 anni la media europea). Per fortuna un consistente numero di genitori è consapevole anche degli effetti negativi del massiccio utilizzo di questi dispositivi: il 54% ha notato un legame tra tempo passato davanti allo schermo e peggioramento della qualità del sonno dei figli, con preoccupazione anche per le capacità relazionali e per la salute mentale.

Dalla ricerca emerge un senso di frustrazione di questi genitori: da un lato vorrebbero porre dei freni e dei limiti ma allo stesso tempo sanno benissimo di non essere un modello di riferimento, visto l'uso intensivo che loro stessi fanno dello smartphone: 6 su 10 si dicono preoccupati dal cattivo esempio che pensano di dare ai figli, la metà degli intervistati è convinta di passare troppo tempo online ed il 43% vive tutto questo come una colpa. Un genitore su tre ammette anche di essere stato rimproverato dal figlio per il troppo tempo passato online, magari in orari neanche troppo consoni.

I veri effetti di questi modelli e abitudini li potremo vedere solo tra qualche anno. «Essere genitori oggi non è semplice – ha commentato Ida Setti, Direttore Commerciale Sud Europa Norton - le vecchie sfide finalizzate a convincere i bambini a mangiare più verdura e ortaggi, andare a letto in orario e fare i compiti sono ancora lì, ma ci sono nuove problematiche legate alla tecnologia che i genitori devono affrontare.

A differenza dei loro figli, la maggior parte dei genitori di oggi non è cresciuta con dispositivi connessi come smartphone e tablet, e ciò lascia loro alle prese con la creazione e l’applicazione di nuove regole legate alla fruizione di contenuti su schermo»

Gianluca Cimini

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Mon, 12 Nov 2018 18:19:51 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/582/1/smartphone-passatempo-preferito-dei-bambini-italiani-oltre-due-ore-al-giorno-davanti-allo-schermo---gianluca-cimini gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Onu, allarme clima: aumento temperature mette a rischio la nostra sopravvivenza http://www.gianlucacimini.it/mc/580/1/onu-allarme-clima-aumento-temperature-mette-a-rischio-la-nostra-sopravvivenza

L'accordo di un anno fa di Parigi per contenere il riscaldamento della Terra potrebbe già essere a rischio. L'allarme arriva dall'ultimo rapporto Onu-IPCC “Riscaldamento globale a 1,5 gradi”[1]: se i vari Paesi non modificheranno le proprie politiche per contenere i gas serra il riscaldamento globale potrebbe superare entro il 2030 la soglia di aumento di 1,5 gradi, considerata l'obiettivo ambizioso proprio della conferenza di Parigi. Il rapporto, composto da 30 pagine è stato preparato in Corea e diffuso in queste settimane. Un lavoro durato due anni con la partecipazione di 91 ricercatori e 44 paesi che hanno esaminato 6000 studi e valutato oltre 40 mila recensioni di governi e colleghi alle conclusioni della ricerca.  «Le attività umane – certifica la ricerca -  si stima che abbiano causato approssimativamente 1 grado di riscaldamento globale rispetto ai livelli pre-industriali, con una variazione probabile da 0,8 gradi a 1,2 gradi. Il riscaldamento globale è probabile che raggiunga 1,5 gradi fra il 2030 e il 2052, se continua ad aumentare al tasso corrente. Il riscaldamento da emissioni umane dal periodo pre-industriale ad oggi  persisterà per secoli e millenni e continuerà a causare ulteriori cambiamenti di lungo periodo sul clima, come l'innalzamento del livello dei mari, con gli impatti relativi, ma queste emissioni da sole è improbabile che causino un riscaldamento globale di 1,5 gradi».  Per cercare di non oltrepassare il riscaldamento globale oltre questa soglia l'IPCC, l'apposita commissione Onu che si occupa di cambiamento climatico, ha indicato nel rapporto quattro possibili soluzioni. La prima riguarda il taglio delle emissioni con il passaggio ai veicoli elettrici ed alle energie rinnovabili, il raggiungimento della piena efficienza energetica, degli obiettivi del riciclo dei rifiuti e la riduzione del consumo di carne. Il secondo percorso riguarda l'abbattimento di CO2 attraverso la cattura e lo stoccaggio del carbonio e la riforestazione. Il terzo scenario prevede volumi energetici ed industriali simili a quelli attuali ma con una maggiore sostenibilità ed un ricorso ingente al “carbon storage”. Infine la quarta soluzione potrebbe essere quella, piuttosto cara a Trump, basata su uno sviluppo legato alle fonti fossili, in cui le forti emissioni sarebbero riassorbite dallo stoccaggio di carbonio. «I rischi legati al clima per i sistemi umani e naturali sono più alti con un riscaldamento globale a +1,5 gradi dai livelli pre-industriali rispetto al presente, ma più bassi rispetto a un riscaldamento a +2 gradi. Si sono registrati aumenti delle temperature medie nella maggior parte delle terre emerse e degli oceani, degli estremi di caldo nella maggior parte delle regioni disabitate, delle forti precipitazioni in diverse regioni, della probabilità di siccità e carenza di precipitazioni in alcune regioni. Al 2100  l'innalzamento medio globale del mare è previsto essere di 0,1 metri più basso col riscaldamento a +1,5 gradi rispetto a quello a +2 gradi. Sulla Terra gli impatti sulla biodiversità e gli ecosistemi, comprese perdite di specie ed estinzioni, si prevede che saranno più bassi a 1,5 gradi di riscaldamento che a 2 gradi. I rischi legati al clima per salute, mezzi di sostentamento, sicurezza del cibo, fornite d'acqua, sicurezza umana e crescita economica si prevede che aumenteranno con un riscaldamento a +1,5 gradi e saliranno ulteriormente a +2 gradi». Eloquente il commento del climatologo cinese Panmao Zhai Co-Presidente del Working Group I dell’IPCC[2]: «uno dei messaggi chiave che emerge con molta forza da questo rapporto è che stiamo già vedendo le conseguenze di un riscaldamento globale di 1°C quali, tra l’altro, l’aumento di eventi meteo estremi, innalzamento del livello del mare, diminuzione del ghiaccio marino in Artico»

Gianluca Cimini

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Fri, 2 Nov 2018 17:35:47 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/580/1/onu-allarme-clima-aumento-temperature-mette-a-rischio-la-nostra-sopravvivenza gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Non c’è competitività senza innovazione: le imprese italiane si aprono al digitale http://www.gianlucacimini.it/mc/579/1/non-ce-competitivita-senza-innovazione-le-imprese-italiane-si-aprono-al-digitale

Entro la fine dell'anno, il 40% delle grandi aziende a livello mondiale disporrà di un team completo e strutturato dedicato all’innovazione digitale. Lo rivela una ricerca  globale condotta nei mesi scorsi da IDC che ha analizzato l'approccio organizzativo all’innovazione da parte delle aziende, uno degli aspetti più attuali che i responsabili d’azienda si trovano oggi ad affrontare. Per delineare le dinamiche di trasformazione nelle imprese italiane, IDC ha condotto a inizio 2018 un’indagine su 600 aziende di vari settori individuando i manager coinvolti nelle strategie di innovazione di business e digitale. La fotografia fa emergere diverse figure intervistate con un ruolo attivo, a vario livello, nei processi di innovazione aziendale. «L’indagine – si legge nello studio[1] - evidenzia una leadership condivisa tra diversi manager aziendali, con una significativa presenza di figure IT che partecipano alla regia dell’innovazione, insieme a diversi ruoli non-IT con un approccio interfunzionale. In questo quadro, è possibile osservare più da vicino i diversi livelli di coinvolgimento dei singoli attori fotografati dall’indagine». Oltre il 50% delle grandi aziende può vantare un team specializzato sull’innovazione tecnologica, non necessariamente digitale. Il 10% degli intervistati punta a iniziative che siano “disruptive”, cioè con ricadute significative sul proprio modello di business mentre il 42% mira a strategie progressive e graduali di innovazione. Il restante 48% pianifica interventi mirati e a limitato impatto aziendale. «Le aziende italiane stanno introducendo  scenari di trasformazione del modello di business a diverse velocità. 7 Digital Leaders su 10 percepiscono l’esposizione del proprio business alla disruption, anche in settori regolamentati. I Digital Leaders segnalano la valenza del paradigma data-centrico, che si alimenta di un tessuto variegato di touch-point, asset e ambienti connessi. Nel 30% delle aziende, questi princìpi abilitano nuove pratiche di sviluppo di prodotti e servizi. Emerge sempre più forte la consapevolezza che senza innovazione tecnologica non sia possibile rimanere competitivi nei nuovi mercati digitali.  Lo conferma uno spostamento progressivo della spesa ICT delle aziende verso tecnologie innovative espressione dei paradigmi digitali, anche se permane una certa complessità nell’amplificare a livello aziendale le prime sperimentazioni». Il 37% degli intervistati prevede di incrementare la spesa in innovazione tecnologica e digitale, il 47% ritiene di avere architetture tecnologiche adeguate per lo sviluppo del business digitale, il 63% prevede di non riuscire a passare velocemente da pilot/prototipazione a innovazione estesa. «I Digital Leaders vedono nell’utilizzo di piattaforme e strumenti tecnologici innovativi la chiave per abilitare la trasformazione del business. La percentuale di aziende che prevede di far leva su tecnologie innovative espressione dei paradigmi digitali sfiora il 40%. Ancora più significativa è la correlazione tra approcci fortemente disruptive alla trasformazione del modello di business e l’utilizzo di Acceleratori dell’Innovazione (IoT, Intelligenza Artificiale/Machine Learning, Robotica, Blockchain, Realtà Virtuale/Aumentata ecc.)».

La ricerca era stata presentata nei mesi scorsi durante Digidal Leader Crossroads, evento organizzato da Sap. «Nelle aziende italiane – spiega Fabio Rizzotto,  associate vice president research and consulting di IDC Italia -  ruoli esistenti e nuove figure stanno partecipando a disegnare, coordinare e sviluppare iniziative di innovazione. È interessante osservare, come conseguenza della crescente consapevolezza delle sfide che il digitale riserva, l’azionarsi di nuovi meccanismi strategici e operativi, e l’utilizzo di nuovi approcci e strumenti tecnologici. Decisiva sarà anche la capacità di guidare e adattare i processi di trasformazione digitale ai nuovi cambiamenti che già domani ci attendono».

Gianluca Cimini

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Mon, 29 Oct 2018 17:21:12 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/579/1/non-ce-competitivita-senza-innovazione-le-imprese-italiane-si-aprono-al-digitale gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Il curriculum perfetto si scrive in Tram http://www.gianlucacimini.it/mc/581/1/il-curriculum-perfetto-si-scrive-in-tram

Vuoi scrivere un curriculum perfetto e vincente? Sali sul Tram. A Milano. È quello che accade fino al 28 ottobre dalle 11,00 alle 16 su iniziativa di GiGroup. Il tram girerà per le vie del centro di Milano, i candidati che cercano lavoro o vogliono cambiarlo ma non sono convinti della bnontà del loro curriculum, potranno salire a bordo alle fermate di Piazza Fontana e Piazza Castello. Sarà possibile accedere al tram fino ad esaurimento posti. Ma come funziona esattamente? E chi ci sarà all'interno del tram? Gi Group[1] spiega così l'iniziativa, rivolgendosi nel suo sito direttamente alle persone in cerca di lavoro: «Sei sicuro che il tuo cv sia realmente efficace? Vorresti farlo rivedere da un professionista? Qual è il tuo livello di digital reputation? Come ti presenti in rete? Sali a bordo del Tram del Curriculum e ottieni insieme a noi un curriculum vincente! Sali a bordo del tram e mettiti comodo: in attesa di incontrare le nostre recruiter potrai fare un test sulla digital reputation. Revisiona il tuo cv: incontra i nostri professionisti, ti sapranno dare i giusti suggerimenti! Scatta la foto perfetta per il tuo cv: facci vedere il tuo miglior sorriso! Ricorda, porta con te il tuo curriculum in formato cartaceo oppure su chiavetta USB». L'iniziativa è del tutto gratuita ed ha dato buoni riscontri lo scorso anno. «Ogni anno – spiega Alessandro Nodari, direttore marketing e comunicazione di GiGroup -  valorizziamo l’iniziativa aiutando le persone ad accrescere le loro opportunità di successo nel contatto con il mondo del lavoro e nelle relazioni con le aziende. Alla luce della crescente importanza del Social Recruiting, per questa edizione del Tram del Curriculum, abbiamo voluto integrare l’attività di revisione con indicazioni sulla reputazione digitale, in quanto asset sempre più strategico nella ricerca di lavoro. In questo modo aiutiamo i candidati a migliorare e ottimizzare la propria presenza in rete, oltre a valorizzare le competenze di cui tengono sempre più conto le aziende». Anche perché spesso sono frequenti errori nella compilazione dei Cv che potrebbero avere un proprio preso. Innanzitutto anche se poco originale e standardizzato è sempre opportuno abbracciare il cosiddetto modello europeo e cercare di mantenere così una linearità nel racconto del proprio background di istruzione e lavorativo. Un altro errore o tentazione da evitare è quella di esagerare gli incarichi svolti od addirittura inventarli: in fase di colloquio davanti al recuiter potrebbero venir fuori imbarazzanti discrepanze o tentennamenti in grado di pregiudicare  un esito positivo. Da evitare anche l'eccessiva lunghezza: l'obiettivo di un buon Cv è quello di catturare l'attenzione nei pochi secondi di lettura da parte del recruiter. Sarà quindi per questo fondamentale scrivere una lettera di presentazione rapida ma avvincente in grado di uscire dall'anonimato ed in cui far emergere i motivi per cui un'azienda dovrebbe scegliere proprio noi. Prima di inviare curriculum o di sostenere un colloquio sarebbe opportuno fare una ricerca di quali informazioni su di noi si trovano in rete e se necessario dare una ripulitura nei casi in cui si possa intervenire in modo diretto come nei social network. Iniziative come questa di GiGroup certamente possono essere un valido aiuto nel comporre un CV in grado di centrare il bersaglio. Eppure non mancano analisti e ricercatori che hanno previsto l'estinzione dei curriculum. Uno di questi è il conosciutissimo Marco Montemagno[2]. «Sembrerebbe che il curriculum l’abbia inventato Leonardo Da Vinci.  La verità è che il curriculum vitae tutti noi lo associamo alla ricerca del lavoro. Più o meno suona cosi: “Cerco il lavoro? Mando il curriculum”. Non è tanto che lo si usa nel mondo del lavoro, tipo dal 1950, ma per la mia generazione e vedo anche per quella successiva, la prima cosa a cui si pensa ormai è “devo diventare una cintura nera di scrittura/invio del curriculum”. Ve lo dice uno che per un periodo, per fortuna breve della mia vita, si è messo lì e lo spammava di brutto. Bum, bum, bum, bum e a tutte le aziende dici: “è la migliore azienda, vorrei solo lavorare per te”. Se vuoi trovare lavoro non devi diventare un fenomeno nel mandare i curriculum. L’obiettivo finale è portare a casa il lavoro. Sono due cose, viste insieme, ma son totalmente distaccate». Secondo Montemagno presentare un Cv è come giocare al Casinò ed occorrono strade più creative per fare centro come costruirsi un brand od una presenza in rete originale e coinvolgente finalizzata a farsi notare dall'azienda per la quale vorremmo lavorare.  

Gianluca Cimini

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Wed, 24 Oct 2018 10:43:23 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/581/1/il-curriculum-perfetto-si-scrive-in-tram gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Facebook, attacco hacker mette a rischio 50 milioni di profili: meglio cambiare spesso la password http://www.gianlucacimini.it/mc/578/1/facebook-attacco-hacker-mette-a-rischio-50-milioni-di-profili-meglio-cambiare-spesso-la-password

50 milioni di profili Facebook messi a rischio durante l'ultimo attacco hacker alla popolare piattaforma social che ancora una volta sembra aver confermato la propria vulnerabilità. Il Vice Presidente Engineering, Security e Privacy Pedro Canahuati[1]  ha parlato della combinazione di tre bug distinti, senza specificare ulteriori dettagli facendo chiaramente riferimento ad “attori esterni”. Particolarmente vulnerabili sono state le funzioni visualizza come” che permette ad ogni utente di vedere come appare il proprio profilo dall'esterno, la nuova modalità di caricamento video introdotta nel 2017 che a sua volta è stata ulteriormente bucata nel suo token di accesso dai dispositivi mobili. La combinazione di questi problemi ha generato una vulnerabilità generale dei profili. «La combinazione di questi tre bug è diventata una vulnerabilità – ha spiegato  Canahuati - gli aggressori sono quindi stati in grado di passare da un singolo token di accesso ad altri account, eseguendo le stesse azioni e ottenendo ulteriori token di accesso. Per proteggere gli account delle persone, abbiamo risolto la vulnerabilità. Abbiamo anche reimpostato i token di accesso dei quasi 50 milioni di account che sappiamo essere interessati e abbiamo anche preso il provvedimento cautelativo di reimpostare i token di accesso per altri 40 milioni di account che hanno usato la funzione Visualizza come nell'ultimo anno. Infine, abbiamo temporaneamente disattivato questa funzione mentre stiamo eseguendo un'analisi approfondita della sicurezza». Il rischio potenziale per la privacy degli utenti è stato enorme anche se poi bisogna vedere i reali impatti dell'attacco, difficile da quantificare come rivela all'Ansa un esperto informatico. Con il consiglio precauzionale di cambiare intanto la password. «Difficile dire al momento quali siano i dati rubati dai criminali informatici  ma è possibile che le stesse chiavi digitali posano essere utilizzate per entrare in altre app collegate, servizi o e-mail da cui prendere diverse informazioni, anche bancarie. Vedo più l'interesse della cara vecchia cyber-criminalità, piuttosto che un attacco politico o sponsorizzato da uno Stato. È sicuramente utile cambiare la password, non solo per questo attacco ma occorre farlo periodicamente, farla diventare una consuetudine digitale». Secondo altri esperti il nuovo caso di vulnerabilità sembra certificare le difficoltà di Facebook nel gestire la privacy dei suoi utenti che già di loro fanno abbastanza nel non tutelarla scaraventando sulla piattaforma notizie, foto ed altre informazioni che potrebbero in via potenziale essere utilizzate a scopo fraudolento. Tuttavia un conto è il rischio calcolato e la libera decisione del singolo utente di quanto condividere della propria vita ed un conto è subire attacchi esterni di questo tipo. Nei giorni seguenti l'attacco hacker si è riusciti a circoscrivere quanto accaduto e secondo quanto riportato dalla responsabile della sicurezza e vicepresidente di Facebook Guy Rosen[2], i responsabili non hanno utilizzato i dati degli utenti per accedere ad applicazioni esterne. Ormai infatti è diffusissima la pratica di iscriversi ad app o siti esterni utilizzando proprio le credenziali di Facebook evitando quindi le scocciature di una nuova registrazione integrale, risparmiando così di digitare alcuni dati. Quindi con un attacco di questa portata c'era il rischio che i token di accesso rubati dagli hacker venissero utilizzati per accedere ad app esterne. Secondo la Rosen  le indagini compiute da Facebook hanno fin qui escluso questo scenario: “non sono state trovate evidenze” sul fatto che gli hacker abbiano eseguito l'accesso alle applicazioni esterne utilizzando il login di Facebook. A scanso di equivoci meglio comunque cambiare la password ed abbracciare questa abitudine. Non solo su Facebook.

Gianluca Cimini

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Tue, 23 Oct 2018 19:08:36 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/578/1/facebook-attacco-hacker-mette-a-rischio-50-milioni-di-profili-meglio-cambiare-spesso-la-password gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Fake news e trasparenza dei social: braccio di ferro con l’Ue http://www.gianlucacimini.it/mc/577/1/fake-news-e-trasparenza-dei-social-braccio-di-ferro-con-lue

Un codice di autoregolamentazione volontario per contrastare le fake news prima che sia la commissione Ue ad intervenire in modo diretto con provvedimenti di natura regolamentare. Questa la mossa dei più famosi social come Facebook, Google e Twitter: il codice è stato presentato alla Commissione da una serie di associazioni di piattaforme. Gli impegni sono molteplici: interrompere il cosiddetto fenomeno del clickbait, ossia comprimere il rapporto tra entrate pubblicitarie dovute alla visita di siti di disinformazione propagandati a gettito attraverso i profili social, individuare ed eliminare bot e profili fasulli, rendere più facile l'accesso a fonti d'informazione veramente alternative rendendo più visibili le fonti con segnalazione immediata dell'eventuale bufala. Dovrà inoltre essere resa più trasparente la pubblicità elettorale su internet. Accademici e ricercatori avranno accesso ai dati delle varie piattaforme social per analizzare il fenomeno della disinformazione online. Proposte che almeno in prima analisi sembrano essere state valutate positivamente dalla Commissione. «È la prima volta che l'industria ha concordato una serie di standard auto-regolamentatori per combattere la disinformazione nel mondo su base volontaria -  ha dichiarato la commissaria Ue al digitale Mariya Gabrielsi tratta dl primo risultato tangibile dell'azione intrapresa. Chiediamo di aderire a chi non lo ha ancora fatto e di mettere in pratica immediatamente le azioni delineate nel codice». La commissaria Gabriel incontrerà le piattaforme nelle prossime settimane per valutare proprio l'applicazione e l'efficacia pratica di queste misure entro la fine dell'anno. Avvertendo che se i risultati non fossero soddisfacenti sarà la Commissione a proporre ulteriori azioni anche di natura regolamentare.

Il campo delle fake news non è l'unico in cui da tempo ormai è in corso un vero e proprio scontro. C'è anche la questione trasparenza richiesta a gran voce dalla Commissione Ue in particolare a Facebook. Chiarissima negli ultimi giorni è stata la commissaria Ue alla giustizia Vera Jourova, dopo aver verificato che, rispetto agli impegni presi lo scorso febbraio da Google, Twitter, e ora anche da Airbnb, solo Facebook ha fatto progressi molto limitati. «Auspico che Facebook sia estremamente trasparente nei confronti dei suoi utenti su come funziona il suo servizio sulle modalità con cui ne ricava profitti. Non molte persone sanno che Facebook ha reso disponibili i loro dati a terzi o che per esempio detiene il pieno copyright su qualsiasi immagine o contenuto inserito dagli utenti. La mia pazienza ha raggiunto il limite, questa vicenda sta andando avanti da troppo tempo, è giunto il momento di azioni concrete e non più delle promesse altrimenti se i cambiamenti richiesti non saranno attuati entro la fine dell'anno faccio appello alle associazioni dei consumatori per agire rapidamente e sanzionare la società». A Bruxelles non vanno bene in particolare i nuovi termini di servizio lanciati ad aprile che conterrebbero una “presentazione fuorviante delle caratteristiche principali dei servizi Facebook”. La società tramite una dichiarazione del suo fondatore Mark Zuckerberg ha provato a rassicurare: «Continueremo la nostra stretta cooperazione con la Commissione Ue per comprendere le ulteriori preoccupazioni e fare gli aggiornamenti appropriati». Secondo Facebook  i termini del servizio sono ora molto più chiari su cosa sia e non sia consentito sulla piattaforma e sulle opzioni a disposizione degli utenti. Con l'ulteriore aggiornamento delle condizioni del servizio introdotte a maggio sarebbero state incluse, secondo la società, la stragrande maggioranza dei cambiamenti richiesti dalla Commissione Ue e dalla rete per la cooperazione sulla protezione dei consumatori (Cpc). In Italia intanto dopo lo scandalo Cambridge Analytica, l'associazione Altro Consumo sta raccogliendo le adesioni per proporre una class action e chiedere un risarcimento per l'utilizzo improprio dei dati degli utenti da parte della piattaforma.

Gianluca Cimini

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Mon, 15 Oct 2018 12:47:59 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/577/1/fake-news-e-trasparenza-dei-social-braccio-di-ferro-con-lue gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Multe ingiuste? Scende in campo Vinco.net http://www.gianlucacimini.it/mc/576/1/multe-ingiuste-scende-in-campo-vinconet

Negli ultimi dieci anni il numero delle multe è aumentato dell'80%. Non sempre il cittadino ha il tempo o le possibilità per contestare una sanzione e fare ricorso, anche perché spesso il costo supera di gran lunga l'importo da pagare. Ora in aiuto di chi ritiene di aver subito una multa ingiusta arriva il servizio offerto dal portale Vinco.net[1]: pagando il 30% dell'importo della sanzione si avrà a disposizione un team di professionisti in grado di preparare immediatamente il ricorso da presentare al Prefetto o al Giudice di Pace. Il ricorso viene inviato direttamente all'utente via mail: rimarrà solo da spedire il ricorso all'autorità preposta seguendo correttamente le istruzioni. Secondo i fondatori del portale con Vinco.net si avrebbe il 95% di possibilità di vincere il ricorso. Se il ricorso al Prefetto andasse male ci sarà il diritto ad ottenere la redazione di un ricorso gratuito da presentare al giudice di pace.

“Sappiamo che ricevere una multa che si considera illegittima può essere frustrante sia per la presunta “ingiustizia” subita – ha spiegato Mauro Tommaso De Candia, amministratore delegato di Vinco.Net -  sia per la difficoltà di fare ricorso, che richiede dispendio di tempo e di denaro. Per questo motivo nasce il nostro portale, un team di professionisti dedicato a supportare i cittadini in queste situazioni, valutando nel dettaglio ogni fattispecie e presentando ricorso, con elevate possibilità di successo». I vantaggi di fare ricorso con questo sistema secondo il comunicato stampa di presentazione del servizio sono molteplici: “invece di pagare l’intero ammontare della multa, si ha la possibilità di risparmiare un minimo del 70% del costo della contravvenzione. Ad esempio, su una multa di 200€ il prezzo base di un ricorso preparato da Vinco.net è di solo 60€ con un risparmio immediato di 140€. Esiste anche la possibilità di comprare degli abbonamenti con diverse opzioni di pacchetti di ricorsi annuali, che permettono di incrementare il risparmio su ogni singolo ricorso. Con l’acquisto di un pacchetto annuale si riceverà anche una consulenza telefonica o via email gratuita, inoltre, gli operatori di flotte aziendali di veicoli possono avere ulteriori sconti, richiedendo un voucher personalizzato. Il risparmio nel fare ricorso, invece che pagare una multa, non è solo finanziario: con l’aiuto di Vinco.net si evita anche il rischio di perdere punti dalla patente, con tutte le conseguenze che ne derivano». Il servizio si estende anche ad altre tipologie di infrazioni: «Vinco.net offre anche un servizio legale personalizzato nel caso di multe molto gravi, di ingiunzioni di pagamento, di fermi amministrativi e di incidenti stradali. In questo caso il cliente verrà messo in diretto contatto con il team di avvocati di Vinco.net per assicurare la migliore soluzione al problema in questione». Quali sono le tipologie di multe per i quali si può ricorrere? Ecco una breve casistica: multe per eccesso di velocità a causa di autovelox non segnalati o non legittimi, multe per semaforo rosso magari dovute ad una tempistica del “giallo” troppo breve, multe per sosta non pagata magari perché le strisce blu non sono visibili o c'è il parcometro non funzionante, verbali irregolari, multe per accesso a zone a traffico limitato dovute molto spesso a cartelli poco visibili e via dicendo. Tuttavia il servizio non è un'assoluta novità. Esiste da molti anni anche un altro portale, Ricorsi.net[2]: si manda il verbale ricevuto per una valutazione gratuita e poi in caso di accettazione di presa in carico si paga una piccola quota per ricevere via mail il ricorso già scritto pronto per essere presentato a Prefettura o Giudice di Pace. Di solito viene consigliato di procedere inizialmente con la Prefettura perché non ci sono costi e c'è sempre la possibilità di fare poi ricorso al giudice di Pace, con il rischio in caso di rigetto di vedersi però raddoppiato dal Prefetto l'importo iniziale della sanzione.

Gianluca Cimini

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Thu, 27 Sep 2018 17:17:54 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/576/1/multe-ingiuste-scende-in-campo-vinconet gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Google ti localizza anche se non vuoi: l’inquietante inchiesta dell’Associated Press http://www.gianlucacimini.it/mc/575/1/google-ti-localizza-anche-se-non-vuoi-linquietante-inchiesta-dellassociated-press

Google ci spia anche quando gli abbiamo detto espressamente di non farlo. La rivelazione è arrivata da un'indagine di Associated Press in collaborazione con i ricercatori del Computer Science di Princeton. Molti servizi Google su dispositivi Android e iPhone memorizzano i dati sulla posizione anche se abbiamo utilizzato un'impostazione di privacy che dovrebbe impedirglielo.  Accettando di registrare la propria posizione nel tempo si permette a Google Maps  di creare una cronologia in una "sequenza temporale" in grado di mappare i nostri spostamenti quotidiani. Conservare i nostri viaggi minuto per minuto comporta seri  rischi per la nostra privacy. Nella pagina di supporto di Google si legge: "Puoi disattivare la Cronologia delle posizioni in qualsiasi momento. Con la Cronologia delle posizioni disattivata, i luoghi in cui ti trovi non vengono più archiviati”. Anche se la Cronologia delle posizioni è stata messa in pausa, alcune app di Google memorizzano automaticamente i dati di posizione  senza chiedere alcuna autorizzazione. Google archivia un'istantanea di dove ci troviamo quando  semplicemente apriamo la sua app Maps. Alcune ricerche che non hanno nulla a che fare con la nostra posizione, come "biscotti con gocce di cioccolato"  individuano la nostra esatta latitudine e longitudine, salvando tutto sul nostro account Google.  Il problema della privacy riguarda circa due miliardi di utenti di dispositivi  Android e centinaia di milioni di utenti iPhone in tutto il mondo che si affidano a Google per le mappe o per le ricerche. “Memorizzare i dati sulla posizione in violazione delle preferenze dell'utente è profondamente sbagliato”, ha dichiarato Jonathan Mayer, tecnico informatico di Princeton ed ex capo tecnico dell'ufficio della Commissione federale delle comunicazioni. Un ricercatore del laboratorio di Mayer ha confermato i risultati già ottenuti dall'Associated Press su più dispositivi Android ed anche i test su tipi diversi di Iphone hanno portato allo stesso risultato. Google, sentita dall'Associated Press, si è difesa così: «esistono diversi modi in cui Google può utilizzare la posizione per migliorare l'esperienza delle persone, tra cui: Cronologia delle posizioni, Attività web, app e servizi di localizzazione. Forniamo descrizioni chiare di questi strumenti e controlli robusti in modo che le persone possano attivarli o disattivarli e cancellare le loro tracce in qualsiasi momento».  Il senatore della Virginia Mark Warner ha espresso un duro giudizio sulle società tecnologiche che mettono in pratica «comportamenti che divergono selvaggiamente dalle aspettative assolutamente ragionevoli dei loro utenti» e ha sollecitato politiche per fornire agli utenti un maggiore controllo dei loro dati. Il deputato Frank Pallone del New Jersey ha chiesto «una nuova legge sulla privacy e sulla sicurezza dei dati dei consumatori».

