gianlucacimini.it Rss http://www.gianlucacimini.it/ Coltiviamo i nostri sogni con coraggio. Avanti, sempre! - Gianluca Cimini it-it Wed, 24 Apr 2019 18:11:02 +0000 Fri, 10 Oct 2014 00:00:00 +0000 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss Vida Feed 2.0 gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini) gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini) Mediacontent http://www.gianlucacimini.it/vida/foto/logo.png gianlucacimini.it Rss http://www.gianlucacimini.it/ Lavoro, occupazione stabile ma crescono i contratti a termine http://www.gianlucacimini.it/mc/600/1/lavoro-occupazione-stabile-ma-crescono-i-contratti-a-termine

L'occupazione cresce ma solo quella a termine. Almeno secondo i dati Istat relativi al IV trimestre del 2018, anno in cui i posti di lavoro sono cresciuti anche nella fascia d'età 15-34 anni. Allo stesso tempo si è registrato un calo del numero degli inattivi. «Nel corso dell’anno il quadro occupazionale ha mostrato un lieve peggioramento: nel quarto trimestre 2018 si osserva una diminuzione dell’occupazione rispetto al trimestre precedente, in un contesto di aumento della disoccupazione e di calo dell’inattività. Queste dinamiche congiunturali del mercato del lavoro riflettono il calo dei livelli di attività economica rilevato nello stesso periodo, con una flessione del Pil (-0,1%) per il secondo trimestre consecutivo, dopo quattordici trimestri di espansione. Con riferimento all’input di lavoro, nel nostro Paese, alla flessione congiunturale del Pil si associa quella delle ore lavorate su base congiunturale (-0,3%) e un rallentamento della crescita in termini tendenziali (+0,4%)». Nell'intero 2018 i posti di lavoro sono cresciuti di 192.000 unità mentre nell'ultimo trimestre dell'anno il tasso di occupazione è rimasto stabile attorno al 58,6%, con una diminuzione di 36 mila persone occupate rispetto al trimestre precedente. Anche i dati parziali sul primo mese del 2019 lasciando invariato il tasso di occupazione con una lieve crescita del numero degli occupati. «Nell’andamento tendenziale si riscontra una crescita di 87 mila occupati (+0,4% in un anno), dovuta ai dipendenti a termine e agli indipendenti (+200 mila e +12 mila, rispettivamente) mentre calano i dipendenti a tempo indeterminato (-125 mila); l’incidenza dei dipendenti a termine sul totale dei dipendenti raggiunge nel 2018 il 17,1% (+1,1 punti). Rallenta la crescita degli occupati a tempo pieno mentre tornano ad aumentare i lavoratori a tempo parziale, a seguito dell’ulteriore incremento della componente involontaria che in termini di incidenza sale al 64,4% (+3,2 punti) dei lavoratori a tempo parziale e al 12,0% del totale degli occupati. Per il settimo trimestre consecutivo prosegue la diminuzione dei disoccupati (-105 mila in un anno, -3,6%) che interessa entrambi i generi, le diverse aree territoriali e tutte le classi di età, a eccezione degli over50. Dopo la crescita dello scorso trimestre, tornano a diminuire gli inattivi di 15-64 anni (-100 mila in un anno, -0,8%)». Analizzando invece il tasso di disoccupazione scopriamo che rispetto al trimestre precedente si registra un aumento mentre è in calo se confrontato con l'anno precedente. Questo si accompagna ad un calo tendenziale del tasso di inattività delle persone tra 15 e 64 anni. I posti di lavoro creati sembrano però temporanei soprattutto nella fascia d'età 15-24 anni e per i diplomati. Proprio tra i giovani e nel mezzogiorno si registra il passaggio più consistente dalla disoccupazione all'inattività. I dati Istat mostrano anche cosa succede dal lato delle imprese, la cui domanda di lavoro è in aumento, soprattutto nei confronti dei dipendenti (+0,3% su base trimestrale e +1,8% su base annua), a conferma della crescita di settori come quello dei servizi e dell'industria. «A fronte dell’aumento delle posizioni lavorative si registra un calo delle ore lavorate per dipendente pari allo 0,2% su base congiunturale e allo 0,8% su base annua. Il ricorso alla cassa integrazione registra una variazione ancora negativa ma di minore entità. Il tasso dei posti vacanti aumenta sia su base congiunturale sia su base annua, rispettivamente di 0,1 e 0,2 punti percentuali. Il costo del lavoro cresce dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,9% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, sintesi di un aumento degli oneri sociali (+0,3% su base congiunturale e +4,5% su base annua) e delle retribuzioni (+0,3% su base congiunturale e +1,0% su base annua)». Alla platea dei disoccupati sta per arrivare anche il reddito di cittadinanza che oltre ad una sorta di sussidio dovrebbe sulla carta servire a trovare una nuova occupazione, grazie anche alla nuova figura del navigator. Sempre secondo l'Istat la gran parte dei beneficiari del reddito di cittadinanza sarà composta da disoccupati e casalinghe. I single sono 626mila e costituiscono il 47,9% delle famiglie beneficiarie: riceveranno in media un sussidio annuo di 4485 euro (meno di 375 euro al mese, ndr). Le coppie con figli minorenni sono 257mila e percepiranno in media 6470 euro (circa 540 al mese, ndr), quindi, per effetto delle scale di equivalenza, meno delle coppie con figli tutti adulti, che percepiranno 7041 euro (circa 586 euro al mese. I nuclei composti da soli cittadini italiani rappresentano circa l'81% del totale delle famiglie beneficiarie, mentre quelli formati da soli cittadini stranieri sono l'11,5%. Tra i 2 milioni 706mila individui beneficiari, l'87,6% sono italiani, mentre gli stranieri sono il 12,4% (333mila, di cui 228mila extracomunitari).

Gianluca Cimini

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Wed, 24 Apr 2019 18:11:02 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/600/1/lavoro-occupazione-stabile-ma-crescono-i-contratti-a-termine gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Dieci progetti per rivoluzionare il retail e creare il negozio del futuro http://www.gianlucacimini.it/mc/599/1/dieci-progetti-per-rivoluzionare-il-retail-e-creare-il-negozio-del-futuro

Innovare il settore del retail. Questo l'obiettivo dell'acceleratore di startup Digital Magic che ha lanciato il “Magic Wand Retail Revolution”, il primo programma di accelerazione italiano dedicato proprio al settore del retail insieme a partner come Cisco, Do different, Nexi, RDS, Nava Design, Auchan Retail Italia, Ubi Banca e SisalPay. Fra i 70 progetti inviati ne sono stati selezionati dieci che hanno avuto accesso alla prima fase dell'acceleratore con oltre 300 ore di formazione qualificata. Le startup finaliste, che hanno ricevuto i primi 5.000 Euro, sono: Dilium, Disignum, ELIGO, ELSE Corp, Impossible Minds, InTribe, Optimist, Predixit, Scratch&Screen e Wenda. I progetti presentati per rivoluzionare il mondo del retail sono tra i più disparati: dal commesso virtuale alla piattaforma contro lo spreco che verifica in tempo reale l'integrità di prodotti alimentari nella catena di distribuzione, dal consulente sartoriale del “Made in Italy”, allo shopping virtuale grazie alla simulazione 3D,  dagli assistenti vocali e chatbot intelligenti che danno suggerimenti ai clienti, agli strumenti tecnologici che analizzano i comportamenti e i gusti delle persone. L'obiettivo del “Magic Wand Retail Revolution” era quello di accelerare le migliori startup italiane, in grado di competere a livello globale, per innovare il settore del retail, migliorare l’esperienza dei clienti e creare il negozio del futuro, connesso e omnicanale, con le tecnologie più evolute. Dopo aver valutato le performance rispetto agli obiettivi di crescita delle 10 finaliste, saranno scelte  le 6 startup che concluderanno questa sorta di contest. I partner che hanno aderito offriranno durante il programma di 6 mesi supporto economico, condivisione delle esperienze, advisorship e sviluppo internazionale del business. Le sei startup vincitrici di “Magic Wand Retail Revolution” riceveranno 15.000 Euro e un percorso di incubazione in Digital Magics del valore di 75.000 Euro, entrando a far parte della squadra del più importante incubatore di startup digitali “Made in Italy” attivo su tutto il territorio italiano. Saranno inoltre protagoniste di eventi dedicati a Londra e a Milano per presentare i loro modelli innovativi e scalabili ai più importanti investitori, business angel, venture capitalist italiani e internazionali. Alla fine del programma le sei startup apriranno un round di investimento al quale parteciperà la stessa Digital Magics investendo fino a 150.000 Euro in ognuna di essa. In partnership con 200 Crowd, piattaforma di equity crowdfunding, sarà costituito un veicolo d’investimento per raccogliere fino a 150.000 Euro da investire nel round di ciascuna startup. Ma vediamo nel dettaglio alcune di queste idee in concorso:

 

  • Wenda è una piattaforma per verificare in tempo reale l’integrità dei prodotti food e beverage lungo la catena di distribuzione, dal produttore fino al punto vendita, grazie alla tecnologia IoT (Internet delle Cose). È possibile ottenere visibilità dei punti critici, condividere i dati tra aziende, sapere quando e per quanto il prodotto è sottoposto a stress, integrare sistemi di tracciabilità e in questo modo migliorare processi logistici e rapporti con fornitori e clienti, contrastando lo spreco del cibo;
  • Optimist realizza chatbot intelligenti in grado di migliorare l’esperienza d’acquisto e automatizzare i processi di assistenza ai clienti grazie a tecniche di Intelligenza Artificiale e gestione processi in tempo reale. Integrando i chatbot Optimist con i gestionali aziendali e i sistemi di marketing, è possibile profilare i consumatori e guidarli nella scelta di prodotti e servizi, supportarli negli acquisti ricorrenti e nella spesa online e valorizzare i programmi fedeltà e le campagne promozionali;
  • Predixit crea diversi strumenti di Marketing Automation, utilizzando algoritmi, tecniche di Intelligenza Artificiale e di analisi comportamentale, per personalizzare l’esperienza d’acquisto partendo dal comportamento “storico” del cliente (quanti e quali prodotti compra, quanto spende). La piattaforma tecnologica suggerisce nuovi prodotti, promozioni e messaggi dedicati in base alla profilazione dei clienti. Quando una persona entra nel negozio, Predixit è in grado di indicare se è un cliente da premiare, motivare, recuperare e se è occasionale o frequente;
  • InTribe realizza progetti di customer insight data intelligence per produrre analisi evolute su esigenze,  stili di vita, abitudini ed evoluzioni dei consumatori, aggregando dati provenienti da: trend, Big Data, indagini online e touchpoint aziendali (negozi, APP, e-commerce, ecc...). Attraverso attività di gamification (giochi e contest) con tecnologie di Intelligenza Artificiale e machine learning, InTribe rende la partecipazione alle indagini di mercato interattiva e coinvolgente;
  • Dilium sta sviluppando la soluzione tecnologica Arcadia. Grazie alla Realtà Aumentata, Arcadia creerà percorsi interattivi all’interno dello store che migliorino la Customer Experience e definiscano nuovi punti di contatto con il cliente. Arcadia potrà servire nella formazione di nuovi dipendenti simulando ambienti reali, creare attività di gaming come l’Instant Win per vincere giftcard e promozioni, inquadrando con smartphone e tablet un’immagine o un prodotto presenti nello store;
  • ELIGO è un marketplace che connette gli amanti dell’eleganza e del Made in Italy con i Sartorialist, Personal Stylist esperti in abbigliamento sartoriale, per creare capi e accessori per uomo e per donna, su misura, personalizzati, con tessuti provenienti dai migliori produttori italiani. Una volta scelto online il Sartorialist, si fissa l’appuntamento per creare il proprio stile esclusivo e di alta qualità attraverso la guida e i consigli dell’esperto, dove e quando si vuole.

Gianluca Cimini

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Fri, 19 Apr 2019 18:24:41 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/599/1/dieci-progetti-per-rivoluzionare-il-retail-e-creare-il-negozio-del-futuro gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Self driving car, sono i più i rischi od i vantaggi? http://www.gianlucacimini.it/mc/598/1/self-driving-car-sono-i-piu-i-rischi-od-i-vantaggi

Le auto a guida autonoma possono, come tutte le innovazioni tecnologiche, semplificare al vita o renderla più sicura. Allo stesso tempo, però, potrebbero nascondere insidie e problemi non di secondo piano, anche legati alla privacy. I veicoli autonomi, oramai, sono pura realtà: non si tratta più di interrogarsi sulle possibilità di realizzarli o meno ma semplicemente, di capire quando inizieranno a circolare per le nostre strade. I primi prototipi di self-driving vehicle risalgono addirittura al 1925 quando un’azienda americana fabbricò un veicolo radio controllato che fece un giro di prova nella città di New York e l’anno successivo analogo esperimento fu tentato a Milwaukee. Secondo le previsioni entro il 2030 veicoli in grado di circolare in ogni tipo di strada ed in qualunque condizioni meteo saranno realtà piuttosto diffuse:  i passeggeri a bordo potranno disinteressarsi completamente della guida durante il percorso. Sono i cosiddetti autoveicoli automatizzati di livello cinque, il massimo della classificazione SAE. Anche l'Italia con il Decreto del Ministero delle Infrastrutture del 28 febbraio 2018, si è aperta alla digital transformation della rete stradale e alla sperimentazione di veicoli autonomi. Lo scopo del provvedimento è quello di modernizzare la rete stradale italiana, diffondendo l’utilizzo di sistemi di trasporto intelligenti, attraverso la realizzazione delle Smart Road, infrastrutture stradali per le quali è compiuto un processo di trasformazione digitale orientato  ad introdurre piattaforme di osservazione e monitoraggio  del  traffico, modelli di  elaborazione  dei  dati  e  delle  informazioni,  servizi avanzati   ai   gestori   delle   infrastrutture,    alla    pubblica amministrazione  e  agli  utenti  della  strada. L'altro obiettivo è quello di introdurre le self driving car. «Un veicolo a guida autonoma – ha spiegato  l´avvocato Marco Martorana, esperto del settore -   prende continuamente, e in modo automatico, decisioni in merito al proprio comportamento e, pertanto, è necessario che le macchine catturino ogni minimo dettaglio: pedoni, ciclisti, camion, animali e, in generale, ogni minimo ostacolo circostante, sia fermo che in movimento, è fondamentale per determinare se frenare, svoltare, rallentare, accelerare o proseguire. Detti veicoli, quindi, vedono l’ambiente che li circonda grazie a radar, lidar, GPS,  sensori e camere di bordo che interagiscono col software dedicato, il quale prenderà la decisione migliore senza che l’uomo possa intervenire in merito. Da questo scaturisce una serie di conseguenze e riflessioni». I fautori di queste tecnologie snocciolano di solito numerosi vantaggi dall'introduzione delle auto che guidano da sole: soprattutto la presunta maggiore sicurezza negli spostamenti, con conseguente riduzione degli incidenti, considerato che il sistema di guida non è soggetto a stanchezza o distrazioni ed è meno soggetto ai rischi legati alle condizioni ambientali (scarsa luce, nebbia, pioggia). Altri vantaggio potrebbero essere rappresentanti dalla possibilità di muoversi più facilmente per anziani e disabili, dalla riduzione dello stress del guidatore: se sulle strade si trovassero solo auto a guida autonoma, utilizzare un’auto intelligente per i propri spostamenti potrebbe ridurre lo stress alla guida, generando (forse) un traffico più fluido e scorrevole. Si tratta, è bene dirlo, di vantaggi tutti da dimostrare. Gli svantaggi invece sembrano un po' più concreti: riduzione dei posti di lavoro (si pensi a tassisti od autotrasportatori), possibilità che sia un software a governare le auto con possibili errori e relative pericolose conseguenze, rischio di attacco hacker come per tutti i dispositivi collegati ad una rete. Quest'ultimo scenario potrebbe portare criminali informatici ad impossessarsi dei veicoli, alterandone le funzioni di guida, modificando la temperatura all'interno dei veicoli, governando il il freno e l'acceleratore. «Non pochi disagi nascono, inoltre, dall'attribuzione della responsabilità in caso di incidente od eventuale infrazione, ad esempio, per eccesso di velocitàha aggiunto Martorana – Dal punto di vista della imputazione della responsabilità in caso di incidente od infrazione, tuttavia, il Decreto non apporta alcuna novità: l’art. 11 comma 1  lett. a), infatti, richiama espressamente l’art. 196 Codice della Strada e l’art. 2054, comma 3, del codice civile, prevendendo dunque una responsabilità di tipo soggettivo in capo al proprietario ed al conducente. La predisposizione di una normativa ad hoc sembra ancora lontana. Esiste poi un problema legato alla protezione dei dati personali dei conducenti, dei trasportati e dei terzi. Questi veicoli registrano, trattano e conservano numerosi dati personali: si pensi alle telecamere esterne ed interne, ad eventuali meccanismi di riconoscimento vocale o biometrico, alla posizione del sedile, alla destinazione, al percorso effettuato, alla esistenza di un tragitto preferito e via dicendo. Tutti dati che potrebbero essere utilizzati per attività di marketing

Gianluca Cimini

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Tue, 16 Apr 2019 16:55:15 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/598/1/self-driving-car-sono-i-piu-i-rischi-od-i-vantaggi gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Cybercrimine in costante aumento, ma chi se ne occupa nelle aziende si sente sempre più solo http://www.gianlucacimini.it/mc/597/1/cybercrimine-in-costante-aumento-ma-chi-se-ne-occupa-nelle-aziende-si-sente-sempre-piu-solo

 

 

Proprio coloro che dovrebbero garantire la sicurezza informatica delle aziende in cui lavorano si sentono piuttosto soli di fronte a questa battaglia.  I responsabili italiani di cybersecurity, secondo l'ultima ricerca Trend Micro, leader globale nelle soluzioni di cybersecurity,  non si sentirebbero supportati dal management della propria azienda, tanto che il 39% (33% a livello globale) dichiara di sentirsi completamente isolato nel proprio ruolo. Dichiarano di sentirsi sotto pressione, sia per dare un ordine corretto di priorità alle minacce (46% a livello italiano – 47% a livello globale), sia per tenere sotto controllo un ambiente di sicurezza eterogeneo (55% a livello italiano - 43% a livello globale). Molti sentono il peso delle proprie responsabilità e il 41% (34% a livello globale) dichiara che la soddisfazione nei confronti del proprio lavoro è diminuita negli ultimi 12 mesi. «I responsabili delle aziende devono riconoscere che ogni individuo, responsabile della sicurezza informatica, avvertirà una certa tensione -  ha detto Bharat Mistry, Principal Security Strategist, Trend Micro - nel momento in cui gli attacchi cyber crescono in volume e sofisticazione, le responsabilità devono essere condivise: nessuna azienda può permettersi di isolare la funzion ».