Per impedire a Google di salvare le informazioni sulla nostra posizione, la società afferma che basterebbe disabilitare “Attività web ed app” che è attiva di default e che memorizza una varietà di informazioni dalle app e dai siti web di Google. Questo però non servirebbe a bloccare del tutto la raccolta da parte di Google.

Lo scorso anno, il sito di notizie Quartz ha rilevato come Google stesse monitorando gli utenti Android raccogliendo gli indirizzi delle torri dei cellulari nelle loro vicinanze, anche con la disattivazione di tutti i servizi di localizzazione. Secondo alcuni osservatori l'insistenza di Google nel tracciare le posizioni dei propri utenti deriva dalla sua spinta a incrementare le entrate pubblicitarie.

«Costruiscono informazioni sulla pubblicità dai dati, più dati raccolgono più aumenta il profitto», ha affermato Peter Lenz, analista senior di Dstillery, società rivale di Google nella tecnologia pubblicitaria. Dal 2014, Google ha permesso agli inserzionisti di monitorare l'efficacia degli annunci online tarandoli sugli spostamenti pedonali, una funzionalità che secondo Google si baserebbe sulle cronologie di posizione degli utenti.

La società sta spingendo ulteriormente in questa direzione per generare entrate pubblicitarie che sono aumentate del 20% lo scorso anno fino ad arrivare a  95,4 miliardi di dollari. Ad un vertice di Google Marketing Live a luglio, i dirigenti di Google hanno presentato un nuovo strumento chiamato "campagne locali" che utilizza in modo dinamico gli annunci per incrementare le visite in un negozio.  Gli inserzionisti possono indirizzare gli annunci su posizioni geografiche specifiche, ad esempio un raggio di miglia intorno a un determinato punto di riferimento, ed ovviamente per raggiungere questo pubblico più ristretto devono pagare di più. Sean O'Brien, ricercatore di Yale Privacy Lab con cui l'Associated Press ha condiviso le proprie ricerca, ha definito “disonesto” il comportamento di Google che di fatto lascia attiva la geolocalizzazione anche quando gli utenti disabilitano la Cronologia delle posizioni. «Per me – ha detto -  è un qualcosa che la gente dovrebbe sapere»

Gianluca Cimini

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Mon, 17 Sep 2018 16:55:38 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/575/1/google-ti-localizza-anche-se-non-vuoi-linquietante-inchiesta-dellassociated-press gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Le imprese spingono verso la sostenibilità ma i consumatori non sembrano percepirlo http://www.gianlucacimini.it/mc/574/1/le-imprese-spingono-verso-la-sostenibilita-ma-i-consumatori-non-sembrano-percepirlo

Il tema della sostenibilità sta diventando sempre più centrale nelle scelte strategiche delle imprese. Da una parte per essere percepite in modo migliore e più positivo da tutti quei possibili clienti sensibili al tema ma anche per innovare materiali, metodi, tecniche di produzione in modo da minimizzare l'impatto ambientale. Un fenomeno che si ripercuote anche nel rapporto con i fornitori ai quali molte imprese stanno richiedendo il rispetto di precisi e rigorosi standard che se non rispettati potrebbero portare all'interruzione del rapporto commerciale. Per capire l'impatto di questa tendenza nel mondo delle aziende italiane sarà interessante conoscere tra qualche mese i risultati di una vera propria Mappa della sostenibilità, un progetto nato da 200 giovani universitari e neolaureati del network CSRnatives, una rete che conta centinaia di membri in diverse zone d'Italia con il coirdinamento di Koinètica, specialista nella responsabilità d'impresa. L'interesse è nato dal presupposto accreditato da alcune fonti che circa il 40% delle nostre imprese già oggi fanno della sostenibilità un elemento strategico e di crescita. «La Mappa della sostenibilità vuole essere la prima fotografia delle imprese italiane responsabili – afferma Rossella Sobrero, presidente di Koinètica – il progetto non intende fornire una classifica né valutare l’operato delle organizzazioni ma realizzare, appunto, una mappatura sulla base di elementi oggettivamente rilevabili. Nella Mappa i CSRnatives inseriranno le imprese capaci di coniugare il business con l’attenzione all’ambiente e al sociale, creare valore condiviso, coinvolgere gli stakeholder, collaborare al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu». Sono venti gli strumenti, appartenenti agli ambiti etica del business e governance, impegno sociale e ambientale, che saranno utilizzati per arrivare alla sintesi finale. La fase di analisi si concluderà probabilmente a fine settembre ed a quel punto sarà elaborata una vera e propria mappa che ci dirà in modo immediato e visivo le aree italiane dove si insediamo le imprese più virtuose ed al contrario le zone dove invece si è più indietro. La presentazione ufficiale della Mappa è prevista a Milano il prossimo 2 ottobre nella prima giornata del Salone della CSR e dell'innovazione sociale che si svolgerà all'Università Bocconi di Milano. Non tutto comunque ancora brilla. È di un paio di mesi fa la notizia che i consumatori italiani hanno bocciato i bilanci di sostenibilità delle imprese ritenendoli carenti in condivisione, promozione e confrontabilità, considerandoli dunque irrilevanti per una corretta valutazione della trasparenza nei confronti dei cittadini. La conclusione era arrivata dalla ricerca “Alla scoperta della Sostenibilità-Consumatori protagonisti”, realizzata dalla Markonet, Società specializzata nelle ricerche di mercato, e promossa dal Centro Studi Codacons-Comitas.

La ricerca ha preso in esame 160 bilanci di sostenibilità (che solo il 49% delle imprese presenti in Italia divulga sul suo sito web), intervistato 96 manager con  un campione di 3.500 consumatori attenti alla sostenibilità. Il bilancio di sostenibilità si rivolge a tutti gli stakeholder o portatori di interesse, quindi a tutti coloro con cui l’impresa stessa entra in contatto e viene pubblicato ogni anno in base a delle linee guida condivise a livello internazionale tra cui le emissioni di gas serra, l’impronta idrica, il consumo di energia, le politiche lavorative. La direttiva europea 2014/95/UE, recepita formalmente alla fine del 2016 stabilisce che le imprese dovranno rendere noto ogni anno le loro politiche in termine di sostenibilità, oppure dovranno spiegare perché non vogliono farlo. Questa norma riguarda solo le imprese europee di interesse pubblico o con più di cinquecento dipendenti e il cui bilancio soddisfi determinati criteri.  C'è da dire però che la ricerca si è basata sui bilanci di sostenibilità fino al 2016 e dunque non tiene conto dei passi in avanti che si sono fatti nel frattempo. 1,25 miliardi di euro sono stai spesi per le infrastrutture (di solito nel  territorio in cui opera l’impresa) 1,20 miliardi di euro per salute e benessere (investimenti legati all’operatività dell’impresa monopolizzati alla sfera dei dipendenti), 810 milioni di euro per lo sport (di cui 320 milioni solo per il calcio e 92 milioni per gli altri sport federati), 330 milioni per la solidarietà e fanalino di coda 310 miliardi per la cultura.

Gianluca Cimini

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Thu, 30 Aug 2018 10:56:24 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/574/1/le-imprese-spingono-verso-la-sostenibilita-ma-i-consumatori-non-sembrano-percepirlo gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Auto a guida autonoma, la sperimentazione italiana parte da Torino http://www.gianlucacimini.it/mc/573/1/auto-a-guida-autonoma-la-sperimentazione-italiana-parte-da-torino

Le auto a guida autonoma saranno testate a Torino. La giunta comunale ha infatti approvato il protocollo d'intesa che vedrà Città e Ministero delle infrastrutture e dei trasporti collaborare insieme per individuare un'area urbana in cui costruttori e centri di ricerca proveranno le auto senza pilota, sperimentando i propri sistemi nelle situazioni più disparate che potranno presentarsi, come spazi ristretti o schermati perché privi di connettività. Oppure grandi viali, strade di scorrimento, strade minori a doppio senso e senso unico, tratti alberati o tratti riservati al trasporto pubblico, Ztl, sottopassi, parcheggi a raso e in struttura, strade con binari e corsie riservate, con sosta ai lati e prive di sosta, incroci regolati da semaforo, rotatoria o precedenza.

Il tracciato, lungo 35 chilometri, è strutturato per essere modulare: al suo interno possono essere ricavati tutta una serie di percorsi di lunghezza e caratteristiche diverse, a seconda del tipo di livello del sistema di guida autonoma in sperimentazione, dei casi d'uso da testare, come delle diverse infrastrutture stradali presenti e dello sviluppo delle reti veicolari, capaci di interconnettere i veicoli in movimento.

Saranno coinvolti i principali corsi della città, inclusi i punti di attrazione: stazioni ferroviarie, ospedali, tribunale, universit, stabilimenti, parcheggi.   «Sono molto soddisfatto – ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninellidi questo che rappresenta un passo in avanti molto importante nel nostro progetto di una piena diffusione della smart mobility, iniziato con l’istituzione dell’Osservatorio tecnico di supporto per le Smart Road e per il veicolo connesso e a guida automatica. Il nostro obiettivo  è la creazione di un ecosistema tecnologico, fondato sui Big Data, favorevole alla sinergia tra infrastrutture e veicoli di nuova generazione, per migliorare la sicurezza e la fluidità del traffico. La sperimentazione di Torino ci permette di testare quello che metteremo in atto su scala nazionale in relazione al progetto ‘Smart Road’. Si punta a creare infrastrutture stradali su cui, grazie ad un processo di trasformazione digitale, verranno introdotte piattaforme di osservazione e monitoraggio del traffico, modelli di elaborazione dei dati e delle informazioni, servizi avanzati ai gestori delle infrastrutture, alla Pubblica Amministrazione e agli utenti della strada».

Torino sarà dunque la prima città italiana in grado di interagire direttamente con le auto con lo scopo di migliorare il traffico e la sicurezza stradale. « L’ obiettivo – ha aggiunto Paola Pisano, assessore all’Innovazione del Comune di Torino - è di contribuire a migliorare il sistema di mobilità urbana attraverso lo sviluppo,  in tutta la città, di un'infrastruttura tecnologica capace di interagire con i progetti che verranno attivati sul territori, ma soprattutto quello di incrementare i servizi per il cittadino. La speranza è che questa possa essere una politica economica che attrae competenze e aziende legate alla tecnologia e all’innovazione non solo per la città ma per tutta la Nazione, e che Torino diventi il punto di partenza e riferimento di questo sviluppo innovativo».

Una sperimentazione per cercare di far crescere questo progetto ed eliminare possibili rischi per la sicurezza dopo quello che è accaduto nel marzo scorso in una città dell'Arizona dove una giovane donna è stata travolta sul ciglio della strada: i sensori dell'auto a guida autonoma del progetto Uber non hanno rilevato in tempo l'ostacolo e la ragazza è stata presa in pieno, non lasciandole scampo. Purtroppo non è stata l'unica vittima. Nel maggio del 2016 in Florida si registrò il primo incidente causato da un'auto guidata da un pilota automatico andata a schiantarsi contro un camion che arrivava in direzione opposta: l'uomo a bordo, un 43enne, morì sul colpo senza essere riuscito a fare niente per evitare l'impatto. L'ultima stima è di qualche mese fa e contava 59 incidenti registrati nel corso di queste sperimentazioni americane che malgrado le tragedie non hanno la benché minima intenzione di fermarsi. Stiamo parlando di un business da 7mila miliardi di dollari entro il 2050, un quadro che ingolosisce le multinazionali. Un percorso forse inarrestabile se consideriamo che già conviviamo, all'interno delle nostre auto, con numerose conquiste tecnologiche: cruise control e sensori di sicurezza ne sono un chiaro esempio.

Gianluca Cimini

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Fri, 24 Aug 2018 10:02:06 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/573/1/auto-a-guida-autonoma-la-sperimentazione-italiana-parte-da-torino gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Iperconnessi ed incapaci di riconoscere le fake news: il lato oscuro del web http://www.gianlucacimini.it/mc/572/1/iperconnessi-ed-incapaci-di-riconoscere-le-fake-news-il-lato-oscuro-del-web

L'82% degli italiani non sarebbe in grado di distinguere una notizia vera da una fake news. Il rapporto Infosfera[1] presentato qualche giorno fa a Napoli ha prospettato un quadro piuttosto inquietante sulla capacità critica del popolo italiano. Lo studio, presentato alla presenza del commissario AGCOM Mario Morcellini, è stato realizzato dal gruppo di ricerca sui mezzi di comunicazione di massa dell'Università Suor Orsola Benincasa sotto la guida di Umberto Costantini, docente di Teoria e tecniche delle analisi di mercato e di Eugenio Iorio, docente di Social media market. Il campione d'indagine ha coinvolto oltre 1500 cittadini italiani con un errore statistico minimo che si attesta attorno al 2,5%.  La ricerca raccoglie i dati sulla percezione del sistema mediatico, soprattutto per quel che riguarda il livello di fiducia, influenza e credibilità delle fonti di informazione ed è stata realizzata in collaborazione con i ricercatori dell'Associazione Italiana della comunicazione pubblica istituzionale, del centro studi democrazie digitali e della Fondazione Italiani. Ne emerge un quadro piuttosto desolante a cominciare dalle malattie legate alla dipendenza da internet. Il 95% del campione si collega quotidianamente e quasi il 70% per più di tre ore al giorno. Una discreta fetta, il 32%, arriva a superare le cinque ore giornaliere. E dove trascorreranno gli italiani gran parte di questo tempo? Ovviamente sui social network che occupano la metà della durata di una connessione. Questa overdose da internet sta generando anche delle vere e proprie patologie come insonnia (16,84%), dimenticanze (9,93%), dolori di stomaco e mal di testa (8,36%), confusione e frustrazione (6,38%). L'utilizzo smodato di internet e dei social media sta modificando le facoltà mentali delle persone, la loro capacità di prestare attenzione, di ricordare e di pensare in profondità. Quasi il 70% infatti dichiara di memorizzare le informazioni di cui necessita sul telefono mentre quasi l'80% ritiene di trovare facilmente le notizie che sta cercando privilegiando i media gratuiti rispetto a quelli a pagamento. Lo studio fa emergere anche una grande contraddizione. Un uso massiccio di internet ed in particolare dei social media induce comunque quasi il 90% degli intervistati a dichiarare di non fidarsi delle notizie che circolano in quel mondo virtuale, giudicandole non credibili. Allo stesso tempo oltre il 96% degli intervistati non considera questo aspetto pericoloso per la democrazia italiana. Non c'è quindi relazione tra sistema di informazione e qualità della democrazia: infatti per il 77,3 % del campione le fake news non indeboliscono la democrazia, dal momento che la gran parte dell'informazione in rete (non quindi solo quella dei social media) viene considerata attendibile e baluardo della libertà. Dati e tendenze che il prof. Iorio giudica inquietanti:  «in un'infosfera così€ configurata i cittadini-utenti, sprovvisti dei più elementari strumenti di analisi e di critica della realtà e privi di qualsiasi strumento di difesa, tendono ad avere una visione distorta, sempre più prossima a quella desiderata dai manipolatori delle loro capacità cognitive".

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Fri, 17 Aug 2018 13:28:43 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/572/1/iperconnessi-ed-incapaci-di-riconoscere-le-fake-news-il-lato-oscuro-del-web gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Giappone, popolazione a picco: più centenari e crollo delle nascite http://www.gianlucacimini.it/mc/571/1/giappone-popolazione-a-picco-piu-centenari-e-crollo-delle-nascite

La dinamica demografica che si sta verificando in Giappone potrebbe essere un preoccupante trend che potrebbe ripetersi anche in altre zone del mondo. La popolazione sta diminuendo progressivamente tanto che nel 2017 il numero di bambini nati era sceso a 946.060, sotto la soglia del milione per la seconda volta consecutiva. Stiamo parlando del livello più basso dal 1899, da quando cioè sono iniziati i censimenti. A fronte del calo delle nascite c'è l'aumento dei morti che ha raggiunto la soglia di 1,3 milioni, il dato più alto dal dopoguerra. Quindi comparando natalità e mortalità troviamo un saldo negativo di oltre 394.000 persone[1].

La popolazione giapponese sta invecchiando sempre di più e questo oltre a porre seri interrogativi sul futuro, impone alla politica nipponica anche la costante preoccupazione per l'aumento del costo dell'assistenza sanitaria, la riduzione della forza lavoro e della base imponibile. La stagnazione economica è dietro l'angolo. Ed anche si trovassero le risorse necessarie all'assistenza sanitaria chi la garantirebbe nella pratica se non ci sono abbastanza giovani? «Una popolazione anziana comporterà costi più elevati per il governo - ha spiegato qualche mese fa a Business Insider Mary Brinton, sociologa a Harvard - una carenza di fondi pensionistici e previdenziali, una mancanza di persone che si prendano cura degli anziani, una crescita economica lenta e una carenza di giovani lavoratori». Cosa sarà mai successo dal 2000 in poi quando il trend di crescita della popolazione ha invertito la sua curva? Nel 1900 gli abitanti in Giappone erano 44 milioni e sono arrivati al picco dei 128 milioni all'inizio del nuovo millennio.

Una spiegazione arriva dal calo del tasso di natalità: se negli anni '70 ogni donna aveva in media 2,1 bambini ciascuno oggi il tasso è sceso a 1,4, quasi la metà e comunque decisamente ad una soglia inferiore del cosiddetto tasso di sostituzione, quello necessario per far mantenere inalterata la popolazione giapponese.  Una problematica che riguarda anche gli Stati Uniti dove lo stesso tasso si trova solo poco più in alto a 1,76. Il governo giapponese ha messo tra i suoi obiettivi quello di arrivare entro il 2025 a 1,8 figli per donna, cercando di far rimanere la propria popolazione ad almeno 100 milioni di persone nel 2060. Una popolazione sempre più longeva ma decisamente anziana: addirittura 67.824 abitanti sono ultra centenari, il dato più alto del mondo e comunque gli anziani con più di 65 anni sono oltre il 25% del totale. Non sarebbe sbagliato cercare di capire, anche per noi europei, il segreto di questa longevità. Allo stesso tempo il Giappone e tutto l'Occidente dovrebbero mettere davvero sul piatto una vera politica per invertire il trend delle nascite, baluardo di un futuro altrimenti difficile per la sopravvivenza di ogni popolo.

Gianluca Cimini

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Tue, 31 Jul 2018 18:04:56 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/571/1/giappone-popolazione-a-picco-piu-centenari-e-crollo-delle-nascite gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Se una macchina sceglierà al nostro posto, che fine farà il marketing? http://www.gianlucacimini.it/mc/570/1/se-una-macchina-scegliera-al-nostro-posto-che-fine-fara-il-marketing

Quale sarà il reale impatto dell'intelligenza artificiale sul marketing? Secondo l'agenzia Huge i marchi sono a rischio estinzione, dal momento che saranno sempre di più le macchine a prendere decisioni per conto delle persone. Dunque per chi si occupa di marketing sarà sempre più complicato cogliere le dinamiche di consumo, anticiparle od influenzarle. Siamo solo all'inizio di quella che si annuncia come una grande rivoluzione. L'intelligenza artificiale, chiamata per comodità IA, già ha permeato tecnologie di dominio pubblico come il riconoscimento facciale di Apple per sbloccare l'Iphone, oppure l'assistente smart di Google. Al momento sembrano innocue novità per rendere anche più sicura e facile la vita degli utenti ma in un'ottica di lungo periodo il quadro potrebbe presto cambiare con un impatto notevole in molti mercati. Aaron Shapiro, Ceo di Huge, società specializzata in marketing,  ci prospetta di immaginare un frigorifero smart del futuro dotato di fotocamere per monitorare i cibi contenuti al suo interno. Ad un certo punto, da buon elettrodomestico intelligente, si accorge che il latte sta terminando. A quel punto sfrutta la connessione con il nostro supermercato online preferito associato alla nostra carta di credito ed ordina subito automaticamente altre confezioni di latte sulla base dei dati raccolti inerenti le abitudini di acquisto precedenti. Sarà quindi perfettamente in grado di ordinarlo da solo senza che noi avremmo fatto alcuna scelta ulteriore. Le nostre preferenze sono state da lui registrate e quindi non dobbiamo più decidere quali alimenti dobbiamo acquistare: questa in sostanza la prospettiva futuristica che ci suggerisce Shapiro, riportata da Business Insider[1]. Stiamo parlando non della realtà odierna ma di quella magari di domani, quando questo tipo di frigorifero sarà in commercio. Ed anche nel presente non siamo molto lontani da questo scenario che un tempo poteva essere considerato da fantascienza. Un frigorifero smart della Samsung riesce già ad osservare i cibi che consumiamo e  proporre ricette sulla base degli alimenti presenti al suo interno. Secondo un'elaborazione di Visa, in futuro ogni frigorifero sarà associato ad una carta di credito per la l'acquisto e la consegna online di cibo. Che dire poi dell'algoritmo di Amazon, la famosa Alexa: riesce a scegliere un prodotto di nostro gradimento chiedendo una conferma di selezione. Tradotto significa che Amazon è già in grado di vagliare centinaia di brand e di suggerirci quello più adatto per noi. «Gran parte del fenomeno di Internet fino a oggi è stato incentrato sull’ampliamento delle possibilità di scelta, adesso con il machine learning, non si tratta di qualunque cosa; si tratta del prodotto perfetto solo per me. Le aziende che riusciranno a fornire le versioni più riuscite di questi sistemi dotati di IA godranno di un potere immenso in futuro». Ecco probabilmente perché Google sta puntando molto sul suo smart assistant: ha probabilmente capito che se un algoritmo sceglierà un prodotto al posto dei consumatori, le aziende che oggi pagano la pubblicità al colosso di Mountain View domani potrebbero smettere di farlo perché sarebbe del tutto inutile. Secondo Shapiro è impossibile prevedere gli effetti di questa nuova rivoluzione online, l'intelligenza artificiale si annuncia come un'esperienza molto entusiasmante ma allo stesso tempo spaventosa, soprattutto per chi deve commercializzare un prodotto

Gianluca Cimini

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Wed, 18 Jul 2018 19:23:10 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/570/1/se-una-macchina-scegliera-al-nostro-posto-che-fine-fara-il-marketing gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
La tecnologia invade l’agricoltura: rivoluzione in vista http://www.gianlucacimini.it/mc/569/1/la-tecnologia-invade-lagricoltura-rivoluzione-in-vista

Trattori senza conducente che lavorano nei campi coltivati, produzione di semi geneticamente modificati che richiedono meno acqua. Sono solo alcune delle nuove frontiere dell'agricoltura hi-tech[1] che stanno cambiando o cambieranno a breve il settore. Le aziende agricole che saranno in grado di raccogliere la sfida diventeranno più efficienti e più produttive.

«Abbiamo visto un'ondata di tecnologia influenzare le nostre industrie dell'informazione -  ha dichiarato Haim Mendelson, professore della Stanford Graduate School of Business  - ora stiamo assistendo ad un'altra grande ondata di tecnologia che rimodella le nostre industrie tradizionali, e certamente l'agricoltura è una di queste. Si tratta di un settore di cui tutti avranno sempre bisogno dal momento che tutti mangiano, quindi i cambiamenti che migliorano la produttività per un numero relativamente piccolo di agricoltori arriveranno per aiutare tutti gli altri altri».

Mendelson ha pubblicato di recente un articolo in cui mostra le prossime tendenze della rivoluzione alimentare. Si prevede infatti che entro il 2050 ci siano 3 miliardi in più di persone da sfamare rispetto ad oggi e di conseguenza la domanda di cibo crescerà del 50%. Molte di queste persone si troveranno a vivere in città lontani quindi dai campi. Secondo Mendelson la tecnologia non è la panacea di ogni problema ma offrirà all'agricoltura la creazione di un sistema alimentare più sostenibile, efficiente e produttivo. E proprio l'utilizzo della tecnologia nel mondo agricolo sta attirando i capitali degli investitori versando nel 2017 ben 735 milioni di dollari, quando nel 2013 l'investimento complessivo si era fermato a 57 milioni di dollari. Investimenti che arrivano a startup che poi vengono coinvolte dai grandi conglomerati agricoli che stanno realizzando le loro divisioni di agricoltura tecnologica. Deere&Co. ad esempio, leader nelle attrezzature agricole, sta investendo nell'agricoltura di precisione con un gruppo di lavoro composto da 300 sviluppatori, ingegneri e tester di software. Lo scorso anno ha acquistato per 305 milioni di dollari la startup di agricoltura di precisione Blue River Technology. Per non parlare della Monsanto che ha acquistato la società Big Data Climate Corp. per 1,1 miliardi di dollari già nel 2013. Proprio l'agricoltura di precisione è uno dei nuovi fronti di più promettente sviluppo: secondo una ricerca del team Stanford GSB ha mostrato come gli agricoltori americano che hanno utilizzato questa tecnologia abbiano ottenuto una riduzione dei costi medi del 15% con un contemporaneo aumento delle rese del 13%. Monitoraggio satellitare e simulazione meteorologiche rappresenteranno altri passi in avanti per una migliore produttività, efficienza e contenimento dei costi.

La piattaforma di monitoraggio Ceres Imaging, realizzata dai laureati di Stanford, aiuta gli agricoltori a raccogliere dati sull'irrigazione dei campi e sui fertilizzanti avvalendosi di sensori e telecamere collegate a piccoli aerei. Le startup in questo tipo di settore, secondo i calcoli di Mendelson, hanno fin qui raccolto 825 milioni di dollari dagli investitori. La tecnologia dell'automazione dunque è destinata a mutare radicalmente l'agricoltura. I trattori automatici permetteranno agli agricoltori di lavorare contemporaneamente su più campi con lo stesso numero di lavoratori o forse utilizzandoli anche di meno, potendo far lavorare le macchine anche nelle ore notturne. I sistemi di irrigazione automatizzati, raccoglieranno informazioni sul suolo e sui livelli idrici permettendo un utilizzo più efficiente dell'acqua. Anche in questo ambito le startup specializzate stanno andando forte raccogliendo fin qui 400 milioni di dollari. Non mancano comunque criticità per questo nuovo modello di sviluppo. Intanto sembrano destinate a diminuire le occasioni di occupazione, almeno come le intendiamo oggi, ed in più serviranno lavoratori specializzati in grado di poter utilizzare queste nuove tecnologie. «La sfida più grande – rileva Manson – sarà far cambiare mentalità in un settore dove spesso piace continuare a fare le cose come in passato».

Gianluca Cimini

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Tue, 3 Jul 2018 19:07:39 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/569/1/la-tecnologia-invade-lagricoltura-rivoluzione-in-vista gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Millennials, la generazione perduta e meno ricca http://www.gianlucacimini.it/mc/568/1/millennials-la-generazione-perduta-e-meno-ricca

La generazione dei ragazzi nati negli anni '80-'90 probabilmente, e non ci vuole certo un mago per prevederlo, accumulerà meno ricchezza dei propri genitori nel corso della loro vita. La proiezione arriva dal report della Federal Reserve Bank of St. Louis. Matti Cowan/Getty[1].  Questa generazione, molto di più rispetto ad altri millennials, rischia di essere sommersa dal punto di vista finanziario. Si tratta di giovani in parte divenuti maggiorenni proprio nel periodo della grande crisi che ha avvolto il mondo dovendo fare i conti con l'assenza di occupazione, un crescente costo della vita ed un indebitamento sempre più stringente. Diventa dunque sempre più complicato permettersi di acquistare una casa ed affrontare le difficoltà finanziarie quotidiane. Stiamo parlando di ragazzi nati tra il 1981 ed il 1996: quando erano bambini hanno avuto davanti a loro gli anni della crescita ma quando, diventati grandi, sono entrati nel mondo del lavoro era già calata la notte sull'economia mondiale con l'arrivo della recessione. Gli autori del report sono fin troppo chiari nelle loro previsioni: «Non solo il deficit in termini di ricchezza accumulata nel 2016 da questo gruppo di persone è molto elevato in termini percentuali, ma in realtà la famiglia media degli anni Ottanta ha perso terreno in termini relativi dal 2010 al 2016, un periodo di rapido aumento del valore degli asset che ha fatto lievitare la ricchezza di tutte le altre generazioni». L'impatto della crisi per questa generazione è stato impressionante: se non ci fosse stata la recessione questi giovani avrebbero accumulato il 34% di ricchezza in più. Per la generazione degli anni '70 la differenza si attesta solamente al 18%, addirittura all'11% per i nati negli anni '60. La crisi ha colpito tutte le fasce della popolazione ma a pagare il  conto più salato sono state quelle persone che non hanno ancora raggiunto l'età pensionabile.

«La recessione della fine degli anni Duemila – commenta sul Wall Street Journal Michael Derby - ha creato un ostacolo nell’ambito di tale dinamica per i lavoratori più giovani. Gli individui della generazione nata negli anni Ottanta del secolo scorso hanno dato inizio alla propria vita lavorativa in un’epoca caratterizzata da una crisi dei mercati di investimento, un tasso di disoccupazione elevato e un incremento debole dei salari». La stima è che proprio la generazione degli anni '80 sarà la più lenta a rimettersi in apri. Eppure i salari sono aumentati del 67% rispetto al 1970 ma questa crescita non ha tenuto il passato della contemporanea e velocissima salita del costo della vita. I prezzi negli Stati Uniti sono cresciuti più rapidamente dei redditi, secondo uno studio condotto per Student Loan Hero[2]. «I millennials  che sono diventati maggiorenni durante la Grande recessione – rileva Shannon Insler presentanto questa ricerca -  sono andati incontro a un brusco risveglio quando gli alti costi universitari non hanno condotto a salari più elevati. La disoccupazione e i costi della vita, abbinati alle rate dei prestiti per gli studi universitari hanno reso difficile per i millennials risparmiare per il futuro». Ad incrementare i debiti oltre ai prestiti anche quelli relativi a carte di credito ed acquisto di automobili. Comunque c'è ancora un barlume di speranza nel futuro: la ricchezza di questa generazione potrebbe essere soggetta ad una improvvisa crescita verticale più marcata e rapida rispetto alle generazioni precedenti e quindi molte famiglie di millennials potrebbero comunque raggiungere dignitosi obiettivi patrimoniali. Non resta che sperarlo.

Gianluca Cimini


[1]    http://www.businessinsider.com/1980s-millennials-wealth-the-great-recession-2018-5

[2]    https://studentloanhero.com/featured/millennials-have-better-worse-than-generations-past/

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Wed, 27 Jun 2018 17:49:37 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/568/1/millennials-la-generazione-perduta-e-meno-ricca gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Il fenomeno di Twitch e dei canali game streaming http://www.gianlucacimini.it/mc/567/1/il-fenomeno-di-twitch-e-dei-canali-game-streaming-

Mentre in Italia si continua spesso a dibattere sui dati auditel e sui programmi che fanno o non fanno successo, negli Stati Uniti si comincia da tempo a prendere in considerazione un assunto ormai incontestabile: hanno più seguito alcuni canali digitali che i rinomati network televisivi.

Ad esempio nel 2017 l'ascolto nel giorno medio di Espn e di Fox News è stato di un milione e mezzo di telespettatori, seguito da MSNBC con 885 mila e CNN con 783 mila. Numeri che si sono assottigliati sempre di più nel corso degli ultimi anni. Se paragoniamo questi dati a quelli raccolti dal canale digitale Twitch scopriamo che nel primo mese del 2018 ha totalizzato in media 962.000 utenti collegati. Il dato è impressionante. Twitch è una sorta di YouTube con contenuti generati dagli utenti stessi e specializzato nel settore videogiochi. Era stato acquistato nel 2014 da Amazon per circa 970 milioni di dollari e sembra sia stato un vero e proprio affare considerando il fatto che questa piattaforma è in grado di generare uno dei primi cinque maggiori traffici internet degli Stati Uniti. È popolato da circa 2 milioni di giocatori-utenti e gli spettatori mensili sono circa 100 milioni.

Vista la sua popolarità ha siglato accordi con Microsoft e Sony, due grandi major del settore che hanno addirittura inserito una scorciatoia per accedere a Twitch direttamente dalla XBOX ONE o dalla PlayStation 4, potendo così sfruttare lo schermo della televisione: un sistema che ha moltiplicato il numero di utenti. Il grande successo riscontrato ha indotto la piattaforma ad introdurre il servizio IRL streaming (In real life Streaming), un grande occhio elettronico che permette agli utenti di interagire tra di loro.

Negli ultimi mesi si sono registrati veri e propri record di ascolto. Come quello ottenuto dal rapper Drake che ha collezionato 600 mila utenti collegati nella sua sessione di gioco di Fortnite. Tutto questo vi sconvolge? Pensate che sia assurdo che tutte queste persone, prevalentemente millennials, passino del tempo a guardare altri che giocano ad un videogame? Ed allora sentite questa che vi sconvolgerà ancora di più. Un certo Tyler Blevins ha dichiarato in una intervista alla CNBC di ricevere 500.000 dollari al mese come donazione da parte degli utenti di Twitch, i suoi followers dunque non si limitano soltanto a guardarlo giocare ma addirittura lo pagano per farlo. Un fenomeno che è esploso anche su YouTube dove anche in Italia sono tantissimi i canali in cui ragazzini, se non bambini, mostrano le loro sessioni di gioco agli altri, ottenendo anche delle entrate grazie agli introiti della pubblicità. Ed anche qui fioccano migliaia di visualizzazioni.

Ecco dunque che i grandi network televisivi italiani sembrano un po' vivere in una nuvola fuori dalla storia con dibattiti privi di senso se paragonati a queste dinamiche. L'emorragia di ascolti è sempre più evidente e la televisione ha cambiato vettore e strumento. Oggi la tv la fanno persone qualunque su Facebook e Youtube.

Ma queste dinamiche ci pongono anche un altro aspetto. Milioni di adolescenti sembrano rapiti nel mondo dei videogiochi e non mancano casi di dipendenza. I social network ed internet hanno alimentato la videogame-mania con impatti sociali che ancora non possiamo delineare o immaginare nel lungo periodo. Negli anni '80 e '90 il passatempo preferito dai bambini era quello di guardare i cartoni animati oppure Bim Bum Bam di Bonolis. Oggi, con in mano tablet e smartphone, preferiscono guardare ragazzi che raccontano le loro sessioni di gioco, pur non avendo alcun ruolo attivo. C'è molto da riflettere.

Gianluca Cimini

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Sun, 24 Jun 2018 22:00:03 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/567/1/il-fenomeno-di-twitch-e-dei-canali-game-streaming- gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Svolta nell’economia cinese. Ok a crescita sostenibile. http://www.gianlucacimini.it/mc/566/1/svolta-nelleconomia-cinese-ok-a-crescita-sostenibile

Dinamiche economiche contrapposte stanno avvolgendo la Cina. Da una parte c'è una certa interazione con gli altri mercati mondiali ed allo stesso tempo il presidente Xi Jinping sta ponendo le premesse per continuare il suo governo in modo illimitato, acquisendo sempre più potere alla guida del partito comunista cinese inviando quindi segnali di un'economia sempre più eterodiretta dall'alto. Combinando però queste due opposte spinte, apertura ai mercati e dirigismo spiccato, emerge un quadro piuttosto inedito e dalle dinamiche incerte. Come dovrebbero comportarsi le economie occidentali di fronte a tutto questo per trarne vantaggio? Secondo Raymond Yeung, chief economist di ANZ per la Grande Cina, siamo di fronte ad un caso più unico che raro.  A novembre 2017 la Cina ha fatto un importante annuncio: l'allentamento delle restrizioni imposte alle banche cinesi sulla proprietà estera con l'innalzamento nel giro di tre anni dei limiti riguardanti i fondi mobiliari e joint venture all'estero. A marzo invece è arrivata la riforma legislativa che ha accorpato la Commissione cinese di regolamentazione bancaria e la Commissione cinese di regolamentazione assicurativa nello stesso organo centrale di supervisione. Tutti passi verso l'inserimento della Cina nell'economia planetaria. A giugno i titoli quotati in Cina finiranno nell'indice MSCI dei mercati emergenti, utilizzato da giganteschi fondi di investimento globale come Blackrock e Vanguard per creare i loro portafogli di investimento. In tutto questo Yeung vede all'orizzonte una svolta epocale per la Cina: l'abbandono della produzione di beni venduti a prezzi bassi, obiettivo strategico di una strategia a lungo periodo iniziata alcuni anni fa. E gli Stati Uniti sembrano piuttosto preoccupati da questo, considerando che hanno denunciato presunti furti di proprietà intellettuale da parte della Cina annunciando come risposta l'introduzione di alcuni dazi.  «Da un lato Xi pone l’enfasi sulla leadership del Partito in tutti gli aspetti dell’economia – ha affermato Yeung, in alcune dichiarazioni riportare da Business Insider - dall’altro promuove il libero scambio e si impegna a usare i mercati come principale mezzo di allocazione delle risorse. La creazione di un’economia di mercato controllata dallo Stato costituisce probabilmente il più grande esperimento economico mai condotto nella storia moderna. Tale cambiamento del quadro normativo è in linea con la nostra previsione che la Cina si sposti verso il modello australiano, adottando un approccio activity-based che riunirà istituti di raccolta di depositi e compagnie assicurative sotto lo stesso tetto. I policymaker cinesi sanno che il paese sta perdendo la sua competitività sui costi. La Cina non vuole più essere focalizzata sui prodotti tessili, sui giocattoli o sui servizi di assemblaggio di telefoni cellulari. Piuttosto, il presidente Xi sta posizionando la Cina in modo che si avvicini a svolgere nell’economia mondiale un ruolo più simile a quello ricoperto attualmente dagli Stati Uniti – mediante l’offerta della saggezza cinese e di un approccio cinese alla risoluzione dei problemi affrontati dall’umanità. Gli Stati Uniti hanno esportato valore di marca, servizi e cultura attraverso i film di Hollywood, la tecnologia nella Silicon Valley, i Big Mac e gli Yankees. Xi è ansioso di seguire un approccio simile per elevare lo status di cui gode la Cina sulla scena mondiale. Le sedi centrali statunitensi di molte aziende ricevono gran parte dei margini generati dagli input intellettuali, dalle attività di marketing e da altri servizi. Sembra essere questo il tipo di risultati che la Cina punta a ottenere». Secondo Yeung insomma quanto sta avvenendo in Cina metterebbe a repentaglio le tradizionali teorie economiche occidentali.

Gianluca Cimini

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Wed, 13 Jun 2018 19:01:32 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/566/1/svolta-nelleconomia-cinese-ok-a-crescita-sostenibile gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
L’Aeronautica militare festeggia il suo 95esimo anniversario proiettata al futuro http://www.gianlucacimini.it/mc/565/1/l-aeronautica-militare-festeggia-il-suo-95esimo-anniversario-proiettata-al-futuro

Novantacinque anni, quasi fosse un nonno con tante storie passate da raccontare ma allo stesso tempo un giovane fiero e pronto ancora a mille avventure future. Il 28 marzo 1923 nasceva l’allora Regia Aeronautica, oggi Aeronautica Militare italiana, un’eccellenza internazionale che ha saputo evolversi da una costola dell’Esercito e proteggere il nostro cielo per almeno tre generazioni complete di italiani grazie a grandi successi, imprese, record e sogni di uomini e piloti valorosi. Novantacinque anni in cui i velivoli dell’Aeronautica Militare hanno solcato i cieli di tutto il mondo con aerei di tutte le specialità, dalle caratteristiche e soluzioni tecnologiche sempre all’avanguardia, pilotati da uomini e donne che hanno portato il loro contributo a tinte forti, a volte tragiche, nell’appassionante trama della storia e del progresso aeronautico, sia con grandi imprese, sia con azioni quotidiane ma di grande rilevanza per la comunità. Firenze è stata designata centro dei festeggiamenti e, ormai qualche giorno fa, si è trovata col naso all’insù ad ammirare le evoluzioni tricolori della Pattuglia Acrobatica Nazionale nel giorno delle celebrazioni.

L’Aeronautica Militare è una delle quattro Forze Armate dello Stato e con Esercito, Marina e Carabinieri costituisce lo strumento di difesa del Paese. Il dispositivo, cioè, che garantisce quella cornice di sicurezza, in Italia e all’estero, indispensabile al tranquillo svolgimento della vita di tutti i giorni, e il rispetto di quei principi di libertà, democrazia, salvaguardia assoluta della dignità dell’individuo, che sono gli indispensabili connotati della nostra identità nazionale. Un compito fondamentale è quello da sempre perseguito, ossia difendere lo spazio aereo italiano da qualunque violazione, prevenendo e neutralizzando gli eventuali pericoli provenienti dal cielo, ma anche offrire il supporto alle missioni di pace fuori dai confini nazionali e alle missioni umanitarie (ad esempio, attraverso il soccorso aereo, i trasporti sanitari d’urgenza, i trasporti in alto bio-contenimento per pazienti altamente infettivi, il servizio meteorologico o il controllo del traffico aereo). Ieri come oggi, il personale e gli aerei dell’arma azzurra sono così impegnati in numerose aree del mondo per contrastare le minacce verso l’Italia e assicurare il rispetto dei principi di legalità internazionale e dei diritti fondamentali dell’uomo. L’Italia, ad esempio, si trova oggi ad essere il primo ed unico Paese ad aver assicurato contemporaneamente la Difesa Aerea e la sicurezza dei cittadini di sei Paesi della NATO: oltre alla Slovenia, su base permanente, e all’Albania, su base rotazionale, infatti, da Gennaio scorso gli Eurofighter dell’Aeronautica Militare sono stati schierati presso la base aerea di Amari per assicurare la difesa aerea anche di Estonia, Lituania e Lettonia nell’ambito dell’operazione di Air Policing “Baltic Eagle”. Davanti alle sfide geopolitiche future, l’Arma azzurra è già oggi, riprendendo le parole del capo di Stato maggiore dell’Aeronautica Enzo Vecciarelli, “un unico grande Stormo di solidi valori che, con unità d’intenti, pone la propria professionalità al servizio esclusivo del bene dell’Italia, anteponendo l’interesse comune a qualsiasi considerazione personale”.

Dal Regio Decreto 645, con cui si disponeva la sua prima creazione come Forza Armata indipendente, ad oggi, l’Aeronautica Militare ha vissuto un percorso di trasformazione strutturale e concettuale, oltre che tecnologico per perseguire le nuove esigenze di sicurezza del Paese e le conseguenti necessità di cambiamento. Qualcuno avrà anche notato negli anni, nonostante la crisi economica ed i conseguenti tagli alla Difesa (dovuti anche ad un diffuso umore populista anti-militarista) lo sforzo di trasformazione dell’intero assetto operativo, con mezzi come quelli di cui in questi anni ho anche anche scritto e che vanno dall’AW139 all’F35, al M-346, passando per l’Eurofighter e il Predator, i tanker KC-767 A e il Gulfstream G550 CAEW. E così, in parallelo con lo sviluppo tecnologico e industriale dello strumento aereo, l’Aeronautica si trova oggi nella sua quarta fase, la 4.0, ossia quella che sarà dominata dai sistemi cyber con nuovi strumenti militari in grado di fondere e redistribuire informazioni e dati che consentiranno, prima ancora al decisore politico, le migliori azioni da intraprendere. Tutta questa tecnologia sarebbe però di poca importanza da sola, se non si integrasse a perfezione con un personale militare pronto e preparato. L’addestramento continuo ed il miglioramento dei vari reparti per renderli in grado di operare in contesti sempre più interforze e multinazionali è, a mio avviso, infatti, un elemento chiave per qualunque forza militare, ancora di più se si parla dell’Aeronautica militare. Abbiamo già uomini e donne capaci, addestrati e motivati per poter affrontare gli impegni odierni e futuri, sia in ambiti nazionali sia internazionali, in scenari sempre più complessi dove si richiederà una grande preparazione tecnica e standard tecnologici quanto mai elevati. L’Aeronautica Militare Italiana è oggi una realtà complessa, ma perfettamente organizzata e capace di operare sinergicamente con le altre forze armate italiane, oliata, funzionante e tecnologicamente avanzata ma in un contesto odierno caratterizzato da rapidi cambiamenti e nuove necessità, bisogna oggi, ancora di più, saper lavorare nel presente con lo sguardo rivolto al futuro. Sapersi adattare ai nuovi scenari mondiali, quindi, per non trovarsi impreparati e saper intervenire in modo adeguato a seconda delle esigenze da affrontare. E questo può avvenire soprattutto grazie ad una forza più snella e funzionale che sia anche inter-operabile, altamente tecnologica e preparata ad ogni evenienza. Un’Aeronautica che, per il bene del Paese e per l’interesse collettivo, soprattutto in questo momento di importanti sfide e rischi aggiuntivi che necessitano di un maggiore impegno nazionale rivolto soprattutto al sud del mondo rispetto alla minaccia terroristica ed alla migrazione clandestina, “deve essere necessariamente sempre più efficiente e integrata in ambito interforze, deve contribuire a garantire la difesa del territorio e la tutela della sovranità nazionale, ma anche avere capacità operative significative in un sistema geopolitico di sicurezza internazionale. Ma non si deve fermare qui, in un’ottica inter-disciplinare e inter-agenzia deve contribuire alla salvaguardia delle persone, delle cose, della cultura della nazione”.

Gianluca Cimini

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Wed, 30 May 2018 19:43:51 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/565/1/l-aeronautica-militare-festeggia-il-suo-95esimo-anniversario-proiettata-al-futuro gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
La domanda che stronca i candidati durante i colloqui di lavoro http://www.gianlucacimini.it/mc/564/1/la-domanda-che-stronca-i-candidati-durante-i-colloqui-di-lavoro

Ci descriva il suo risultato tecnologico più importante, il progetto di cui va più orgoglioso”. È questa la domanda che spesso stronca i candidati ingegneri durante i colloqui di lavoro. Lo ha svelato l'ex responsabile delle assunzioni di Tesla, Max Brown, in un articolo apparso sul sito Fast Company.

Vista di sfuggita non sembra essere una domanda particolarmente insidiosa come potrebbero esserlo tante altre. Eppure durante le interviste con oltre 1000 candidati effettuate da Brown per conto di una casa automobilistica, le risposte al quesito sono state decisive per l'esito della selezione. Il problema infatti nasce quando il candidato tende a non mettere in luce i risultati giusti ottenuti in carriera. Citarne uno non consono rischia di essere piuttosto deleterio. «Secondo la mia esperienza – ha scritto Brown nell'articolo - il primo istinto della maggior parte delle persone è quello di scegliere un progetto o un risultato che sembri molto significativo sulla carta, ma che non sempre è quello che illustra meglio le loro reali capacità tecniche. Il motivo reale per cui gli intervistatori pongono questa domanda è per avere un argomento per successive domande in merito alle conoscenze tecniche del candidato».

Piuttosto che enfatizzare un grande progetto del quale non si conoscono a fondo i meccanismi sembra quindi più opportuno mettere in evidenza un risultato conseguito di minore portata ma del quale si è in grado dettagliatamente di descrivere tutti gli aspetti tecnici. Grandi progetti di solito non sono stati infatti conseguiti solo dal singolo candidato ma saranno stati il frutto di un corposo lavoro di squadra del quale magari non si conoscono tutti gli aspetti. Vantarsi dei propri risultati del passato può essere una strategia vincente solo se poi si forniscono delle prove a conferma di quanto sostenuto altrimenti rischia di diventare solo un boomerang.

Risposte non soddisfacenti alla domanda chiave hanno dato a Brown due possibili spiegazioni: il candidato vuole prendersi meriti altrui oppure non ha il bagaglio tecnico necessario per argomentare le sue risposte. In entrambi i casi l'impressione che si può dare al selezionatore è quella di una persona confusa se non disonesta. L'approccio migliore è invece quello dove si riesce ad identificare un problema, prospettare la possibile soluzione, illustrare il contributo individuale alla buona riuscita del progetto. Saper collegare questi concetti generali ad un proprio risultato del passato può fare la fortuna del candidato, in grado così di saper dimostrare rigore, padronanza e grinta, valori molto apprezzati dai selezionatori.

Gianluca Cimini

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Mon, 21 May 2018 19:34:05 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/564/1/la-domanda-che-stronca-i-candidati-durante-i-colloqui-di-lavoro gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Lettura e memoria http://www.gianlucacimini.it/mc/563/1/lettura-e-memoria

Leggere è ancora oggi una passione di tantissime persone anche se a volte si ha la sensazione che in Italia ci siano più novelli scrittori che lettori. Un'attività che la tecnologia non ha modificato più di tanto considerando che la lettura su carta ancora la fa da padrona e che i libri elettronici non hanno poi avuto lo sviluppo che ci si attendeva. Un buon libro insomma rimane sempre un buon libro anche se la lettura certamente oggi coinvolge anche nuovi device come smartphone e tablet. E chissà se questo continuo bombardamento di informazioni che ci arriva anche attraverso le nuove tecnologie non abbia avuto un impatto sulla nostra capacità di ricordare quello che leggiamo. Nella frenetica quotidianità infatti capita di leggere qualcosa e cinque minuti dopo essercene dimenticati. E da sempre questo accade con i libri: ci sono persone che rimuovono completamente il romanzo letto la settimana scorsa ed altre che invece ricordano per filo e per segno trama e personaggi. Secondo alcune ricerche internet, computer, smartphone non rappresentano più soltanto oggetti di utilizzo quotidiano ma diventano una sorta di hard disk esterno personale, una specie di memoria su cloud. Andando ad annotare appuntamenti, informazioni, numeri su questi dispositivi non ci serve più ricordarne il contenuto, ci basta solo sapere dove si trovano fisicamente o virtualmente queste informazioni. E comunque in caso di difficoltà basta rivolgersi al signor Google. Così per strada senza mappe virtuali facciamo sempre più fatica ad orientarci ed anche ogni nostra azione quotidiana della quale siamo pentiti ci fa invocare il tasto indietro, come fosse possibile cancellare tutto allo stesso modo con cui lo facciamo in rete. Esternalizzare le informazioni che potrebbero essere da noi dimenticate ci fa superare quelli che sono i nostri limiti cognitivi. Affidarci sempre di più ai dispositivi elettronici e connessi rischia di farci sviluppare una forte dipendenza e deficit di memoria. La memoria infatti va costantemente esercitata ed allenata. Per farlo mentre leggiamo qualcosa e per aiutarci a non cadere in questo oblio, possiamo utilizzare alcuni trucchi suggeriti in un recente articolo su Business Insider:

 

  • prendere nota dei contenuti della nostra lettura sottolineandone i passaggi più importanti
  • raccogliere notizie ed informazioni sul contenuto della nostra lettura, se un libro cercare la prefazione, il possibile significato dell'opera, cercando di memorizzare i punti chiave
  • prima di iniziare a leggere, scorrete con gli occhi il testo per individuare le possibili parole chiave
  • creare collegamenti tra le possibili nostre conoscenze e quello che si sta leggendo: un ottimo modo per creare un link duraturo con la nostra memoria a lungo termine
  • immaginare il contenuto della lettura, renderlo vivido dentro di noi
  • raccontare a qualcuno della nostra lettura, come facciamo dopo aver visto un buon film
  • rileggere il libro od il testo anche più volte in momenti diversi

Non ci vorrebbe molto dunque a contrastare il decadimento della memoria messa forse troppo a repentaglio da troppi input, non sempre particolarmente utili e benefici

Gianluca Cimini

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Fri, 18 May 2018 01:06:50 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/563/1/lettura-e-memoria gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Hikikomori http://www.gianlucacimini.it/mc/562/1/hikikomori

Mezzo milione di giapponesi si rinchiudono in casa per diversi mesi, a volte anni. Un disagio psichico chiamato Hikikomori che non riguarda solo i giovani come si era pensato inizialmente ma anche persone in età più avanzata. Figlio probabilmente del grande clima di competizione esasperata che si respira nelle scuole del Giappone come si evince da diverse testimonianze di chi si è ritrovato recluso nella propria abitazione, spinto dalla paura di non poter reggere ai ritmi di una competizione senza senso. Il rinchiudersi in casa nasce da una fortissima spinta interiore ad evitare qualsiasi contatto sociale. Per considerarsi vittime di questa vera e propria patologia bisogna essere rimasti reclusi in casa per almeno sei mesi. Si tratta di una prigione della prigione: ci sono persone infatti che non si limitano ad uscire di casa ma addirittura a non spostarsi dalla stessa stanza, nemmeno per andare in bagno. In altri casi scattano anche disagi compulsivi come quello di lavarsi continuamente, giocare tutto il giorno ai videogiochi, affidando le eventuali interazioni con altri esclusivamente al mondo della virtualità. Il governo giapponese si è detto molto preoccupato di questa piaga che oltre al risvolto sociale rischia di avere gravi ripercussioni a livello economico. Secondo Jeff Kingston, professore di Asian Studies alla Temple University di Tokio, le persone affette da questa malattia diminuiscono la portata della forza lavoro, contribuendo ad mediocre un mercato occupazionale con il rischio in futuro di avere bisogno dell'assistenza pubblica perché magari i familiari che si sono occupati di loro sono nel frattempo deceduti. Una visione dunque che testimonia come l'ossessione giapponese sia sempre quella della produzione e del lavoro piuttosto che quella di cercare di risolvere alla base le cause che hanno portato migliaia di persone a rinunciare alla propria vita chiudendosi in casa.  Si calcola che nel 2015 gli “hikikomori” tra i 15 ed i 39 anni fossero ben 541.000. Una stima al ribasso perché non esistono dati certi sulla diffusione di questo disagio nelle altre fasce d'età. Si dice che sia un problema che coinvolga solo la classe media ma anche questo è piuttosto discutibile dal momento che solo i benestanti magari escono allo scoperto perché hanno i mezzi finanziari per potersi curare. Un problema che era stato osservato fin dagli anni '80 con i primi segnali di chiusura di  molti ragazzi, come segnale di risposta alle continue pressioni ricevute soprattutto dal mondo delle scuola. Lo psichiatra Sekiguchi Hiroshi ha scritto su Nippon.com: «un hikikomori – spiega la psicologa  Sekiguchi Hiroshi su Nippon.com -  prova profonda vergogna di non poter avere un lavoro come le persone normali. Pensano di essere immeritevoli, non adatti alla felicità. Quasi tutti hanno il rimorso di aver tradito le aspettative dei loro genitori. Allo stesso tempo, sono assediati dal conflitto tra una parte di sé che non riesce a stare in mezzo agli altri e l’altra che condanna costantemente il fallimento in questo senso». Il governo giapponese ha provato a correre ai ripari con la realizzazione di centri d'ascolto, l'invio di personale specializzato a casa per recuperare gli hikikomori. Non si tratta ovviamente di un tentativo di aiuto disinteressato. L'obiettivo, neanche troppo velato, è quello semplicemente di recuperare forza lavoro. Con il rischio di far ricadere queste persone nel vortice della competizione.

Gianluca Cimini

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Sun, 6 May 2018 19:12:53 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/562/1/hikikomori gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
I genitori della nuova generazione http://www.gianlucacimini.it/mc/561/1/i-genitori-della-nuova-generazione

Cosa possono trasmettere di concreto oggi i genitori della nuova generazione? Non è una nuova forma di revisionismo nostalgico ripensare oggi all'eredità che i genitori di ieri hanno lasciato ai loro figli. E non sto parlando solo di figli di sangue: allievi, seguaci, simpatizzanti di una personalità di spicco, famosa o no che sia, possono essere considerati figli morali.

Quello che siamo oggi lo dobbiamo anche e soprattutto ad alcuni incontri decisivi che abbiamo fatto da bambini od adolescenti, saperi e valori che ci sono stati trasmessi da qualcuno che con il suo modo di essere e di manifestarsi, ha lasciato un segno. Un'eredità frutto del suo sudore di vita, delle sue ricerche, degli incontri che a sua volta aveva fatto. E della ricchezza di questi incontri, di questa impronta che ci portiamo dentro, purtroppo ce ne accorgiamo sempre dopo, mai in presa diretta. D'altronde la vita, ogni singolo attimo, per averlo bisogna perderlo. E solo in una sua rivisitazione in differita possiamo farlo veramente nostro.

Non sto facendo la santificazione della generazione che fu, non è la trasformazione in super uomini di alcune figure che ognuno di noi può avere incontrato in gioventù. Quelle due o tre persone che hanno rappresentato per noi un indiscusso valore aggiunto contribuendo a quello che siamo oggi, non erano perfetti, non erano eroi. Avevano magari le loro debolezze, i loro egoismi, anche quella certa dose di anaffettività, se necessaria, quasi mai ascoltavano. Ma hanno lasciato il segno.

Oggi possiamo dire, senza generalizzare, che un padre, un professore, una maestra, possono in via generale fare tutto questo come allora? Ci saranno sicuramente casi in cui questo accade ma la percezione è che si tratti dell'eccezione. Abbiamo accettato, in cambio di trastulli tecnologici fini a se stessi e di un benessere diffuso ma superficiale, tempi incompatibili con la famiglia, con lo stare insieme, con la vera condivisione, decisamente diversa da quella di Facebook. Quale eredità potranno mai lasciare genitori costretti a tenere impegnati il più possibile i propri figli per inseguire lavori che non hanno più limiti spazio-temporali? Adolescenti sparpagliati senza guida che sembrano aver perso il sentire l'altro perché a loro volta sono circondati da un vuoto che la scuola, anche per come è ridotta, non può certo colmare. Un'eredità che dovrebbe essere rappresentata da una guida messa in atto con l'esempio, un concetto ormai perduto.