La ricerca è stata commissionata da Trend Micro a Opinium, che ha intervistato online 1.125 decisori IT responsabili per la cybersecurity. I Paesi coinvolti sono stati: Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Olanda, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Spagna, Svezia e Stati Uniti. L’88% del campione (72% a livello globale), afferma che la cybersecurity è rappresentata a livello del board, ma molti non riescono ancora a beneficiare di questo. Il problema sembra essere una comunicazione inefficace, il 49% (44% a livello globale) ha difficoltà nel tradurre le minacce complesse ai responsabili aziendali e il 69% (57% a livello globale) afferma che la comunicazione interna è la maggior sfida di cybersecurity per la propria organizzazione. Dalla ricerca trapela come spesso sia necessario un importante attacco cyber per riuscire a farsi ascoltare, solo così si riuscirebbe ad attirare l'attenzione dei vertici e dunque a poter intervenire in tempo, come ci fosse una sottovalutazione della minaccia segnalata. Il 76% del campione, 64% a livello mondiale, afferma infatti che la comunicazione diventa più facile in occasione di eventi di alto profilo, come ad esempio l’attacco di WannaCry. Questo deve far riflettere su come i team IT possano riuscire a oltrepassare le barriere di comunicazione, prima che accada un incidente. «Sedersi nella stanza del board è solo il primo passo – spiega ancora Mistry -  I professionisti IT devono trovare i modi giusti per far valere delle competenze di sicurezza che sono integrate in tutta l'organizzazione. Potrebbero anche cercare di imparare di più dagli altri leader aziendali, su come comunicare meglio i rischi, in modo da assicurarsi che la sicurezza informatica sia prioritaria in ogni dipartimento». A confermare l'importanza della cybersecurity nel mondo odierno sono arrivate le anticipazioni del rapporto Clusit[1] sulle minacce del 2018 dal quale si evince come gli attacchi con impatto significativo rilevati a livello globale siano in netta crescita dal 2011 a oggi, con un picco del +38% nel 2018, anno in cui si sono registrati 1.552 attacchi gravi, con una media di 129 al mese. È  sempre il cybercrime la principale causa di attacchi gravi: il 79% di questi è stato infatti compiuto allo scopo di estorcere denaro alle vittime, o di sottrarre informazioni per ricavarne denaro (+44% rispetto ai dodici mesi precedenti). Nel 2018 è stata inoltre registrata la crescita del 57% dei crimini volti ad attività di spionaggio cyber, lo spionaggio con finalità geopolitiche o di tipo industriale, a cui va anche ricondotto il furto di proprietà intellettuale. È stato ancora il malware “semplice”, prodotto industrialmente e a costi sempre decrescenti il principale vettore di attacco nel 2018, in crescita del 31% rispetto al 2017. All’interno di questa categoria, i Cryptominers, pressoché inesistenti in passato, nel corso del 2018 sono arrivati a rappresentare il 14% del totale (erano il 7% nel 2017), l’utilizzo del malware per le piattaforme mobile negli ultimi dodici mesi ha rappresentato quasi il 12% del totale. Da segnalare la crescita del 57% rispetto all’anno precedente degli attacchi sferrati con tecniche di Phishing e Social Engineering su larga scala, ancora a testimonianza della logica sempre più “industriale” degli attaccanti. L’elevato incremento negli ultimi dodici mesi dell’utilizzo di tecniche sconosciute (+47%) dimostra tuttavia che i cybercriminali sono piuttosto attivi anche nella ricerca di nuove modalità di attacco. Ad accrescere le preoccupazioni, il paradigma dell’Intelligenza Artificiale: da una parte tecniche di Machine Learning sono utilizzate dai cybercriminali per compiere attacchi in maniera molto efficace e sempre meno costosa; dall’altra, questi sistemi risultano oggi ancora piuttosto vulnerabili, e quindi facilmente attaccabili, anche a causa delle attuali difficoltà di monitoraggio e gestione dei sistemi.

Gianluca Cimini

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Tue, 2 Apr 2019 17:51:57 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/597/1/cybercrimine-in-costante-aumento-ma-chi-se-ne-occupa-nelle-aziende-si-sente-sempre-piu-solo gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Cambridge Analytica, Facebook rischia la stangata più alta di tutti i tempi http://www.gianlucacimini.it/mc/596/1/cambridge-analytica-facebook-rischia-la-stangata-piu-alta-di-tutti-i-tempi

La trattativa è in corso ma si tratterebbe di una multa multimiliardiaria che la Federal Trade Commission (FTC) degli Stati Uniti sta per comminare a Facebook per lo scandalo Cambridge Analytica, esploso lo scorso anno, in cui è stata messa a rischio la privacy di 87 milioni di utenti del social network a causa delle sue lacune nei sistemi di prevenzione. La notizia della maxi multa in arrivo, la più consistente mai imposta ad un'azienda tech, è stata diffusa nel mondo dal Washington Post[1]. Citando fonti informate ma anonime, il giornale sottolinea tuttavia che le due parti non hanno ancora raggiunto un accordo sull'ammontare della multa. Secondo le fonti anonime riportate dal prestigioso quotidiano, Facebook aveva espresso una forte preoccupazione per le richieste iniziali della Federal Trade Commission che in caso di mancato accordo potrebbe trascinare Zuckemberg in tribunale dove le cose potrebbero mettersi ancora peggio. Non è un momento facile per il social network già sotto tiro per la diffusione di fake news e messaggi di incitamento all'odio veicolati dagli utenti. Secondo il senatore democratico Richard Blumenthal siamo arrivati alla resa dei conti, solo con una pena severa da parte della FTC si arriverebbe a prevenire questo genere di comportamenti scorretti. Colpirne uno per educarne cento si potrebbe dire: un'eventuale stangata sarebbe un messaggio molto forte in grado di segnare una nuova era sulle modalità di vigilanza nei confronti delle aziende della Silicon Valley, dopo anni in cui tutto (o quasi) è andato in cavalleria, soprattutto sulle violazioni della privacy. Fino ad oggi la più grande multa comminata era stata quella a Google: 22,5 milioni di dollari pagati per chiudere un'indagine del 2002, sempre in tema di salvaguardia dei dati degli utenti. L'inchiesta su Facebook aveva preso avvio a marzo del 2018 dopo i rapporti sul coinvolgimento del social network con Cambridge Analytica, una società di consulenza politica che aveva avuto accesso indebito ai dati di 87 milioni di utenti. La condotta di Facebook sarebbe in violazione di un accordo del 2011 che Facebook aveva sottoscritto con la FTC per migliorare le sue pratiche relative alla privacy. Secondo la società di Zuckemberg però tale accordo non sarebbe stato violato: stabiliva che Facebook doveva essere più trasparente e informare gli utenti in modo più chiaro prima di condividere i dati personali con terze parti. In caso di violazioni, emerse durante regolari controlli, la FTC può sanzionare in modo salato la società con importi variabili in base al numero di volte in cui è stato commesso un abuso sulla privacy. Facebook potrebbe uscire da questa situazione negoziando un accordo con il governo, accettando di pagare una multa ed apportando modifiche alle sue pratiche commerciali. L'accordo dovrà poi essere ratificato da un giudice. La Federal Trade Commission potrebbe costringere il gigante dei social a sottoporsi a controlli ancora più severi per assicurare il rispetto dell'accordo. Altrimenti, nel caso che la questione si trascini in tribunale, Facebook potrebbe uscirne con le ossa rotte, senza dimenticare il contraccolpo reputazionale di un epilogo di questo tipo, specie se ulteriormente negativo in sede di sentenza. Facebook si sta già difendendo in una causa intentata dal procuratore generale del Distretto della Columbia che imputa al social network una gestione ingannevole dei dati raccogli dagli utenti. Senza dimenticare cause sparse in altre zone su iniziativa di alcuni avvocati. Ed anche in Italia l'associazione Altro Consumo vuole chiedere un risarcimento di alcune centinaia di euro ad utente per ogni anno di violazione della privacy. «Riteniamo che tutti i consumatori abbiano il diritto di beneficiare dell’innovazione tecnologica con la giusta tutela e sicurezza, potendone conoscere le potenzialità, partecipando alla costruzione del valore economico derivante dallo sfruttamento del dato e beneficiando dei profitti creati dalle aziende grazie all’utilizzo dei loro dati. Abbiamo più volte chiesto a Facebook, anche in occasioni di incontri formali, di rispondere alle nostre richieste di risarcimento per l’uso improprio dei dati. Senza ottenere risposta. Per queste ragioni, Altroconsumo ha deciso di avviare una class action per offrire uno strumento concreto di tutela alle centinaia di migliaia di utenti iscritti a Facebook». Riuscirà nell'intento? Non sarà semplice. «Le pratiche commerciali della società hanno imposto enormi costi per la privacy e per la  sicurezza di cittadini americani, tra cui i bambini, mettendo a rischio la tenuta delle istituzioni democratiche negli Stati Uniti e in tutto il mondo», hanno scritto i gruppi guidati d EPIC, che aveva presentato la denuncia originale dalla quale scaturì la precedente transazione del 2011 con la Federal Trade Commission. Sull'autorità ci sono anche notevoli pressioni politiche per arrivare ad una sentenza pesante che faccia clamore, in grado da essere un concreto deterrente per prevenire possibili abusi in futuro.  «Quando la privacy degli americani viene violata, occorre una risposta rapida ed efficace», hanno auspicato i senatori Blumenthal e Markey

Gianluca Cimini

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Fri, 29 Mar 2019 19:45:01 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/596/1/cambridge-analytica-facebook-rischia-la-stangata-piu-alta-di-tutti-i-tempi gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Bitcoin, nessuno conosce la password: in fumo 150 milioni di dollari http://www.gianlucacimini.it/mc/595/1/bitcoin-nessuno-conosce-la-password-in-fumo-150-milioni-di-dollari

150 milioni di dollari in fumo perché nessuno conosce la password. A minare ulteriormente la stabilità e la sicurezza del mercato dei bitcoin, già piuttosto precaria, arriva la notizia della morte di Gerald Cotten, il trentenne fondatore di uno dei più grandi siti al mondo di scambio di criptovalute, QuadrigaCX. In questa piattaforma fino a poco tempo fa si potevano acquistare con relativa facilità monete virtuali, scambiarle oppure riconvertirle in moneta reale. Tra Bitcoin, Bitcoin Cash, Bitcoin SV, Bitcoin Gold, Litecoin ed Ethereum, Quadriga CX dovrebbe rimborsare una cifra anche superiore rispetto a quella ipotizzata inizialmente, ben 166 milioni di euro: una enormità. Il decesso di Cotten è avvenuto improvvisamente in India a dicembre per una complicazione dovuta al morbo di Crohn del quale era affetto. Al di là della tragedia umana il problema è che nella tomba si è portato anche le chiavi di accesso alla sua piattaforma, rendendone off limits l'utilizzo e volatilizzando cosi una cifra che allo scambio attuale vale 150 milioni di dollari. 100.000 i clienti rimasti a bocca asciutta. La notizia è stata diffusa dalla Cbc che ha aggiunto come QuadrigaCX abbia depositato un'azione in un tribunale della Nuova Scozia per proteggersi dai creditori a causa delle transazioni rimandate nelle ultime settimane. Cotten, consapevole degli attacchi cyber di cui sono spesso preda le piattaforme di scambio aveva messo in atto una serie di misure di protezione. Tra queste il passaggio dal suo pc personale dotato di uno speciale sistema di crittografia. Jennifer Robertson, la vedova del ragazzo, l'ha raccontato così: «Il computer che Gerry usava per gestire l'azienda è criptato e io non ho idea di dove sia la password nè l'ho trovata. Ho assunto un esperto di sicurezza per recuperare le informazioni, ha preso dati dai telefoni e da altri pc ma non è riuscito ad accedere al computer principale». La piattaforma doveva ai suoi clienti circa 260 milioni di dollari canadesi in criptovalute. Con il passare delle ore aleggiano pesanti sospetti, rilanciati da alcuni esperti di valute digitali come Crypto Medication, che paventano l'esistenza di una vera e propria truffa. I soldi dunque, in questa ipotesi, non sarebbero vittime di una serie di misure di protezione ma proprio non esistano o siano stati fatti sparire. Della vicenda sarà chiamata ad occuparsene la Suprema Corte della Nuova Scozia. Sembra che Cotten dodici giorni prima di morire abbia depositato anche un testamento, indicando nella moglie l'unica beneficiaria del suo patrimonio: si tratta di alcune proprietà in Nuova Scozia dove abitava la coppia, una Lexus, uno yacht, un aeroplano e pure due chihuahua. A smentire la dietrologia su una morte inscenata per fuggire con il malloppo, il Dipartimento di Economia e Statistica del governo di Rajasthan ha pubblicato il certificato di morte di Cotten che sarebbe effettivamente deceduto il 9 dicembre scorso. La società nel frattempo ha pubblicato una nota nel proprio sito: «Oggi è stato emesso un ordine per la protezione dei creditori in conformità con la Legge sui concordati dei creditori delle società (CCAA) che ci consente di risolvere i problemi finanziari in sospeso che hanno influito sulla nostra capacità di servire i nostri clienti. La Corte ha nominato  la Ernst & Young Inc., terza parte indipendente incaricata di sorvegliare tali procedimenti, mentre continueremo in ogni sforzo per assolvere agli obblighi nei confronti dei nostri clienti. Quello che possiamo dirti è che il procedimento CCAA consentirà a QuadrigaCX di mantenere tutte le opzioni aperte per tentare di massimizzare i fondi disponibili per gli stakeholder dell'azienda. Forniremo ulteriori aggiornamenti appena possibile».  Gli attuali responsabili della piattaforma sono al lavoro per ottenere dagli  istituti bancari una parte dei fondi congelati per  poter rimborsare una fetta di investitori. A causa dell’impossibilità di coprire il totale dell'importo sono stati momentaneamente posti limiti alle operazioni di prelievo. Il CdA sta poi vagliando l’ipotesi di cedere l’attività della piattaforma o alcune sue parti in modo da raccogliere liquidità per cercare di uscire da questa intricatissima e incresciosa situazione. Stando a quanto riporta CoinDesk, a fine gennaio gli utenti iscritti alla piattaforma erano circa 115.000, non pochi: chissà cosa staranno pensando in questi giorni. La nota si riferisce in particolare allo sblocco dei cosiddetti hot wallet: si è infatti nel frattempo scoperto che una percentuale imprecisata di valuta era stata collocata all’interno di hot wallet connessi a Internet e accessibili. Changpeng Zhao, presidente della piattaforma concorrente Binance, ha definito questa scelta rischiosa e poco saggia: affidare ad un solo soggetto le chiavi per l’accesso ai cold wallet può essere come in questo caso piuttosto dannoso. L'opzione migliore, a suo dire, sarebbe stata quella di distribuirli a più persone con relativo sblocco da operare alla presenza della maggioranza.

Gianluca Cimini

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Tue, 19 Mar 2019 20:09:31 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/595/1/bitcoin-nessuno-conosce-la-password-in-fumo-150-milioni-di-dollari gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
I Cyber attacchi costeranno alle aziende 5200 miliardi dollari: il report di Accenture http://www.gianlucacimini.it/mc/594/1/i-cyber-attacchi-costeranno-alle-aziende-5200-miliardi-dollari-il-report-di-accenture-

Quale grave danno economico possono causare nel mondo i cyber attacchi? Per cercare di rispondere a questa domanda ed analizzare il fenomeno dal punto di vista delle aziende, Accenture ha realizzato il report Securing the Digital Economy: Reinventing the Internet for Trust", una indagine che ha coinvolto circa 1700 Ceo e top manager dislocati in varie parti del mondo, scandagliando il rapporto tra Internet e le aziende e l'evoluzione della figura del Ceo nel cogliere le nuove sfide riguardanti la tecnologia e la sicurezza informativa e più in generale la governance d'impresa. Il rapporto ha stimato in 5200 miliardi di dollari il costo aggiuntivo ed i mancati ricavi delle aziende, dovuti ai cyber attacchi dei prossimi cinque anni. Per un semplice motivo: i modelli di business dipendono soprattutto da Internet  e le risposte difensive di sicurezza introdotte per difendere gli asset strategici sembrano ancora insufficienti. Non solo: solo il 30% delle aziende secondo il rapporto di Accenture ha fiducia nella cyber security. I settori più a rischio ed in cui gli attacchi possono fare più male sono quello dell'high-tech con 753 miliardi di dollari di costi emergenti, della life science e dell'automotive, con un'esposizione variabile tra 505 e 642 miliardi di dollari. «Il livello di sicurezza di Internet è inferiore rispetto al livello di sofisticazione raggiunto dalla criminalità informatica e questo sta portando ad un’erosione della fiducia nell’economia digitale -  ha commentato Paolo Dal Cin, Security Lead di Accenture Italia - il rafforzamento della sicurezza su Internet richiede una leadership incisiva, ed a volte non convenzionale, da parte dei CEO, non solo dei CISO. Un primo passo da compiere per le aziende che vogliono diventare cyber-resilienti è quello di portare le competenze dei CISO nel consiglio di amministrazione, garantendo così che la sicurezza sia integrata sin dalla fase iniziale di qualunque iniziativa e tutti dirigenti aziendali si assumano la responsabilità della sicurezza e della riservatezza dei dati». Vediamo alcuni dati significativi del report. Ben 4 intervistati su 5 pari al 79% del campione sono convinti che il progresso dell'economia digitale sarà gravemente compromesso  in mancanza di un sostanziale miglioramento della sicurezza su Internet, mentre oltre la metà (59%) ritiene che Internet sia sempre più instabile sotto il profilo della cyber-sicurezza e non sa come reagire. Allo stesso tempo tre quarti degli intervistati (75%) ritengono che sia necessario uno sforzo congiunto per far fronte alle sfide in materia di cyber security, visto che nessuna organizzazione è in grado di risolvere il problema da sola. Più della metà dei dirigenti (56%) si definisce sempre più preoccupata della sicurezza su Internet e vedrebbe con favore l’entrata in vigore di norme di business più rigorose introdotte da istituzioni o autorità governative.