L'adulto-guida, il genitore, il Maestro di vita dovrebbero indicare la strada, illustrarla per quello che è, dimostrare come è stata percorsa, avvertire delle insidie e poi aprirla al “figlio”. Oggi il figlio ad un certo punto quella fatidica porta della sua strada la apre da solo, magari dopo avere rubato le chiavi lasciate da qualche parte da adulti smemorati e troppo impicciati nel frullio di giorni impazziti. Figli e padri, allievi e maestri sembrano confondersi sempre di più in ruoli indefiniti e fumosi. Il rischio, come qualche anno fa avvertiva Giulio Cesare Giacobbe, è che la maggioranza della nostra società sia contraddistinta da adulti-bambini che si agitano tra capricci, piccole e sadiche vendette, terrore dell'abbandono. E se sono tutti bambini, chi potrà mai loro indicar la strada o trasmettere la Via della crescita e dell'evoluzione?

Gianluca Cimini

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Thu, 3 May 2018 18:28:53 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/561/1/i-genitori-della-nuova-generazione gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Privatizzazioni http://www.gianlucacimini.it/mc/560/1/privatizzazioni

Sei miliardi. Questo il ricavo degli ultimi anni delle politiche di privatizzazione in Italia. Enel, Poste, Enav, Grandi Stazioni e Rai Way hanno generato un buon ricavo allo Stato ma forse era lecito attendersi una spinta ulteriore visto l'atavico ritardo italiano nel mettere a punto questo tipo di processi.

Tra le cessioni di rilievo il 5,7 % di Enel che ha fruttato 2,1 miliardi, altri 3 sono arrivati dalla vendita del 35,3% di Poste, 833 milioni sono giunti invece dal 46,6% di Enav. Quasi un milione è stato fruttato da Grandi Stazioni e 300 milioni da Ray Way. Tra queste operazioni indubbiamente la grande occasione mancata è stata quella di Poste, probabilmente per le consuete manovre politiche all'interno della maggioranza che alla fine hanno impedito allo Stato di scendere al 30% di partecipazione. Oggi invece controlla ancora il 64,2% di Poste e la palla passerà per l'ennesima volta al nuovo governo. La seconda tranche di Poste potrebbe portare nelle casse italiane fino a 6 miliardi. Senza andare troppo lontano non sarà per niente facile, chiunque si ritrovi al governo, gestire la possibile privatizzazione della Cassa depositi e prestiti che detiene un patrimonio di circa 20 miliardi riferibile alle partecipate del ministero del Tesoro e che rappresenta il risparmio postale degli italiani. 

In questi anni è stata utilizzata di fatto per privatizzare altre partecipazioni statali. Tra le ipotesi c'era quella di far scendere la partecipazione del Tesoro dall'80% al 65%, fruttando così circa 5 miliardi. Senza dimenticare la vicenda Monte dei Paschi di Siena della quale il ministero del Tesoro detiene il 68,25% dopo il salvataggio che ha riportato una banca in mano pubblica in controtendenza rispetto alle varie cessioni operate negli anni '90. Di solito si tende comunque a sovrastimare le entrate dalle dismissioni. Si era recentemente calcolato ad esempio che tra il 2017 ed il 2020 gli incassi da privatizzazioni avrebbero ridotto il debito pubblico dello 0,3% del Pil per circa 20 miliardi di euro. Poi la realtà si rivela ben diversa: il 2016 si è ad esempio chiuso con un quinto di introiti di quello che era stato preventivato.

Comunque sia la stagione delle privatizzazioni non è andata malissimo visto che in 25 anni sono stati incassati 168,5 miliardi di euro. Secondo i dati inseriti nella relazione del Mef al Parlamento, l'ha fatta da padrone il ministero dell'Economia che tra il 2004 ed il 2016 ha portato a termine 60 operazioni di dismissione che hanno fruttato oltre 110 miliardi di euro. Oltre 58 miliardi sono stati incassati dalle operazioni di Iri-Fintecna tra il 1992 ed il 2012. Il top si è raggiunto nel 1997 con 19,2 miliardi di introiti derivanti dalle cessioni del 29,18% di Telecom e del 18,2% di Eni. Da ricordare anche la cessione del 100% di Mediocredito. Chissà se il prossimo governo riuscirà a mettere sul mercato il gruppo Ferrovie, la Rai (di cui tanto si parla anche in questa campagna elettorale) e le residue partecipazioni Enel o Eni.

Gianluca Cimini

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Sun, 11 Feb 2018 09:36:25 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/560/1/privatizzazioni gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Politica manageriale di una società farmaceutica http://www.gianlucacimini.it/mc/559/1/politica-manageriale-di-una-societa-farmaceutica

Quali tipo di politica manageriale serve per ottenere il successo di una società che opera nella farmaceutica? Si tratta di un settore in cui la componente Ricerca e Sviluppo riveste una funzione primaria. Sia per non sbagliare i corposi investimenti che necessariamente vanno indirizzati in quello che rappresenta il futuro dell'azienda con i nuovi prodotti che verranno realizzati. Una parte consistente dei ricavi infatti finisce proprio nella componente R&D. La prospettiva di successo o di sopravvivenza nel lungo periodo sta dunque tutta nella capacità della società di saper ricavare il massimo dagli investimenti in ricerca. La difficoltà risiede proprio in questa fase perché spesso capita che la spesa finisca fuori controllo con tutte le conseguenze del caso. E qui sta la bravura dei manager, nel saper attuare le giuste metodologie per fare in modo che questo non accada. I manager della farmaceutica tra le altre cose secondo il “Rapporto retribuzioni Italia” elaborato da OD&M Consulting, sono tra i più pagati in Italia (61.600 euro +5% sulla media). Il mercato è diventato ancora più difficile non solo per una concorrenza sempre più agguerrita soprattutto nel campo dei farmaci generici ma anche perché nel settore farmaceutico il punto di equilibrio di ogni prodotto si è inesorabilmente spostato in avanti a causa della maggiore complessità del percorso che porta ad ottenere le autorizzazioni governative. Ed allo stesso tempo la vita di un prodotto dura sempre di meno, anche per la scadenza dei brevetti.

Dunque il margine di profitto si è fatto molto più sottile rispetto ai tempi d'oro del passato ed anche lo scenario futuro non sembra prospettare grandi crescite. Sbagliare quindi un prodotto significa mettere a repentaglio non solo la vita stessa dell'azienda ma anche il capitale di azionisti ed investitori. Oggi però stiamo assistendo ad un processo di Ricerca e Sviluppo piuttosto lento e farraginoso in cui i costi schizzano in alto, la pianificazione spesso non sembra essere all'altezza ed il ritardo nella commercializzazione dei prodotti rischia di essere una pesante zavorra di partenza. E le responsabilità possono essere individuate indubbiamente in scelte errate di management, spesso affidate non a veri esperti di business ma a personale accademico. C'è poi da considerare il travolgente ingresso delle aziende biotecnologiche diventate ormai fornitrici di servizi e prodotti per la farmaceutica. Una collaborazione ed una competizione allo stesso tempo.  Si tratta di aziende il cui focus è mirato proprio alla Ricerca e Sviluppo e questo ha comportato per tutte le aziende ulteriori grandi investimenti in piattaforme e tecnologie con tutti i rischi del caso. Ecco dunque come sia diventato davvero fondamentale in questo settore poter avvalersi di professionisti e manager con una visione futuristica del settore e con le necessarie competenze di business per una ottimale gestione dei progetti. Altrimenti il rischio può essere quello di essere spazzati via dal mercato.

Gianluca Cimini

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Thu, 1 Feb 2018 19:01:27 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/559/1/politica-manageriale-di-una-societa-farmaceutica gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
CES 2018, da Las Vegas uno sguardo al futuro che verrà http://www.gianlucacimini.it/mc/558/1/ces-2018-da-las-vegas-uno-sguardo-al-futuro-che-verra

Si è conclusa da qualche giorno la più grande fiera al mondo dedicata alla tecnologia, il CES 2018 dove, tra oltre 8.000 metri quadrati di fiera, con la presentazione di più di 20.000 nuovi prodotti, si è aperto uno sguardo sul futuro che verrà. Basta un numero aggiuntivo per descrivere la vastità di questo evento: 3.900 espositori e 900 start up, una vastità incredibili di spazi espositivi ufficiali a cui si aggiungono le suite degli alberghi di Las Vegas e un pubblico di distributori, compratori oltre che di giornalisti che cresce ogni anni facendo lievitare i prezzi degli alberghi come mai in altri periodi dell’anno. La fiera organizzata dalla Consumer Technology Association (CTA) ha ospitato, infatti, differenti aziende provenienti da circa 150 paesi, incluse le maggiori imprese societarie incluse nella lista di “Fortune 500”, ossia le 500 maggiori aziende mondiali sulla base del loro fatturato selezionate dalla rivista internazionale “Fortune”. Produttori, rivenditori, acquirenti, fornitori, finanziatori, ingegneri, funzionari governativi, installatori, direttori pubblicitari, analisti finanziari e media, tutti erano presenti a Las Vegas dal 9 al 12 gennaio. L’importanza del CES trascende però tutti questi numeri: in tre giorni l’evento prova a dare risposta alle attuali sfide mondiali gettando le basi per i nuovi sviluppi dell’industria tecnologica mondiale.

Produttori, promotori e fornitori si riuniscono a CES non solo per mostrare il cambio di rotta tecnologico che interessa il mercato globale, ma anche per stabilire importanti rapporti d’affari con nuove realtà aziendali. Mentre lo scorso anno l’interesse dei media sembrava convergere verso la robotica “casalinga” con simpatici aggeggi vagamente antropomorfi che, al di là delle presentazioni, abbiamo visto in pochissime implementazioni commerciali, quest’anno parole chiave come Intelligenza Artificiale, Realtà Aumentata, Robotica diffusa, controllo della casa con interfacce vocali, sono i termini che più di altri sono riecheggiati tra i padiglioni della fiera. Il CES è il luogo di ritrovo a livello mondiale per le tecnologie consumer, terreno di prova per le innovazioni di prossima generazione che qui vengono presentate al mercato. Il 2018 si preannuncia, probabilmente, come un anno di transizione per i gadget tecnologici e sarà quindi dominato da prodotti e filoni hitech già presenti sul mercato. Insomma Poche idee rivoluzionarie, ma tante innovazioni che ci potrebbero cambiare la vita.

La smart home ha dominato la scorsa edizione del CES e non mostra segni di rallentamento. Gli hub connessi come “Amazon Echo” e “Google home” hanno contribuito ad allargare le potenzialità di questo mercato e per questo era prevedibile la presenza di nuovi prodotti da parte di grossi player come August, Canary, Ring e Kwikset dal momento che nel 2017 tali tecnologie erano state aperte a terze parti. Finora Amazon e Google hanno venduto negli Stati Uniti rispettivamente 20 e 7 milioni di speaker con i loro assistenti virtuali ed il trend è destinato a salire. Tra robotica e motori poi il futuro è segnato, con auto più elettriche, più autonome e più sicure e con innovativi e grandissimi display LED installati su display straordinari al posto del cruscotto. Mai visti poi così tanti e diversi robot tutti insieme: dal giocattolo ballerino al rover subacqueo, passando da moto smart in grado di raggiungere il proprietario autonomamente a bassa velocità. Chiaro è ormai che elettronica e meccanica insieme possano permettere di realizzare qualsiasi idea, quello che deve ancora migliorare è il software, per far uscire i robot dall'utilizzo nei compiti ripetitivi e farli diventare strumenti di vita quotidiana: sarà importante vedere a riguardo come l’educazione e la scuola abbraccerà queste innovazioni, dal momento che il futuro, anche del lavoro e dei nostri giovani passerà per queste materie. Altro punto focale della fiera è stato quello della realtà virtuale ed aumentata, un mondo di cui si parla da anni ormai ma che ancora fatica ad entrare veramente nel mondo consumer a causa di prezzi che, pur se calati negli ultimi anni, tendono ancora ad essere troppo alti. Ma è innegabile che una volta provati certi prodotti, grazie alla loro sensazione di immersione, riescano a rapire completamente l’utilizzatore e ve lo posso assicurare: è un settore in grande fermento che ci darà grandi soddisfazioni.

Cosa ci ha insegnato questa fiera è però che l'innovazione vera viene creata dalle piccole aziende, nate con un'idea e cresciute grazie a tanta forza di volontà, fino ad arrivare a conquistare un posto al sole. Il padiglione dedicato a queste realtà innovative è grande, ma soprattutto denso: dalle applicazioni software più dure, ai prodotti più strampalati, passando per iniziative sociali, prodotti utili e veri colpi di genio che vogliono conquistare il mondo della tecnologia puntando su una vera spinta innovativa, a volte di nicchia ma che potrebbero risolvere esigenze concrete come “Catspad” una cuccia smart per gatti che dialoga direttamente con l’app del padrone e con il micro-sensore del gatto per fornire cibo al momento giusto secondo le particolari diete personalizzate del o dei gatti di casa; oppure “Caveasy” soluzione 2.0 per chi ama il vino e vuole archiviare semplicemente la propria cantina inquadrandone l’etichetta con lo smartphone e posizionandola sul particolare contenitore smart che è in grado di accendersi nella posizione corretta quando si sta cercando un determinato vino nel nostro database virtuale; o ancora “Chillpad” un copri-materasso che promette di evitare inutili liti di coppia dal momento che permette di climatizzare il proprio letto con temperature differenti; o come “Zeeq” il cuscino che si presenta come l’arma definitiva contro l’odioso russare dal momento che i microfoni integrati rilevando un rumore sopra una certa soglia attivano una leggera vibrazione che inviterà il russatore a cambiare posizione. Particolare il caso di Carol Staningern una startupper americana che ha creato “SaveOurLovedOnes” per evitare che nel mondo succedano ancora tragedie a causa di genitori che dimenticano i propri bambini in macchina (42 vittime di questo tipo in America e 742 nel mondo dal 1998) attraverso un dispositivo che si attiva alla chiusura della macchina, monitorando gli spostamenti d’aria e dando l’allarme con un SOS in caso di presenza di esseri viventi nell’abitacolo. L’imprenditrice in questione ha 83 anni, come per dire che l’innovazione non ha età quando si desidera impegnarsi in un progetto considerato valido. Di sicuro, si sta producendo molta più innovazione in questo padiglione che non in tutte le grandi aziende del pianeta e l’Italia non è stata da meno questa volta con uno stand con quasi 40 start-up, organizzate in tempi brevissimi ma capaci di mostrare al mondo che il nostro Paese non è solo food e moda, a partire dall’italianissimo “Arduino” che ha saputo rendere più “democratico” lo sviluppo mondiale di hardware e software.

Gianluca Cimini

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Fri, 19 Jan 2018 17:24:13 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/558/1/ces-2018-da-las-vegas-uno-sguardo-al-futuro-che-verra gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Meltdown e Spectre, nuovi bug affliggono il 90% dei dispositivi informatici http://www.gianlucacimini.it/mc/557/1/meltdown-e-spectre-nuovi-bug-affliggono-il-90-dei-dispositivi-informatici

Nuove vulnerabilità, con nomi che rievocano i tempi della guerra fredda, stanno scuotendo l’industria informatica e gli utenti: “Meltdown e Spectre” interessano infatti quasi tutti i dispositivi costruiti negli ultimi 20 anni, da pc e smartphone a console di videogame, auto e dispositivi cloud. Numeri alla mano, la portata di questa vulnerabilità interessa più del 90% dei dispositivi informatici di tutto il mondo (per ora, a quanto pare, rimangono fuori i device dell'IoT come videocamere e termostati intelligenti). Il bug in questione è stato trovato da un gruppo di ricercatori indipendenti (un team di Google e dei ricercatori del Politecnico di Graz e degli atenei della Pennsylvania e del Maryland) più di un anno fa e sarebbe dovuto essere reso pubblico solo il 9 gennaio in concomitanza con la pubblicazione degli aggiornamenti di sicurezza delle aziende interessate. E così un errore di progettazione nella gestione della memoria virtuale fa sì che sia possibile accedere all'area di memoria dedicata al kernel, di fatto aprendo le porte ad attacchi che permettono di leggere dati di ogni tipo in memoria.

Meltdown è il più grave dei bug: gli effetti più nefasti della vulnerabilità sono stati individuati sulle microarchitetture x86 dei chip Intel, ovvero su quelli capaci di eseguire le istruzioni software in maniera non sequenziale (“out-of-order”); Spectre, che ha due varianti, coinvolge invece sia Intel sia Arm e Amd. Entrambi sfruttano tecniche di ottimizzazione originariamente pensate per aumentarne le performance dei dispositivi (in gergo "esecuzione speculativa”). Il funzionamento di tale sistema per migliorare le prestazioni di molte CPU si basa sull’esecuzione di istruzioni in modo speculativo, sulla base di ipotesi verosimili. “Durante l'esecuzione speculativa, il processore verifica queste ipotesi; se sono valide, l'esecuzione continua. Se non lo sono, l'esecuzione viene bloccata e può essere avviato il corretto percorso di esecuzione in base alle condizioni effettive. È possibile che questa esecuzione speculativa abbia effetti collaterali che non vengono ripristinati quando la CPU fa ipotesi errate e ciò può portare alla divulgazione di informazioni”. Nello stesso comunicato ufficiale Google ha spiegato così che dei malintenzionati potrebbero sfruttare la "speculative execution” per leggere la memoria di sistema, che di base dovrebbe rimanere inaccessibile, per esempio, un soggetto non autorizzato potrebbe leggere dati sensibili nella memoria di sistema come password, chiavi crittografiche o informazioni sensibili nei software aperti. Ed i test svolti attraverso una “virtual machine” hanno confermato come sia possibile effettivamente accedere alla memoria fisica del sistema e, di conseguenza, ottenere accesso in lettura alla memoria di una macchina virtuale differente sullo stesso computer.

Come prevedibile, Meltdown e Spectre coinvolgono un gran numero di aziende, produttori OEM, software, sistemi operativi e piattaforme di computing, e non è un caso che le tre falle abbiano velocemente fatto il giro di Internet riversandosi infine sui media generalisti con i soliti toni allarmistici in stile "Millennium bug". Non esiste al momento un fix che possa risolvere insieme i tre bug individuati dagli esperti ma ognuno richiede una protezione indipendente. Windows e Apple intanto hanno già rilasciato i propri aggiornamenti di sicurezza in questi giorni, il consiglio per gli utenti è quindi sempre quello di tenersi informarti ed aggiornati, a breve anche il kernel di Linux e i sistemi operativi più anziani riceveranno i correttivi necessari. Purtroppo sembra che gli aggiornamenti del firmware e le patch del software potrebbero causare il rallentamento di alcuni processori più vecchi, un problema per ora non aggirabile e legato secondo Intel esclusivamente al “carico di lavoro” aggiuntivo richiesto. Le prime stime parlavano di un impatto compreso tra il 5% e il 30%, ma i primi benchmark seguiti alle patch Microsoft per Windows hanno confermato che l'utenza consumer non ha praticamente nulla da temere, più complesso rimane il discorso invece per il settore enterprise e cloud che vede più operazioni divise tra molti hardware diversi. Un capitolo a parte merita la discussione sull'impatto che questa faccenda potrà avere in ambito Bitcoin e Blockchain, due mondi che hanno bisogno di una importante mole di potenza di calcolo. Per neutralizzare i bug, infatti, potrebbe essere necessario ridurre la potenza di calcolo delle CPU legata al depotenziamento dei processori post-patch da parte dei produttori. Intanto negli Stati Uniti c’è già qualcuno che non ha perso tempo e ha colto l'opportunità per depositare cause, che potrebbero divenire class action, contro Intel, lamentando il fatto di aver acquistato i prodotti Intel negli ultimi mesi senza essere informati del problema, malgrado l'azienda ne fosse a conoscenza (dal giugno scorso).

Meltdown e Spectre sono inesorabilmente destinati a far parlare di se per molto tempo ancora, soprattutto nel secondo caso visto che le vulnerabilità 1 (CVE-2017-5753) e 2 (CVE-2017-5715) sono più difficili da eliminare con un aggiornamento software. L'unica vera soluzione a questo problema sarà un cambiamento nelle architetture, ma il fatto che non sia realmente possibile eliminare del tutto il rischio lascia miliardi di dispositivi potenzialmente a rischio. L'aspetto positivo, così per così dire, di Spectre è che sembra attualmente essere molto difficile da sfruttare. Non sembra possibile, stando alle conoscenze attuali, portare avanti attacchi su larga scala che minino la sicurezza dei nostri sistemi alle fondamenta, e l'eventualità di essere colpiti in quanto singoli utenti appare ora ridotta. Intanto è stato creato un sito "FAQ" chiamato Meltdown and Spectre, raggiungibile sia da meltdownattack.com che da spectreattack.com in cui si possono apprendere ulteriori informazioni. Si legge ad esempio che sebbene teoricamente un antivirus possa rilevare e bloccare l'attacco, è improbabile in quanto difficile da riconoscere rispetto al normale funzionamento delle applicazioni.

Gianluca Cimini

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Wed, 10 Jan 2018 17:10:44 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/557/1/meltdown-e-spectre-nuovi-bug-affliggono-il-90-dei-dispositivi-informatici gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Web tracker e password: il più grande database di account rubati è online http://www.gianlucacimini.it/mc/556/1/web-tracker-e-password-il-piu-grande-database-di-account-rubati-e-online

Un miliardo e 400 milioni di voci perfettamente organizzate, tra account, mail e password rubate. Un database immenso offerto, anche in forma gratuita, a tutti i frequentatori del deep web, ossia quella parte di Web “sommersa in cui vengono svolte tantissime attività, da quelle più discutibili e illegali (come la vendita di documenti falsi) ad altre molto più “tranquille”. Sostanzialmente parliamo di siti che non si trovano facendo delle normali ricerche su un motore di ricerca, come Google, e che possono essere visitati solo sfruttando una rete di anonimizzazione chiamata TOR (acronimo di The Onion Router) ossia un sistema di anonimizzazione gratuito che permette di nascondere il proprio indirizzo IP e la propria identità in Rete “rimbalzando” la connessione fra vari computer sparsi in tutto il mondo. Un archivio di dati trafugati immenso che può essere potenzialmente pericoloso: l’ultimo aggiornamento risalente a novembre 2017, per esempio, tra i tanti nuovi dati messi online offrirebbe anche gli indirizzi della Rai, di alcuni quotidiani, della Sapienza di Roma, della Difesa, di banche, ministeri e pubbliche amministrazioni, oltre quelli legati a privati, istituzioni e imprese di tutto il mondo. Un database che include un pò di tutto quindi, tra password vecchie e nuove ci sono infatti anche account ormai inutilizzati ma utilizzabili per ricostruire storici di password. Quale sia lo scopo di tale raccolta è per lo più sconosciuto poiché al massimo vengono richiesti Bitcoin in donazione e non pagamenti per un archivio che è gratuito (e che da poco è diventato accessibile anche fuori dal deep web tramite un link Torrent pubblicato su Reddit). Un valore nullo quindi nell’ecosistema criminale informatico ma che può però portar a riflettere nuovamente sull’importanza della sicurezza sul web.

Ma come si può trafugare un account e una password ad un ignaro utente? Di solito gli hacker amano usare le vulnerabilità di quei sistemi di compilazione automatica delle credenziali integrati in browser e sistemi operativi. A volte si scopre però che anche “autorevoli” società di marketing e di analytics sfruttano mezzi simili come è stato scoperto grazie a script all’interno delle pagine Web da parte di Adthink (audienceinsights.net) e OnAudience (behavioralengine.com). Quei dati che sarebbero dovuti essere anonimi vengono ottenuti dalle due aziende citate attraverso un “trucchetto” che prevede l’inserimento di un campo di registrazione nascosto, non nella pagina iniziale che richiede il login ma in una qualsiasi pagina successiva, che si attiva in maniera autonoma quando il sistema di compilazione automatica lo riconosce come un reale login e fornisce così l’username, che spesso corrisponde all’email, del visitatore. Tali indirizzi recuperati verrebbero poi mandati insieme ad altri informazioni di ogni tipo (da quelle di carattere economico-finanziario a quelle personali) al server dell’azienda per creare profili più precisi sull’account trafugato. Informazioni più specifiche sugli utenti, infatti, corrispondono a compensi maggiori da parte dei vari clienti.

Come proteggersi da questo tipo di profilazione? Gli esperti consigliano di utilizzare un ad-blocker o, in alternativa, disattivare i sistemi di compilazione automatica integrati nei browser, sostituendoli magari con un password manager che richieda la master password ogni volta che si accede a un sito che richiede il login. Tutto sta nello scegliere a riguardo una password adeguata al suo ruolo, capace di non aprire la strada facilmente ad hacker e pirati informatici perché, nonostante i tanti consigli ed avvertimenti dati sul tema in questi anni sembra impossibile ma la password ancora più usata al mondo è: “123456”. Un dato sconsolante che arriva da una ricerca di “SplashData” sull’analisi di circa 5.000.000 credenziali rubate dai pirati informatici e pubblicate su Internet. In questa particolare classifica oltre al classico primo posto di “123456” seguono password come “welcome”, “hello” e, naturalmente “password”. La maggior parte degli utenti continua quindi ad usare password assolutamente prevedibili, nonostante i tanti corsi di formazione, i software che indicano la robustezza delle password e le continue notizie legate alle violazioni di account provocate proprio dalla sciatteria nella scelta delle parole di accesso.

Magra consolazione per tutti noi utenti è che spesso anche degli hacker sbadati possano sbagliare, come nel caso del gruppo Cobalt, famoso per aver colpito numerosi istituti finanziari dal 2016 ad oggi. Il gruppo sfruttando una vulnerabilità di Office particolarmente insidiosa (in grado di avviare automaticamente software malevolo all’apertura di un semplice documento Word con estensione .RTF) da inizio dicembre ha iniziato una campagna molto massiccia di distribuzione del suo malware. Ma anche i “professionisti” sbagliano e in una delle email di phishing inviata il 21 novembre alle potenziali vittime hanno inserito gli indirizzi dei destinatari nel campo “A:” e non in quello “Ccn:” (Copia conoscenza nascosta) che viene utilizzato di solito per impedire che il destinatario si accorga che l’email è stata inviata anche a qualcun altro. E quindi un errore da principianti, forse a causa della fretta o di una semplice distrazione, ha permesso ai ricercatori delle società di sicurezza di risalire agli obiettivi degli attacchi (per la precisione circa 1880 indirizzi di posta elettronica che fanno riferimento a un gran numero di banche del Kazakistan, ma anche di altri paesi tra cui Stati Uniti, Olanda, Austria, Russia, Kuwait e Italia) e prendere le opportune contromisure. Ma non sempre si è così fortunati, la prima forma di difesa sul web rimane quindi sempre la stessa: noi stessi. 

Gianluca Cimini

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Wed, 3 Jan 2018 16:56:20 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/556/1/web-tracker-e-password-il-piu-grande-database-di-account-rubati-e-online gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Hacker natalizi: dalle smart tv di casa a lontane petroliere nel Mar Adriatico http://www.gianlucacimini.it/mc/555/1/hacker-natalizi-dalle-smart-tv-di-casa-a-lontane-petroliere-nel-mar-adriatico

Con l’arrivo delle festività di solito si impennano gli acquisti, gli introiti e quindi anche chi aspira a guadagnare di più da questo periodo, purtroppo, anche attraverso metodi illegali e poco etici. L’aumento delle attività cyber criminali è stato, secondo i dati registrati da Clusit - Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, del 13% nel primo semestre 2107 rispetto all’ultimo semestre 2016, il periodo delle feste natalizie deve quindi portare con se anche una maggiore attenzione e consapevolezza per l’impennata di tentatevi di frode e di attacchi informatici realizzati via Internet. Il consiglio è qui quello di fare attenzione alle tante app a tema natalizio che imperversano nei vai store virtuali, alle cartoline elettroniche e ai messaggi via social, alle offerte troppo convenienti su viaggi e shopping. “Oggi esistono gruppi criminali che realizzano campagne mirate alle piattaforme 'mobile', ai social network, alle piattaforme di messaging, ai pc e perfino a dispositivi connessi come le smart tv. E queste campagne sono mirate per sesso, area geografica, fascia di età, poiché il cyber crime sfrutta diversi meccanismi di attacco per colpire ragazzi, adulti, anziani, uomini e donne” afferma Andrea Zapparoli Manzoni, esperto di sicurezza e membro del Clusit. Due ulteriori e semplici consigli: non usare, possibilmente, rete wi-fi aperte come quelle messe a disposizione nei luoghi pubblici per effettuare pagamenti online dal momento che le nostre comunicazioni potrebbero essere intercettate; un’accortezza fondamentale è quella di modificare le password predefinite dei nostri dispositivi con parole chiavi lunghe e difficili da individuare, infine il consiglio è di non usare mai la stessa password per più account, poiché le campagne di phising sono sempre più evolute e trovarsi hackerata una password potrebbe voler dire perdere non solo l’accesso e la compromissione di un unico sito ma ancora più dati sensibili.

L’accortezza di utilizzare password articolate non deve essere sottovalutata, ne sa qualcosa una nave in navigazione nel Mar Adriatico che proprio qualche giorno fa è stata facilmente hackerata da Gianni Cuozzo, Amministratore delegato di Aspisec ed esperto consulente in tema di cyber risk. Dieci minuti, un semplice PC portatile ed una normale connessione internet, questo il necessario per prendere il controllo dell’ignara petroliera. Per fortuna il “test” è stato svolto all’interno del convegno “Le rotte digitali del trasporto – IoT e big data: opportunità e rischi della digital transformation” organizzato a Genova dal quotidiano locale Il Secolo XIX, e non da un gruppo di hacker malintenzionati, i risultati sarebbero potuti essere in quel caso ben più disastrosi. Il test, svolto puramente per uno scopo “didattico”, si è verificato in pochi minuti, e non in ore come qualcuno potrebbe pensare, scegliendo casualmente una nave in navigazione all’interno del Mar Adriatico: una volta trovate le caratteristiche del suo sistema informatico tramite due portali open-source facilmente accessibili a tutti, il tester ha individuato che la porta del sistema relativa al protocollo AIS (funzionante per geo-localizzare la nave a livello satellitare) fosse sprovvista di opportuno firewall configurato. Come se un varco della nave collegato alla sala di controllo fosse stato lasciato libero ed accessibile a tutti, da passeggeri a malintenzionati invitati a “saltare a bordo”. L’ultimo baluardo di difesa per la conquista della nave, senza una dovuta porta d’entrata presidiata, è stato infine quello offerto dalla password di accesso. Considerando che circa il 70% dei dispositivi elettronici esistenti al mondo è protetto dalle password impostate di default dal produttore, che sono quasi sempre le stesse… al primo tentativo, utilizzando un semplice “1234” come password, il controllo della nave è stato raggiunto. Da questo momento tutte le attività di bordo, senza che nessuno potesse accorgersene, sarebbero sotto il controllo dell’hacker di turno. Una falla così grande, nata dalla scarsa consapevolezza di chi doveva occuparsi della sicurezza della nave, avrebbe potuto trasformare una petroliera in una possibile “arma” utilizzabile a piacimento per ogni scopo. Molto spesso infatti gli hacker si appoggiano a quelli che sono gli errori umani, alle dimenticanze, alla scarsa conoscenza dei pericoli insiti nelle tecnologie informatiche e, sempre molto spesso, sarebbe comunque facile per tutti noi riuscire ad “arginare” eventuale falle del sistema, basterebbe, come in questo caso, prestare più attenzione alle cose che facciamo o che non facciamo su internet ed in generale nell’utilizzo dei nostri computer.

Il caso qui raccontato per fortuna è stato solo un test svolto a scopo didattico, altre volte i danni potrebbero essere ben più salati: basti pensare a quello successo alla compagnia danese Maersk Line, prima al mondo nel trasporto di container, qualche mese fa che, a causa di un attacco informatico ha subito perdite per quasi 300 milioni di dollari in un solo trimestre. Qui c’è stato un importante danno economico, ma trasformare una nave oggi, o le macchine a guida autonoma domani, in possibili armi contro i cittadini è un rischio grande che deve essere preventivato e scongiurato. Nel maggio 2016 a Stoccolma lo stesso esperto di cyber-security aveva dimostrato davanti a diversi ufficiali NATO come fosse possibile penetrare nel database di comando e controllo dell'aeroporto e crearsi un badge con tutte le credenziali d'accesso alle varie aree senza far scattare alcun allarme, partendo semplicemente da un errore firmware presente nelle telecamere IP del terminal partenze dell'aeroporto, accessibile da tutti. Ad oggi la consapevolezza dei produttori di hardware e delle aziende che li utilizzano sta migliorando e “prove simili” risultano agli occhi di tutti molto più efficaci di 1000 slide o parole sul tema. Quando si parla di aziende sarebbe fondamentale quindi dotarsi di personale specializzato in grado di coordinare la sicurezza informatica e soprattutto di valutare se e quanto i sistemi di protezione acquistati dai fornitori sino effettivamente adatti alle proprie esigenze e realmente efficaci.

In un mondo sempre più connesso, ogni oggetto diventa Internet of Things, anche una nave. Il problema è che i produttori spesso non si curano della sicurezza, ritenendola una spesa inutile. E così, spesso, tanto i dispositivi quanto - adesso lo sappiamo - le navi, non hanno alcuna contromisura verso i malintenzionati, tanto da usare semplicissime password di default come 1234. Pazzesco ma, ahimè, non così strano.

Gianluca Cimini

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Tue, 26 Dec 2017 11:24:46 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/555/1/hacker-natalizi-dalle-smart-tv-di-casa-a-lontane-petroliere-nel-mar-adriatico gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Bitcoin: cripto-valuta dei record o semplice bolla pronta ad esplodere? http://www.gianlucacimini.it/mc/554/1/bitcoin-cripto-valuta-dei-record-o-semplice-bolla-pronta-ad-esplodere

Seguendo il trend del momento in provincia di Trento ha aperto da qualche settimana un particolare negozio dove entrando con degli euro si può uscire con dei Bitcoin. Una specie di “bancomat all’incontrario” che apre i curiosi verso un fenomeno affascinante, quanto complesso e per certi versi rischioso. L’unica certezza di questa particolare cripto-valuta è la quantità di record che ha stabilito dalla sua nascita con un valore che tende a crescere senza sosta. Basti pensare che all’inizio del 2017 il cambio bitcoin contro dollaro era di 966 dollari, in meno di 12 mesi il valore della cripto-valuta è letteralmente esploso. A marzo 2017 infatti, corrispondente all’avvio della blockchain in euro, il bitcoin valeva 995 euro, il rendimento è in seguito salito del 1.130% fino a superare pochi giorni fa quota 19mila su “coinbase” (una delle piattaforme su cui si concentra un terzo circa dei volumi di scambi di bitcoin). Forte di questa crescita sicuramente hanno influito le decisioni del chicago mercantile exchange e il chicago board options exchange, due dei principali mercati mondiali regolamentati dei derivati, di lanciare i contratti futures” sul bitcoin. Per il Bitcoin questo vale, a mio avviso, come uno sbarco ufficiale nella vetrina della finanza di serie A. Regolamentando la negoziazione di una nuova classe di attività finanziarie e assicurandone, in virtù della concentrazione degli scambi, la liquidità, il valore del bitcoin ha così toccato un nuovo record mondiale. Ma cos’è e perché c’è così tanta fiducia in questa, ancora misteriosa per molti, cripto-valuta virtuale?

Riassumendo il Bitcoin è, tecnicamente, una valuta regolata da algoritmi matematici. Funziona sul principio della comunicazione peer-to-peer in cui ogni utente è un nodo attraverso cui transitano comunicazioni e file, senza alcun organo di controllo o intermediazione come una banca centrale. Il cuore di tutto è una blockchain cioè, come ne ho già discusso in passato, una sorta di registro che tiene conto di tutte le transazioni effettuate in Bitcoin. Il valore della cripto-valuta è definito solo attraverso un meccanismo di domanda e offerta: più cresce la domanda, più il prezzo sale. Si tratta di un sistema autogovernato, aperto alla partecipazione di chiunque, senza la possibilità che qualcuno ne prenda il controllo. Il “sistema di controllo” sta nel fatto che le transazioni devono avere l’approvazione di almeno il 50% dei partecipanti alla “catena di blocchi”. Quando una transazione in cima alla “catena” è approvata, si appone una sorta di firma digitale, ottenuta da complessi calcoli. A questi calcoli contribuiscono i miner, cioè utenti che mettono a disposizione i propri computer e dispositivi, tutti collegati tra loro in una maxi-rete che opera via Internet. In cambio delle risorse messe a disposizione, i “miner” ottengono una fettina dei Bitcoin che vengono rilasciati nel circuito a intervalli regolari. Al momento ne sarebbero prodotte circa 3.600 al giorno per un totale circolante intorno ai 17 milioni e una capitalizzazione di 300 miliardi di dollari. I bitcoin hanno però un tetto: il sistema è architettato per fare in modo che non possano esserne prodotti più di 21 milioni.

Tra Bolla o non Bolla, il parere degli esperti è ancora oggi contrastante: Bill Gates e Richard Branson lo definiscono migliore delle note monete reali, Eric Schmidt di Google è affascinato dal sistema crittografico che consente l’univocità delle transazioni, per il Nobel Robert Schiller ci troviamo di fronte davanti ad una narrazione fascinosa, tipica però dell’origine delle bolle speculative. Sicuro è difficile trovare forme d’investimento che nell’arco di otto anni hanno aumentato il loro valore del 222.222.222%, basti pensare che nel momento in cui venne lanciato, era il 2009, un Bitcoin valeva 0,0045 euro. La cripto-valuta inventata da Satoshi Nakato (nickname di un individuo di cui ancora non si conosce l’identità) nel 2008 ha così moltiplicato il suo valore a velocità esponenziale scrivendo una storia sicuramente irripetibile ed unica. Che succederà ora? Scoppierà la bolla? Impossibile dirlo ma rileggendo parte della Storia economica passata possiamo farci qualche idea in più di quello che ci aspetta. Credere con entusiasmo a una novità tecnologica a volte può annebbiare la vista, e per questo è opportuno ogni tanto fermarsi e cercare di essere realisti, dopotutto bolle più o meno grandi si sono susseguite nella Storia fino ai giorni nostri. Ad uno studio più approfondito notiamo, infatti, che il valore della valuta elettronica più famosa oscilla, ha oscillato in passato, e almeno in un periodo è diminuito in modo così forte e così a lungo da far pensare che potesse anche crollare e segnare la fine della sua esistenza. Nel febbraio 2014 Mt.Gox, la piattaforma di scambio più grande al mondo è crollata: bancarotta. Dopo il grave collasso il prezzo ha iniziato una discesa che lo ha portato, all'inizio del 2015, sotto i 220 dollari. Dopo di che la lenta risalita. Fino al rapido successo di oggi. Intanto il lancio dei futures sui bitcoin, cioè titoli che scommettono su un suo rialzo o su un suo ribasso della cripto-valuta, potrebbe ampliare la portata speculativa dell'investimento e la sua volatilità. I futures, in sintesi, consentono agli investitori di scommettere sull'andamento della moneta virtuale acquistandola oggi a un prezzo definito, ma entrandone in possesso in futuro, in una data prestabilita. In pratica con i futures si scommette sul rialzo o il ribasso di un determinato bene - da una materia prima a un servizio finanziario - con l'obiettivo di trarne un guadagno. La decisione di permettere lo scambio di futures basati sui bitcoin è stata presa dallo US Commodities and Futures Trading Commission, l’ente del governo statunitense che si occupa di regolare questo tipo strumenti finanziari. La notizia importante è che, per la prima volta, titoli relativi ai bitcoin verranno scambiati su un mercato ufficiale e regolato. La possibilità di scambiare futures sui bitcoin significa che sarà possibile scommettere sul loro valore nel prossimo futuro su un mercato regolamentato (la CBOE, appunto). Per molti un importante segnale di “sdoganamento” per i bitcoin, uno strumento che ancora molti considerano opaco, inutile o addirittura pericoloso.

Puntare sul Bitcoin è quindi di sicuro interessante, ma al contrario di quel che si possa pensare non è alla portata di tutti. O meglio, non prima di aver studiato bene come funziona e quali sono i molteplici fattori che ne influenzano il valore. Diventarne utilizzatore non è poi così complicato, basta scegliersi una “banca Bitcoin” di comprovata fama, acquistare (frazioni di) Bitcoin e spenderli nei servizi che sempre più supportano la cripto-moneta. Oppure far tutto da sé, dotandosi di un software di portafoglio virtuale (e-wallet) e acquistando Bitcoin in cambio di euro, dal miglior offerente (cercando di evitare possibili truffe). Discorso diverso per chi vuole invece investire in questa valuta. Per diventare “miner” per esempio non è sufficiente utilizzare un computer qualsiasi, pur dotato degli appositi strumenti software gratuiti, e spesso il rapporto tra denaro speso in bolletta e quello effettivamente guadagnato potrebbe non essere così favorevole. Servirebbe qui un piano d’investimento ben strutturato per puntare ad apposite macchine già progettate per avere un rapporto positivo e garantire un minimo di profitto nel “minare” cripto-valute.

Un bene rifugio, sicuro come l'oro e destinato a guadagnare valore nel tempo per i suoi sostenitori. Pura speculazione, una bolla destinata a scoppiare per tutti i detrattori. A rendere tutto ancora più complesso in questo contesto è la natura stessa dei bitcoin: una moneta che non ha valore intrinseco e che si è ormai trasformata in un bene quasi esclusivamente speculativo, caratterizzato da fortissime oscillazioni del prezzo. Ovviamente, ciò che si guadagna è proporzionale alle risorse investite.

Gianluca Cimini

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Tue, 19 Dec 2017 17:53:18 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/554/1/bitcoin-cripto-valuta-dei-record-o-semplice-bolla-pronta-ad-esplodere gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
AI: nuovo business per la rivoluzione del futuro (anche in Italia) http://www.gianlucacimini.it/mc/553/1/ai-nuovo-business-per-la-rivoluzione-del-futuro-anche-in-italia

Proviamo ad immaginare come poteva essere la vita di un comune cittadino italiano nel 1700: crisi energetica mondiale, comunicazione limitata al dialogo personale, trasporti alimentati tramite “paglia”. Tre secoli che hanno fatto la differenza, nonostante questo basta anche solo pensare a “soli” trent’anni fa per capire quanto velocemente la rivoluzione tecnologica si appresta a cambiare ancora di più le nostre vite. Impossible per noi definire cosa sarà il futuro, rimane la sicurezza però che arriverà presto. Il progredire umano che va sempre più in fretta è ciò che il futurista Ray Kurzweill ha chiamato Law of Accelerating Returns. Succede perché le società più avanzate possono progredire più in fretta rispetto a quelle meno avanzate, proprio perché sono più avanzate. Gli avanzamenti sono sempre più grandi e si verificano più velocemente: Kurzweill suggerisce che nel 2000 la velocità del progresso era cinque volte maggiore rispetto alla velocità media del 20esimo secolo. Per via della “Legge dei Ritorni Accelerati”, quindi si può immaginare che nel 21esimo secolo vedremo un progresso 1000 volte superiore a quello del 20esimo secolo. La rivoluzione AI, ormai intrapresa verso la super intelligenza, è iniziata.

Già ora usiamo l’AI tutti i giorni ma spesso non ce ne rendiamo conto. John McCarthy, che coniò il termine "Intelligenza Artificiale" nel 1956, diceva che "non appena funzionerà, nessuno la chiamerà più AI”. Inoltre con il termine AI indichiamo un concetto abbastanza vasto, le cui categorie principali sono però tre: l’Artificial Narrow Intelligence (ANI): indicata a volte come Weak AI (AI Debole), l'ANI è una AI specializzata in una sola area; l’Artificial General Intelligence (AGI): chiamata occasionalmente Strong AI (AI Forte), o AI di livello umano, l'intelligenza artificiale generale si riferisce a un computer che è generalmente intelligente quanto un essere umano ed infine la Superintelligenza Artificiale (ASI) identificata come "un intelletto di gran lunga superiore al migliore dei cervello umano praticamente in ogni campo, compresa la capacità scientifica, la saggezza generale e la abilità sociali. Allo stato attuale siamo ancora lontani da quest’ultimo livello mentre del primo abbiamo già la vita piena: sistemi integrati nell’automobile come ABS o guida autonoma; smartphone ed applicazioni che prevedono i nostri bisogni; la posta elettronica con il suo filtro antispam; traduttori linguistici e motori di ricerca online; solo per citarne alcuni rimanendo nel settore di quei prodotti destinati al mondo consumer. Ogni nuova innovazione nelle ANI aggiunge però, discretamente, un altro mattone alla strada verso la AGI e la ASI. Intanto però le AI narrow di cui disponiamo oggi, pur riuscendo a fare in genere solo una cosa, la fanno incredibilmente bene, e, spesso e volentieri, a livelli superumani. I sistemi di Deep Learning permettono di creare così sistemi intelligenti “vuoti” che, in un secondo momento, vanno addestrati dando loro in pasto grandi quantità di dati. Su questo concetto tante aziende in tutto il mondo stanno costruendo un nuovo tipo di prodotti.

Basti pensare a Google, da sempre impegnata in progetti futuristici, che ha affermato da poco di essere riuscita a generare altre intelligenze artificiali partendo da una AI originaria attraverso l’Apprendimento Approfondito, tutto avvenuto, quasi, senza l’intervento umano, ma con la sola attenzione e le cure di un amorevole madre quale è AutoML, l’originaria AI di Google.

Oltre ai tradizionali colossi del web comunque tante piccole realtà stanno sviluppando una propria proposta nel campo dell’Intelligenza Artificiale, a volte usando proprio gli strumenti messi a disposizione dai grandi del settore. Tutto questo non accade solamente nella ormai famosa Silicon Valley ma anche nella nostra Italia dove sono nate negli ultimi anni decine e decine di nuove società, ognuna con la propria identità, idea e progetto. La maggior parte di queste si appoggiano a “Chatbot, Computer Vision e Decision Making” per le loro proposte commerciali.

Nelle Chatbot i Sistemi artificiali si trovano ad interfacciarsi con le persone tramite chat testuale. L’AI deve quindi prima comprendere il linguaggio naturale utilizzato dai noi umani per poi elaborarlo e selezionare le risposte più pertinenti estrapolate da un database esistente e curato da umani, in futuro tali risposte probabilmente potranno essere generate in maniera automatica e naturale direttamente dall’AI (Siri, Cortana, Google Assistant sono alcuni dei più famosi esempi di questo tipo). Come l’italiana “Indigo” che ha l’obiettivo di migliorare la qualità del lavoro umano, scaricando gli operatori da mansioni rutinarie a bassa e bassissima qualificazione. Secondo un recente studio di ABI Research, Artificial intelligence in telecom networks, gli assistenti virtuali utilizzati dalle aziende di Tlc potrebbero garantire risparmi per oltre 1,2 miliardi di dollari nel 2022, e proprio per questo le telco investiranno 14 miliardi di dollari entro il 2022, con un tasso di crescita annuo superiore al 22%.

Tramite un opportuno addestramento inoltre i Computer possono imparare a capire il mondo reale, magari riuscendo a distinguere un gatto da un cane o un passeggino da una bicicletta. Capacità utile per sostituire un controllo umano con un, magari più attento, controllo elettronico (come nel caso delle automobili a guida autonoma, nei sistemi di sorveglianza o in quelli di sistema di produzione industriale). Come “ELIF” che propone servizi di analisi ed elaborazione mirati ai testi, ai video, ma anche alle votazioni in aule parlamentari, visualizzazione di dati multidimensionali e molto altro al fine di estrarre informazioni rilevanti da dati apparentemente caotici.

Infine la terza applicazione è quella legata alla presa di decisioni, conseguente alla raccolta ed elaborazione di informazioni varie, in maniera tale da arrivare ad una decisione che sia il miglior mix tra esperienza umana assimilata e analisi dei dati. Come il caso di “Tangra Mob” che vuole creare analisi  precise, supportate dall'AI, per offrire alle pubbliche amministrazioni l'occasione più unica che rara di fare investimenti a basso rischio sul tema delle Smart Cities, Machine Learning, Software Engineering and Internet of Things.

Piccole realtà, solo per citarne qualcuna nel panorama italiano, che, puntano tutto sull’innovazione e sulla personalizzazione di prodotti ritagliati sui bisogni del cliente, (cosa che a volte sfugge invece alle compagnie più grandi). Aziende che si differenziano per tante caratteristiche ma che condividono la stessa idea ossia che l’AI può cambiare il profitto di un’azienda o migliorare la vita del singolo e di ognuno di noi, anche in Italia. 

Gianluca Cimini

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Thu, 14 Dec 2017 19:56:53 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/553/1/ai-nuovo-business-per-la-rivoluzione-del-futuro-anche-in-italia gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Trasporto merci ad una svolta grazie a guida autonoma e motori elettrici http://www.gianlucacimini.it/mc/552/1/trasporto-merci-ad-una-svolta-grazie-a-guida-autonoma-e-motori-elettrici

Al Tokyo Motor Show è stato presentato al mondo “E-FUSO Vision ONE” prototipo del primo camion elettrico Daimler-Mitsubishi in grado di avere una capacità di carico di 11 tonnellate, un’autonomia di 350 km con un pieno, costi di gestione più che dimezzati rispetto alle pari versioni diesel e soprattutto zero emissioni. Il mondo del trasporto merci abbraccia così per la prima volta la rivoluzione del motore elettrico grazie a questo autocarro, presentato ad Ottobre come prototipo perfettamente funzionante, che riesce a battere sul tempo altri altisonanti ed innovativi costruttori come Tesla, Cummins, VW e Nikola che stanno lavorando da tempo su progetti simili. Ma nonostante sia stata battuta sul tempo, Tesla, l’innovativa compagnia automobilistica di Elon Musk, ha saputo destare l’attenzione del pubblico proprio qualche giorno fa grazie alla presentazione del “suo” primo tir elettrico, e il mondo del trasporto merci, sembra adesso davvero ad una svolta “verde”. Molti sono stati fino ad oggi gli esperti che hanno sollevato diverse problematiche legate alla costruzione di un camion elettrico di grandi dimensioni, per grandi carichi e lunga percorrenza: da una parte a causa dell’attuale tecnologia per le batterie che richiederebbe l’impiego di gran parte della capacità di carico per gli accumulatori, lasciando poco spazio per la merce; dall’altro per il limite legato al prezzo, presumibilmente, troppo elevato per un veicolo di questo tipo messo a confronto con un mezzo attuale con motore a combustione. Quello che però effettivamente è stato presentato poche ore dopo, il “Tesla Semi Truck”, promette di rivoluzionare davvero il mondo del trasporto su strada. Il primo camion Tesla è in studio ed in progettazione da anni, poche ore prima della presentazione ufficiale Musk aveva avvertito tramite Twitter i giornalisti con un prodotto in grado di sbalordirli nel profondo con una frase alquanto ironica e coraggiosa: Tesla Semi Truck unveil to be webcast live on Thursday at 8pm! This will blow your mind clear out of your skull and into an alternate dimension. Just need to find my portal gun …”

Musk ha presentato il suo Classe 8 (ossia quella per i trasporti pesanti sulle lunghe distanze) con termini enfatici, affermando non solo che è il veicolo più pesante con i costi d'esercizio più bassi, ma anche quello più aerodinamico, sicuro e confortevole. In una recente intervista rilasciata al magazine Rolling Stone, a proposito del nuovo truck elettrico, Elon Musk ha affermato: "Probabilmente nessuno lo acquisterà per questo. Ma se devi fare un prodotto, fallo bello. Anche se ciò non influisce sulle vendite, voglio che sia bello”. Le linee futuristiche del Tesla Semi si abbinano a una concezione tutta nuova d’interpretare l’abitacolo, a partire dalla postazione di comando: il camionista, infatti, non troverà di fronte a sé un cruscotto convenzionale sul quale visionare le principali informazioni di bordo del mezzo, bensì potrà rilevare e azionare le funzionalità attraverso due ampi monitor touchscreeen posizionati ai lati del volante. Inoltre, proprio come sulle vetture di serie, potrà contare su una versione aggiornata del sistema di guida semiautomatica Autopilot, che ha già reso Tesla così famosa e che si appresta a versioni sempre più performanti e affidabili con i prossimi aggiornamenti di sistema (come avevo già approfondito in altri articoli precedenti). Le perplessità degli esperti riguardo alle batterie elettriche sono state poi superate grazie ad un pacco batterie, posizionato sotto la cabine di guida in maniera tale da ottimizzare la distribuzione dei pesi e quindi anche la stabilità durante le fasi di marcia. Autonomia dichiarata fino a 800 km con un solo pieno elettrico. Numeri da capogiro in grado quindi di innovare un settore sempre più trafficato. Il cuore del tir, composto da quattro unità elettriche alloggiate all’interno di quattro delle sei ruote sarà in grado di trasportare rimorchi pesanti fino a 36 tonnellate. Formidabili anche le performance, impensabili fino ad oggi per qualsiasi motrice spinta da un propulsore convenzionale, ossia da 0 a 96 km/h in 5 secondi e in 20 a pieno carico con consumi inferiori a 2 kWh ogni 1,6 km, quantificabile in un risparmio di carburante di oltre 200mila dollari. Il "miracolo" annunciato da Musk in un'affollata conferenza di presentazione si spiega con un coefficiente di penetrazione dell'aria (Cx) davvero da record: 0,38 (mentre la media attuale è 0,70). Importante ovviamente sarà anche la tempistica di ricarica per camion così grandi e, nonostante a riguardo non siano stati ancora dichiarati valori precisi, Tesla promette che a breve sarà possibile ricaricare i Truck in particolari stazioni denominate “Mega charger” dove grazie all’enorme potenza erogata sarà possibile in solo mezz’ora trasferire una quantità d’energia sufficiente a percorrere ben 643 km. Quello che solo fino a poco tempo fa sarebbe apparso impossibile, frutto solo di fantasia, diventerà invece realtà: la commercializzazione del prodotto e la consegna dei primi modelli avverrà nel 2019 con un prezzo finale che non è stato ancora reso noto, ma si può già prenotare con un acconto di 5 mila dollari. Wal-Mart, grande catena di distribuzione americana, ne ha prenotati 15, di cui 10 da provare in Canada e cinque negli Stati Uniti.

“Migliore sotto ogni punto di vista” secondo Musk, l’autoarticolato mettendo insieme elettricità ed il sistema Autopilot, che mantiene una determinata velocità, rallenta nel traffico e assicura di restare nella propria corsia, potrebbe essere l’inizio della svolta per il traffico merci su strada. In futuro, il Tesla potrebbe montare un sistema di guida più autonomo che permetterà anche il platooning truck”. ossia dei convogli semi automatici che grazie all’intelligenza artificiale, potranno creare, come in una carovana, una fila di camion che segue autonomamente il mezzo di testa affidato a un essere umano. Dall’elettrico con il tempo si passerà ad una sfida ancora più complessa: la guida autonoma, già anticipata in parte dallo stesso “Autopilot” della Tesla. Un camion a guida totalmente autonoma, infatti, potrebbe fare gola a numerose aziende, l’investimento iniziale sarebbe certamente ammortizzato dall’eliminazione dei costi futuri, come quello di un conducente. Si risparmierebbe tempo, rivoluzionando le modalità di consegna. 

Gianluca Cimini

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Sun, 26 Nov 2017 12:58:24 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/552/1/trasporto-merci-ad-una-svolta-grazie-a-guida-autonoma-e-motori-elettrici gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Alla “Maker Faire” si racconta il futuro attraverso l’innovazione digitale http://www.gianlucacimini.it/mc/551/1/alla--maker-faire--si-racconta-il-futuro-attraverso-l-innovazione-digitale

Dal 1 al 3 Dicembre torna a Roma per la sua quinta edizione “Maker Faire - The European Edition 4.0” occasione unica per gli artigiani digitali ed italiani per incontrare e confrontarsi su scienza, fantascienza, tecnologia ed impresa. E così in esposizione per questa grande fiera dell’innovazione, di oltre 100 mila metri quadrati, ci saranno: droni, robotica, stampa 3D, internet delle cose, cucina, agricoltura ed impresa (ovviamente tutto 4.0). Dal 2013, anno della prima edizione, nel registro delle imprese innovative laziali erano registrate 49 “startup”, oggi le aziende innovative sono salite a 793 grazie ad un successo ed un interessamento da parte del pubblico che continua ad aumentare: l’edizione dello scorso anno della fiera ha visto più di 110 mila visitatori interessati alle innovazioni che il futuro già da ora ci permette di sognare (numeri così alti quelli di Roma che già hanno portato la fiera ad eguagliare per numero di visitatori quella della Silicon Valley e superare persino quella di New York). La quinta edizione promette quindi di fare convergere sulla capitale il meglio dell’innovazione da tutto il mondo. Ripartire dal digitale può essere anche uno dei modi per far ripartire il Paese e dimostrare che innovazione e digitale non sono solo concetti astratti o per pochi eletti, bensì strumenti alla portata di tutti di un’industria che crea posti di lavoro e piccole-medie imprese. Trovo che fiere di questo tipo siano molto importanti, prima di tutto permettono di far conoscere piattaforme e far avvicinare a questo mondo persone che probabilmente pensavano fosse troppo complicato per loro, e in più motivano chi è già del settore a dare il massimo per raggiungere alti obiettivi per tentare di semplificare le nostre vite quotidiane.

I “makers” potrebbero essere definiti “gli hobbisti tecnologici del 21esimo secolo”. Si occupano di tecnologia, design, arte, sostenibilità, modelli di business alternativi. Vivono di comunità online, software e hardware open source. E il loro sogno è inventare qualcosa da produrre autonomamente, per vivere delle proprie invenzioni. Sul medio e lungo periodo il movimento dei makers potrebbe inoltre permettere di innescare importanti effetti virtuosi sull’economia, in cui comunità crescenti di makers sperimentano nuovi approcci alla produzione basati su tecnologie a basso costo. Con un forte approccio innovativo, i makers creano così prodotti per avvicinare la nostra società a un futuro più semplice e alla portata di tutti. I makers sono una vera e propria rivoluzione perché “non c’è bisogno del permesso di nessuno per fare grandi cose” usando le parole di Massimo Banzi cofondatore di Arduino e curatore di questa quinta edizione (promossa dalla Camera di Commercio di Roma ed organizzata dalla sua Azienda speciale Innova Camera). Per l’edizione di questo anno c’è stata una grande “call” suddivisa in tre voci distinte: una indirizzata verso tutti i makers europei capaci di creare e stupire con la forza delle proprie idee; una per le Università e gli Istituti di Ricerca per porre i riflettori sull’innovazione, attraverso la diffusione della cultura digitale e lo sviluppo dell’imprenditorialità individuale e collettiva; infine, una per le Scuole, in collaborazione con il Miur, e rivolta verso gli Istituti scolastici di secondo grado nazionali e appartenenti ai Paesi dell’Unione Europea. Unico requisito per educatori, pensatori, inventori, ingegneri, autori, artisti, studenti, chef, artigiani 2.0 è quello di presentare progetti creativi, innovativi, didattici, ingegnosi. I progetti selezionati poi potranno partecipare gratuitamente all’evento di dicembre. In quell’occasione sarà possibile presentare la propria idea utilizzando uno stand con tavolo e sedie messo a disposizione dall’organizzazione. Inoltre, si potrà tenere un workshop e sarà possibile anche esibirsi in pubblico e vendere. Gli innovatori, gli inventori, i creativi e gli artigiani digitali di tutto il mondo hanno, saputo raccogliere l’appello della MFR, elaborato e inviato, senza risparmiarsi, i loro progetti in molteplici campi di applicazione e settori di produzione. Alla fine questa “chiamata”, conclusa l’8 ottobre, ha fatto registrare un boom di adesioni con più di 750 progetti arrivati da 40 nazioni diverse, con tutti i 28 Stati membri dell’Unione Europea rappresentati. I progetti più meritevoli verranno quindi esposti al grande pubblico dal 1 al 3 dicembre. Maker Faire Rome 2017 si aprirà come da tradizione con l'Educational Day, una mattinata di formazione gratuita dedicata alle scuole (sono attesi 25 mila studenti), che si terrà venerdì 1 dicembre dalle 9 alle 13. Alle 11.30 dello stesso giorno ci sarà la conferenza inaugurale, prima dell'apertura ufficiale al pubblico, che avverrà alle 14. E grandi protagonisti saranno infatti gli studenti, provenienti da 55 licei d’Italia e d’Europa, che hanno risposto alla “chiamata”.