Il 79% degli intervistati ammettono di adottare tecnologie emergenti più rapidamente rispetto alla velocità con cui affrontano i relativi problemi di cyber security. Inoltre, i tre quarti di essi (76%) evidenziano che gli aspetti di sicurezza informatica sono sfuggiti al controllo a causa di nuove tecnologie come l’Internet of Things (IoT) e l’Industrial Internet of Things (IIoT). La maggioranza (80%) ha inoltre dichiarato che è sempre più difficile proteggere la propria organizzazione dalle vulnerabilità delle parti terze, il che non sorprende, data la complessità e la vastità attuale degli ecosistemi su Internet. La questione viene vista poi dal lato dei clienti e della sicurezza dei loro dati: il 76% degli intervistati ritiene che i consumatori non possano confidare nella sicurezza della propria identità digitale dal momento in cui molti dei loro dati personali sono già disponibili senza nessuna restrizione. Quale potrebbe essere dunque la soluzione di fronte ad un quadro non molto incoraggiante? Forse, suggerisce il report, quella di unirsi con altre aziende partner attivando così una gestione globale della cyber sicurezza, con maggiore collaborazione tra i dirigenti di ogni impresa ma anche con i responsabili di governo e delle autorità di regolamentazione in modo da introdurre misure di prevenzione.  «La rete internet  - prosegue Dal Cin - non è stata pensata e costruita considerando il livello di complessità e di connettività attuali. Ecco perché può bastare una singola vulnerabilità, all’interno o all’esterno delle mura aziendali, per subire un cyber-attacco dagli effetti devastanti. Nessuna organizzazione può affrontare da sola le sfide poste dalle minacce cyber, è un obiettivo globale che richiede una risposta globale e per il quale la collaborazione è la chiave. Per dare forma a un futuro che cresca su un’economia digitale forte e che funzioni in un clima di fiducia, il top management deve guardare oltre i confini della propria organizzazione, collaborare con un ecosistema di partner e proteggere la loro catena del valore nella sua interezza, considerando fornitori, clienti e ogni altra terza parte».

Gianluca Cimini

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Fri, 1 Mar 2019 17:54:29 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/594/1/i-cyber-attacchi-costeranno-alle-aziende-5200-miliardi-dollari-il-report-di-accenture- gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Sai come Facebook archivia i tuoi dati? Negli Usa il 74% degli utenti non ne ha idea http://www.gianlucacimini.it/mc/593/1/sai-come-facebook-archivia-i-tuoi-dati-negli-usa-il-74-degli-utenti-non-ne-ha-idea

Il 74% degli utenti di Facebook non è a conoscenza negli Stati Uniti del fatto che la piattaforma tenga traccia di preferenze e scelte per indirizzare le inserzioni pubblicitarie adeguate ed in linea con il profilo. Lo dice il Pew Research Center che ha realizzato un'indagine ad hoc, condotta su circa mille utenti a settembre 2018. Una volta mostrata loro la pagina 'ad preferences' , cioè le preferenze pubblicitarie, la gran parte degli utenti ha trovato che il social avesse generato materiale sui propri interessi. Nel 59% dei casi le categorie riflettevano gli interessi reali, mentre il 27% degli intervistati ha affermato che Facebook era stato poco o per niente accurato nel descriverli. "Una volta mostrato come la piattaforma classifica gli interessi - si legge - più della metà degli utenti (il 51%) ha affermato di non essere a proprio agio con la pratica". Lo studio ha anche analizzato il gradimento degli utenti riguardo al modo in cui l'algoritmo aveva assegnato le preferenze politiche e l''atteggiamento multiculturale', sempre sulla base delle azioni compiute sui social. Nel primo caso il 73% degli utenti ha affermato che la categorizzazione era esatta, mentre per il 27% non lo era, mentre nel secondo era soddisfatto il 60% del campione.  Nel   14% dei casi invece la corrispondenza era sbagliata.

C'è anche un secondo sondaggio realizzato grazie all'American Trends Panel del Pew Research Center su un campione rappresentativo di tutti gli adulti statunitensi che usano i social media, tra cui Facebook e altre piattaforme come Twitter e Instagram. Ne emerge un contesto ancora più ampio relativo proprio a Facebook. Questa seconda ricerca, condotta dal 29 maggio all'11 giugno 2018, rivela che gli utenti dei social media in genere ritengono che sarebbe relativamente facile per le piattaforme che utilizzano, determinare i loro tratti chiave in base ai dati che hanno accumulato. La maggior parte degli utenti dei social media afferma che sarebbe molto o abbastanza facile per queste piattaforme determinare la propria razza o etnia (84%), i loro hobby e interessi (79%), la loro appartenenza politica (71%) o le loro convinzioni religiose (65% ). Solo il 28% degli utenti ritiene che sarebbe difficile per queste piattaforme individuare le proprie opinioni politiche.  Facebook, il social network più importante al mondo, analizza i punteggi di diverse dimensioni della vite degli utenti, proprio in quegli aspetti che possono far gola agli inserzionisti.  La società consente agli utenti di visualizzare almeno una compilazione parziale di come li classifica nella pagina denominata "Le tue informazioni". La pagina, che è diversa per ciascun utente, visualizza diversi tipi di informazioni personali sul singolo utente, tra cui "Le tue categorie": un elenco di presunti interessi dell'utente creati dall'algoritmo di Facebook. Il sistema di categorizzazione tiene conto dei dati forniti dagli utenti al sito e del loro coinvolgimento con i contenuti del sito, come il materiale che hanno pubblicato, apprezzato, commentato e condiviso. Queste categorie potrebbero includere anche approfondimenti che Facebook ha raccolto dal comportamento online di un utente al di fuori della piattaforma di Facebook. Milioni di aziende e organizzazioni in tutto il mondo hanno attivato il tool di Facebook sui loro siti web. Questo tool  registra l'attività degli utenti di Facebook su questi siti web e restituisce questi dati al social network. Queste informazioni consentono quindi alle aziende e alle organizzazioni che hanno attivato il pixel di indirizzare meglio la pubblicità agli utenti del loro sito web che utilizzano anche la piattaforma Facebook.

 

Gianluca Cimini

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Tue, 12 Feb 2019 18:46:45 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/593/1/sai-come-facebook-archivia-i-tuoi-dati-negli-usa-il-74-degli-utenti-non-ne-ha-idea gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Smart Speakers, 5G ed Esports: ecco le tendenze di mercato del 2019 http://www.gianlucacimini.it/mc/592/1/smart-speakers-5g-ed-esports-ecco-le-tendenze-di-mercato-del-2019

5G, Smart Speakers, Esports. Saranno queste le tendenze di riferimento per il 2019. Almeno secondo le previsione di Deloitte nel suo report “TMT Predictions 2019. Soprattutto lo sviluppo della rete wireless di quinta generazione (5G) entrerà su vasta scala nel mercato. Già nell'anno appena concluso è stato testato da oltre 70 operatori, entro la fine del 2019 dovrebbero essere 25 gli operatori che lanceranno il nuovo servizio, soprattutto nelle città. I telefoni 5G venduti saranno circa un milione così come i modem 5G. L'adozione a questo nuovo modello di connettività sarà però graduale, così come era avvenuto per il passaggio tra 3G e 4G. Solo quest'anno infatti il 4G diventerà il modello predominante a 14 anni di distanza dal lancio. Quindi c'è da attendersi la stessa cosa per il 5G che inizialmente sarà una tecnologia di nicchia. Nel 2025 si prevede che superi il 30% delle connessioni in Europa. «Uno dei temi caldi dei prossimi anni è sicuramente la diffusione della rete 5G su larga scala – ha detto Andrea Laurenza, Partner Deloitte e responsabile italiano del settore TMT - Il 5G è senza dubbio la tecnologia di connessione del futuro che porterà ad avere comunicazioni sempre più veloci e soprattutto favorirà la diffusione dell’IoT su larga scala. Anche se la curva di adozione del 5G potrebbe essere relativamente bassa nei prossimi 12-24 mesi, e anche se ci vorranno anni per il 5G per replicare la posizione dominante del 4G sul mercato, molti operatori di telecomunicazioni hanno un forte incentivo a investire oggi nella nuova rete per motivi di velocità, latenza, penetrazione e (specialmente) capacità».

Un'altra grande novità di tendenza è rappresentata dagli Smart Speakers che già nell'ultimo Natale sono stati un gettonato regalo. Il settore, secondo Deloitte, avrà un valore nel 2019 di ben 7 miliardi di dollari con 164 milioni di pezzi venduti e un fatturato di questa industria pari a 4,3 miliardi di dollari. I dispositivi connessi viaggiano ad un tasso di crescita del 63%. Se nei paesi in lingua inglese hanno già avuto un'ottima diffusione la loro diffusione in altre aree del mondo rappresenta la vera sfida. Non è arduo ritenere che possano diventare un oggetto più venduto anche dello smartphone, soprattutto per la loro duttilità di utilizzo:  hanno il vantaggio di poter essere installati in case, alberghi, ufficio, in ogni aula scolastica o in ogni letto di un ospedale. Alcune grandi catene di alberghi hanno già pianificato l’adozione di smart speaker, ma ci sono numerose attività che potrebbero beneficiarne, ad esempio nei ristoranti, laboratori chimici, fabbriche e gli ospedali. Questi dispositivi connessi sono in grado di riprodurre con il comando vocale musica e stazioni radio, possono essere interrogati su qualunque argomento di utilità (viabilità, meteo, storia, attualità, sport ecc.). Sono e saranno in grado di azionare elettrodomestici e luci. «Le vendite di smart speaker dovrebbero aumentare notevolmente nel 2019 e probabilmente anche nel 2020 – aggiunge Laurenza - affinché il mercato continui a crescere, tuttavia, bisogna puntare su applicazioni che vadano oltre il semplice uso per la musica o per controllare le previsioni del tempo. La più grande barriera da superare sarà convincere gli user dell’utilità dei comandi vocali e del riconoscimento vocale, poiché sono tradizionalmente restii all’utilizzo di queste funzionalità su device quali lo smartphone. La chiave del successo sarà anche proporre usi ed applicazioni differenti da quelli attualmente disponibili. Gli smart speaker devono diventare più utili più spesso, per questo motivo la creazione di nuove applicazioni e una migliore accuratezza dei risultati saranno probabilmente la chiave per la crescita del mercato»

Nel nuovo mondo digitale, il calcio in diretta Tv o tramite le piattaforme Ip sarà sempre un fenomeno di successo, soprattutto per i broadcaster e per chi incassa i relativi diritti. Mentre continuerà a crescere la diffusione degli eSport, anche sui canali tradizionali. Il settore degli eSport (videogiochi online competitivi con una struttura di un campionato professionale tradizionale) a livello globale include numerosi titoli di giochi, campionati e giocatori in competizione su varie piattaforme: PC, console e dispositivi mobili. Sebbene il settore degli eSport sia ancora giovane, risulta essere, secondo il report Deloitte ,rappresentativo dell’evoluzione del consumo dei media da parte degli utenti e della loro interazione con essi. Si tratta di un mercato in continua crescita, si prevede che nel 2019 si espanderà del 35% negli USA (previsione Deloitte) grazie alla pubblicità, alle licenze e alle vendite in franchising, in Asia invece ha già raggiunto la maturità da qualche anno. Nel complesso, gli analisti prevedono che i ricavi del mercato globale degli eSports raggiungeranno il miliardo di dollari nel 2019, spinti dalla pubblicità, dai diritti di trasmissione e dall'espansione della lega.

Gianluca Cimini

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Wed, 6 Feb 2019 19:36:49 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/592/1/smart-speakers-5g-ed-esports-ecco-le-tendenze-di-mercato-del-2019 gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Come creare un retail di successo: l’ibrido tra fisico e digitale http://www.gianlucacimini.it/mc/591/1/come-creare-un-retail-di-successo-librido-tra-fisico-e-digitale

«La responsabilità viene comunemente attribuita ai pure players eppure a luglio 2017 il pure player per eccellenza, Amazon, ha speso 13,7 miliardi di dollari per acquisire Whole Foods. Perché Amazon dovrebbe perdere la sua ‘purezza’ per entrare in un settore che viene raccontato come in crisi? La verità è che non è il settore in toto a essere in crisi, ma un certo modo di fare retail che è rimasto fermo troppo a lungo, e che ha quindi bisogno di seguire nuove regole per rimettersi in gioco». Sono molti i miti sfatati in un acuto libro scritto da Giuseppe Stigliano, docente di Retail Marketing Innovation presso diverse università e business school italiane e General Manager di J. Walter Thompson, insieme con Philip Kotler, massimo esperto di marketing. Già il titolo  “Retail 4.0. 10 regole per l’Era Digitale” uscito per Mondadori lo scorso anno fa capire in quale direzione deve andare il reatil, respingendo al mittente le solite cassandre che lo davano per finito. O meglio, il destino dipende molto dal tipo di approccio commerciale e di marketing che si intende attuare in un contesto profondamente cambiato rispetto a qualche anno fa. Nel modello che emerge dal libro c'è l'assoluta necessità di studiare desideri, bisogni e aspettative dei vari interlocutori. Occorre dunque una profonda analisi a livello di dati in grado di offrire soluzioni e prodotti per soddisfare al massimo i clienti. Una delle chiavi è il cosiddetto phigital marketing, ossia l'ibrido tra fisico e digitale per mettere i contatto i brand e le persone. Per i consumatori il valore aggiunto è quello di poter avere un processo relazionale appagante che lo coinvolga insieme al venditore. Ecco che entra in gioco un approccio omnicanale, inteso come servizio complessivo offerto da un'azienda che è in grado di pianificare le proprie attività in base alle preferenze del consumatore.  «Le persone non comprano prodotti e servizi, ma relazioni, storie e magia». Questa citazione inserita nel volume fa capire bene quale possa essere la chiave di volta per un retail di successo. Non è più solo una questione di superiorità del prodotto, il negozio fisico deve offrire molto di più se vuole rimanere sul mercato e sopravvivere ai colossi del web. Deve cioè essere in grado di offrire esperienze appaganti ai clienti. Le parole chiave del retailer devono essere le 3S citate dagli autori: servizio, socialità e sostenibilità. Il negozio deve essere un punto di aggregazione per le persone e non un semplice luogo di esposizione e vendita, senza dimenticare come raccomandano gli autori al termine del libro la fattibilità tecnica ed economica dell'impresa.

«Il retail 4.0 è l’universo in cui viviamo oggi, dove il digitale non è più solo l’e-commerce, ma è pervasivo, l’elettricità del nostro mondo: per converso, si presta più attenzione agli aspetti umani, perché più la tecnologia appiattisce, più il fattore umano diventa un asso nella manica. Inoltre, la mobilità domestica si sta involvendo – sempre meno gente in città possiede la macchina – e in generale si assiste a un fenomeno di urbanizzazione molto forte. Ikea, non a caso, sta cominciando ad aprire piccoli negozi in centro: dato che l’ampiezza e la profondità dell’assortimento li dà il digitale, all’azienda basta esporre pochi pezzi e dare al cliente un tablet tramite il quale riesce a visualizzare le varianti cromatiche e di modello. In tal modo si dà alle persone la possibilità di ordinare il divano in pausa pranzo, senza sforzi o particolari sacrifici». Conoscenza dei consumatori e del rapporto da loro instaurato con il brand devono servire per mettere a punto la formula giusta per una distribuzione di successo di un prodotto. Per Stigliano i dati sono preziosi come lo è il petrolio e diventa fondamentale interpretarli in modo corretto. «Il marketing è stato per decenni making people want things, mentre deve evolversi in making things people want - nei casi estremi significa ascoltare la rete e capire come creare prodotti o servizi nuovi di cui si percepisce l’esigenza, in altri casi è semplicemente una modalità di erogazione del servizio migliorata e resa ottimale. Implica il passaggio da una logica push a una logica pull, che a livello teorico risolverebbe qualsiasi male, se non fosse che le aziende sono fatte di persone, e le persone sono avverse al rischio. Al di là del sapere cos’è giusto e sbagliato, concorrono – all’adozione di un determinato comportamento e dunque al turnaround – una serie di fattori umani, che generano delle ramificazioni di flussi, processi, valori, tali da non consentire all’azienda di muoversi. I vertici delle società non sono ottusi, ma tra il capire e il fare ci sono di mezzo procedure, prassi e priorità che rischiano di condurre all’immobilismo». Tra i casi di successo presentati c'è quello di Boggi, marchio di abbigliamento maschile che offre anche accessori e scarpe. Ha abbracciato il concetto di omnicanalità, unendo fisico e digitale. E così si può cambiare in negozio un articolo acquistato online, pagarlo in un punto vendita di un Paese e ritirarlo in un altro. Arrivano poi alcune tecnologie per ottimizzare ad esempio i costi del personale. Come i contatori che misurano il numero di clienti in modo da “schierare” il personale nelle fasce orarie più opportune. Oppure riconoscere i clienti attraverso lo smartphone permettendo al personale di avere lo storico degli acquisti passati ed offrire consulenze personalizzate. Il problema di fondo rimane la scarsa conoscenza dei clienti da parte dei retailer ed a volte la loro ostruzione verso la trasformazione digitale. Anche perché spesso non si ha la pazienza di aspettare quei 3-5 anni per vedere i frutti del lavoro svolto. Il libro «sancisce la morte definitiva del concetto per cui fare retail significhi sostenere un investimento immobiliare, prendere un negozio in un punto nevralgico ad alto passaggio, aspettare sulla soglia – con un assortimento di prodotti dietro alla schiena – che la gente venga a comprarli. Ci sono mille modalità per fare retail oggi, e mille modalità per farlo crescere. È più modulare e flessibile rispetto al passato, e il compito dei retailer è conoscere le varie modalità, capire quella che ha più senso per i propri clienti e metterla in pratica, anche se ciò richiede lo sviluppo di nuove competenze».

Gianluca Cimini

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Mon, 28 Jan 2019 17:25:26 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/591/1/come-creare-un-retail-di-successo-librido-tra-fisico-e-digitale gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Attacchi cyber sempre più sofisticati ma le aziende italiane non sanno ancora difendersi http://www.gianlucacimini.it/mc/590/1/attacchi-cyber-sempre-piu-sofisticati-ma-le-aziende-italiane-non-sanno-ancora-difendersi

Oltre 6 milioni di email false ogni giorno, 2 miliardi di database con dati personali attaccati tra gennaio 2017 e marzo 2018 con un impatto economico di 3,43 milioni. Sono questi i preoccupanti numeri degli attacchi informatici nel mondo. Nonostante la presenza di minacce sempre più sofisticate il 97% delle aziende italiane destina ancora risorse inadeguate alla protezione tecnologica. Tutto questo nonostante sia comunque in crescita il business della cosiddetta cybersecurity, tanto che nel 2018 ha raggiunto 1,5 miliardi di euro. I dati sono emersi dal rapporto “Global information security survey 2018-19” di Ey, sulle tendenze a livello nazionale e globale. Uno studio che come tutti i sondaggi va preso con le molle ma che sicuramente testimonia una tendenza interessante. Sono stati intervistati infatti circa 1400 top manager di grandi aziende internazionali: solo il 14% degli intervistati italiani ritiene soddisfacente il sistema di sicurezza informatica della propria azienda (8% a livello globale). Anche perché ben il 62,5% delle aziende italiane dichiara di aver avuto almeno un incidente significativo a livello di sicurezza informatica ed il 42,5% non sarebbe in grado di identificare un attacco cyber sofisticato. Dal sondaggio emerge che i dipendenti negligenti o inconsapevoli (67%), i controlli di sicurezza obsoleti (42%), in particolare quelli relativi a smartphone e tablet (30%), e l’accesso non autorizzato (21%) sono considerati dalle imprese come i principali fattori di vulnerabilità. Dal sondaggio EY emerge anche che solo il 23% delle imprese a livello globale ritiene necessario integrare le policy di sicurezza nei piani strategici e solo nel 67% dei casi la persona direttamente responsabile della sicurezza delle informazioni fa parte del top management.  Le aziende, per fronteggiare gli attacchi, sembrano puntare soprattutto su tecnologie avanzate in grado di ottimizzare la capacità di identificare le vulnerabilità e fronteggiare le violazioni dei propri sistemi. Gli investimenti maggiori andranno nei settori del Cloud computing (53%), cybersecurity analytics (40%) e Internet of things (38%). Altri fronti di sviluppo in chiave di sicurezza informatica saranno l'intelligenza artificiale, l'automazione robotica e gli analytics.  «La cybersecurity rappresenta  anche un'opportunità di crescita: il 60% delle aziende pensa di incrementare il budget sulla sicurezza informatica di più del 10% - ha spiegato Fabio Cappelli, Responsabile cybersecurity di Ey per Italia, Spagna e Portogallo – il settore genererà 2 milioni di posti di lavoro nei prossimi cinque anni, a livello mondiale. Le imprese oggi investono sempre più nelle tecnologie emergenti come parte della loro trasformazione digitale, che crea molteplici e nuove opportunità, ma allo stesso tempo anche nuove vulnerabilità e minacce. Il successo di questi programmi dipende anche dalla capacità dell’impresa di mantenere elevato il livello di fiducia dei propri clienti. La sicurezza informatica è funzionale a questo obiettivo, a patto che sia integrata nel DNA dell’impresa e diventi parte integrante della strategia aziendale».  Molto rimane ancora da fare. La gravità delle minacce in corso è testimoniata anche da quanto successo nell'ultimo mese.  Lo scorso novembre 500mila caselle di Posta certificata, in gran parte utilizzate dalla Pubblica Amministrazione sono state violate in un grave attacco informatico contro il provider che offre il servizio, la piattaforma social QUORA ha ammesso di aver scoperto nei primi giorni di dicembre un data breach che ha messo a repentaglio i dati di 100 milioni di utenti, senza dimenticare il gigantesco attacco hacker verificatosi sui sistemi informativi della catena alberghiera Marriott con un potenziale impatto su 500 milioni di utenze. Dati sensibili che spesso finiscono nel cosiddetto Deep Web per finalità criminali sempre più sofisticate.

Gianluca Cimini

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Tue, 22 Jan 2019 18:17:34 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/590/1/attacchi-cyber-sempre-piu-sofisticati-ma-le-aziende-italiane-non-sanno-ancora-difendersi gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Pochi laureati e troppi diplomati: l’ICT cresce ma l’Italia è ancora indietro http://www.gianlucacimini.it/mc/589/1/pochi-laureati-e-troppi-diplomati-lict-cresce-ma-litalia-e-ancora-indietro

La direzione intrapresa è quella giusta ma mancano ancora le competenze tecnologiche necessarie per supportare il grande cambiamento in atto. Questo emerge dalla quarta edizione dell'Osservatorio delle Competenze Digitali, condotto dalle maggiori Associazioni ICT in Italia, AICA, Anitec-Assinform, Assintel e Assinter Italia con il supporto di CFMT, Confcommercio, Confindustria e il patrocinio di MIUR e AGID. L'analisi, in questa edizione, si è concentrata sulle professioni ed i ruoli dell'ICT. Proprio in questo settore si concentrano ben 64.000 annunci pubblicati sul web nel 2017, numero raddoppiato in soli 4 anni e che anche rispetto al 2016 fa registrare un aumento del 7%. Le stime per i prossimi due anni hanno calcolato fino a 88.000 nuovi posti di lavoro specializzati in ICT. I ruoli più ricercati sono gli sviluppatori seguiti dai consulenti ICT. In crescita anche altre figure impegnate nella trasformazione digitale: il Service Development Manager, il Big Data Specialist e il Cyber security Officer. Il Nord-Ovest continua a catalizzare la geografia delle opportunità lavorative ( con la Lombardia che la fa da padrona): rappresenta il 48% della domanda. In quest'area la richiesta di figure come il Service Development Manager ed il Big Data Scientist raggiunge il 60%. Cresce la richiesta di queste figure e sale anche la loro retribuzione: i Quadri fanno registrare un +4,3, i dirigenti un +6%. Rimane però il grande problema del gap tra domanda ed offerta di questo tipo di specialisti con le aziende che fanno fatica a trovare le adeguate figure necessarie alla trasformazione digitale. Nel 2018, secondo l'Osservatorio, il fabbisogno di laureati per le aziende oscillerà tra i 12.800 ed i 20.500 ma dalle Università ne usciranno appena 8.500 con una differenza dunque del 58%. Al contrario ci sono troppi diplomati rispetto all'effettiva richiesta del mercato: l'eccedenza è del 27%. I laureati in ICT sono in crescita ma si tratta di un andamento troppo lento rispetto alle esigenze del mercato: nel 2017 erano 7700 unità con il calo degli specialisti in Informatica ed Ingnegneria Informatica. Le percentuali di abbandono restano purtroppo ancora troppo elevate: si è laureato solo il 40% degli immatricolati nei corsi di laurea triennale. Interessante il cosiddetto Digital Skill Rate, ossia l'indice di pervasività delle competenze digitali all'interno di una singola professione: in media il 48% per le professioni ICT ed il 14% per le professioni non ICT. Il Digital Skill Rate varia tra il 30% e il 51% per quasi tutte le professioni ICT e supera il 51% per Database Administrator, Developer, Systems Analyst e Technical e Network Specialist.  Per colmare il gap tra domanda ed offerta di figure specializzate in ICT l'Osservatorio propone 4 interventi strategici:

  • l'aumento di laureati e di esperti informatici con competenze avanzate attraverso fidelizzazione degli studenti ICT e maggiore attrattività per lauree e diplomi superiori ICT. Il tutto diminuendo la dispersione degli studenti ICT nel passaggio da scuola secondaria all'università e, quindi, nel completamento dei percorsi di studio, avvicinando più studenti da diplomi non ICT ai percorsi di studio ICT;
  • Il rinnovamento e la qualità dei percorsi di studio in ambito ICT. Le professioni ICT più richieste si caratterizzano per un mix articolato di conoscenze tecnologiche a rapida obsolescenza e competenze sempre più avanzate per governare strategicamente i cambiamenti. Servono percorsi di studio più innovativi;
  • Il rafforzamento dell'aggiornamento permanente e la riconversione professionale con canali di auto-apprendimento già ampiamente utilizzati nelle economie più digitalmente avanzate;
  • Nuovi modelli di interazione Domanda-Offerta nel mercato del lavoro per le professioni ICT. Maggiori informazione, consapevolezza e cooperazione tra aziende, scuola/università e ricerca possono avvicinare e coinvolgere la domanda nelle iniziative di sviluppo e attrazione dei talenti digitali a diversi livelli.

Gianluca Cimini

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Fri, 11 Jan 2019 17:24:58 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/589/1/pochi-laureati-e-troppi-diplomati-lict-cresce-ma-litalia-e-ancora-indietro gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Quando Instagram fa la differenza, quattro casi di successi http://www.gianlucacimini.it/mc/588/1/quando-instagram-fa-la-differenza-quattro-casi-di-successi-

Le storie di Instagram hanno rivoluzionato il modo di comunicare delle aziende determinandone anche il successo. I social, soprattutto quelli di grande impatto visivo, hanno superato le barriere tradizionali della comunicazione bypassando i consueti canoni. Chi ha saputo cavalcare questa onda e riuscirà a farlo in futuro avrà sicuramente grandi benefici. Ma vediamo alcuni casi di successo.

 

NIKE, LE NUOVE SCARPE LE DISEGNANO I FOLLOWER

Il famoso marchio Nike ha recentemente fatto leva sulle storie di Instagram per lanciare un concorso internazionale in cui gli utenti erano invitati a disegnare le nuove scarpe Air Max. I follower hanno risposto alla grande partecipando attivamente al processo creativo e produttivo, mettendo a confronti approcci diversi in base al continente di origine. Questo tipo di campagne oltre a coinvolgere i follower e quindi i propri potenziali clienti hanno un grande potere di fidelizzazione: l'utente si sente al centro del marchio che ama, c'è una sorta di identificazione ulteriore e dunque difficilmente abbandonerà quel marchio per un altro della concorrenza. Nike ha dimostrato di tenere al gusto ed alla creatività dei propri clienti e questo ha avuto un grande ritorno d'immagine e di business.

IL QUIZ DI AIRBNB

Se Nike ha lanciato un concorso internazionale ad Airbnb hanno pensato di lanciare periodicamente un quiz, una volta alla settimana: il cosiddetto Travel Tuesday. Attraverso contenuti generati dagli utenti e l'utilizzo intelligente di immagini di alta qualità, Airbnb lancia spunti di viaggi affascinanti o vere e proprie avventure. Vi chiederete in cosa consista il quiz. Ebbene: le foto vengono inizialmente oscurate e gli utenti devono indovinare di quale meta si tratti. Quando qualcuno indovina, la località viene inserita in una nuova Story con un link che porta i follower al sito web di Airbnb. Quindi non una semplice strategia per far aumentare le visualizzazioni al proprio portale ma una strategia di marketing e di comunicazione che aumenta le interazioni, quello che conta davvero nel misurare il coinvolgimento delle persone. E quando cercheranno una stanza od una casa dove pensate che andranno a cercare?

 

LE BUONE NOTIZIE DEL NEW YORK TIMES

Anche un colosso dell'informazione come il New York Times ha deciso di puntare molto su Instagram. Si sa che l'informazione e la sua sostenibilità economica sia sempre più difficile, soprattutto per un quotidiano. In Italia vedremo come andrà Open, il giornale per smartphone lanciato da Enrico Mentana. Nel frattempo il New York Times ha deciso di puntare su Instagram attraverso le buone notizie. Le storie cercano di rispecchiare quello che desiderano gli utenti che sui social sembrano più attratti da argomenti leggeri, in grado anche di rilassare piuttosto che notizie tragiche o pesanti. C'è quindi una vera e propria collezione di Good News nelle Storie, con un format molto similare: poche immagini grandi e caption molto attrattive. Ed i numeri hanno dato ragione al quotidiano: le interazioni sono notevolmente cresciute.

 

INSTAGRAM FA RINASCERE L'AFFIDABILITA' DI PRADA

Proprio così. Gli analisti di Credit Suisse che prima vedevano piuttosto nero sul futuro di Prada, si sono ricreduti grazie soprattutto all'utilizzo che lo storico marchio ha fatto del proprio profilo Instagram.  “Su Instagram – scrivono gli esperti di Credit Suisse – Prada conta quasi 17 milioni di follower alla fine di settembre 2018 (al 3 dicembre 2018 sono 17,5 milioni, ndr). Tra i principali marchi di lusso che seguiamo si tratta del quinto posto alle spalle di Christian Dior, Louis Vuitton, Gucci e Chanel ma davanti a Burberry. E se Burberry e Gucci sono state molto più attive in termini di comunicazione digitale rispetto ai concorrenti negli anni più recenti, riteniamo che il numero di seguaci di Prada su Instagram sia degno di nota per un gruppo che sta cercando di mettersi al passo degli altri in questo settore». Come nel caso di Nike avere tanti follower significa rafforzare il proprio marchio e con una politica di marketing e comunicazione mirata portare anche ad un parallelo aumento delle vendite. « Negli anni Duemila – proseguono gli analisti – Prada si è rivolta a una base di clienti sofisticati ma conservatori. Poi le preferenze dei consumatori hanno cominciato a cambiare. I millennial, generalmente meno fedeli ai marchi cercano i trend sui social media». Ecco quindi che avere un forte posizionamento su Instagram potrebbe rivelarsi determinante».

 

GianlucaCimini 

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Thu, 3 Jan 2019 18:55:22 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/588/1/quando-instagram-fa-la-differenza-quattro-casi-di-successi- gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Pochi laureati e troppi diplomati: l’ICT cresce ma l’Italia è ancora indietro http://www.gianlucacimini.it/mc/587/1/pochi-laureati-e-troppi-diplomati-lict-cresce-ma-litalia-e-ancora-indietro

La direzione intrapresa è quella giusta ma mancano ancora le competenze tecnologiche necessarie per supportare il grande cambiamento in atto. Questo emerge dalla quarta edizione dell'Osservatorio delle Competenze Digitali, condotto dalle maggiori Associazioni ICT in Italia, AICA, Anitec-Assinform, Assintel e Assinter Italia con il supporto di CFMT, Confcommercio, Confindustria e il patrocinio di MIUR e AGID.

L'analisi, in questa edizione, si è concentrata sulle professioni ed i ruoli dell'ICT. Proprio in questo settore si concentrano ben 64.000 annunci pubblicati sul web nel 2017, numero raddoppiato in soli 4 anni e che anche rispetto al 2016 fa registrare un aumento del 7%. Le stime per i prossimi due anni hanno calcolato fino a 88.000 nuovi posti di lavoro specializzati in ICT.

I ruoli più ricercati sono gli sviluppatori seguiti dai consulenti ICT. In crescita anche altre figure impegnate nella trasformazione digitale: il Service Development Manager, il Big Data Specialist e il Cyber security Officer. Il Nord-Ovest continua a catalizzare la geografia delle opportunità lavorative ( con la Lombardia che la fa da padrona): rappresenta il 48% della domanda. In quest'area la richiesta di figure come il Service Development Manager ed il Big Data Scientist raggiunge il 60%. Cresce la richiesta di queste figure e sale anche la loro retribuzione: i Quadri fanno registrare un +4,3, i dirigenti un +6%.

Rimane però il grande problema del gap tra domanda ed offerta di questo tipo di specialisti con le aziende che fanno fatica a trovare le adeguate figure necessarie alla trasformazione digitale. Nel 2018, secondo l'Osservatorio, il fabbisogno di laureati per le aziende oscillerà tra i 12.800 ed i 20.500 ma dalle Università ne usciranno appena 8.500 con una differenza dunque del 58%. Al contrario ci sono troppi diplomati rispetto all'effettiva richiesta del mercato: l'eccedenza è del 27%. I laureati in ICT sono in crescita ma si tratta di un andamento troppo lento rispetto alle esigenze del mercato: nel 2017 erano 7700 unità con il calo degli specialisti in Informatica ed Ingnegneria Informatica.

Le percentuali di abbandono restano purtroppo ancora troppo elevate: si è laureato solo il 40% degli immatricolati nei corsi di laurea triennale. Interessante il cosiddetto Digital Skill Rate, ossia l'indice di pervasività delle competenze digitali all'interno di una singola professione: in media il 48% per le professioni ICT ed il 14% per le professioni non ICT. Il Digital Skill Rate varia tra il 30% e il 51% per quasi tutte le professioni ICT e supera il 51% per Database Administrator, Developer, Systems Analyst e Technical e Network Specialist. 

Per colmare il gap tra domanda ed offerta di figure specializzate in ICT l'Osservatorio propone 4 interventi strategici:

  • l'aumento di laureati e di esperti informatici con competenze avanzate attraverso fidelizzazione degli studenti ICT e maggiore attrattività per lauree e diplomi superiori ICT. Il tutto diminuendo la dispersione degli studenti ICT nel passaggio da scuola secondaria all'università e, quindi, nel completamento dei percorsi di studio, avvicinando più studenti da diplomi non ICT ai percorsi di studio ICT;
  • Il rinnovamento e la qualità dei percorsi di studio in ambito ICT. Le professioni ICT più richieste si caratterizzano per un mix articolato di conoscenze tecnologiche a rapida obsolescenza e competenze sempre più avanzate per governare strategicamente i cambiamenti. Servono percorsi di studio più innovativi;
  • Il rafforzamento dell'aggiornamento permanente e la riconversione professionale con canali di auto-apprendimento già ampiamente utilizzati nelle economie più digitalmente avanzate;
  • Nuovi modelli di interazione Domanda-Offerta nel mercato del lavoro per le professioni ICT. Maggiori informazione, consapevolezza e cooperazione tra aziende, scuola/università e ricerca possono avvicinare e coinvolgere la domanda nelle iniziative di sviluppo e attrazione dei talenti digitali a diversi livelli.