Move; Life/Robots; Interaction; Fabrication; Young Makers; Food/Music/Art; Light&Darkness” ogni padiglione della fiera avrà il suo leit-motiv. Maker Faire Rome è una manifestazione nata per soddisfare un pubblico di curiosi di tutte le età che vuole conoscere da vicino e sperimentare le invenzioni create dai makers. Idee che nascono dalla voglia di risolvere piccoli e grandi problemi della vita di tutti i giorni, o anche solo divertire e intrattenere. E’ un evento pensato per accendere i riflettori su centinaia di idee e progetti provenienti da tutto il mondo in grado di catapultare i visitatori nel futuro. L’edizione 2017 di Maker Faire Rome è il palcoscenico ideale per raccontare la rivoluzione digitale in atto, rappresentando le innovazioni e le avanguardie tecnologiche. Siamo di fronte ad un cambiamento epocale ed ineludibile dove l’automazione industriale si integra sempre di più con il mondo delle imprese coinvolgendo il sistema produttivo e quello dei servizi: automazione, intelligenza artificiale, digitalizzazione, internet delle cose e gestione di Big Data. E così Maker Faire Rome è la fiera dove si può toccare con mano la rivoluzione digitale che sta cambiando il nostro modo di produrre e il nostro modo di vivere. Un luogo della ribalta sia per le aziende e sia per gli innovatori che utilizzano la nuova cultura digitale come mezzo per affrontare la sfida dei mercati. È la fiera dove si racconta, con semplicità, il futuro che ci aspetta e quello che è già tra noi.

Gianluca Cimini

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Fri, 17 Nov 2017 00:52:26 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/551/1/alla--maker-faire--si-racconta-il-futuro-attraverso-l-innovazione-digitale gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Black Friday / Cyber Monday: come difendersi dall’incremento del phising online http://www.gianlucacimini.it/mc/550/1/black-friday--cyber-monday-come-difendersi-dall-incremento-del-phising-online

Con l’avvicinarsi dell’attesissimo Black Friday (che quest’anno cade il 24 novembre) si avvicina per molti utenti la giornata per eccellenza dedicata allo shopping sfrenato nonché il momento migliore per fare acquisti online grazie agli impareggiabili sconti che vengono fatti su centinaia di siti internet riguardo diversi beni di consumo.

Quella del “Black Friday” è una tradizione tutta americana nata nel lontano 1924 e coincide con il primo venerdì dopo il giorno del Ringraziamento che negli USA apre la corsa allo shopping natalizio. Una ricorrenza d’oltreoceano che, in vista dell’ormai internazionalizzazione dei mercati, ha previsto un export anche qui in Italia, dove molti siti apriranno virtualmente le porte al folle shopping pre-natalizio specialmente durante la giornata del 27 novembre chiamata “Cyber Monday”.

Tali giornate non sono attese, però, solo da chi pensa di fare regali o comprare qualcosa, approfittando della varie offerte messe in atto dai colossi online dell’e-commerce mondiale, ma anche da hacker e criminali informatici che aspettano l’incremento degli acquisti online per poterci rubare dati sensibili. Si profila infatti un picco di “phising” finanziario tramite email, messaggi e siti fraudolenti che tenteranno di rubare i dati delle carte di credito degli utenti in questi giorni.

L’allerta arriva direttamente dalla nota casa di antivirus Kasperky Lab sulla base delle rilevazioni effettuate negli ultimi anni. I dati dell’analisi di Kaspersky Lab sono chiari: in questo periodo le truffe online aumentano in media del 9% rispetto al resto dell’anno. Aumentano i consumi e quindi di conseguenza aumentano anche i malintenzionati che decidono di guadagnare proprio su quei consumi, ed il momento migliore sembra proprio coincidere con quello del “Black Friday” dal momento che di solito fa impennare gli acquisti online. Gli acquisti on-line aumentano di anno in anno ed entro il 2019 si stima che circa un quinto della popolazione mondiale farà acquisti su internet in maniera comoda, veloce e conveniente, specialmente tramite smartphone. Nel 2015 durante il Cyber Monday i consumatori hanno speso più di 3 miliardi di dollari in quella che è stata la giornata delle più grandi vendite on-line di sempre.

Il termine “phishing” è la “probabile variante ortografica della parola inglese fishing (pescare), con cui si indica una frode informatica finalizzata all'ottenimento di dati personali sensibili (password, numero di carta di credito ecc.) e perpetrata attraverso l'invio di un messaggio di posta elettronica a nome di istituti di credito, finanziarie, agenzie assicurative, in cui si invita l'utente, generalmente al fine di derubarlo, a comunicare tali informazioni riservate.” Ma come funziona questa tecnica? Niente di più semplice e subdolo allo stesso tempo, io personalmente negli anni sono stato riempito di email fasulle dove mi si richiedeva di aggiornare i dati delle mie carte di credito. La metodologia standard per un attacco di phishing consiste solitamente nell’inviare alle potenziali vittime delle email contenenti delle informazioni e magari dei loghi, tali da sembrare, il più possibile, familiari e allettanti, informando l’utente di situazioni false ma verosimili (come la scadenza di una determinata password da aggiornare, l’accettazione dei cambiamenti delle condizioni contrattuali, problemi inerenti pagamenti, incompleta o errata presenza di informazioni ed altri usuali avvenimenti del genere). Una volta catturata l’attenzione dell’ignaro utente, i truffatori indirizzano attraverso link o software dannoso a pagine fasulle, quasi del tutto simili alle interfacce di noti sistemi di pagamento con l’intenzione di ottenere i dati utili degli utenti per una frode online: numero di carta di credito, scadenza e codice di protezione della stessa. La versione più sofisticata del phishing , però, non si accontenta di copiare la grafica dei siti ufficiali con siti fasulli utilizzati come raccoglitori di dati , ma crea da zero falsi negozi online, con tanto di foto degli articoli in vendita, relativi prezzi e commenti degli utenti, con l’obiettivo di indurre le persone a comprare direttamente dal sito fasullo ed intascare subito le varie transazioni, tale tecnica prende il nome di “pharming”. Ad ottobre 2016 per esempio è stato scoperto un falso negozio online interamente dedicato al Black Friday che offriva prodotti a prezzi attraenti questo ad indicare che i criminali informatici si stavano già preparando.

Conoscendo il fenomeno possiamo imparare a difenderci dallo stesso e per questo il consiglio è di non cliccare su link ricevuti da persone sconosciute o link sospetti inviati da amici sui social network o via email, potrebbero far scaricare inconsciamente ed automaticamente malware sui dispositivi. Soprattutto non inserire i dettagli della carta di credito su siti sconosciuti o sospetti così da evitare di farli cadere nelle mani dei cyber criminali, solitamente vedere offerte troppo basse dovrebbe essere il campanello d’allarme per capire che qualcosa non va. Un’ulteriore sicurezza è quella di controllare sempre l’URL ossia l’indirizzo specifico del sito internet che si sta visitando per assicurarsi che il sito sia effettivamente quello autentico da cui vogliamo comprare e non una copia dello stesso. Questi siti, in genere, sono facilmente riconoscibili per il fatto di non adottare sistemi “Secure Socket Layer” basati su protocollo HTTPS (la presenza di un lucchetto sulla barra degli indirizzi è molto spesso la discriminante essenziale per riconoscere un sito contraffatto). Esistono inoltre buoni antivirus per PC con funzione di rilevamento frode per link ed allegati che potrebbero essere utili al vostro caso, in generale ormai quasi ogni servizio di posta elettronica provvede già a salvaguardarci ponendo nella cartella SPAM le email di dubbia provenienza. Ricordatevi che gli istituti bancari e le aziende serie non richiedono mai informazioni personali attraverso un messaggio di posta elettronica. Per quanto riguarda il fenomeno del “pharming” per salvaguardarci possiamo usare un tool molto utile chiamato WhoIS che esamina il dominio del sito internet riportando tutte le informazioni necessarie per il riconoscimento dei server, del tempo di permanenza online e di altre info complete.

Gianluca Cimini

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Mon, 13 Nov 2017 18:34:23 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/550/1/black-friday--cyber-monday-come-difendersi-dall-incremento-del-phising-online gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Social Credit System: quando in Cina Black Mirror incontra il Big Brother http://www.gianlucacimini.it/mc/549/1/social-credit-system-quando-in-cina-black-mirror-incontra-il-big-brother

Black Mirror è una delle serie Tv che più hanno infiammato critica e pubblico negli ultimi anni. Particolarità della serie è quella di proiettare in un futuro non molto lontano le tendenze che si stanno evolvendo oggi nel campo dell’informatica, ovviamente in forma estrema ma spesso non troppo lontana da una possibile realtà.

Uno degli episodi che più mi ha colpito e posto domande è stato il primo della terza ragione dal titolo “Nosedive - Caduta Libera” ambientato in un futuro dove le classi sociali non sono più determinate dal reddito, ma dalla popolarità e dall’approvazione altrui: ogni cittadino è li, ma anche qui volendo, iscritto ad un social network dov’è possibile attribuire un voto in stelline (da 1 a 5) al profilo degli altri utenti influenzandone così la media. La puntata rappresenta la scalata al contrario che il personaggio di Lacie intraprende durante l’episodio: ella anela al rispetto ed al grado di prime influencer, ma tale disperata ricerca comporterà solamente il suo degrado sociale ed il suo personale declassamento fino alla totale alienazione sociale e mentale. Tutto si muove sul reale ma relazionato al virtuale. Ogni gesto, interazione sociale o altro viene possibilmente valutata attraverso questo sistema che porta le persone a “recensire” le altre e quindi ovviamente a comportarsi in determinati modi predefiniti per “acchiappare” più voti positivi possibili. Più alto è il risultato della propria media punti, più ci si rende famosi e si ha accesso a condizioni di vita migliori: anche l’acquisto di un biglietto di business class in aereo, secondo la puntata televisiva, è accessibile solamente a chi ha un valore preciso e superiore alla media del cittadino medio. Quei geni di Netflix in questa puntata hanno saputo raccontare il nostro mondo d’oggi, sicuramente estremizzato, ed aprire un occhio e sicuramente anche qualche preoccupazione su quello del futuro. Il tentativo degli autori è quello di schernire l’ossessione della reputazione online che tanti hanno, forse che tanti abbiamo, perché chiunque posta foto e status sui vari social spesso lo fa con il solo obiettivo di ricevere like e di vedere così aumentare la piacevolezza della propria immagine sociale. Già oggi i profili dei social network spesso non raccontano le nostre persone ma quello che molti vogliono rendere pubblico e l’immagine che in tanti vogliono dare di se stessi. E non sempre questa risulta uguale alla realtà dei fatti. La tecnologia già oggi sta modulando il nostre presente e la nostra mente. Le nostre abitudini sociali ed i nostri schemi mentali sono cambiati più in questi venti anni che nei precedenti duecento. Questa puntata poi racconta un futuro che non è così lontano dal nostro presente: già oggi la piattaforma “Klout” dà un punteggio ad ogni individuo a seconda della sua presenza sui social, oppure “Peeple” è stata creata con lo scopo di recensire le persone anche se poi, per fortuna direi, non ha avuto un grande successo. Black Mirror ricostruisce così la società a modo suo, semplificandola brutalmente, portandoci a farci domande importanti su quali limiti ci stiamo avvicinando e su cosa il futuro potrebbe portarci.

Il 14 giugno 2014, il Consiglio di Stato cinese ha pubblicato un documento molto inquietante chiamato “Piano di programmazione per la Costruzione di un sistema di Credito Sociale”. Il documento affrontava argomenti complessi e conteneva un’idea radicale: Cosa accadrebbe se esistesse un Rating Personale Nazionale sulla base del quale poter giudicare un buon cittadino? Stavolta non siamo in un serial Tv, ma nella realtà. Il governo cinese prevede di lanciare il suo sistema di credito sociale nel 2020 per utilizzare i “Big Data” in una sorta di “rating” collettivo che possa dare a chi governa la possibilità di conoscere più dettagli possibili sui cittadini e sulla storia rispetto allo Stato. Obiettivo: “rafforzare la sincerità negli affari del governo, nel commercio, nelle relazioni sociali e per il miglioramento della credibilità giudiziaria” ossia giudicare la fiducia, o non, dei suoi 1,3 miliardi di residenti. Pensandoci bene già ora Facebook e Google sanno tantissimo di noi, chi siamo, cosa facciamo ogni giorno, chi sono i nostri amici e quali sono i nostri comportamenti. Quello che potrebbe rendere il futuro ancora più pauroso è immaginare però che tutti questi dati possano essere utilizzati e resi pubblici da un governo centrale per determinare il livello di affidabilità e di conseguenza la nostra vita pubblica e privata come cittadini (permettendoci ad accedere o meno a certi privilegi). Anche se attualmente volontaria la partecipazione al Social Credit System (SCS) diventerà obbligatoria per il popolo cinese a partire dal 2020. Tutte le persone saranno monitorate e tracciate, il social credit sarà contenuto in un grande database, al cui algoritmo stanno lavorando 8 aziende cinesi alle quali il governo ha affidato l’incarico. I due big player che più o meno indirettamente gestiranno il Social Credit System saranno WeChat attraverso China Rapid Finance, uno dei partner e sviluppatore dell’app, e Alibaba, attraverso Sesame Credit di Ant Financial Service Group, azienda che gestisce Alipay. Ogni cittadino potrà avere un punteggio compreso tra 350 e 950 punti che si baserà su fattori specifici come: la propria storia creditizia, la capacità di adempimento di possibili adempimenti fiscali o contrattuali, le proprie caratteristiche personali, il proprio comportamento ed infine le proprie relazioni interpersonali. Nonostante questi fattori, l’algoritmo della piattaforma resterà segreto. E così chi gioca troppo ai videogiochi online, ad esempio, potrebbe essere considerato tendenzialmente pigro e irresponsabile mentre chi compra pannolini sarà probabilmente un genitore, quindi, in teoria, affidabile. Come fanno i cinesi ad accettare questo? Attraverso un particolare sistema di “reward” che nel caso di raggiungimento di punteggi alti apre le porte a privilegi speciali come prestiti agevolati o simili, un sistema che sta funzionando e sta diventando uno status symbol. Se tale progetto si concretizzerà ci troveremo davanti al primo “TripAdvisor delle persone” e per di più gestito per conto di un governo centrale (che già oggi blocca siti come Twitter, Facebook o Whatsapp). L’obiettivo pubblicizzato dal governo cinese è quello di “costruire una cultura della sincerità”, quello reale forse avrà implicazioni un pò diverse a mio avviso con il rischio di un Grande Fratello governativo camuffato come un social network. 

Gianluca Cimini

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Tue, 7 Nov 2017 17:32:56 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/549/1/social-credit-system-quando-in-cina-black-mirror-incontra-il-big-brother gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Il digitale terrestre cambia: DVB-T2 con HEVC per fare spazio al prossimo 5G http://www.gianlucacimini.it/mc/548/1/il-digitale-terrestre-cambia-dvb-t2-con-hevc-per-fare-spazio-al-prossimo-5g

Con l’inserimento nella prossima Legge Finanziaria diventa ufficiale il futuro switch off per le attuali trasmissioni del digitale terrestre: il 30 giugno 2022 tutte le trasmissioni viaggeranno con lo standard DVB-T2 (con codec HEVC a 10 bit) e chi vorrà continuare a vedere la TV digitale dovrà aggiornare o sostituire il proprio dispositivo dal momento che, ad oggi, la maggior parte delle televisioni nelle case degli italiani non saranno in grado di ricevere il nuovo, e più efficiente, standard di trasmissione.

L’articolo 89 della nuova Finanziaria si intitola proprio “Uso efficiente dello spettro e transizione alla tecnologia 5G” e norma tutte le fasi e i tempi del passaggio alla nuova modalità trasmissiva TV che renderà obsoleti milioni di apparecchi in tutta Italia e spalancherà allo stesso modo il paese alla rivoluzione del 5G. Questo il motivo che porterà infatti allo spegnimento delle trasmissioni DVB-T attuali: la restrizione delle risorse frequenziali destinate alle trasmissioni TV a causa della cessione al 5G della banda 700 (questa e solo questa) stabilita dal Piano della Commissione Europea sul 5G. Serve posto infatti nelle frequenze per la nuova modalità per la telefonia mobile, e per liberarle le tv dovranno passare al DVB-T2 che appunto permette la trasmissione dei canali in meno spazio. La complessità della situazione italiana, da un punto di vista pratico, è data soprattutto dal particolare quadro di assegnazione delle frequenze alle tv e dalla grande abbondanza di reti locali. Un problema che, nei prossimi anni, andrà necessariamente districato.

Il primo step è affidato all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che entro il 31 marzo 2018, dovrà definire “le procedure per l'assegnazione dei diritti d'uso di frequenze radioelettriche” (stando attenti all’annoso problema delle interferenze con i paesi confinanti dove spesso le frequenze si sovrappongono). Il passaggio successivo sarà entro il 30 settembre del 2018, quando il Ministero dello sviluppo economico provvederà all'assegnazione dei diritti d'uso della delle frequenze in banda con disponibilità dal 1 luglio 2022. Tale processo, come era stato per il passaggio dall’analogico al digitale, non sarà unisono su tutto il territorio nazionale ma avverrà in modo parcellizzato per zona geografica secondo un piano preciso che dovrà ancora essere definito da parte dell’AGCOM (il cosiddetto PNAF, Piano Nazionale Assegnazione Frequenze). Il processo operativo vero e proprio, ossia il periodo transitorio, sarà quello che inizierà il 1 gennaio del 2020 e terminerà entro e non oltre la scadenza tassativa del 30 giugno 2022, un periodo di due anni e mezzo molto più corto dello switch off dell’analogico per il quale furono necessari invece 6 anni. Inoltre, come se non bastasse, gli operatori non potranno trasmettere contemporaneamente nei due standard. E questo vuol dire che una volta compiuto il salto dovranno rinunciare subito ai telespettatori rimasti indietro. Questa volta sarà tutto molto più repentino, ammesso che tempi e scadenze siano effettivamente rispettabili.

Ma con più chiarezza cosa offre e come funziona il nuovo digitale terrestre che entrerà nelle case degli italiani? Fino ad oggi ci siamo affidati alla prima versione (DVB-T) di questo standard. DVB-T2 usa codici a correzione d'errore simili a quelli impiegati con lo standard satellitare DVB-S2, permette di ricorrere a sistemi MIMO, prevede metodiche per la riduzione della potenza di picco irradiata all'antenna trasmittente, più di 8.000 portanti; consente di usare diverse versioni di codifica e modulazioni, di aumentare le distanze tra antenne e ricevitori, di incapsulare pacchetti IP nello stream e altro ancora. La transizione al DVB-T2 arriverà insieme al passaggio al codec HEVC (High Efficiency Video Coding), che prenderà il posto dell’attuale MPEG2/MPEG4. Il nuovo codec supporta l’ultra definizione delle immagini fino a 8192x4320 pixel. E quindi il DVB-T2 in sinergia con il codec di nuova generazione permetterà di godere di una maggiore qualità video, rendere più efficiente l'uso delle frequenze a disposizione (lato broadcaster) e ridurre il rischio di interferenze. I dati ufficiali indicano a spanne un incremento prestazionale da 24 Mbit/sec (DVB-T) a 45.5 Mbit/sec (DVB-T2), che insieme a una compressione video migliore consentirà agli operatori televisivi di trasmettere più canali con maggiore qualità usando le medesime risorse. Ad oggi, per esempio, un solo MUX (multiplex) può ospitare 5/6 canali in qualità standard o al massimo 2 canali HD 720p, secondo OFCOM il DVB-T2 con codec H.264 consentirebbe la trasmissione di 4 canali HD 720p (o 1080i). La contemporanea transizione al codec H.265 (HEVC) porterebbe il numero dei canali HD 720p a 11 oppure in alternativa cinque canali 1080p. Per di più l’HEVC arriva a supportare l’8K e anche di più.

Nel 2016 secondo i dati dell’AGCOM erano tra il 15% ed il 25% le famiglie italiane con almeno un apparato ricevente con tecnologia DVB-T2, di norma tutti i televisori prodotti da Gennaio 2017 dovrebbero supportare il nuovo standard ma non è totalmente chiara la questione, per esempio i prodotti entry-level supportano lo standard del futuro ossia l’HEVC ma solo a 8 bit, mentre la tecnologia di riferimento sarà quella a 10 bit (Main 10). Bisognerà verificare quindi quale dei due profili sarà abbracciato dai network televisivi: nel secondo caso, infatti, gli utenti con un TV o decoder capace di ricevere il segnale video DVB-T2 HEVC 8 bit potrebbero avere problemi. L’idea di progredire è sicuramente interessante, (migliore ricezione del segnale, possibilità di integrare un maggior numero di canali in HD ed incrementare la qualità generale) peccato che, ad oggi, il 90% dei televisori e decoder attualmente in commercio non supportino il nuovo standard. Il collegamento è presto fatto, saremo costretti a cambiare dispositivo oppure, ricorrere all’acquisto di un decoder esterno più aggiornato.

Il consiglio per chi è intenzionato a comprare un decoder o uno smart tv di nuova generazione è quindi quello di controllare che sia in grado già da ora di supportare quello che quasi sicuramente sarà il prossimo standard per le trasmissioni televisive digitali terrestri italiane ossia: il DVB-T2 con HEVC 10 bit.

Gianluca Cimini

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Sun, 5 Nov 2017 17:34:19 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/548/1/il-digitale-terrestre-cambia-dvb-t2-con-hevc-per-fare-spazio-al-prossimo-5g gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Bad Rabbit: la nuova minaccia ransomware che minaccia l’Europa http://www.gianlucacimini.it/mc/547/1/bad-rabbit-la-nuova-minaccia-ransomware-che-minaccia-l-europa

WannaCry, NotPetya e ora Bad Rabbit, non si ferma l’emergenza ransomware. L’avviso arriva direttamente dal governo degli Stati Uniti attraverso la CNN: il nuovo virus mascherato da aggiornamento di Adobe ha già preso di mira media company russe oltre a sistemi di trasporto in aeroporti e metropolitane ucraini. Il virus ha già attaccato, infatti, le aziende russe Interfax e Fontanka e in Ucraina, l’aeroporto di Odessa, la metropolitana di Kiev e il Ministero delle Infrastrutture. Ma gli attacchi si starebbe diffondendo velocemente in altri Paesi: Stati Uniti, Corea del Sud, Giappone, Germania, Turchia, Polonia e Bulgaria in primis. E così mentre il ricordo di WannaCry è ancora vivo nella memoria degli utenti, Bad Rabbit torna a far tremare anche l’Europa con una modalità che ricorda, affermano gli esperti di sicurezza, sia nel codice sia nelle modalità operative, il ransomware NotPetya che a Giugno aveva colpito l’Ucraina anche se al momento non si conosce l’identità di tutte le vittime ne da dove il malware abbia avuto origine, di certo è che la sua diffusione sia iniziata il 24 ottobre. “Si tratta di un attacco mirato contro network aziendali, questo ransomware infetta i dispositivi attraverso diversi siti di notizie russi hackerati” afferma la nota società di sicurezza informatica Kaspersky.

Il ransomware, si sta diffondendo tramite un finto installer di Adobe Flash Player e viene distribuito con l'aiuto della tecnica "drive-by attacks": mentre l'utente visita siti legittimi, ma comunque compromessi. Sono sempre più diffusi questi generi di malvertising, per il quale si rende necessario installare Flash player prima di poter visualizzare il presunto contenuto del banner. Capita che in molti così clicchino su una falsa icona di flash player, pensando che si tratti di un nuovo aggiornamento da eseguire per poi trovarsi invece infettati. Prima di bloccare i computer colpiti e richiedere un riscatto (perché ricordo è questa la particolarità di questo tipo di malware) il virus scansiona la rete per cartelle condivise con nomi comuni tentando di rubare e sfruttare le credenziali dell’utente per accedere ad altri computer tramite il protocollo di condivisione di dati di Windows SMB e lo strumento open source Mimikatz come trojan. Un’ampia gamma di file, tra cui .doc .docx e .jpg verrebbero bloccati a seguito dell’infezione. Bad Rabbit, dopo aver infettato il dispositivo, fa apparire sullo schermo un messaggio in rosso su fondo nero (stessa combinazione di colori già usata per il ransomware NotPetya). Il messaggio con la richiesta di riscatto ordina alle vittime di loggarsi in un sito Tor (Tor è un sistema di anonimizzazione gratuito che permette di nascondere il proprio indirizzo IP e la propria identità in Rete) per pagare 0,05 Bitcoin (pari a circa 239 euro). Il sito mostra inoltre un conto alla rovescia di 40 ore, scadute le quali il prezzo della decrittazione aumenterà. All’interno del codice di Bad Rabbit gli Hacker hanno voluto inserire anche particolari riferimenti al mondo “nerd” si trovano infatti riferimenti alla famosa serie TV Game of Thrones (in particolare il personaggio “Verme Grigio” ed i nomi dei tre draghi: Drogon, Rhaegal e Viserion) e al film “Hacker” del 1995 (il malware infatti nell’elenco delle credenziali di default che utilizza per colpire i computer sfrutta le quattro password più comuni secondo il film ossia: amore, segreto, sesso, dio).

Il numero degli attacchi di ransomware, secondo la società israeliana specializzata in sicurezza informatica Check Point Software Technologies, è raddoppiato a livello mondiale nei primi mesi del 2017 rispetto al 2016 ma il 99% delle organizzazioni non ha ancora messo in atto le tecnologie base per prevenire questi tipi di attacchi. L’attacco in corso infatti non viene rilevato dalle soluzioni anti-virus più diffuse e questo fa sì che gli utenti possano essere infettati senza saperlo. In assenza di controlli rigorosi e soluzioni di sicurezza adeguate, le grandi aziende ed il loro patrimonio vengono così lasciate nelle mani dei suoi utenti. Non esistono soluzioni definitive, ancora, per proteggere totalmente da questi attacchi. Ma prevenire ed educare può fare la differenza. Inutile negarlo, spesso siamo noi stessi i migliori amici dei criminali informatici. I risultati di un test approfondito condotto da Cefriel sono sconcertanti ed hanno rivelato infatti come il problema numero uno della sicurezza informatica sia il fattore umano. In questo test svolto proprio pochi giorni fa, si mettono alla prova circa 40 mila dipendenti di una ventina di imprese europee che operano nei settori bancario-assicurativo, energetico, in amministrazioni pubbliche e aziende di prodotti e servizi. Ai dipendenti sono state inviate mail contenenti un invito a visitare un sito esterno all'azienda e inserire le proprie credenziali aziendali. Le esche utilizzate nella mail erano abbastanza generiche, vagamente contestualizzate alla realtà aziendale tramite loghi, colori o riferimenti a iniziative reali, e contenevano informazioni facilmente reperibili online. I risultati sconvolgenti ci dicono che il 60% dei destinatari ha cliccato sul link ingannevole e che tra questi circa 3/4 hanno digitato le proprie credenziali senza verificare l’attendibilità del mittente. Per di più tutto questo è avvenuto nei primi venti minuti dal ricevimento della email. Sono dati questi importanti per capire quanto siamo indietro e quanto sia importante prevenire attraverso una corretta alfabetizzazione informatica non solo i nostri figli ma anche i vari dipendenti pubblici e privati, bisogna cambiare l’approccio culturale di tutti quegli utenti che navigano ogni giorno su internet, perché da sempre, ma oggi ancora di più, il rischio di finire nelle mire di hacker o malintenzionati sul web è sempre più probabile. 

Gianluca Cimini

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Sun, 29 Oct 2017 11:26:56 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/547/1/bad-rabbit-la-nuova-minaccia-ransomware-che-minaccia-l-europa gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Il protocollo WPA2 è stato bucato: a rischio milioni di utenti, ma c’è un rimedio http://www.gianlucacimini.it/mc/546/1/il-protocollo-wpa2-e-stato-bucato-a-rischio-milioni-di-utenti-ma-c-e-un-rimedio

Nel mondo informatico non si parla mai di software impossibili da “bucare” semplicemente perché nessun software può essere considerato sicuro o perfetto per sempre, prima o poi infatti qualcuno troverà delle vulnerabilità a quel software, ciò è sia un bene perché permette di evolversi sempre di più verso software “migliori” ma allo stesso tempo mette gli utenti a rischio nel caso in cui non vengano rilasciate patch di sicurezza in tempi utili per bloccare qualunque possibile attacco da parte di malintenzionati sul web.