Gianluca Cimini

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Fri, 28 Dec 2018 17:47:04 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/587/1/pochi-laureati-e-troppi-diplomati-lict-cresce-ma-litalia-e-ancora-indietro gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Spreco di cibo nel mondo: un terzo non arriva mai sul piatto del consumatore http://www.gianlucacimini.it/mc/586/1/spreco-di-cibo-nel-mondo-un-terzo-non-arriva-mai-sul-piatto-del-consumatore

Dare la massima priorità alla riduzione dello spreco alimentare come presupposto per migliorare l'accesso al cibo sano e nutriente.
Questa una delle principali esortazioni contenute nel rapporto della Fao Prevenire la perdita e lo spreco di nutrienti attraverso il sistema alimentare: azioni politiche per diete di alta qualità pubblicato nelle scorse settimane. Secondo il rapporto, preparato dal Global Panel on Agriculture and Food Systems for Nutrition, diete di cattiva qualità rappresentano una minaccia maggiore della malaria, del morbillo e della tubercolosi.

Un terzo del cibo prodotto per il consumo umano non raggiunge purtroppo mai il piatto del consumatore. Alimenti come frutta, verdura, latticini, pesce, carne, semi e noci sono molto ricchi di sostanze nutritive ma sono altamente deperibili e quindi generano perdite ingenti nel sistema alimentare. 

Ogni anno più della metà della frutta e degli ortaggi prodotti a livello globale vengono persi o sprecati. Una fonte vitale di proteine, circa il 25% di tutta la carne prodotta (equivalente a 75 milioni di mucche)  non viene consumata. «Per affrontare tutte le forme di malnutrizione e promuovere diete sane – ha dichiarato José Graziano da Silva, membro del panel e Direttore Generale della FAO dobbiamo mettere in atto sistemi alimentari che aumentino la disponibilità, l'accessibilità e il consumo di alimenti freschi e ricchi di nutrienti per tutti. Adottando azioni specifiche per ridurre le perdite e gli sprechi di alimenti freschi e il cibo nutriente è una parte fondamentale di questo sforzo». Per risolvere questa difficile situazione occorrerebbero urgenti azioni politiche: avere più attenzione sul tema dei cibi reperibili, migliorare le infrastrutture, sia pubbliche che private, ottimizzare la conoscenza delle perdite alimentari e dei rifiuti connessi, investire nell'educazione alimentare. «Le azioni politiche del gruppo globale – ha affermato Srinath K. Reddy,membro del panel e Presidente della Public Health Foundation of India (PHFI) mostrano come la riduzione delle perdite e dello spreco alimentare possa svolgere un ruolo chiave nel miglioramento delle e diete povere e inadeguate di circa 3 miliardi di persone e sono spesso responsabili della persistente sotto-nutrizione, oltre che dell'aumento del sovrappeso e dell'obesità con  il conseguente aumento delle malattie non trasmissibili».

Secondo la Fao nei paesi a basso reddito il cibo va perduto soprattutto nelle fasi raccolta, stoccaggio, lavorazione e trasporto, mentre nei paesi più sviluppati il problema spreco è tutto riversato nella fase finale di vendita al dettaglio e consumo. Preoccupa soprattutto la perdita di micronutrienti, questo provoca anche uno scompenso tra cibi coltivati e reale fabbisogno.

A livello globale, l'agricoltura produce il 22% in più di vitamina A di quanto richiediamo. Tuttavia, dopo la perdita e gli sprechi, la quantità disponibile per il consumo umano è inferiore dell'11% di quella necessaria. La Fao dunque ritiene fondamentale ridurre la perdita e lo spreco di alimenti nutrienti per ottenere sostanziali benefici per la salute e non solo visto che il valore del cibo smarrito o sprecato ha un valore notevole: 1 trilione di dollari.

Con un'ulteriore conseguenza: mangiare maggiori quantità di cibo in realtà già prodotto porta anche un conseguenze spreco di acqua, terra ed energia necessari alla sua produzione. In Italia nel 2016 è stata approvata la cosiddetta legge antisprechi e quindi si è fatto un bel passo in avanti. 

Le cessioni gratuite di eccedenze alimentari da parte degli operatori del settore alimentare devono essere destinate in via prioritaria al consumo degli indigenti, mentre le eccedenze non più idonee al consumo possono essere cedute per il sostegno vitale di animali e per altre destinazioni, come il compostaggio. La cessione riguarda anche la panificazione, i cui prodotti finiti possono essere donati a soggetti che poi li distribuiscono agli indigenti entro le ventiquattro ore successive alla produzione.

Gianluca Cimini

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Mon, 17 Dec 2018 18:13:31 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/586/1/spreco-di-cibo-nel-mondo-un-terzo-non-arriva-mai-sul-piatto-del-consumatore gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Imprese italiane in ritardo sull’Industria 4.0: spinta all’innovazione ancora scarsa http://www.gianlucacimini.it/mc/585/1/imprese-italiane-in-ritardo-sullindustria-40-spinta-allinnovazione-ancora-scarsa

C'è chi innova solo i macchinari e chi si chiude letteralmente all'innovazione. È il preoccupante scenario che emerge dal VI Osservatorio sulla diffusione del risk management nelle medie imprese realizzato da Mediobanca e Cineas (Consorzio universitario non profit fondato dal Politecnico di Milano). Alla ricerca annuale hanno partecipato 308 aziende attive nel settore alimentare, dei beni per la persona e la casa, chimico farmaceutico, meccanico e metallurgico. Il fatturato medio delle aziende rispondenti è di 58,2 milioni di euro con 151 dipendenti. «A livello geografico – si legge nella sintesi della ricerca -  le aziende più virtuose si trovano nel nord est d’Italia, seguite dal nord ovest e dal centro, mentre emerge un significativo ritardo delle aree meridionali.  I settori più virtuosi sono il chimico-farmaceutico e l’alimentare». L'approccio 4.0 delle piccole e medie imprese italiane è piuttosto riduttivo. Solamente il 23% delle aziende manifatturiere ha investito sia nei macchinari che nei processi, il 37% solo nel rinnovo degli impianti e invece ben il 36% non ha attuato alcun tipo di cambiamento. Chi sta iniziando ad applicare i principi dell'industria 4.0 lo ha fatto per una necessità strategica (42%) o per il bonus fiscale, quindi non con una grande convinzione sulla bontà della scelta (39,7%). «L'industria tradizionale resta ancora legata alla logica degli asset tangibili, in questo rinnovato scenario, gli asset intangibili, come il know how, il valore del brand, la reputazione, la formazione, stanno assumendo sempre più centralitàha detto  il direttore dell'Ufficio studi di Mediobanca, Gabriele Barbaresco, presentando lo studio al Politecnico di Milano – si registra invece un isolamento delle aziende indifferenti verso Industria 4.0 che appaiono relegate su livelli di redditività (8,7%) ampiamente arretrati». I dati evidenziano che le imprese che si sono attivate per l’adozione delle innovazioni tecnologiche hanno performance economiche migliori di quelle che sono indifferenti o in ritardo nell'industria 4.0. «Una quota notevole di imprese che si è cimentata con Industry 4.0 (30%), lo ha fatto dotandosi delle skills necessarie tramite piani di formazione interna (già realizzati o in programma per il 77,7% dei rispondenti) o tramite acquisizione di risorse esterne specializzate (20%). Più in generale si conferma una correlazione positiva tra performance economiche e gestione integrata dei rischi: oltre un terzo di ritorni in più (+34% Return on Investment – ROI e +39% di Return on Equity - ROE) per le aziende attente ai rischi. Inoltre, è una buona notizia che, nello stesso periodo, la percentuale di aziende sprovviste di un sistema di gestione dei rischi è passata da quasi il 20% a circa il 6%». Interessante anche la tipologia di governance che emerge nella ricerca tra dinastie imprenditoriali legate ad una singola famiglia e una progressiva apertura al mercato per la ricerca di una figura apicale. «Il passaggio generazionale – prosegue lo studio -  è considerato come un fattore di elevata criticità dall’80% delle aziende intervistate. Le medie imprese italiane del campione hanno quasi 50 anni di storia imprenditoriale e vedono alla guida più frequentemente la seconda generazione (41,3% dei casi) e la prima generazione (34,9%). La maggioranza dei CEO (81%) proviene dalla famiglia proprietaria dell’azienda, ma con il progredire delle generazioni aumenta la probabilità di assunzione di un CEO esterno alla famiglia, che in genere è più giovane e, più frequentemente, ha un grado di istruzione universitaria. Questo modello di governance “aperta” porta performance economiche migliori, rispetto alle aziende dove permane la sovrapposizione tra proprietà e gestione familiare (ROI: 13,2% vs 10,2%)»

 

Ganluca Cimini

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Wed, 5 Dec 2018 19:09:31 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/585/1/imprese-italiane-in-ritardo-sullindustria-40-spinta-allinnovazione-ancora-scarsa gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Attacchi cyber sempre più evoluti: le minacce più pericolose del 2018 http://www.gianlucacimini.it/mc/584/1/attacchi-cyber-sempre-piu-evoluti-le-minacce-piu-pericolose-del-2018

Gli esperti mondiali di cyber security si sono riuniti a Mosca per la Cyber Crime Con/18 per cercare di comprendere l'evoluzione delle minacce informatiche e quali risposte si possono mettere in campo.

Il 2018 fino a questo momento è stato caratterizzato da attacchi di vulnerabilità inseriti addirittura nei processori venduti da alcuni vendor. Si tratta di attacchi non facilmente gestibili o eliminabili con l'aggiornamento del software e dunque molto complicati da trattare e particolarmente attrattivi come possibilità di penetrazione da parte di chi li ha realizzati.

Uno scenario ancora più inquietante se pensiamo a tutti quegli oggetti che probabilmente diventeranno di uso comune nelle nostre cose, gli assistenti personali vocali o smart speakers come Alexa di Amazon o Google Home.  Oppure con le automobili sempre più tecnologiche e iperconnesse.

Siamo ufficialmente entrati nel cosiddetto Internet of Things, un mondo decisamente più arretrato a livello di cyber sicurezza. E la sicurezza in questi casi non riguarda solo la dimensione prettamente informatica ma anche l'incolumità: pensiamo infatti a cosa potrebbe accadere con intrusioni remote nei sistemi di comando di un'auto. Contro la volontà dell'automobilista quella vettura potrebbe essere lanciata contro cose e persone.

Gli aggressori cyber spesso vengono ingaggiati o sponsorizzati indirettamente da apparati governativi per effettuare intrusioni in infrastrutture di altri paesi a scopo di spionaggio. Alcune aziende soprattutto del settore energetico sono state tra le più colpite nel 2018. Ed anche le reti elettriche sono state prese di mira. Nel febbraio scorso un attacco eseguito con il malware Olympic Destroyer ha mandato in tilt il sistema Wi-Fi alle olimpiadi cinesi interrompendo anche la diretta della cerimonia di apertura.

E per i singoli utenti che rischi possono esserci? Sono stati presi di mira nel 2018 soprattutto i router domestici e la loro vulnerabilità. Con questo sistema si possono spiare gli utenti senza la necessità di installare virus nei loro dispositivi ed allo stesso tempo realizzare un'infrastruttura di rete “zombie” capillare che però essere utilizzata per vari scopi. Tra le vittime non potevano mancare gli istituti bancari.

Group-IB ha individuato quattro gruppi criminali (Cobalt, MoneyTaker, Silence, Lazarus) in grado di penetrare nei sistemi di sicurezza di una banca, prelevare denaro tramite sistema SWIFT, sistemi di elaborazione delle carte ed attacco ai circuiti ATM/Bancomat: in quest'ultimo caso l'organizzazione è ben ramificata e l'attacco avviene coinvolgendo tre paesi diversi, quello degli aggressori, quello della banca ed infine il luogo di un ulteriore stato dove il denaro viene incassato.
Anche i titolari di conti online rischiano, soprattutto di quegli istituti bancari che utilizzano sistemi di strong authentication, attraverso l'uso di alcuni Trojan utilizzati per compiere delle frodi. Il più pericoloso è BackSwap in grado di mettere in atto nuove tecniche per sostituire i dettagli di pagamento. In tema di Trojan sempre molto attaccati gli smartphone, riescono a diffondersi tramite sistemi di messaggistica. Non è immune da attacchi neanche il settore delle criprovalute: tra il 2017 ed il 2018 si sono registrate frodi per 877 milioni di dollari.

Gianluca Cimini

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Mon, 26 Nov 2018 18:14:28 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/584/1/attacchi-cyber-sempre-piu-evoluti-le-minacce-piu-pericolose-del-2018 gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Semisconosciute ma con un fatturato da urlo: le quattro società più dinamiche secondo Mediobanca http://www.gianlucacimini.it/mc/583/1/semisconosciute-ma-con-un-fatturato-da-urlo-le-quattro-societa-piu-dinamiche-secondo-mediobanca

Aziende semisconosciute che però si stanno affermando nel made in Italy e che sono state le protagoniste dell'aggiornamento annuale dell'indagine sulle principali società italiane realizzato dall'Area Studi Mediobanca. Si tratta delle aziende di medie dimensioni che si sono dimostrate tra le più dinamiche e che nel 2017 hanno realizzato grandi fatturati, nonostante il quadro italiano non brillantissimo. Lo studio ha analizza i bilanci di 3.470 aziende, suddivise in base al settore in cui operano. In particolare lo studio ha esaminato i bilanci di 2.565 società industriali e di servizi, 245 holding, 30 sim, 28 società di leasing, 40 factoring e credito al consumo, 449 banche e 113 assicurazioni. La ricerca, come detto contiene, anche  un approfondimento sulle imprese manifatturiere più dinamiche, ossia le aziende che nel 2017 hanno realizzato un incremento delle vendite pari almeno al 20% sia rispetto ai livelli pre-crisi del 2007 che a quelli del 2016 e un’incidenza del risultato sul fatturato 2017 maggiore del 4%. Le società dinamiche del Quarto capitalismo nel 2017 sono 13 (4 medie e 9 medio-grandi) di cui due quotate. Ecco le 4 di medie dimensioni, tutte del nord Italia, con un fatturato compreso tra 50 e 355 milioni:

 

  • PALFIN DI PAOLO BENETTOLO & C. si occupa della produzione di vasi d'espansione per ogni tipo di installazione negli impianti di riscaldamento, autoclavi a membrana per le pompe e scambiatori di calore. Il suo fatturato è cresciuto in un anno di oltre il 54%;
  • SPW - SPORTSWEAR COMPANY si occupa di produzione di abbigliamento informale, l'incremento di fatturato è stato del 35,2%
  • COSTRUZIONI MECCANICHE LUIGI BANDERA si occupa di progettazione e produzione di linee per l’estrusione di materie plastiche per il packaging & converting, ha ottenuto un aumento di fatturato del 30,8%
  • OMSI TRASMISSIONI si occupa di progettazione e realizzazione di trasmissioni meccaniche complete per il settore dei mezzi di trasporto e meccanici. Il suo fatturato è cresciuto del 27,5%

 

GLI ALTRI DATI DEL REPORT

 

Il report di Mediobanca ci aiuta a comprendere anche il quadro generale economico e delle società che la fanno da padrone. «La Top3 dell’industria è dominata dai grandi gruppi energetico-petroliferi pubblici: Enel (con un fatturato di €73,5 mld), Eni (66,9 mld) e GSE (31,4 mld). Le posizioni successive si aprono ad altri settori, come il manifatturiero (6 operatori) che si impone con FCA Italy in quarta posizione, i servizi (7 operatori) guidati da Telecom, di nuovo l’energetico-petrolifero (3 operatori) e infine la Salini Impregilo, nuova entrata, nel settore delle costruzioni edili e opere pubbliche.
Nei primi 20 gruppi ne figurano sette a controllo pubblico, sei a controllo privato italiano e sette a proprietà estera. La società con il maggior numero di dipendenti rimane Poste Italiane, con oltre 138 mila unità, nonostante il calo del 2,3%; Poste precede Luxottica (85.150 unità) e Ferrovie dello Stato (74.436 unità) che, per il secondo anno, aumentano il numero degli occupati. Seguono, con più di 50mila addetti, Edizione (67.115 unità), Enel (62.900 unità) e Telecom Italia (59.429 unità). Enel si conferma inoltre “campione” di debiti finanziari (con una consistenza a fine 2017 pari a €51,3 mld) ma anche di utili, con 6,3 mld nel  biennio 2016-2017; seguono Telecom Italia (2,9)»
 

Gianluca Cimini

 

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Tue, 20 Nov 2018 17:54:30 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/583/1/semisconosciute-ma-con-un-fatturato-da-urlo-le-quattro-societa-piu-dinamiche-secondo-mediobanca gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Smartphone passatempo preferito dei bambini italiani: oltre due ore al giorno davanti allo schermo - Gianluca Cimini http://www.gianlucacimini.it/mc/582/1/smartphone-passatempo-preferito-dei-bambini-italiani-oltre-due-ore-al-giorno-davanti-allo-schermo---gianluca-cimini

Oltre due ore al giorno davanti allo schermo di uno smartphone. È questo il tempo medio trascorso da un bambino davanti a quella che forse può essere considerata la televisione 3.0 delle nuove generazioni. Almeno secondo il rapporto “My first device” realizzato da Norton by Symantec.
Non c'è videogioco che tenga: per sette bambini italiani su dieci, il passatempo preferito è rappresentato dallo smartphone. L'indagine è stata realizzata intervistando 7mila genitori di dieci paesi europei e mediorientali, tra cui anche il nostro paese. Si tratta di uno spaccato molto particolare, stiamo infatti parlando di figli di genitori digitali, bambini che non hanno mai visto un mondo non connesso e senza smartphone o tablet.
Genitori che non possono avere avuto modelli di riferimento da imitare per educare ad un corretto rapporto tra minori e tecnologia. Già sapevamo dell'uso massiccio di smartphone da parte degli adulti in Italia, una delle classifiche in cui il nostro paese si trova ai primi posti. Ora sappiamo che questa “passione” con tutti i suoi rischi ed abusi è stata trasmessa anche ai bambini, in modo maggiore rispetto a quanto non accada nel resto d'Europa. 
La media europea ci testimonia di un 58% di bambini che vedono lo smartphone come passatempo preferito: percentuale che schizza al 71% tra i bambini italiani. Anche il tablet si porta a casa un 60% di gradimento, 63% la tv, 40% videogiochi, cibo spazzatura al 37%.
Un risultato spiegato dal fatto che all'interno di smartphone e tablet ci sono anche le altre componenti: può essere considerato una tv con YouTube, e tanti videogiochi riuniti con le innumerevoli app per tutti i gusti. I bambini italiani sembrano salvarsi almeno per quanto riguarda il tempo trascorso davanti allo smartphone: per fortuna in questa classifica sono ultimi insieme a piccoli polacchi e spagnoli con 2 ore e 24 minuti al giorno.

Intendiamoci: è comunque una esagerazione alla quale si dovrebbe porre rimedio.

Una piccola consolazione solo se pensiamo che i bambini inglesi hanno una media di tre ore al giorno. Da una parte i genitori permettono ai figli di passare tutto quel tempo davanti allo smartphone ma allo stesso tempo sembrano interrogarsi su rischi e benefici. 4 su 10 ritengono che i dispositivi mobili possano aiutare i figli a risolvere i problemi, a migliorare le loro capacità cognitive mentre tre genitori su 10 addirittura vedono in questi modelli tecnologici un contributo di responsabilizzazione per i loro bambini.

Il primo smartphone, in media, viene regalato a 10 anni ad un bambino italiano (9 anni la media europea). Per fortuna un consistente numero di genitori è consapevole anche degli effetti negativi del massiccio utilizzo di questi dispositivi: il 54% ha notato un legame tra tempo passato davanti allo schermo e peggioramento della qualità del sonno dei figli, con preoccupazione anche per le capacità relazionali e per la salute mentale.

Dalla ricerca emerge un senso di frustrazione di questi genitori: da un lato vorrebbero porre dei freni e dei limiti ma allo stesso tempo sanno benissimo di non essere un modello di riferimento, visto l'uso intensivo che loro stessi fanno dello smartphone: 6 su 10 si dicono preoccupati dal cattivo esempio che pensano di dare ai figli, la metà degli intervistati è convinta di passare troppo tempo online ed il 43% vive tutto questo come una colpa. Un genitore su tre ammette anche di essere stato rimproverato dal figlio per il troppo tempo passato online, magari in orari neanche troppo consoni.

I veri effetti di questi modelli e abitudini li potremo vedere solo tra qualche anno. «Essere genitori oggi non è semplice – ha commentato Ida Setti, Direttore Commerciale Sud Europa Norton - le vecchie sfide finalizzate a convincere i bambini a mangiare più verdura e ortaggi, andare a letto in orario e fare i compiti sono ancora lì, ma ci sono nuove problematiche legate alla tecnologia che i genitori devono affrontare.

A differenza dei loro figli, la maggior parte dei genitori di oggi non è cresciuta con dispositivi connessi come smartphone e tablet, e ciò lascia loro alle prese con la creazione e l’applicazione di nuove regole legate alla fruizione di contenuti su schermo»

Gianluca Cimini

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Mon, 12 Nov 2018 18:19:51 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/582/1/smartphone-passatempo-preferito-dei-bambini-italiani-oltre-due-ore-al-giorno-davanti-allo-schermo---gianluca-cimini gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Onu, allarme clima: aumento temperature mette a rischio la nostra sopravvivenza http://www.gianlucacimini.it/mc/580/1/onu-allarme-clima-aumento-temperature-mette-a-rischio-la-nostra-sopravvivenza

L'accordo di un anno fa di Parigi per contenere il riscaldamento della Terra potrebbe già essere a rischio. L'allarme arriva dall'ultimo rapporto Onu-IPCC “Riscaldamento globale a 1,5 gradi”[1]: se i vari Paesi non modificheranno le proprie politiche per contenere i gas serra il riscaldamento globale potrebbe superare entro il 2030 la soglia di aumento di 1,5 gradi, considerata l'obiettivo ambizioso proprio della conferenza di Parigi. Il rapporto, composto da 30 pagine è stato preparato in Corea e diffuso in queste settimane. Un lavoro durato due anni con la partecipazione di 91 ricercatori e 44 paesi che hanno esaminato 6000 studi e valutato oltre 40 mila recensioni di governi e colleghi alle conclusioni della ricerca.  «Le attività umane – certifica la ricerca -  si stima che abbiano causato approssimativamente 1 grado di riscaldamento globale rispetto ai livelli pre-industriali, con una variazione probabile da 0,8 gradi a 1,2 gradi. Il riscaldamento globale è probabile che raggiunga 1,5 gradi fra il 2030 e il 2052, se continua ad aumentare al tasso corrente. Il riscaldamento da emissioni umane dal periodo pre-industriale ad oggi  persisterà per secoli e millenni e continuerà a causare ulteriori cambiamenti di lungo periodo sul clima, come l'innalzamento del livello dei mari, con gli impatti relativi, ma queste emissioni da sole è improbabile che causino un riscaldamento globale di 1,5 gradi».  Per cercare di non oltrepassare il riscaldamento globale oltre questa soglia l'IPCC, l'apposita commissione Onu che si occupa di cambiamento climatico, ha indicato nel rapporto quattro possibili soluzioni. La prima riguarda il taglio delle emissioni con il passaggio ai veicoli elettrici ed alle energie rinnovabili, il raggiungimento della piena efficienza energetica, degli obiettivi del riciclo dei rifiuti e la riduzione del consumo di carne. Il secondo percorso riguarda l'abbattimento di CO2 attraverso la cattura e lo stoccaggio del carbonio e la riforestazione. Il terzo scenario prevede volumi energetici ed industriali simili a quelli attuali ma con una maggiore sostenibilità ed un ricorso ingente al “carbon storage”. Infine la quarta soluzione potrebbe essere quella, piuttosto cara a Trump, basata su uno sviluppo legato alle fonti fossili, in cui le forti emissioni sarebbero riassorbite dallo stoccaggio di carbonio. «I rischi legati al clima per i sistemi umani e naturali sono più alti con un riscaldamento globale a +1,5 gradi dai livelli pre-industriali rispetto al presente, ma più bassi rispetto a un riscaldamento a +2 gradi. Si sono registrati aumenti delle temperature medie nella maggior parte delle terre emerse e degli oceani, degli estremi di caldo nella maggior parte delle regioni disabitate, delle forti precipitazioni in diverse regioni, della probabilità di siccità e carenza di precipitazioni in alcune regioni. Al 2100  l'innalzamento medio globale del mare è previsto essere di 0,1 metri più basso col riscaldamento a +1,5 gradi rispetto a quello a +2 gradi. Sulla Terra gli impatti sulla biodiversità e gli ecosistemi, comprese perdite di specie ed estinzioni, si prevede che saranno più bassi a 1,5 gradi di riscaldamento che a 2 gradi. I rischi legati al clima per salute, mezzi di sostentamento, sicurezza del cibo, fornite d'acqua, sicurezza umana e crescita economica si prevede che aumenteranno con un riscaldamento a +1,5 gradi e saliranno ulteriormente a +2 gradi». Eloquente il commento del climatologo cinese Panmao Zhai Co-Presidente del Working Group I dell’IPCC[2]: «uno dei messaggi chiave che emerge con molta forza da questo rapporto è che stiamo già vedendo le conseguenze di un riscaldamento globale di 1°C quali, tra l’altro, l’aumento di eventi meteo estremi, innalzamento del livello del mare, diminuzione del ghiaccio marino in Artico»

Gianluca Cimini

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Fri, 2 Nov 2018 17:35:47 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/580/1/onu-allarme-clima-aumento-temperature-mette-a-rischio-la-nostra-sopravvivenza gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Non c’è competitività senza innovazione: le imprese italiane si aprono al digitale http://www.gianlucacimini.it/mc/579/1/non-ce-competitivita-senza-innovazione-le-imprese-italiane-si-aprono-al-digitale

Entro la fine dell'anno, il 40% delle grandi aziende a livello mondiale disporrà di un team completo e strutturato dedicato all’innovazione digitale. Lo rivela una ricerca  globale condotta nei mesi scorsi da IDC che ha analizzato l'approccio organizzativo all’innovazione da parte delle aziende, uno degli aspetti più attuali che i responsabili d’azienda si trovano oggi ad affrontare. Per delineare le dinamiche di trasformazione nelle imprese italiane, IDC ha condotto a inizio 2018 un’indagine su 600 aziende di vari settori individuando i manager coinvolti nelle strategie di innovazione di business e digitale. La fotografia fa emergere diverse figure intervistate con un ruolo attivo, a vario livello, nei processi di innovazione aziendale. «L’indagine – si legge nello studio[1] - evidenzia una leadership condivisa tra diversi manager aziendali, con una significativa presenza di figure IT che partecipano alla regia dell’innovazione, insieme a diversi ruoli non-IT con un approccio interfunzionale. In questo quadro, è possibile osservare più da vicino i diversi livelli di coinvolgimento dei singoli attori fotografati dall’indagine». Oltre il 50% delle grandi aziende può vantare un team specializzato sull’innovazione tecnologica, non necessariamente digitale. Il 10% degli intervistati punta a iniziative che siano “disruptive”, cioè con ricadute significative sul proprio modello di business mentre il 42% mira a strategie progressive e graduali di innovazione. Il restante 48% pianifica interventi mirati e a limitato impatto aziendale. «Le aziende italiane stanno introducendo  scenari di trasformazione del modello di business a diverse velocità. 7 Digital Leaders su 10 percepiscono l’esposizione del proprio business alla disruption, anche in settori regolamentati. I Digital Leaders segnalano la valenza del paradigma data-centrico, che si alimenta di un tessuto variegato di touch-point, asset e ambienti connessi. Nel 30% delle aziende, questi princìpi abilitano nuove pratiche di sviluppo di prodotti e servizi. Emerge sempre più forte la consapevolezza che senza innovazione tecnologica non sia possibile rimanere competitivi nei nuovi mercati digitali.  Lo conferma uno spostamento progressivo della spesa ICT delle aziende verso tecnologie innovative espressione dei paradigmi digitali, anche se permane una certa complessità nell’amplificare a livello aziendale le prime sperimentazioni». Il 37% degli intervistati prevede di incrementare la spesa in innovazione tecnologica e digitale, il 47% ritiene di avere architetture tecnologiche adeguate per lo sviluppo del business digitale, il 63% prevede di non riuscire a passare velocemente da pilot/prototipazione a innovazione estesa. «I Digital Leaders vedono nell’utilizzo di piattaforme e strumenti tecnologici innovativi la chiave per abilitare la trasformazione del business. La percentuale di aziende che prevede di far leva su tecnologie innovative espressione dei paradigmi digitali sfiora il 40%. Ancora più significativa è la correlazione tra approcci fortemente disruptive alla trasformazione del modello di business e l’utilizzo di Acceleratori dell’Innovazione (IoT, Intelligenza Artificiale/Machine Learning, Robotica, Blockchain, Realtà Virtuale/Aumentata ecc.)».

La ricerca era stata presentata nei mesi scorsi durante Digidal Leader Crossroads, evento organizzato da Sap. «Nelle aziende italiane – spiega Fabio Rizzotto,  associate vice president research and consulting di IDC Italia -  ruoli esistenti e nuove figure stanno partecipando a disegnare, coordinare e sviluppare iniziative di innovazione. È interessante osservare, come conseguenza della crescente consapevolezza delle sfide che il digitale riserva, l’azionarsi di nuovi meccanismi strategici e operativi, e l’utilizzo di nuovi approcci e strumenti tecnologici. Decisiva sarà anche la capacità di guidare e adattare i processi di trasformazione digitale ai nuovi cambiamenti che già domani ci attendono».

Gianluca Cimini

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Mon, 29 Oct 2018 17:21:12 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/579/1/non-ce-competitivita-senza-innovazione-le-imprese-italiane-si-aprono-al-digitale gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Il curriculum perfetto si scrive in Tram http://www.gianlucacimini.it/mc/581/1/il-curriculum-perfetto-si-scrive-in-tram

Vuoi scrivere un curriculum perfetto e vincente? Sali sul Tram. A Milano. È quello che accade fino al 28 ottobre dalle 11,00 alle 16 su iniziativa di GiGroup. Il tram girerà per le vie del centro di Milano, i candidati che cercano lavoro o vogliono cambiarlo ma non sono convinti della bnontà del loro curriculum, potranno salire a bordo alle fermate di Piazza Fontana e Piazza Castello. Sarà possibile accedere al tram fino ad esaurimento posti. Ma come funziona esattamente? E chi ci sarà all'interno del tram? Gi Group[1] spiega così l'iniziativa, rivolgendosi nel suo sito direttamente alle persone in cerca di lavoro: «Sei sicuro che il tuo cv sia realmente efficace? Vorresti farlo rivedere da un professionista? Qual è il tuo livello di digital reputation? Come ti presenti in rete? Sali a bordo del Tram del Curriculum e ottieni insieme a noi un curriculum vincente! Sali a bordo del tram e mettiti comodo: in attesa di incontrare le nostre recruiter potrai fare un test sulla digital reputation. Revisiona il tuo cv: incontra i nostri professionisti, ti sapranno dare i giusti suggerimenti! Scatta la foto perfetta per il tuo cv: facci vedere il tuo miglior sorriso! Ricorda, porta con te il tuo curriculum in formato cartaceo oppure su chiavetta USB». L'iniziativa è del tutto gratuita ed ha dato buoni riscontri lo scorso anno. «Ogni anno – spiega Alessandro Nodari, direttore marketing e comunicazione di GiGroup -  valorizziamo l’iniziativa aiutando le persone ad accrescere le loro opportunità di successo nel contatto con il mondo del lavoro e nelle relazioni con le aziende. Alla luce della crescente importanza del Social Recruiting, per questa edizione del Tram del Curriculum, abbiamo voluto integrare l’attività di revisione con indicazioni sulla reputazione digitale, in quanto asset sempre più strategico nella ricerca di lavoro. In questo modo aiutiamo i candidati a migliorare e ottimizzare la propria presenza in rete, oltre a valorizzare le competenze di cui tengono sempre più conto le aziende». Anche perché spesso sono frequenti errori nella compilazione dei Cv che potrebbero avere un proprio preso. Innanzitutto anche se poco originale e standardizzato è sempre opportuno abbracciare il cosiddetto modello europeo e cercare di mantenere così una linearità nel racconto del proprio background di istruzione e lavorativo. Un altro errore o tentazione da evitare è quella di esagerare gli incarichi svolti od addirittura inventarli: in fase di colloquio davanti al recuiter potrebbero venir fuori imbarazzanti discrepanze o tentennamenti in grado di pregiudicare  un esito positivo. Da evitare anche l'eccessiva lunghezza: l'obiettivo di un buon Cv è quello di catturare l'attenzione nei pochi secondi di lettura da parte del recruiter. Sarà quindi per questo fondamentale scrivere una lettera di presentazione rapida ma avvincente in grado di uscire dall'anonimato ed in cui far emergere i motivi per cui un'azienda dovrebbe scegliere proprio noi. Prima di inviare curriculum o di sostenere un colloquio sarebbe opportuno fare una ricerca di quali informazioni su di noi si trovano in rete e se necessario dare una ripulitura nei casi in cui si possa intervenire in modo diretto come nei social network. Iniziative come questa di GiGroup certamente possono essere un valido aiuto nel comporre un CV in grado di centrare il bersaglio. Eppure non mancano analisti e ricercatori che hanno previsto l'estinzione dei curriculum. Uno di questi è il conosciutissimo Marco Montemagno[2]. «Sembrerebbe che il curriculum l’abbia inventato Leonardo Da Vinci.  La verità è che il curriculum vitae tutti noi lo associamo alla ricerca del lavoro. Più o meno suona cosi: “Cerco il lavoro? Mando il curriculum”. Non è tanto che lo si usa nel mondo del lavoro, tipo dal 1950, ma per la mia generazione e vedo anche per quella successiva, la prima cosa a cui si pensa ormai è “devo diventare una cintura nera di scrittura/invio del curriculum”. Ve lo dice uno che per un periodo, per fortuna breve della mia vita, si è messo lì e lo spammava di brutto. Bum, bum, bum, bum e a tutte le aziende dici: “è la migliore azienda, vorrei solo lavorare per te”. Se vuoi trovare lavoro non devi diventare un fenomeno nel mandare i curriculum. L’obiettivo finale è portare a casa il lavoro. Sono due cose, viste insieme, ma son totalmente distaccate». Secondo Montemagno presentare un Cv è come giocare al Casinò ed occorrono strade più creative per fare centro come costruirsi un brand od una presenza in rete originale e coinvolgente finalizzata a farsi notare dall'azienda per la quale vorremmo lavorare.  

Gianluca Cimini

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Wed, 24 Oct 2018 10:43:23 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/581/1/il-curriculum-perfetto-si-scrive-in-tram gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Facebook, attacco hacker mette a rischio 50 milioni di profili: meglio cambiare spesso la password http://www.gianlucacimini.it/mc/578/1/facebook-attacco-hacker-mette-a-rischio-50-milioni-di-profili-meglio-cambiare-spesso-la-password

50 milioni di profili Facebook messi a rischio durante l'ultimo attacco hacker alla popolare piattaforma social che ancora una volta sembra aver confermato la propria vulnerabilità. Il Vice Presidente Engineering, Security e Privacy Pedro Canahuati[1]  ha parlato della combinazione di tre bug distinti, senza specificare ulteriori dettagli facendo chiaramente riferimento ad “attori esterni”. Particolarmente vulnerabili sono state le funzioni visualizza come” che permette ad ogni utente di vedere come appare il proprio profilo dall'esterno, la nuova modalità di caricamento video introdotta nel 2017 che a sua volta è stata ulteriormente bucata nel suo token di accesso dai dispositivi mobili. La combinazione di questi problemi ha generato una vulnerabilità generale dei profili. «La combinazione di questi tre bug è diventata una vulnerabilità – ha spiegato  Canahuati - gli aggressori sono quindi stati in grado di passare da un singolo token di accesso ad altri account, eseguendo le stesse azioni e ottenendo ulteriori token di accesso. Per proteggere gli account delle persone, abbiamo risolto la vulnerabilità. Abbiamo anche reimpostato i token di accesso dei quasi 50 milioni di account che sappiamo essere interessati e abbiamo anche preso il provvedimento cautelativo di reimpostare i token di accesso per altri 40 milioni di account che hanno usato la funzione Visualizza come nell'ultimo anno. Infine, abbiamo temporaneamente disattivato questa funzione mentre stiamo eseguendo un'analisi approfondita della sicurezza». Il rischio potenziale per la privacy degli utenti è stato enorme anche se poi bisogna vedere i reali impatti dell'attacco, difficile da quantificare come rivela all'Ansa un esperto informatico. Con il consiglio precauzionale di cambiare intanto la password. «Difficile dire al momento quali siano i dati rubati dai criminali informatici  ma è possibile che le stesse chiavi digitali posano essere utilizzate per entrare in altre app collegate, servizi o e-mail da cui prendere diverse informazioni, anche bancarie. Vedo più l'interesse della cara vecchia cyber-criminalità, piuttosto che un attacco politico o sponsorizzato da uno Stato. È sicuramente utile cambiare la password, non solo per questo attacco ma occorre farlo periodicamente, farla diventare una consuetudine digitale». Secondo altri esperti il nuovo caso di vulnerabilità sembra certificare le difficoltà di Facebook nel gestire la privacy dei suoi utenti che già di loro fanno abbastanza nel non tutelarla scaraventando sulla piattaforma notizie, foto ed altre informazioni che potrebbero in via potenziale essere utilizzate a scopo fraudolento. Tuttavia un conto è il rischio calcolato e la libera decisione del singolo utente di quanto condividere della propria vita ed un conto è subire attacchi esterni di questo tipo. Nei giorni seguenti l'attacco hacker si è riusciti a circoscrivere quanto accaduto e secondo quanto riportato dalla responsabile della sicurezza e vicepresidente di Facebook Guy Rosen[2], i responsabili non hanno utilizzato i dati degli utenti per accedere ad applicazioni esterne. Ormai infatti è diffusissima la pratica di iscriversi ad app o siti esterni utilizzando proprio le credenziali di Facebook evitando quindi le scocciature di una nuova registrazione integrale, risparmiando così di digitare alcuni dati. Quindi con un attacco di questa portata c'era il rischio che i token di accesso rubati dagli hacker venissero utilizzati per accedere ad app esterne. Secondo la Rosen  le indagini compiute da Facebook hanno fin qui escluso questo scenario: “non sono state trovate evidenze” sul fatto che gli hacker abbiano eseguito l'accesso alle applicazioni esterne utilizzando il login di Facebook. A scanso di equivoci meglio comunque cambiare la password ed abbracciare questa abitudine. Non solo su Facebook.