Come abbiamo già detto in passato rispetto ad altre importanti bugs a livello software, sia su Windows che su Linux, il problema maggiore è sempre stato proprio quello di informare gli utenti dell’ultima falla trovata, e soprattutto convincerli ad installare gli aggiornamenti fondamentali per sventare le nuove minacce informatiche scoperte.

In questi giorni poi ci troviamo di fronte ad una delle vulnerabilità più gravi ed importanti degli ultimi anni: una serie di falle di sicurezze all’interno di “WPA2", ovvero “Wi-Fi Protected Access 2” il protocollo di crittografia che protegge la trasmissione dei dati nelle reti “Wi-Fi”, mette potenzialmente a rischio milioni di persone, dai privati utenti ai più grandi enti statali che utilizzano questo protocollo da anni poiché considerato il più sicuro sul web, o almeno così era stato considerato fino ad oggi. Sfruttando queste vulnerabilità un hacker potrebbe entrare nella nostra rete Wi-Fi, anche se protetta da una password, accedendo a tutti i dati che ad esempio un PC o uno smartphone scambia con l’access point/router, comprese informazioni e password personali. Inoltre un malintenzionato potrebbe avere accesso senza problemi alle videocamere presenti nella nostra abitazione (collegate ad Internet) o ai contenuti (documenti, foto, ecc) memorizzati su un hard disk di rete (NAS).

KRACK (abbreviazione di Key Reinstallation Attacks) farebbe leva su una serie di vulnerabilità legate al sistema di scambio della chiave nel corso del processo di handshacking, sfruttando tale vulnerabilità sarebbe possibile decrittare il traffico, intercettare informazioni, dirottare le connessioni http, replicare i pacchetti e portare attacchi di http injection. Considerato che tale protocollo è utilizzato in tutti i modem-router casalinghi e aziendali, negli hot spot e nei collegamenti dei dispositivi IoT come le videocamere di sorveglianza, il rischio è legato a milioni di diversi dispositivi e si potrebbe tradurre in un disastro mondiale se non opportunamente gestito e corretto.

Cambiare password non servirebbe a niente e certi dispositivi (si parla del 41% dei dispositivi Android, quelli con versione precedenti alla 6.0) sarebbero suscettibili ad attacchi come il reindirizzamento verso il download di malware. La buona notizia è che a scoprire tale falla del sistema non sono stati degli Hacker ma un gruppo di ricercatori specializzati in sicurezza informatica che subito hanno dato l’allarme a livello mondiale ed hanno smosso le grandi compagnie hardware e software a trovare una soluzione adeguata per proteggere i propri dispositivi ed utenti. La palla passa quindi ai produttori di router e access point che dovranno riuscire a sviluppare e distribuire a tempo di record gli aggiornamenti per tappare la falla di sicurezza, riducendo i danni al minimo. Il problema, però, è che considerando il numero di access point presenti sul pianeta, l’impresa rischia di essere davvero titanica.

Negli ultimi anni comunque, ed aggiungerei per fortuna, si è diffusa la norma di utilizzare per tutte le connessioni delicate come i pagamenti e le comunicazioni che si presuma debbano rimanere riservate, l’uso del protocollo HTTPS (dove la S sta per “secure”) che prevede proprio un ulteriore livello di crittografia ovvero, anche se un utente fosse in grado di intercettare i dati, non sarebbe comunque in grado di leggerli, perché criptati non a livello di connessione locale ma tra i server e il proprio terminale. Il consiglio ancora una volta è quello di proteggersi attraverso l’aggiornamento dei nostri dispositivi appena le varie patch verrano rilasciate: Microsoft ha dichiarato intanto che gli ultimi aggiornamenti del 10 ottobre integrano tutto quello che serve per proteggersi dalla falla WPA2; Apple dice di stare lavorando al problema e come Google, Nest e Samsung promette una soluzione nelle prossime settimane. Difficile citare qui tutti i produttori di dispositivi con connettività Wi-Fi al mondo, quindi se avete dei dubbi il suggerimento è di andare sui siti delle aziende per verificare se esistono bollettini di sicurezza o dettagli sulle loro intenzioni, nel frattempo preferire la connettività cellulare o quella via cavo al wi-fi (specie quello pubblico) potrebbe essere una soluzione temporanea per vivere più tranquillamente la nostra navigazione sul web (è bene comunque sapere che l’attacco, riguardando le reti locali, richiede che il malintenzionato si trovi fisicamente nelle vicinanze del router o dell'access point e questo può in parte rassicurare il singolo utente, un pò meno la grande azienda). Ulteriori consigli sono: disabilitare le funzioni di condivisione file e cartelle sul computer; disabilitare le funzioni di gestione in remoto del router; disattivare funzioni non utilizzate come magari l’UPnP o il DLNA; disabilitare il broadcasting; sfruttare le reti “Guest” per gli ospiti così da avere un maggiore controllo sui dispositivi che si connettono con regolarità alla rete domestica; infine usare se possibile le VPN o Virtual Private Network per aumentare la sicurezza del collegamento. Il problema di strumenti non aggiornati tuttavia è impossibile da ignorare (molti dispositivi vetusti dubito fortemente che avranno mai e poi patch di sicurezza per risolvere questo problema).

Conscio del problema, mi auguro però che questa notizia possa fungere da campanello d’allarme per il futuro: con l’avvento del cosiddetto “Internet of Things” molti dispositivi come frigoriferi, televisori, monitor per bambini, ed altri strumenti connessi ad internet per scopi secondari, potrebbero essere facilmente attaccabili specie se non verranno opportunamente aggiornati con regolarità in attesa magari di uno standard futuro, come il “WPA3” magari che possa assicurarci più sicurezza per i tempi a venire, fino alla scoperta, almeno, della prossima “falla” da arginare.

Gianluca Cimini

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Thu, 26 Oct 2017 20:46:21 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/546/1/il-protocollo-wpa2-e-stato-bucato-a-rischio-milioni-di-utenti-ma-c-e-un-rimedio gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Sulla scia del successo di Blockchain: puntare ed investire in Bitcoin http://www.gianlucacimini.it/mc/545/1/sulla-scia-del-successo-di-blockchain-puntare-ed-investire-in-bitcoin

Di termini come Bitcoin e Blockchain ne avevo già parlato a Gennaio ma è impossibile non tornare sull’argomento specie ora che anche i Big della Finanza cominciano ad interessarsi attivamente a queste nuove tecnologie che promettono di modificare in poco meno di cinque anni l’industria come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi. E se alla fine anche la Banca d’Italia ed il Parlamento Italiano, con la commissione Finanze della Camera, hanno avviato un’indagine sulla finanza tecnologica vuol dire che sono maturi i tempi per interessarsi e puntare a questa che promette di essere una vera e propria rivoluzione per la finanza (ma non solo, perché interessa potenzialmente molti campi diversissimi tra loro come quello sanitario, delle assicurazioni, della contrattualistica e quello della gestione dell'identità digitale).

"Quando blockchain e internet degli oggetti potranno dialogare a pieno avremo transazioni certe e archivi subito disponibili a tutti gli attori. E sarà una rivoluzione” ha affermato per esempio il Global Head Disruptive Technologies and Solutions di Deutsche Bank, Roberto Mancone che segue da vicino il fenomeno, inoltre, stando ai dati di “Tractica” si ipotizza che il giro d'affari mondiale annuo delle tecnologie blockchain aumenterà da 2,5 miliardi di dollari del 2016 a 19,9 miliardi entro il 2025.

La Blockchain è conosciuta soprattutto come la tecnologia alla base del funzionamento delle criptomonete - da cui i più famosi Bitcoin - ma in realtà si tratta di un vero e proprio protocollo di fiducia su cui si può costruire di tutto. La Banca d’Italia definisce il termine Blockchain come “un processo in cui un insieme di soggetti condivide risorse informatiche al fine di costruire e aggiornare un database virtuale (la blockchain) pubblico (tutti possono vederlo) e decentralizzato (ogni partecipante ha una copia dei dati)”. Una sorta di libro mastro pubblico che si aggiorna automaticamente su ciascuno dei nodi che partecipano alla rete, e dove ogni singola transazione viene validata dall’interazione di tutti i nodi e non necessita del funzionamento garantito da un ente centrale, come avevo già specificato tempo fa. Con blockchain non abbiamo solo un documento digitale, ma la sua messa a disposizione in contemporanea a più parti. La svolta è aver immediatamente disponibile per tutti il libro mastro, senza che possa esser manomesso durante il processo. Si passa così da una digitalizzazione 'punto a punto' a una molteplicità di punti, che automaticamente riconoscono e accettano il documento digitale sottostante. Con garanzie di sicurezza evolute dal momento che per essere hackerata bisognerebbe influenzare più anelli della catena per ottenere il risultato sperato: un anello ha solo un pezzo criptato della transazione, per scomporla bisognerebbe attaccarli tutti.

Ma come si può iniziare ad investire in questo mondo e nelle possibilità che offre? Ci sono concorsi rivolti a startup che si occupano di sviluppare soluzioni innovative basate sulla tecnologia blockchain applicata al business come per esempio il “Blockchain Business Solution Accelerator” oppure guide su internet redatte da esperti del settore per iniziare ad investire in criptovalute dal momento che, per chi vuole esplorare questo mondo, ci sarà bisogno di strumenti e competenze specifiche.

I luoghi predisposti allo scambio di criptovalute si definiscono “Exchange” (ce ne sono di due tipi: quelli che accettano depositi in valuta emessa da banche centrali e quelli che accettano invece solamente criptovalute ed offrono solitamente un’offerta più ampia e variegata rispetto alla prima categoria). Diversi “Exchange” diverse esigenze, praticamente c’è un mercato aperto ed ampio per tutti noi, sicuramente è innanzitutto importante che l'Exchange in questione sia affidabile, che abbia una certa reputazione e soprattutto una certa liquidità (ossia è importante che al momento di prelevare l’ordine questo venga processato all’istante o quasi, se cosi non fosse potrebbe essere in corso una crisi di liquidità, preludio ad una possibile chiusura imminente e quindi sconsigliabile nella scelta). Ma la caratteristica più importante  rimane, insieme all’offerta di asset disponibili, soprattutto il volume di soldi che vengono mossi su quel sito in una giornata: a volumi più alti corrispondono tempi di chiusura delle operazioni più brevi. Per iniziare poi a comprare e vendere nel mondo dei Bitcoin è necessario trovare un Exchange che accetti euro ed in cambio vi dia crypto-asset. Ce ne sono diversi di siti simili e tutti offrono protocolli di sicurezza molto rigidi, visto il volume di traffico generato, e di controlli sugli utilizzatori dei siti al fine di perseguire politiche KYC (Know Your Customer) ed anti-riciclaggio per evitare di far registrare malintenzionati. Una volta registrato l’utente base potrà seguire il mercato, limitandosi anche inizialmente ad aspettare che il valore dell’investimento in bitcoin cresca. Il passaggio successivo, quello più complicato per i novizi, è invece incominciare con il trading vero e proprio attraverso il trasferimento di fondi verso Exchange che trattano solamente criptovalute. È fondamentale considerare la quantità di criptovaluta in circolazione e la quantità massima di produzione: più questa è alta, più il prezzo tenderà ad essere basso. Può quindi essere particolarmente utile confrontare il prezzo e la total supply di un asset con i medesimi dati di un altro asset. Ultime ma non meno importanti le considerazioni sulle diversificazione: oltre a diversificare per prezzo dovreste diversificare anche rispetto al market cap complessivo: è sempre ragionevole acquistare asset che abbiano mission differenti. Ricordatevi di considerare tale fattore quando investirete, indagate e scoprite quanto più possibile sul progetto in questione. Lecito è domandarsi inoltre se il management dell’asset comunica con i propri investitori attraverso un funzionale canale di comunicazione. Se la risposta è no, la situazione dovrebbe puzzare di bruciato ed una tale mancanza di trasparenza può essere il preludio ad una truffa, in quel caso spostatevi velocemente verso altri lidi ma non smettete di credere, con la dovuta attenzione, a questi investimenti virtuali. 

Gianluca Cimini

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Mon, 23 Oct 2017 18:59:01 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/545/1/sulla-scia-del-successo-di-blockchain-puntare-ed-investire-in-bitcoin gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Chip Neuromorfici: quando il futuro dell’AI passa per le connessioni neurali. http://www.gianlucacimini.it/mc/544/1/chip-neuromorfici-quando-il-futuro-dell-ai-passa-per-le-connessioni-neurali

Simulare il cervello umano per apprendere attraverso l’esperienza e migliorare con il tempo il proprio funzionamento, nome in codice “Loihi” il nuovo chip “neuromorfico” annunciato dalla Intel che promette di aumentare nettamente l’efficienza nei compiti di intelligenza artificiale che coinvolgono il riconoscimento di modelli senza dimenticare l’efficienza energetica che risulterebbe circa 1000 volte maggiore dei normali chip fino ad oggi in uso.

Il futuro dell’AI potrebbe davvero passare attraverso questi particolari ed innovativi chip che, in correlazione con un apposito software, possono imparare dall’ambiente in cui si trovano a operare per raggiungere le soluzioni migliori per arrivare all’obiettivo prefissato. In questo approccio, diverso per obiettivi e strumenti da quello classico dell’intelligenza artificiale, si integrano competenze in neuroscienze, elettronica, fisica e matematica. A differenza di molte simulazioni al computer di reti neurali e di elaborazione del cervello,  il chip neuromorfo è concepito per imitare realisticamente le interazioni tra le sinapsi, che sono gli spazi collegamento tra due neuroni e rendono possibile la comunicazione. Definibili coma la versione elettronica delle reti di neuroni del cervello umano, i  “neuromorphic chips” sono in sviluppo inoltre da più di quaranta anni ma è il prossimo decennio quello che lentamente ne vedrà la diffusione di massa e ne decreterà il successo: si prevede, infatti, che entro il 2022 circa 5 milioni di dispositivi utilizzeranno chip di questo tipo (oltre agli inevitabili smartphone, i chip neuromorfici saranno utilizzati, secondo gli esperti del settore, per sensoristica sofisticata, nel campo dell’Internet of Things, e, sopratutto, per l’image recognition, che rappresenterà più del 60% del mercato totale).

Pioniera di questa nuova tecnologia, dopo anni di ricerche, è stata l’IBM con il suo “TrueNorth” un chip da 5,4 miliardi di transistor con 4096 core, in cui ogni core ha 256 neuroni artificiali (un milione in totale) e ogni neurone artificiale ha 256 sinapsi artificiali. Una piattaforma di “computing cognitivo” era stata presentata nel 2015 anche da Qualcomm con la realizzazione di “Zeroth” capace di riconoscere quasi in tempo reale la scrittura a mano anche quando questa cambia molto, (in versione semplificata già da anni la tecnologia OCR che si basa sul riconoscimenti di caratteri digitali attraverso il confronto con forme già memorizzate nel database fa qualcosa di simile ma non si perfeziona in maniera automatica con il tempo e l’utilizzo). Alla base di questi processori si trova sempre e comunque, almeno fino ad oggi, un database d’informazioni utile ad istruire il sistema su come è fatto il mondo circostante e su quali criteri utilizzare nelle varie ricerche e soluzioni possibili.

Il chip messo in progetto da Intel, grazie a qualcosa come 130.000 neuroni artificiali e 130 milioni di sinapsi artificiali per esempio, può apprendere e poi applicare quanto compreso senza connettersi al cloud, permettendo ai sistemi di adattarsi in tempo reale. Ogni neurone artificiale inoltre è in grado di comunicare con altre migliaia di neuroni ed ogni "core" può essere programmato in modo indipendente dagli altri. Michael Mayberry, direttore amministrativo di Intel Labs, promette che “il chip neuromorfico Loihi avrà un’impatto fortissimo nel campo della robotica e dell’automazione industriale” ed il punto forte di tale tecnologia a mio avviso, rispetto alle altre in sviluppo, è proprio che “Loihi” sia stata progettato per apprendere ed applicare quanto appreso muovendosi solo a livello “locale” e quindi senza alcun bisogno di connettersi al cloud. Una tecnologia quindi in grado di evolversi anche da sola, proprio come il cervello umano, imparando con il tempo a risolvere problemi sempre maggiori.

Solitamente al momento della creazione di un nuovo processore per computer si può contare già praticamente dall’inizio su una serie di strumenti e biblioteche software specializzate che, con il tempo, tendono ad ampliarsi e migliorarsi. Nel caso di questi nuovi processori, proprio a causa della loro natura così innovativa, cambia invece radicalmente anche tutto l’ecosistema che li integra e così i paradigmi di programmazione e gli strumenti informatici sono tutti da re-inventare. Con il tempo l’ecosistema, composto da sistemi innovativi singoli e multi-chip, tenderà ad essere sempre più ricco e completo grazie alla creazione di software specializzati e alla vasta comunità scientifica che si interesserà alla nuova tecnologia, università in primis. È proprio nel punto di intersezione di questi sistemi neurosinaptici innovativi, di questi strumenti software specializzati e di questa comunità scientifica che stanno emergendo quelli che saranno i nuovi orizzonti dell’informatica, lo slogan è uno: imparare dall’ambiente circostante al fine di elaborare soluzioni complesse.

Gianluca Cimini

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Wed, 4 Oct 2017 18:48:00 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/544/1/chip-neuromorfici-quando-il-futuro-dell-ai-passa-per-le-connessioni-neurali gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Automobili come gli smartphone, il futuro si basa sugli aggiornamenti software http://www.gianlucacimini.it/mc/543/1/automobili-come-gli-smartphone-il-futuro-si-basa-sugli-aggiornamenti-software

I modelli di business futuri per il mondo automobilistico stanno vertendo verso nuove  forme di utilizzo, vendita, e proprietà. A seguire le ultime notizie in questo campo non mi sorprenderebbe se un giorno l’uso dell’auto come mezzo di locomozione privato sparisse del tutto. Nuove formule di affitto e car-sharing sono in continua crescita. Quello che mi sorprende però non è solo l’idea che un’auto possa smettere di avere un unico proprietario ma, sopratutto, l’idea che tale mezzo di locomozione sia destinato a diventare, un giorno, sempre più simile all’uso che facciamo oggi di una app o di un videogames. In futuro, probabilmente, i mezzi messi in vendita non si differenzieranno moltissimo a livello hardware ma presenteranno prezzi differenti a seconda delle funzioni, a livello software, di cui disporranno. Riprendendo il confronto con il mondo dei videogames, questo succede già oggi: compriamo un gioco, fisico o virtuale, ad un prezzo predefinito che contiene la parte principale della storia ma, il più delle volte, se vogliamo accedere a contenuti premium aggiuntivi dobbiamo sborsare dei pagamenti extra (persino quando tali contenuti sono già inclusi dentro il software che abbiamo acquistato ma risultano inaccessibili volutamente per diverse limitazioni di marketing). E così le auto del futuro, come i videogame di oggi, saranno commercializzate in un unico modello e vendute ad un prezzo diverso a seconda delle funzioni sbloccate di cui disporranno.

Tale particolarità si è fatta presente quando, nei giorni passati, l’uragano Irma si è abbattuto sull’America Centrale e la Tesla, nota casa automobilistica di Elon Musk, ha deciso di sbloccare “solo temporaneamente”, tramite un aggiornamento OTA, la massima capacità delle batterie delle Model X60D e delle Model S60 e 60D per permettere di aumentare l’autonomia delle auto di tutti i residenti della Florida così da consentire loro di raggiungere zone più sicure con una sola ricarica. Il fatto che a livello di marketing, e anche di tecnologia, si possa prendere una tale decisione da sicuramente da pensare. Lo sblocco della capacità delle batterie in questione, limitate a livello software all’80% per contenerne il costo rispetto ai modelli più completi, normalmente sarebbe costato ad un utente, che avesse voluto un autonomia maggiore della sua auto, circa 3000 dollari. Come quando scarichiamo un’app gratuita sul nostro smartphone e ci vengono poi richiesti soldi aggiuntivi per utilizzare tutte le varie funzionalità o per eliminare la fastidiosa pubblicità che compare ogni tanto. Il modello di vendita, così come è cambiato per videogames, app e smartphone cambierà quindi probabilmente anche nel campo automobilistico. Non pagheremo quindi più l'automobile in sé, né gli eventuali optional, ma acquisteremo invece progressivamente il diritto di sfruttarne le capacità, ovviamente a seconda delle nostre esigenze e disponibilità.

Senza la necessità di passare in officina basterà in futuro un semplice click sullo smartphone per aggiornare automaticamente il software del veicolo interessato, ne è già convinta la celebre azienda tedesca Bosch che sta lavorando da mesi ad un sistema di distribuzione degli aggiornamenti software per l’industria automobilistica di tipo “Over The Air” (OTA). Aggiornamenti che sfrutteranno nuove tecnologie di cifratura che li renderanno più sicuri e garantiranno maggiore velocità ed affidabilità al mezzo di trasporto evitando la perdita di tempo, per case costruttrici e rispettivi clienti, di visite programmate in officina. Cambieranno così anche le varie forme di commercializzazione del mezzo di locomozione: ci attenderà forse non un diretto acquisto dell’automobile ma solo una fruizione di un particolare servizio a esso dedicato.

Tramite aggiornamenti software inoltre le auto del futuro espanderanno le proprie funzioni e miglioreranno le proprie prestazioni: basta guardare l’ultimo aggiornamento di sistema di Tesla che porta già una gestione dello sterzo più efficiente, così come funzioni TACC (traffic aware cruise control) che consentono all’auto di controllare accelerazione e frenata nel traffico cittadino, parcheggi in perpendicolare e non solo in parallelo ed illuminazioni dinamiche dello schermo e dei pannelli degli strumenti, tante per citarne alcune. E tutto questo tramite un normalissimo aggiornamento OTA. E gli aggiornamenti del futuro secondo Elon Musk, patron di Tesla, porteranno un giorno le nostre automobili a raggiungere il grado di “guida autonoma di livello 5” ossia quella nella classificazione SAE in cui ogni auto sarà equipaggiata a bordo di ciò che serve per guidare in modo autonomo senza nessun intervento da parte del conducente umano. Anche tale funzione sarà a pagamento? Probabilmente si, con un aggiornamento software non meglio precisato preceduto da un esborso ulteriore di 8.000 dollari verso le casse di Tesla. Il miliardario sudafricano ha spiegato che per arrivare al livello 5 servirà ancora del tempo, ma in base ai test in corso il sistema è già almeno due volte più sicuro rispetto ai guidatori umani. Nel frattempo il software lavorerà in background, raccogliendo dati utili al proprio miglioramento in attesa di essere presentato funzionante al pubblico di mezzo mondo. Più elettronica, più funzioni, più software, sarà questo il futuro dell’industria automobilistica?

Gianluca Cimini

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Mon, 25 Sep 2017 19:49:14 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/543/1/automobili-come-gli-smartphone-il-futuro-si-basa-sugli-aggiornamenti-software gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Nuovi media e nuovi pericoli http://www.gianlucacimini.it/mc/542/1/nuovi-media-e-nuovi-pericoli

Fake – news, cyberbullismo, privacy ... il mondo dei media attraversa un momento di grande sviluppo e di grandi pericoli.

Sembra una rivoluzione inarrestabile ed imprevedibile verso nuove modalità di diffusione delle informazioni.

La cosiddetta “post –verità”, basata sulla diffusione di notizie completamente false, le cosiddette “bufale” o “fake news”, spacciate per autentiche ed in grado di influenzare fortemente l’opinione pubblica.

Da fruitore dei social networks cerco di essere sempre attento alle fonti da cui provengono le informazioni.

Siamo in una fase di transizione da un vecchio ad un nuovo modello di comunicazione dove anche i giornalisti giocano un ruolo importante. Essi oggi si trovano a dover discernere con molta attenzione le migliaia di fonti di provenienza delle informazioni, cosi da poter riacquisire un ruolo credibile ed autorevole.

Da più parti viene sollecitata una forma di intervento pubblico per contrastare il mancato controllo da parte dei grandi social networks dove si creano e moltiplicano, con la tipica viralità, le fake news.

Qualcosa sembra muoversi con un controllo più accurato da parte di Facebook per evitare le manipolazioni delle news impedendo la modifica dell’anteprima degli articoli.

Sistemi di intelligenza artificiale sofisticati permettono di creare contenuti audio e video dagli effetti pericolosissimi.

E qui entra in gioco, oltre al controllo sulla veridicità delle fonti di informazioni, la tutela della privacy e dei minori.

Cyberbullismo, pedopornografia, grooming, cyberstalking tutti nuovi termini anglosassoni che rappresentano il nuovo pericolo delle famiglie.

Il Parlamento Europeo ha più volte denunciato i nuovi rischi ed i nuovi tipi di abusi della rete ed ha proposto quindi l’adozione di misure comunitarie tali da garantire un utilizzo sicuro di internet al fine di proteggere “l’integrità fisica, mentale e morale dei cittadini e dei bambini minacciata dall’accesso a contenuti inadeguati”.

L’alfabetizzazione mediatica e l’educazione digitale sembrano essere ormai indispensabili nelle scuole e nelle famiglie.

Troppi genitori non conoscono la seconda vita virtuale dei propri figli….

Vicky Davis, un’insegnante americana esperta di nuove tecnologie, sostiene su Edutopia, un sito USA dedicato all’educazione, che portare Facebook e Twitter a scuola non significa avere una classe di ragazzi e ragazze distratti dai propri smartphone. Perché social network non va confuso con socializzazione, ed esistono almeno dodici modi giusti che i docenti possono adottare per usare in maniera proficua le piattaforme digitali in classe. Il decalogo della Davis stimola i docenti a «ricordare che siamo nel 21° secolo» e che è inutile continuare a predicare che è necessario aiutare i bambini a superare il gap digitale, se poi gli insegnanti non sono i primi ad essere disposti a comunicare online. 

Gianluca Cimini

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Sat, 23 Sep 2017 20:15:05 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/542/1/nuovi-media-e-nuovi-pericoli gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Formula E 2018: parte l’assalto di piloti e case automobilistiche all’elettrico http://www.gianlucacimini.it/mc/541/1/formula-e-2018-parte-l-assalto-di-piloti-e-case-automobilistiche-all-elettrico

Tutti la vogliono, tutti vogliono esserci, sale ancora di più la febbre da Formula E. Le ultime gare nordamericane del Campionato Mondiale che si è appena concluso hanno visto un record di spettatori, incassi ed interessi inaspettato. Ed il numero di campioni di Formula 1 che decidono di mettersi alla prova nel campo delle monoposto elettriche diventa sempre maggiore. La carta vincente di questo nuovo settore potrebbe essere proprio la sua particolarità unica, che la differenzia dalla più famosa, almeno fino ad oggi, Formula 1, ossia la mancanza totale di inquinamento grazie a batterie e motori al 100% elettrici e sopratutto la scelta di correre su circuiti cittadini.

A tal riguardo grande è l’attesa, per me e per molti esperti del settore, per il primo GP italiano di Formula E che si svolgerà a primavera 2018 tra le strade dell’EUR a Roma (come avevo già scritto mesi fa in anteprima). Più precisamente il 14 aprile 2018. L’accordo è su tre anni, ma l’idea è quella di portare il Fia Formula E World Championship nella capitale per almeno i prossimi cinque anni. “L’ePrix di Formula E è un evento di questo tipo, tra l’altro sostenibile e innovativo, che attraverso un circuito di 2,8 km e 19 curve è un efficacissimo strumento di promozione internazionale delle nostre attività” ha affermato il Presidente di EUR SPA Roberto Diacetti riguardo alla gara capitolina. Un’iniziativa dall’indotto economico importante, ma anche e soprattutto un volano per la mobilità elettrica in Italia, ancora tutta da esprimere nel suo enorme potenziale. Si parla infatti di un indotto stimato, in città paragonabili alla nostra capitale, dai 40 ai 50 milioni di euro all’anno. Introiti importanti, garantiti anche da almeno 40 mila presenze a livello di pubblico, composto da amanti non solo delle quattro ruote, ma anche e soprattutto dell’innovazione in chiave green.

Alla sua quarta stagione la Formula E presenterà inoltre delle novità sostanziali su regolamento e partecipanti: la potenza massima applicata dalle monoposto nelle gare aumenterà da 170 a 180 kW, mentre il picco per le qualifiche rimarrà invariato a 200 kW. Il Visa Fastet Lap Award potrà essere conquistato d’ora in poi solo da coloro che finiranno nella Top 10. Ed infine sarà eliminata una sessione di prove negli eventi a doppia gara mentre verranno aggiunte due giornate di test, del quale una sarà esclusiva per i rookies.

I prossimi anni, infine, non potranno che attirare ancora di più il pubblico a questo evento. Sponsorizzazioni ed investimenti stanno crescendo a ritmi molto alti: Audi, BMW, Porsche e Mercedes entreranno nella grande competizione e si sfideranno con le altre compagnie automobilistiche già presenti, in primis la francese Renault che ha già conquistato tre volte il titolo costruttori e si è impegnata fin dalla nascita del nuovo settore, nel 2013, per arrivare ai vertici della nuova competizione. La decisione delle compagnie segue lo spostamento dell’industria automobilistica globale verso le auto elettriche, evidente nella scelta di Volvo di abbandonare i motori tradizionali e di produrre solo auto elettriche entro il 2019.