Gianluca Cimini

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Tue, 23 Oct 2018 19:08:36 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/578/1/facebook-attacco-hacker-mette-a-rischio-50-milioni-di-profili-meglio-cambiare-spesso-la-password gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Fake news e trasparenza dei social: braccio di ferro con l’Ue http://www.gianlucacimini.it/mc/577/1/fake-news-e-trasparenza-dei-social-braccio-di-ferro-con-lue

Un codice di autoregolamentazione volontario per contrastare le fake news prima che sia la commissione Ue ad intervenire in modo diretto con provvedimenti di natura regolamentare. Questa la mossa dei più famosi social come Facebook, Google e Twitter: il codice è stato presentato alla Commissione da una serie di associazioni di piattaforme. Gli impegni sono molteplici: interrompere il cosiddetto fenomeno del clickbait, ossia comprimere il rapporto tra entrate pubblicitarie dovute alla visita di siti di disinformazione propagandati a gettito attraverso i profili social, individuare ed eliminare bot e profili fasulli, rendere più facile l'accesso a fonti d'informazione veramente alternative rendendo più visibili le fonti con segnalazione immediata dell'eventuale bufala. Dovrà inoltre essere resa più trasparente la pubblicità elettorale su internet. Accademici e ricercatori avranno accesso ai dati delle varie piattaforme social per analizzare il fenomeno della disinformazione online. Proposte che almeno in prima analisi sembrano essere state valutate positivamente dalla Commissione. «È la prima volta che l'industria ha concordato una serie di standard auto-regolamentatori per combattere la disinformazione nel mondo su base volontaria -  ha dichiarato la commissaria Ue al digitale Mariya Gabrielsi tratta dl primo risultato tangibile dell'azione intrapresa. Chiediamo di aderire a chi non lo ha ancora fatto e di mettere in pratica immediatamente le azioni delineate nel codice». La commissaria Gabriel incontrerà le piattaforme nelle prossime settimane per valutare proprio l'applicazione e l'efficacia pratica di queste misure entro la fine dell'anno. Avvertendo che se i risultati non fossero soddisfacenti sarà la Commissione a proporre ulteriori azioni anche di natura regolamentare.

Il campo delle fake news non è l'unico in cui da tempo ormai è in corso un vero e proprio scontro. C'è anche la questione trasparenza richiesta a gran voce dalla Commissione Ue in particolare a Facebook. Chiarissima negli ultimi giorni è stata la commissaria Ue alla giustizia Vera Jourova, dopo aver verificato che, rispetto agli impegni presi lo scorso febbraio da Google, Twitter, e ora anche da Airbnb, solo Facebook ha fatto progressi molto limitati. «Auspico che Facebook sia estremamente trasparente nei confronti dei suoi utenti su come funziona il suo servizio sulle modalità con cui ne ricava profitti. Non molte persone sanno che Facebook ha reso disponibili i loro dati a terzi o che per esempio detiene il pieno copyright su qualsiasi immagine o contenuto inserito dagli utenti. La mia pazienza ha raggiunto il limite, questa vicenda sta andando avanti da troppo tempo, è giunto il momento di azioni concrete e non più delle promesse altrimenti se i cambiamenti richiesti non saranno attuati entro la fine dell'anno faccio appello alle associazioni dei consumatori per agire rapidamente e sanzionare la società». A Bruxelles non vanno bene in particolare i nuovi termini di servizio lanciati ad aprile che conterrebbero una “presentazione fuorviante delle caratteristiche principali dei servizi Facebook”. La società tramite una dichiarazione del suo fondatore Mark Zuckerberg ha provato a rassicurare: «Continueremo la nostra stretta cooperazione con la Commissione Ue per comprendere le ulteriori preoccupazioni e fare gli aggiornamenti appropriati». Secondo Facebook  i termini del servizio sono ora molto più chiari su cosa sia e non sia consentito sulla piattaforma e sulle opzioni a disposizione degli utenti. Con l'ulteriore aggiornamento delle condizioni del servizio introdotte a maggio sarebbero state incluse, secondo la società, la stragrande maggioranza dei cambiamenti richiesti dalla Commissione Ue e dalla rete per la cooperazione sulla protezione dei consumatori (Cpc). In Italia intanto dopo lo scandalo Cambridge Analytica, l'associazione Altro Consumo sta raccogliendo le adesioni per proporre una class action e chiedere un risarcimento per l'utilizzo improprio dei dati degli utenti da parte della piattaforma.

Gianluca Cimini

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Mon, 15 Oct 2018 12:47:59 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/577/1/fake-news-e-trasparenza-dei-social-braccio-di-ferro-con-lue gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Multe ingiuste? Scende in campo Vinco.net http://www.gianlucacimini.it/mc/576/1/multe-ingiuste-scende-in-campo-vinconet

Negli ultimi dieci anni il numero delle multe è aumentato dell'80%. Non sempre il cittadino ha il tempo o le possibilità per contestare una sanzione e fare ricorso, anche perché spesso il costo supera di gran lunga l'importo da pagare. Ora in aiuto di chi ritiene di aver subito una multa ingiusta arriva il servizio offerto dal portale Vinco.net[1]: pagando il 30% dell'importo della sanzione si avrà a disposizione un team di professionisti in grado di preparare immediatamente il ricorso da presentare al Prefetto o al Giudice di Pace. Il ricorso viene inviato direttamente all'utente via mail: rimarrà solo da spedire il ricorso all'autorità preposta seguendo correttamente le istruzioni. Secondo i fondatori del portale con Vinco.net si avrebbe il 95% di possibilità di vincere il ricorso. Se il ricorso al Prefetto andasse male ci sarà il diritto ad ottenere la redazione di un ricorso gratuito da presentare al giudice di pace.

“Sappiamo che ricevere una multa che si considera illegittima può essere frustrante sia per la presunta “ingiustizia” subita – ha spiegato Mauro Tommaso De Candia, amministratore delegato di Vinco.Net -  sia per la difficoltà di fare ricorso, che richiede dispendio di tempo e di denaro. Per questo motivo nasce il nostro portale, un team di professionisti dedicato a supportare i cittadini in queste situazioni, valutando nel dettaglio ogni fattispecie e presentando ricorso, con elevate possibilità di successo». I vantaggi di fare ricorso con questo sistema secondo il comunicato stampa di presentazione del servizio sono molteplici: “invece di pagare l’intero ammontare della multa, si ha la possibilità di risparmiare un minimo del 70% del costo della contravvenzione. Ad esempio, su una multa di 200€ il prezzo base di un ricorso preparato da Vinco.net è di solo 60€ con un risparmio immediato di 140€. Esiste anche la possibilità di comprare degli abbonamenti con diverse opzioni di pacchetti di ricorsi annuali, che permettono di incrementare il risparmio su ogni singolo ricorso. Con l’acquisto di un pacchetto annuale si riceverà anche una consulenza telefonica o via email gratuita, inoltre, gli operatori di flotte aziendali di veicoli possono avere ulteriori sconti, richiedendo un voucher personalizzato. Il risparmio nel fare ricorso, invece che pagare una multa, non è solo finanziario: con l’aiuto di Vinco.net si evita anche il rischio di perdere punti dalla patente, con tutte le conseguenze che ne derivano». Il servizio si estende anche ad altre tipologie di infrazioni: «Vinco.net offre anche un servizio legale personalizzato nel caso di multe molto gravi, di ingiunzioni di pagamento, di fermi amministrativi e di incidenti stradali. In questo caso il cliente verrà messo in diretto contatto con il team di avvocati di Vinco.net per assicurare la migliore soluzione al problema in questione». Quali sono le tipologie di multe per i quali si può ricorrere? Ecco una breve casistica: multe per eccesso di velocità a causa di autovelox non segnalati o non legittimi, multe per semaforo rosso magari dovute ad una tempistica del “giallo” troppo breve, multe per sosta non pagata magari perché le strisce blu non sono visibili o c'è il parcometro non funzionante, verbali irregolari, multe per accesso a zone a traffico limitato dovute molto spesso a cartelli poco visibili e via dicendo. Tuttavia il servizio non è un'assoluta novità. Esiste da molti anni anche un altro portale, Ricorsi.net[2]: si manda il verbale ricevuto per una valutazione gratuita e poi in caso di accettazione di presa in carico si paga una piccola quota per ricevere via mail il ricorso già scritto pronto per essere presentato a Prefettura o Giudice di Pace. Di solito viene consigliato di procedere inizialmente con la Prefettura perché non ci sono costi e c'è sempre la possibilità di fare poi ricorso al giudice di Pace, con il rischio in caso di rigetto di vedersi però raddoppiato dal Prefetto l'importo iniziale della sanzione.

Gianluca Cimini

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Thu, 27 Sep 2018 17:17:54 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/576/1/multe-ingiuste-scende-in-campo-vinconet gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Google ti localizza anche se non vuoi: l’inquietante inchiesta dell’Associated Press http://www.gianlucacimini.it/mc/575/1/google-ti-localizza-anche-se-non-vuoi-linquietante-inchiesta-dellassociated-press

Google ci spia anche quando gli abbiamo detto espressamente di non farlo. La rivelazione è arrivata da un'indagine di Associated Press in collaborazione con i ricercatori del Computer Science di Princeton. Molti servizi Google su dispositivi Android e iPhone memorizzano i dati sulla posizione anche se abbiamo utilizzato un'impostazione di privacy che dovrebbe impedirglielo.  Accettando di registrare la propria posizione nel tempo si permette a Google Maps  di creare una cronologia in una "sequenza temporale" in grado di mappare i nostri spostamenti quotidiani. Conservare i nostri viaggi minuto per minuto comporta seri  rischi per la nostra privacy. Nella pagina di supporto di Google si legge: "Puoi disattivare la Cronologia delle posizioni in qualsiasi momento. Con la Cronologia delle posizioni disattivata, i luoghi in cui ti trovi non vengono più archiviati”. Anche se la Cronologia delle posizioni è stata messa in pausa, alcune app di Google memorizzano automaticamente i dati di posizione  senza chiedere alcuna autorizzazione. Google archivia un'istantanea di dove ci troviamo quando  semplicemente apriamo la sua app Maps. Alcune ricerche che non hanno nulla a che fare con la nostra posizione, come "biscotti con gocce di cioccolato"  individuano la nostra esatta latitudine e longitudine, salvando tutto sul nostro account Google.  Il problema della privacy riguarda circa due miliardi di utenti di dispositivi  Android e centinaia di milioni di utenti iPhone in tutto il mondo che si affidano a Google per le mappe o per le ricerche. “Memorizzare i dati sulla posizione in violazione delle preferenze dell'utente è profondamente sbagliato”, ha dichiarato Jonathan Mayer, tecnico informatico di Princeton ed ex capo tecnico dell'ufficio della Commissione federale delle comunicazioni. Un ricercatore del laboratorio di Mayer ha confermato i risultati già ottenuti dall'Associated Press su più dispositivi Android ed anche i test su tipi diversi di Iphone hanno portato allo stesso risultato. Google, sentita dall'Associated Press, si è difesa così: «esistono diversi modi in cui Google può utilizzare la posizione per migliorare l'esperienza delle persone, tra cui: Cronologia delle posizioni, Attività web, app e servizi di localizzazione. Forniamo descrizioni chiare di questi strumenti e controlli robusti in modo che le persone possano attivarli o disattivarli e cancellare le loro tracce in qualsiasi momento».  Il senatore della Virginia Mark Warner ha espresso un duro giudizio sulle società tecnologiche che mettono in pratica «comportamenti che divergono selvaggiamente dalle aspettative assolutamente ragionevoli dei loro utenti» e ha sollecitato politiche per fornire agli utenti un maggiore controllo dei loro dati. Il deputato Frank Pallone del New Jersey ha chiesto «una nuova legge sulla privacy e sulla sicurezza dei dati dei consumatori».

Per impedire a Google di salvare le informazioni sulla nostra posizione, la società afferma che basterebbe disabilitare “Attività web ed app” che è attiva di default e che memorizza una varietà di informazioni dalle app e dai siti web di Google. Questo però non servirebbe a bloccare del tutto la raccolta da parte di Google.

Lo scorso anno, il sito di notizie Quartz ha rilevato come Google stesse monitorando gli utenti Android raccogliendo gli indirizzi delle torri dei cellulari nelle loro vicinanze, anche con la disattivazione di tutti i servizi di localizzazione. Secondo alcuni osservatori l'insistenza di Google nel tracciare le posizioni dei propri utenti deriva dalla sua spinta a incrementare le entrate pubblicitarie.

«Costruiscono informazioni sulla pubblicità dai dati, più dati raccolgono più aumenta il profitto», ha affermato Peter Lenz, analista senior di Dstillery, società rivale di Google nella tecnologia pubblicitaria. Dal 2014, Google ha permesso agli inserzionisti di monitorare l'efficacia degli annunci online tarandoli sugli spostamenti pedonali, una funzionalità che secondo Google si baserebbe sulle cronologie di posizione degli utenti.

La società sta spingendo ulteriormente in questa direzione per generare entrate pubblicitarie che sono aumentate del 20% lo scorso anno fino ad arrivare a  95,4 miliardi di dollari. Ad un vertice di Google Marketing Live a luglio, i dirigenti di Google hanno presentato un nuovo strumento chiamato "campagne locali" che utilizza in modo dinamico gli annunci per incrementare le visite in un negozio.  Gli inserzionisti possono indirizzare gli annunci su posizioni geografiche specifiche, ad esempio un raggio di miglia intorno a un determinato punto di riferimento, ed ovviamente per raggiungere questo pubblico più ristretto devono pagare di più. Sean O'Brien, ricercatore di Yale Privacy Lab con cui l'Associated Press ha condiviso le proprie ricerca, ha definito “disonesto” il comportamento di Google che di fatto lascia attiva la geolocalizzazione anche quando gli utenti disabilitano la Cronologia delle posizioni. «Per me – ha detto -  è un qualcosa che la gente dovrebbe sapere»

Gianluca Cimini

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Mon, 17 Sep 2018 16:55:38 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/575/1/google-ti-localizza-anche-se-non-vuoi-linquietante-inchiesta-dellassociated-press gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Le imprese spingono verso la sostenibilità ma i consumatori non sembrano percepirlo http://www.gianlucacimini.it/mc/574/1/le-imprese-spingono-verso-la-sostenibilita-ma-i-consumatori-non-sembrano-percepirlo

Il tema della sostenibilità sta diventando sempre più centrale nelle scelte strategiche delle imprese. Da una parte per essere percepite in modo migliore e più positivo da tutti quei possibili clienti sensibili al tema ma anche per innovare materiali, metodi, tecniche di produzione in modo da minimizzare l'impatto ambientale. Un fenomeno che si ripercuote anche nel rapporto con i fornitori ai quali molte imprese stanno richiedendo il rispetto di precisi e rigorosi standard che se non rispettati potrebbero portare all'interruzione del rapporto commerciale. Per capire l'impatto di questa tendenza nel mondo delle aziende italiane sarà interessante conoscere tra qualche mese i risultati di una vera propria Mappa della sostenibilità, un progetto nato da 200 giovani universitari e neolaureati del network CSRnatives, una rete che conta centinaia di membri in diverse zone d'Italia con il coirdinamento di Koinètica, specialista nella responsabilità d'impresa. L'interesse è nato dal presupposto accreditato da alcune fonti che circa il 40% delle nostre imprese già oggi fanno della sostenibilità un elemento strategico e di crescita. «La Mappa della sostenibilità vuole essere la prima fotografia delle imprese italiane responsabili – afferma Rossella Sobrero, presidente di Koinètica – il progetto non intende fornire una classifica né valutare l’operato delle organizzazioni ma realizzare, appunto, una mappatura sulla base di elementi oggettivamente rilevabili. Nella Mappa i CSRnatives inseriranno le imprese capaci di coniugare il business con l’attenzione all’ambiente e al sociale, creare valore condiviso, coinvolgere gli stakeholder, collaborare al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu». Sono venti gli strumenti, appartenenti agli ambiti etica del business e governance, impegno sociale e ambientale, che saranno utilizzati per arrivare alla sintesi finale. La fase di analisi si concluderà probabilmente a fine settembre ed a quel punto sarà elaborata una vera e propria mappa che ci dirà in modo immediato e visivo le aree italiane dove si insediamo le imprese più virtuose ed al contrario le zone dove invece si è più indietro. La presentazione ufficiale della Mappa è prevista a Milano il prossimo 2 ottobre nella prima giornata del Salone della CSR e dell'innovazione sociale che si svolgerà all'Università Bocconi di Milano. Non tutto comunque ancora brilla. È di un paio di mesi fa la notizia che i consumatori italiani hanno bocciato i bilanci di sostenibilità delle imprese ritenendoli carenti in condivisione, promozione e confrontabilità, considerandoli dunque irrilevanti per una corretta valutazione della trasparenza nei confronti dei cittadini. La conclusione era arrivata dalla ricerca “Alla scoperta della Sostenibilità-Consumatori protagonisti”, realizzata dalla Markonet, Società specializzata nelle ricerche di mercato, e promossa dal Centro Studi Codacons-Comitas.