“Ormai tutti i veicoli stanno diventando elettrici e, a breve, tutti guideremo macchine del genere in città. Ad esempio, in Gran Bretagna si è appena deciso che in dieci anni ci saranno in circolazione soltanto auto ibride o elettriche. La Formula E rappresenta dunque un’interessante start-up che si accorda perfettamente con la strategia pianificata da Daimler”, ha aggiunto Toto Wolff, direttore della Mercedes.

Da molte compagnie la Formula E è ancora vista come un terreno di prova per tutte le nuove tecnologie di auto elettriche d’avanguardia, un grande laboratorio a cielo aperto dove sviluppare elementi come batterie e sistemi di gestione dell’energia. La Formula E è in effetti, oltre allo spettacolo che offre, un incubatore di ricerca e sviluppo in molti ambiti: dalla mobilità elettrica alle rinnovabili, dai sistemi di accumulo di energia ai nuovi tipi di gestione “intelligente” delle reti elettriche e delle conurbazioni. Insomma se ancora gli investimenti e le velocità della più famosa Formula 1 non son stati raggiunti tutto il settore è in netta evoluzione e già in poco tempo la qualità e durata delle batterie elettriche sta nettamente migliorando, diventando con il tempo più potenti e meno costose, tanto che gli analisti sostengono che una versione elettrica di una berlina familiare standard potrebbe diventare più economica di quella a motore convenzionale. Anche se la visibilità non è ancora paragonabile a quella di altre gare, garantisce costi più che ragionevoli. La mobilità elettrica è il futuro della mobilità metropolitana e il circuito è una vetrina senza paragoni per i marchi coinvolti.

Gianluca Cimini

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Sun, 17 Sep 2017 10:02:27 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/541/1/formula-e-2018-parte-l-assalto-di-piloti-e-case-automobilistiche-all-elettrico gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Economia e cicli storici http://www.gianlucacimini.it/mc/540/1/economia-e-cicli-storici

Rileggendo Smith, Marx, Keynes, Kondratev, noti ed importanti economisti dell’età moderna, possiamo comprendere molti aspetti della situazione economica attuale.

Adam Smith (1723 – 1790), filosofo scozzese, fautore del liberismo, della divisione del lavoro come presupposto dell’aumento di produttività e del meccanismo libero di “domanda – offerta”, l’austriaco Joseph Schumpeter (1883 – 1950),  teorico dell’autodistruzione dell’economia, l’inglese John Keynes (1883 – 1992), sostenitore della politica di aumento della spesa pubblica per combattere la disoccupazione ed infine Nikolaj Kondratev (1892 – 1938).

Nikolay Kondratev per primo individuò l’esistenza, fin dalla prima rivoluzione industriale della fine del ‘700, di cicli economici cinquantennali costituiti da una fase ascendente di circa 25 anni, nella quale le nuove tecnologie stimolano gli investimenti, ed una fase discendente della stessa durata caratterizzata prima da una minicrisi, poi da una depressione nella quale il capitale non viene più investito essendo congelato nel sistema finanziario.

Riorganizzando mentalmente i periodi storici possiamo dire che il capitalismo industriale è stato attraversato da quattro cicli cinquantennali.

Il primo caratterizzò la prima metà dell’800 sotto la spinta della prima rivoluzione industriale ed interessò Inghilterra, gli Stati tedeschi ed in parte la Francia.

Il secondo si realizzò nella seconda metà di quel secolo, grazie allo sviluppo della meccanizzazione, delle ferrovie e delle scoperte tecnologiche.

Il terzo ciclo cinquantennale fu sostenuto dall’ingegneria elettrica, dalla produzione delle fabbriche e dall’industria pesante, registrò due periodi di depressione decennali, dalla fine della prima guerra mondiale alla fine degli anni ’30. Durante il secondo conflitto, si verificò in Europa e Giappone una tragica distruzione di capitali.

Nel quarto ciclo, partito dal Piano Marshall nel 1946 fino al 2006, assistiamo ad un “boom economico” senza precedenti, grazie all’automazione delle fabbriche, allo sfruttamento dell’energia nucleare, all’ingresso del computer nelle attività quotidiane, alla rivoluzione informatica.

Nel 2006, l’espansione si blocca dando vita ad una grande crisi che porterà ad una lunga fase di stagnazione dovuta a diversi fattori: l’automazione che gradualmente ha cancellato molte professioni, squilibri economici profondi, delocalizzazione delle fabbriche, dilagante consumismo, forte debito pubblico non rimborsabile.

Ma come si esce da questa situazione stagnante da oltre 10 anni?

Non rimane che attendere fiduciosi per vedere chi sarà costretto da improvvisi eventi drammatici a dare inizio a nuovi impulsi aprendo così la strada al nuovo cinquantennio. Ogni crisi è un’opportunità!

Gianluca Cimini

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Mon, 4 Sep 2017 16:47:55 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/540/1/economia-e-cicli-storici gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Il futuro dei motori è elettrico http://www.gianlucacimini.it/mc/539/1/il-futuro-dei-motori-e-elettrico

Ho colto con piacere la notizia dello sbarco della Formula E nel quartiere Eur a Roma il 14 Aprile 2018.

Sembra che il circuito di quasi tre chilometri si snoderà su via Cristoforo Colombo fino all'altezza del laghetto dell'Eur.

Sarà anche un’occasione per le case automobilistiche di promuovere iniziative sulla mobilità elettrica ed ecosostenibile, ormai sempre più vicina a noi.

Questo tipo di competizione dedicata alle monoposto elettriche si afferma sempre di più ma tra gli appassionati colgo ancora un certo scetticismo.

Forse le prestazioni non sono ancora considerate degne di nota, forse manca il rumore roboante…

Penso sia importante però capire gli elementi che rendono interessanti le gare di Formula E perché ritengo che ci sia sempre meno da invidiare alle corse più note di Formula 1.

Durante le gare di Formula E è facile assistere sorpassi avvincenti soprattutto nei tracciati più larghi e articolati. I piloti della Formula E non si risparmiano e provano a portare a casa il risultato senza esclusione di colpi rendendo la gara estremamente emozionante per lo spettatore.

La Formula E ha sfruttato la silenziosità delle sue vetture per portare le gare in posti apparentemente inaccessibili come nel cuore delle grandi capitali mondiali. Le “sfide” tra le auto si snodano su scenografie e panorami mozzafiato sicuramente meno freddi dei classici circuiti permanenti monocolore.

La Formula E offre il terreno ideale per nuove sperimentazioni e per sviluppare nuove soluzioni tecnologiche utili anche per il mondo delle auto di serie.

Ottima è la partnership con Enel per organizzare eventi totalmente “CO2 neutral” con tecnologie digitali intelligenti che permettono di controllare ogni consumo all’interno del circus  alimentando con energie rinnovabili le monoposto, i box delle scuderie e gli spazi del circuito.

“Last but not least” teniamo presente che assistere ad una gara della Formula E non presenta costi inaccessibili come la Formula 1 e può quindi avvicinare chiunque al magico mondo dell’automobilismo.

Gianluca Cimini

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Thu, 31 Aug 2017 19:54:28 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/539/1/il-futuro-dei-motori-e-elettrico gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
La pet economy cresce http://www.gianlucacimini.it/mc/538/1/la-pet-economy-cresce

Un articolo su un noto settimanale mi ha aperto un mondo che non conoscevo bene…la “pet economy”!

Il mercato che ruota intorno agli animali domestici vale, solo in Italia, oltre 3,5 miliardi di euro. E sembra che ogni proprietario ne spenda circa 100 euro l’anno per il proprio cucciolo.

Un’amica veterinaria mi ha confermato queste cifre e sembra che il trend sia ancora maggiore…

Siamo pronti infatti a risparmiare su tutto ma per il nostro pet non badiamo a spese. Sarà la crisi dei legami affettivi, dei matrimoni, delle professioni? In un mondo di poche certezze, la gioia che ci regala un animale domestico apre il cuore e le tasche! Il mercato mondiale degli animali domestici ha raggiunto 160 miliardi di euro. Un mondo di beni e servizi mutuati dal mondo umano. Le assicurazioni si adeguano a questo mercato in crescita, nascono scuole e percorsi educativi come per i bambini, alberghi e spiagge dedicate, centri estetici per cani e gatti.

Analizzando i profili socio – demografici dei proprietari si nota che la maggior parte sono single di ogni età, coppie senza figli o con figli già grandi. Ho trovato interessante leggere che il cane o il gatto viene usato come “terminale relazionale” ossia come occasione per uscire tre volte al giorno ed avere relazioni sociali con altri proprietari e scambiare quattro chiacchere al parco.

La percezione dell’animale è vissuta quindi come estensione del proprio sé o di un membro della famiglia. Da non trascurare che la vita media di un animale domestico è raddoppiata rispetto a prima grazie ad una migliore alimentazione, cure e terapie maggiori.

Fra le varie specie di pet, la fanno da padroni i gatti con 70 milioni di esemplari, i cani sono più di 62 milioni.

Ai francesi piacciono i felini, mentre gli inglesi sono più fedeli ai cani. All’Italia spetta il primato degli uccelli ornamentali con 12,9 milioni mentre la Germania ha la più larga fetta di roditori insieme a pesci ed anfibi.

Negli Stati Uniti, secondo l’American Pet Products Association, la spesa annua degli americani in questo settore toccherà i 62,5 milioni di dollari. Dietro a Stati Uniti ed Europa, l’America Latina è oggi il terzo mercato mondiale.

Prontovet24 è una start up nata a Taranto che consente ai proprietari di animali da compagnia di prenotare la visita di un medico veterinario a domicilio in ogni momento della giornata, h24.

Insomma il valore sociale degli animali domestici è inconfutabile e la passione per gli animali e per tutto ciò che li riguarda rappresenta una fonte di ispirazione imprenditoriale sempre più interessante…

Gianluca Cimini

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Mon, 28 Aug 2017 07:42:07 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/538/1/la-pet-economy-cresce gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Le mille vite dell’alluminio - di Gianluca Cimini http://www.gianlucacimini.it/mc/537/1/le-mille-vite-dellalluminio---di-gianluca-cimini

Economico, duttilissimo, capace di generare un processo di riciclo senza fine, l’alluminio è uno dei materiali più pomettentii della moderna “circular economy”.

Le qualità dell’alluminio costituiscono la base di molti business in Europa e nel mondo. E’ un metallo che richiede pochi investimenti per la sua lavorazione e, data la sua adattabilità, si presta ad un numero alto di impieghi ma è anche facilissimo da riciclare e garantisce un suo continuo riutilizzo.

L’Italia occupa un posto di rilievo nell’economia che ruota attorno a questo metallo.

Nel mondo risulta terzo paese (assieme alla Germania), dopo Stati Uniti e Giappone. Secondo i dati del CiAL(Consorzio Imballaggi Alluminio), il nostro paese è primo in Europa per quantità di rottami in alluminio avviati a riciclo: oltre 927 mila tonnellate nel solo 2016.

Nello stesso anno, sempre secondo i dati del consorzio, sono state immesse sul mercato italiano circa 66 mila tonnellate di packaging in alluminio. Di queste, circa 50 mila tonnellate sono state riciclate (pari al 73,2% dell’immesso a mercato) mentre le rimanenti, composte per lo più da rifiuti da imballaggi sottili, sono state avviate a recupero energetico.

Materiale leggerissimo ed estremamente malleabile, presente in molte leghe con altri metalli è anche un ottimo conduttore resistente alla corrosione dell’acqua e di molte sostanze chimiche. In natura lo si trova nell’acqua potabile ed in alcuni alimenti come cereali e verdure.

La sua attitudine al riciclo lo presta quindi ad un riuso infinito. 

Non solo fra le mura di casa ma anche i grandi marchi si sono fatti convincere dalle molteplici potenzialità di questo materiale.

Jaguar, il marchio di lusso dell’automobilismo, ha sviluppato “XE”, una berlina in alluminio riciclato realizzata grazie al progetto Realcar.

Tra il 2015 e il 2016, Jaguar ha recuperato più di 50 mila tonnellate di scarti di alluminio (pari a circa 200 mila scocche di “XE”) e le ha reintrodotte nella catena di produzione. In questo modo, la Jaguar ha ridotto il fabbisogno del materiale e ha evitato l’immissione in atmosfera di più di 500 mila tonnellate di CO2.

Apple punta ad un sempre maggiore utilizzo di questo elemento che garantirebbe una notevole diminuzione dell’impatto ambientale dell’industria degli smartphone e dei tablet, drammaticamente sempre più inquinante.

Rispetto alle sue qualità uniche, il successo dell’alluminio dovrebbe farci riflettere soprattutto riguardo ai profitti del riciclo. In Europa ci abitueremo sempre di più di “circular economy”. Come ha detto il commissario per l’ambiente dell’Unione Europea, Karmenu Vella, “se vogliamo essere competitivi dobbiamo trarre il massimo dalle nostre risorse, reimmettendole nel ciclo produttivo invece di collocarle in discarica come rifiuti”. Le norme della “circular economy” andranno quindi ad avere un effetto pratico nella vita dei cittadini europei sempre più preponderante.

Gianluca Cimini

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Tue, 15 Aug 2017 07:42:07 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/537/1/le-mille-vite-dellalluminio---di-gianluca-cimini gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Il cliente comanda: l’attention economy http://www.gianlucacimini.it/mc/536/1/il-cliente-comanda-lattention-economy

Immaginate di avere un’idea, un servizio o un prodotto e nessuno, tranne voi, lo conosce.

Quindi il vostro prodotto non esiste sul mercato.

Per essere percepiti bisogna attirare l’attenzione dei destinatari ed attirare l’attenzione è un prerequisito per fare business, per dare forma alla società, per “fare il mercato”.

Le nuove prospettive dell’attention economy ci dicono chiaramente che bisogna lavorare sull’attenzione dei consumatori saturi di notizie ed informazioni.

Se l’informazione non ha limiti di crescita non possiamo dire lo stesso della nostra attenzione che non è una risorsa infinita ed è contesa fra milioni di attori ed interlocutori.

Herbert Simon, Premio Nobel per l’economia, nel 1971 già notò che la disponibilità eccessiva di informazioni genera scarsità di attenzione. L’attenzione pubblica quindi, offerta dai mezzi di comunicazione e dai canali di business, è qualcosa di immateriale, costoso e prezioso.

I nuovi media offrono contenuti gratis per i quali ricevono in cambio attenzione e proventi pubblicitari.

Un consumatore che si abbona ad un servizio gratuito ha la percezione di non pagare, ma di fatto, concede qualcosa di incredibilmente prezioso e dal valore economico notevole: tempo, attenzione e dati sensibili.

La nuova unità di misura quindi è la “quota di attenzione” che rappresenta una concreta possibilità di analisi per il marketing, e che parte dallo studio delle reazioni cognitive ed emozionali dei consumatori e fruitori.

L’eyetracking è uno strumento che misura i punti di attenzione così come altri nuovi stratagemmi misurano l’interesse inconscio dei consumatori.

Se esiste un’economia dell’attenzione, esiste allora anche un’economia della disattenzione quando il rumore informativo di fondo rappresenta una condizione permanente.

Preoccupante è l’effetto dell’economia della disattenzione e responsabile, in gran parte, dell’impoverimento culturale che favorisce la diffusione ed il successo delle “fake news o bufale”: notizie commerciali deviate, non verificate e di cattiva e bassa qualità d’informazione.

Gianluca Cimini

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Sat, 5 Aug 2017 18:46:04 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/536/1/il-cliente-comanda-lattention-economy gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Il management della resilienza http://www.gianlucacimini.it/mc/535/1/il-management-della-resilienza

La letteratura e cultura della resilienza si diffonde sempre di più anche da noi e soprattutto in azienda. Ripensare quindi la persona e l’organizzazione in chiave di resilience management.

Il termine “resilienza” è stato preso in prestito dalla metallurgia ed indica la capacità di un metallo di resistere alle forze che vi vengono applicate. E’ l’opposto della fragilità e vulnerabilità. Negli essere umani la resilienza è innata, anche se non tutti sanno come accedervi.

Da un punto di vista “etimologico” deriva dal latino “resalio”, configurabile nel gesto del “risalire sull’imbarcazione capovolta dalla forza del mare”. Una capacità quindi di andare avanti senza arrendersi nonostante le difficoltà.

Una persona dotata di buona resilienza è colui che sa persistere nel perseguire obiettivi sfidanti, è un ottimista  di natura, sa “leggere” gli eventi negativi come momentanei e circoscritti e dinanzi a sconfitte e frustrazioni non perde mai comunque la speranza.

Essere resilienti in un mondo instabile è ciò che ci viene chiesto ogni giorno sempre di più.

In ambito aziendale la resilienza si identifica nella capacità dell’azienda stessa di affrontare il cambiamento in maniera costruttiva.

Per sopravvivere alle incertezze, alle turbolenze e criticità del mercato le aziende debbono essere flessibili. Un’azienda resiliente è capace di reagire positivamente allo stress ambientale, alle situazioni avverse ed inattese aprendosi allo sviluppo di nuove funzionalità con una “vision” che sappia andare oltre il beneficio immediato e con un grande senso del futuro.

Ma la costruzione di una cultura della resilienza all’interno di un’organizzazione inizia dall’alto. L’impegno del top management nel potenziare la resilienza e la reattività di un’impresa dovrebbe essere evidente per tutti i dipendenti.  Per generare organizzazioni resilienti però non basta lavorare su un singolo fattore, per quanto critico. E’ un’azione coordinata che coinvolge persone, struttura, processi e prassi.

Chiedersi sempre: “cosa faremmo se capitasse anche a noi?”

Il problema più evidente però non sempre corrisponde al rischio più grande. Pensare sempre al rischio in funzione sia delle probabilità, sia delle conseguenze. Il rischio è calcolato come la probabilità moltiplicata per le conseguenze, pertanto una conoscenza delle possibili conseguenze è fondamentale per prendere decisioni consapevoli, in tempi brevi, in base al rischio.

La pianificazione della risposta alle crisi è fondamentale per ogni organizzazione e per qualsiasi settore di attività, e rischi ed incertezze sono le pedine da giocare nella partita della sopravvivenza aziendale.  

Qualcuno dice che il bello della vita è alzarsi la mattina con un problema da risolvere…..

Gianluca Cimini

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Sun, 30 Jul 2017 11:27:22 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/535/1/il-management-della-resilienza gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Thunderbolt pronto ad evolversi: prestazioni top e maggiore diffusione http://www.gianlucacimini.it/mc/534/1/thunderbolt-pronto-ad-evolversi-prestazioni-top-e-maggiore-diffusione

Anche se il futuro per molti si muove ormai sul Cloud, il collegamento fisico tra dispositivi informatici rimane imprescindibile in molti casi particolari di trasferimento dei dati. Dal tempo dei floppy le cose sono nettamente cambiate, con capacità di storage estremamente moltiplicate nel tempo. Mentre crescevano le dimensioni di documenti e programmi così, allo stesso tempo, la necessità di velocizzare anche il trasferimento di questi file da un dispositivo all’altro si è fatta sempre più importante. E le tecnologie per il trasferimento dei dati si sono affinate nel tempo cercando di convergere poi in standard comuni per una migliore diffusione  e ottimizzazione sia per produttori sia per consumatori finali. La vera trasformazione, a mio avviso, si è avuta con l’avvento dei primi dispositivi che hanno abbracciato il cosiddetto “Universal Serial Bus” che con la sua evoluzione 2.0 riusciva a raggiungere, sulla carta, una velocità di 480 Mbps. Abbastanza per gli standard del tempo, impossibili per quelli odierni. Così l’evoluzione tecnologica ha portato l’avvento della versione successiva ossia la USB 3 (capace di velocità pari a 5 Gbps nella versione 3.0 e di velocità pari a 10 Gbps in quella 3.1) fondamentale per spostare file di grandi dimensioni come per esempio file video HD in pochi secondi da un dispositivo all’altro. Il successo di una tecnologia si basa da sempre sia sulla sua performance sia, soprattutto, sulla sua diffusione. Più prodotti abbracciano la nuova tecnologia e più questa avrà possibilità di affermarsi sul mercato, specialmente se tale tecnologia viene integrata nei prodotti di base, come schede madri o processori, e se il protocollo utilizzato risulta gratuito e libero da costi di licenza. Il 2018 potrebbe essere per questo l’anno della diffusione della tecnologia “Thunderbolt - The USB-C that does it all” sfruttando il motto con cui viene ora pubblicizzata.

« Vediamo Thunderbolt come un successore di USB 3.0. In un certo senso, vorremmo realizzare l'unico cavo di cui avrete bisogno » (Kevin Kahn, Intel senior fellow all'IDF 2011).

Thunderbolt 3 sta rivoluzionando il nostro modo di pensare alla connettività e alle prestazioni. Come per qualsiasi tecnologia innovativa, è normale che ci sia un po’ di confusione su ciò che questo significa per i nostri dispositivi attuali e su come sfruttare al meglio queste nuove possibilità. Sviluppata insieme da Intel ed Apple (e uscita in commercio proprio sui più recenti prodotti di Cupertino) la tecnologia Thunderbolt si prepara così ad una nuova evoluzione. Tale tecnologia arriva, grazie all’implemento al suo interno dello standard 3.1 e del connettore reversibile USB-C, a velocità estreme teoriche di 40 Gbps, due volte la velocità della generazione precedente, quattro volte la larghezza di banda rispetto ad una Thunderbolt 2, presenta così una capacità di trasferimento superiore, oggi, a qualunque altro cavo fisico presente sul mercato. Trasferire un film in super alta definizione 4K richiederebbe ora solo 30 secondi tra due dispositivi aventi lo stesso standard. Meno di 1 minuto per copiare 14 ore di video HD, meno di 1 minuto per copiare 25.000 foto, meno di 1 minuto per copiare 10.000 canzoni.

Come dicevo riguardo alla diffusione dei nuovi standard tecnologici, molto dipenderà  dalle scelte delle grandi aziende di abbracciare questa evoluzione: Intel intende integrare Thunderbolt 3 nei propri microprocessori (fino ad oggi era servito un controller dedicato sulle schede madri) e rendere il protocollo “non esclusivo”, gratuito e “royalty free”. Aprire il protocollo e rimuovere i costi permetterà ad altri produttori di sviluppare controller compatibili con Thunderbolt, abbassando i costi della tecnologia. Fino ad oggi, infatti, un grosso problema di Thunderbolt era stato quello dei costi, anche dei cavi e degli accessori, che in parte ha frenato l’adozione da parte dei consumatori, ma l’integrazione della nuova evoluzione tecnologica direttamente nelle future CPU aiuterà a ridurre il costo complessivo del prodotto finale. E, anche se in questi anni non è riuscita a diventare una tecnologia di massa, la versatilità della Thunderbolt 3 capace di adibire una singola porta a tantissimi utilizzi diversi (dall’alimentazione dei dispositivi, alla connessione di schermi, trasferimento di dati) di fronte alle nuove strategie chiarite da Intel potrebbero davvero far affermare ancora di più questa tecnologia che si vanta del fatto di essere “the USB-C that does it all”. Stavolta magari anche al giusto prezzo.

Gianluca Cimini

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Tue, 11 Jul 2017 19:23:04 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/534/1/thunderbolt-pronto-ad-evolversi-prestazioni-top-e-maggiore-diffusione gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Social Media contro violenza e terrorismo grazie all’AI (e non solo) http://www.gianlucacimini.it/mc/533/1/social-media-contro-violenza-e-terrorismo-grazie-all-ai-e-non-solo

Era arrivato con decisione a Dicembre dello scorso anno il monito della Commissione Europea contro i grandi di internet (Facebook, Twitter, YouTube, Microsoft in primis) per non essersi impegnati in tempi ragionevoli a contrastare il fenomeno “dell’odio da tastiera” (più precisamente detto “hate speech”) che sempre più spesso, sempre con più facilità e con più velocità, si alimenta proprio su quei social media creati inizialmente per condividere le proprie vite e al centro adesso del dibattito a causa dei troppi messaggi di incitamento all’odio e al razzismo che nascono, forti anche di un certo anonimato virtuale, tra le righe dei vari profili. Così , per contrastare in maniera più efficace il fenomeno appena descritto, le grandi aziende hanno stipulato un “Codice di condotta” con l’obiettivo di controllare le notifiche ed eventualmente bloccare dopo verifica i relativi post entro 24 ore, ma persino oggi, nonostante l’adesione, l’obiettivo è ancora lontano dal suo raggiungimento. Molto spesso, infatti, proprio sulla rimozione celere dei contenuti valutati negativamente si gioca la battaglia contro l’odio in rete. Prima si agisce e prima si può arginare il problema in un mondo come quello di internet in cui la diffusione delle notizie, anche di quelle false purtroppo, è quasi istantanea e alimentare tale notizie è fin troppo facile, dopotutto basta un “condividi” cliccato senza troppa cognizione di causa.

Se da un lato, però, ci si sta muovendo lentamente contro gli “odiatori da tastiera” al contrario i grandi network si stanno organizzando per contrastare quel fenomeno terroristico che non smette di trovare sempre nuovi adepti. Perché si sa, ormai il terrorismo attuale viaggia soprattutto in Rete. In maniera silenziosa, alcune grandi realtà del Web avrebbero iniziato così a bloccare i contenuti estremisti o che comunque incitino alla violenza e all’odio. Stabilire se un contenuto sia estremista o inciti all’odio, però, non è cosa semplice poiché ci sono molte sfumature, non sempre si tratta infatti di situazioni facili da riconoscere come nei casi di violazione di copyright o di video pedopornografici. Affidarsi solamente alla segnalazione degli utenti, a cui segue un controllo da parte umana, può non bastare ,il futuro della valutazione di certi contenuti è, quindi, nelle mani dell’automazione tecnologica che può risultare più efficace e soprattutto più tempestiva. A quanto pare i grandi colossi Web, come Facebook e Google, starebbero utilizzando una particolare tecnologia, nata inizialmente per rimuovere i contenuti protetti da copyright, adattata al nuovo scopo grazie all’uso dei “codici hash” ossia una sorta di firma digitale unica assegnata dalle Internet company automaticamente a certi video, che consente di rimuoverli velocemente, evitando anche che possano essere ripostati altrove. Tuttavia, la tecnologia in questione funziona solamente, per ora, su contenuti già conosciuti e circolanti in rete, mentre non riesce a bloccare i contenuti totalmente nuovi immessi sul Web.

Per il futuro Facebook ha annunciato di avere allo studio soluzioni tecnologiche innovative che dovrebbero aiutare a contrastare la diffusione di contenuti terroristici attraverso le sue pagine. La chiave sarebbe l’impiego dell’intelligenza artificiale che attraverso algoritmi di apprendimento profondo migliorerà la sua efficacia con il tempo e con l’utilizzo e sarà in grado sia di confrontare immagini (consentendo al sito di tutte le foto o i video pubblicati da varie fonti se dovessero avere una corrispondenza con altri contenuti già eliminati), sia di comprendere i messaggi e di eliminare automaticamente tutti quelli che abbiano in qualche modo a che fare con contenuti terroristici. Il social, dunque, cercherà in modo sempre più efficiente di individuare e chiudere account che mostrino elevati rapporti con altri profili già chiusi per terrorismo o che abbiano condiviso materiali legati ad attività terroristiche.

E così per le grandi aziende Web non è facile riuscire ad arginare il fenomeno specialmente perché lavorano costantemente sul pericoloso filo che da una parte tenta di proteggere gli utenti e dall’altra rischia di minare il diritto di espressione. E così, il giusto peso di valutazione, per quelle pagine web in bilico tra censura e sanzione, rimane un tema alquanto spinoso. La foto di un uomo armato che sventola una bandiera dell'ISIS può essere materiale di propaganda, ma anche di informazione: la differenza la fa il contesto e nessuno meglio di un essere umano può valutare questa componente, per questo la componente umana rimarrà quasi sempre rilevante in questa lotta.

Le direttive di Facebook sulla valutazione dei contenuti dei post per esempio, rese pubbliche grazie ad un articolo del Guardian a Maggio, valutano il contesto sempre come prioritario rispetto al contenuto. Così immagini di morti violente, aborti (se non mostrano persone nude), persone che si infliggono ferite o abusi fisici non sessuali, secondo la direttiva, non vanno rimosse per forza a meno che non siano mostrate in un contesto in cui si fa apologia del contenuto. Se i contenuti sono pubblicati in un contesto celebrativo o sadico sono destinati ad essere rimossi, viceversa, potrebbero essere utilizzati per sensibilizzare le persone su alcuni problemi (come nel famoso caso della bambina vietnamita ustionata dal Napalm). Il tema, che interessa non solo una piccola comunità formata da un gruppo di persone definite, ma un’ampia parte della popolazione mondiale, è attuale e lo sarà sicuramente anche per gli anni a venire poiché il pluralismo del Web rischia di trasformarsi in una grande Babele in cui molte voci rischiano di scontrarsi e coprirsi tra loro senza armonizzarsi e rimanere controllabili e decifrabili. Il tema della libera espressione sul Web è molto complesso e siamo nel momento forse di espansione più grande di questa società virtuale che vive intorno a noi. La convinzione che le tecnologie digitali alimentino solo cambiamenti positivi (come si è pensato ai tempi delle manifestazioni in piazza in Iran, Cina ed Egitto) e siano lo strumento perfetto per la creazione della democrazia corrisponde veramente alla realtà?

Gianluca Cimini

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Tue, 4 Jul 2017 19:20:23 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/533/1/social-media-contro-violenza-e-terrorismo-grazie-all-ai-e-non-solo gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)