La ricerca ha preso in esame 160 bilanci di sostenibilità (che solo il 49% delle imprese presenti in Italia divulga sul suo sito web), intervistato 96 manager con  un campione di 3.500 consumatori attenti alla sostenibilità. Il bilancio di sostenibilità si rivolge a tutti gli stakeholder o portatori di interesse, quindi a tutti coloro con cui l’impresa stessa entra in contatto e viene pubblicato ogni anno in base a delle linee guida condivise a livello internazionale tra cui le emissioni di gas serra, l’impronta idrica, il consumo di energia, le politiche lavorative. La direttiva europea 2014/95/UE, recepita formalmente alla fine del 2016 stabilisce che le imprese dovranno rendere noto ogni anno le loro politiche in termine di sostenibilità, oppure dovranno spiegare perché non vogliono farlo. Questa norma riguarda solo le imprese europee di interesse pubblico o con più di cinquecento dipendenti e il cui bilancio soddisfi determinati criteri.  C'è da dire però che la ricerca si è basata sui bilanci di sostenibilità fino al 2016 e dunque non tiene conto dei passi in avanti che si sono fatti nel frattempo. 1,25 miliardi di euro sono stai spesi per le infrastrutture (di solito nel  territorio in cui opera l’impresa) 1,20 miliardi di euro per salute e benessere (investimenti legati all’operatività dell’impresa monopolizzati alla sfera dei dipendenti), 810 milioni di euro per lo sport (di cui 320 milioni solo per il calcio e 92 milioni per gli altri sport federati), 330 milioni per la solidarietà e fanalino di coda 310 miliardi per la cultura.

Gianluca Cimini

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Thu, 30 Aug 2018 10:56:24 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/574/1/le-imprese-spingono-verso-la-sostenibilita-ma-i-consumatori-non-sembrano-percepirlo gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Auto a guida autonoma, la sperimentazione italiana parte da Torino http://www.gianlucacimini.it/mc/573/1/auto-a-guida-autonoma-la-sperimentazione-italiana-parte-da-torino

Le auto a guida autonoma saranno testate a Torino. La giunta comunale ha infatti approvato il protocollo d'intesa che vedrà Città e Ministero delle infrastrutture e dei trasporti collaborare insieme per individuare un'area urbana in cui costruttori e centri di ricerca proveranno le auto senza pilota, sperimentando i propri sistemi nelle situazioni più disparate che potranno presentarsi, come spazi ristretti o schermati perché privi di connettività. Oppure grandi viali, strade di scorrimento, strade minori a doppio senso e senso unico, tratti alberati o tratti riservati al trasporto pubblico, Ztl, sottopassi, parcheggi a raso e in struttura, strade con binari e corsie riservate, con sosta ai lati e prive di sosta, incroci regolati da semaforo, rotatoria o precedenza.

Il tracciato, lungo 35 chilometri, è strutturato per essere modulare: al suo interno possono essere ricavati tutta una serie di percorsi di lunghezza e caratteristiche diverse, a seconda del tipo di livello del sistema di guida autonoma in sperimentazione, dei casi d'uso da testare, come delle diverse infrastrutture stradali presenti e dello sviluppo delle reti veicolari, capaci di interconnettere i veicoli in movimento.

Saranno coinvolti i principali corsi della città, inclusi i punti di attrazione: stazioni ferroviarie, ospedali, tribunale, universit, stabilimenti, parcheggi.   «Sono molto soddisfatto – ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninellidi questo che rappresenta un passo in avanti molto importante nel nostro progetto di una piena diffusione della smart mobility, iniziato con l’istituzione dell’Osservatorio tecnico di supporto per le Smart Road e per il veicolo connesso e a guida automatica. Il nostro obiettivo  è la creazione di un ecosistema tecnologico, fondato sui Big Data, favorevole alla sinergia tra infrastrutture e veicoli di nuova generazione, per migliorare la sicurezza e la fluidità del traffico. La sperimentazione di Torino ci permette di testare quello che metteremo in atto su scala nazionale in relazione al progetto ‘Smart Road’. Si punta a creare infrastrutture stradali su cui, grazie ad un processo di trasformazione digitale, verranno introdotte piattaforme di osservazione e monitoraggio del traffico, modelli di elaborazione dei dati e delle informazioni, servizi avanzati ai gestori delle infrastrutture, alla Pubblica Amministrazione e agli utenti della strada».

Torino sarà dunque la prima città italiana in grado di interagire direttamente con le auto con lo scopo di migliorare il traffico e la sicurezza stradale. « L’ obiettivo – ha aggiunto Paola Pisano, assessore all’Innovazione del Comune di Torino - è di contribuire a migliorare il sistema di mobilità urbana attraverso lo sviluppo,  in tutta la città, di un'infrastruttura tecnologica capace di interagire con i progetti che verranno attivati sul territori, ma soprattutto quello di incrementare i servizi per il cittadino. La speranza è che questa possa essere una politica economica che attrae competenze e aziende legate alla tecnologia e all’innovazione non solo per la città ma per tutta la Nazione, e che Torino diventi il punto di partenza e riferimento di questo sviluppo innovativo».

Una sperimentazione per cercare di far crescere questo progetto ed eliminare possibili rischi per la sicurezza dopo quello che è accaduto nel marzo scorso in una città dell'Arizona dove una giovane donna è stata travolta sul ciglio della strada: i sensori dell'auto a guida autonoma del progetto Uber non hanno rilevato in tempo l'ostacolo e la ragazza è stata presa in pieno, non lasciandole scampo. Purtroppo non è stata l'unica vittima. Nel maggio del 2016 in Florida si registrò il primo incidente causato da un'auto guidata da un pilota automatico andata a schiantarsi contro un camion che arrivava in direzione opposta: l'uomo a bordo, un 43enne, morì sul colpo senza essere riuscito a fare niente per evitare l'impatto. L'ultima stima è di qualche mese fa e contava 59 incidenti registrati nel corso di queste sperimentazioni americane che malgrado le tragedie non hanno la benché minima intenzione di fermarsi. Stiamo parlando di un business da 7mila miliardi di dollari entro il 2050, un quadro che ingolosisce le multinazionali. Un percorso forse inarrestabile se consideriamo che già conviviamo, all'interno delle nostre auto, con numerose conquiste tecnologiche: cruise control e sensori di sicurezza ne sono un chiaro esempio.

Gianluca Cimini

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Fri, 24 Aug 2018 10:02:06 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/573/1/auto-a-guida-autonoma-la-sperimentazione-italiana-parte-da-torino gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Iperconnessi ed incapaci di riconoscere le fake news: il lato oscuro del web http://www.gianlucacimini.it/mc/572/1/iperconnessi-ed-incapaci-di-riconoscere-le-fake-news-il-lato-oscuro-del-web

L'82% degli italiani non sarebbe in grado di distinguere una notizia vera da una fake news. Il rapporto Infosfera[1] presentato qualche giorno fa a Napoli ha prospettato un quadro piuttosto inquietante sulla capacità critica del popolo italiano. Lo studio, presentato alla presenza del commissario AGCOM Mario Morcellini, è stato realizzato dal gruppo di ricerca sui mezzi di comunicazione di massa dell'Università Suor Orsola Benincasa sotto la guida di Umberto Costantini, docente di Teoria e tecniche delle analisi di mercato e di Eugenio Iorio, docente di Social media market. Il campione d'indagine ha coinvolto oltre 1500 cittadini italiani con un errore statistico minimo che si attesta attorno al 2,5%.  La ricerca raccoglie i dati sulla percezione del sistema mediatico, soprattutto per quel che riguarda il livello di fiducia, influenza e credibilità delle fonti di informazione ed è stata realizzata in collaborazione con i ricercatori dell'Associazione Italiana della comunicazione pubblica istituzionale, del centro studi democrazie digitali e della Fondazione Italiani. Ne emerge un quadro piuttosto desolante a cominciare dalle malattie legate alla dipendenza da internet. Il 95% del campione si collega quotidianamente e quasi il 70% per più di tre ore al giorno. Una discreta fetta, il 32%, arriva a superare le cinque ore giornaliere. E dove trascorreranno gli italiani gran parte di questo tempo? Ovviamente sui social network che occupano la metà della durata di una connessione. Questa overdose da internet sta generando anche delle vere e proprie patologie come insonnia (16,84%), dimenticanze (9,93%), dolori di stomaco e mal di testa (8,36%), confusione e frustrazione (6,38%). L'utilizzo smodato di internet e dei social media sta modificando le facoltà mentali delle persone, la loro capacità di prestare attenzione, di ricordare e di pensare in profondità. Quasi il 70% infatti dichiara di memorizzare le informazioni di cui necessita sul telefono mentre quasi l'80% ritiene di trovare facilmente le notizie che sta cercando privilegiando i media gratuiti rispetto a quelli a pagamento. Lo studio fa emergere anche una grande contraddizione. Un uso massiccio di internet ed in particolare dei social media induce comunque quasi il 90% degli intervistati a dichiarare di non fidarsi delle notizie che circolano in quel mondo virtuale, giudicandole non credibili. Allo stesso tempo oltre il 96% degli intervistati non considera questo aspetto pericoloso per la democrazia italiana. Non c'è quindi relazione tra sistema di informazione e qualità della democrazia: infatti per il 77,3 % del campione le fake news non indeboliscono la democrazia, dal momento che la gran parte dell'informazione in rete (non quindi solo quella dei social media) viene considerata attendibile e baluardo della libertà. Dati e tendenze che il prof. Iorio giudica inquietanti:  «in un'infosfera così€ configurata i cittadini-utenti, sprovvisti dei più elementari strumenti di analisi e di critica della realtà e privi di qualsiasi strumento di difesa, tendono ad avere una visione distorta, sempre più prossima a quella desiderata dai manipolatori delle loro capacità cognitive".

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Fri, 17 Aug 2018 13:28:43 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/572/1/iperconnessi-ed-incapaci-di-riconoscere-le-fake-news-il-lato-oscuro-del-web gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Giappone, popolazione a picco: più centenari e crollo delle nascite http://www.gianlucacimini.it/mc/571/1/giappone-popolazione-a-picco-piu-centenari-e-crollo-delle-nascite

La dinamica demografica che si sta verificando in Giappone potrebbe essere un preoccupante trend che potrebbe ripetersi anche in altre zone del mondo. La popolazione sta diminuendo progressivamente tanto che nel 2017 il numero di bambini nati era sceso a 946.060, sotto la soglia del milione per la seconda volta consecutiva. Stiamo parlando del livello più basso dal 1899, da quando cioè sono iniziati i censimenti. A fronte del calo delle nascite c'è l'aumento dei morti che ha raggiunto la soglia di 1,3 milioni, il dato più alto dal dopoguerra. Quindi comparando natalità e mortalità troviamo un saldo negativo di oltre 394.000 persone[1].

La popolazione giapponese sta invecchiando sempre di più e questo oltre a porre seri interrogativi sul futuro, impone alla politica nipponica anche la costante preoccupazione per l'aumento del costo dell'assistenza sanitaria, la riduzione della forza lavoro e della base imponibile. La stagnazione economica è dietro l'angolo. Ed anche si trovassero le risorse necessarie all'assistenza sanitaria chi la garantirebbe nella pratica se non ci sono abbastanza giovani? «Una popolazione anziana comporterà costi più elevati per il governo - ha spiegato qualche mese fa a Business Insider Mary Brinton, sociologa a Harvard - una carenza di fondi pensionistici e previdenziali, una mancanza di persone che si prendano cura degli anziani, una crescita economica lenta e una carenza di giovani lavoratori». Cosa sarà mai successo dal 2000 in poi quando il trend di crescita della popolazione ha invertito la sua curva? Nel 1900 gli abitanti in Giappone erano 44 milioni e sono arrivati al picco dei 128 milioni all'inizio del nuovo millennio.

Una spiegazione arriva dal calo del tasso di natalità: se negli anni '70 ogni donna aveva in media 2,1 bambini ciascuno oggi il tasso è sceso a 1,4, quasi la metà e comunque decisamente ad una soglia inferiore del cosiddetto tasso di sostituzione, quello necessario per far mantenere inalterata la popolazione giapponese.  Una problematica che riguarda anche gli Stati Uniti dove lo stesso tasso si trova solo poco più in alto a 1,76. Il governo giapponese ha messo tra i suoi obiettivi quello di arrivare entro il 2025 a 1,8 figli per donna, cercando di far rimanere la propria popolazione ad almeno 100 milioni di persone nel 2060. Una popolazione sempre più longeva ma decisamente anziana: addirittura 67.824 abitanti sono ultra centenari, il dato più alto del mondo e comunque gli anziani con più di 65 anni sono oltre il 25% del totale. Non sarebbe sbagliato cercare di capire, anche per noi europei, il segreto di questa longevità. Allo stesso tempo il Giappone e tutto l'Occidente dovrebbero mettere davvero sul piatto una vera politica per invertire il trend delle nascite, baluardo di un futuro altrimenti difficile per la sopravvivenza di ogni popolo.

Gianluca Cimini

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Tue, 31 Jul 2018 18:04:56 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/571/1/giappone-popolazione-a-picco-piu-centenari-e-crollo-delle-nascite gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Se una macchina sceglierà al nostro posto, che fine farà il marketing? http://www.gianlucacimini.it/mc/570/1/se-una-macchina-scegliera-al-nostro-posto-che-fine-fara-il-marketing

Quale sarà il reale impatto dell'intelligenza artificiale sul marketing? Secondo l'agenzia Huge i marchi sono a rischio estinzione, dal momento che saranno sempre di più le macchine a prendere decisioni per conto delle persone. Dunque per chi si occupa di marketing sarà sempre più complicato cogliere le dinamiche di consumo, anticiparle od influenzarle. Siamo solo all'inizio di quella che si annuncia come una grande rivoluzione. L'intelligenza artificiale, chiamata per comodità IA, già ha permeato tecnologie di dominio pubblico come il riconoscimento facciale di Apple per sbloccare l'Iphone, oppure l'assistente smart di Google. Al momento sembrano innocue novità per rendere anche più sicura e facile la vita degli utenti ma in un'ottica di lungo periodo il quadro potrebbe presto cambiare con un impatto notevole in molti mercati. Aaron Shapiro, Ceo di Huge, società specializzata in marketing,  ci prospetta di immaginare un frigorifero smart del futuro dotato di fotocamere per monitorare i cibi contenuti al suo interno. Ad un certo punto, da buon elettrodomestico intelligente, si accorge che il latte sta terminando. A quel punto sfrutta la connessione con il nostro supermercato online preferito associato alla nostra carta di credito ed ordina subito automaticamente altre confezioni di latte sulla base dei dati raccolti inerenti le abitudini di acquisto precedenti. Sarà quindi perfettamente in grado di ordinarlo da solo senza che noi avremmo fatto alcuna scelta ulteriore. Le nostre preferenze sono state da lui registrate e quindi non dobbiamo più decidere quali alimenti dobbiamo acquistare: questa in sostanza la prospettiva futuristica che ci suggerisce Shapiro, riportata da Business Insider[1]. Stiamo parlando non della realtà odierna ma di quella magari di domani, quando questo tipo di frigorifero sarà in commercio. Ed anche nel presente non siamo molto lontani da questo scenario che un tempo poteva essere considerato da fantascienza. Un frigorifero smart della Samsung riesce già ad osservare i cibi che consumiamo e  proporre ricette sulla base degli alimenti presenti al suo interno. Secondo un'elaborazione di Visa, in futuro ogni frigorifero sarà associato ad una carta di credito per la l'acquisto e la consegna online di cibo. Che dire poi dell'algoritmo di Amazon, la famosa Alexa: riesce a scegliere un prodotto di nostro gradimento chiedendo una conferma di selezione. Tradotto significa che Amazon è già in grado di vagliare centinaia di brand e di suggerirci quello più adatto per noi. «Gran parte del fenomeno di Internet fino a oggi è stato incentrato sull’ampliamento delle possibilità di scelta, adesso con il machine learning, non si tratta di qualunque cosa; si tratta del prodotto perfetto solo per me. Le aziende che riusciranno a fornire le versioni più riuscite di questi sistemi dotati di IA godranno di un potere immenso in futuro». Ecco probabilmente perché Google sta puntando molto sul suo smart assistant: ha probabilmente capito che se un algoritmo sceglierà un prodotto al posto dei consumatori, le aziende che oggi pagano la pubblicità al colosso di Mountain View domani potrebbero smettere di farlo perché sarebbe del tutto inutile. Secondo Shapiro è impossibile prevedere gli effetti di questa nuova rivoluzione online, l'intelligenza artificiale si annuncia come un'esperienza molto entusiasmante ma allo stesso tempo spaventosa, soprattutto per chi deve commercializzare un prodotto

Gianluca Cimini

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Wed, 18 Jul 2018 19:23:10 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/570/1/se-una-macchina-scegliera-al-nostro-posto-che-fine-fara-il-marketing gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
La tecnologia invade l’agricoltura: rivoluzione in vista http://www.gianlucacimini.it/mc/569/1/la-tecnologia-invade-lagricoltura-rivoluzione-in-vista

Trattori senza conducente che lavorano nei campi coltivati, produzione di semi geneticamente modificati che richiedono meno acqua. Sono solo alcune delle nuove frontiere dell'agricoltura hi-tech[1] che stanno cambiando o cambieranno a breve il settore. Le aziende agricole che saranno in grado di raccogliere la sfida diventeranno più efficienti e più produttive.

«Abbiamo visto un'ondata di tecnologia influenzare le nostre industrie dell'informazione -  ha dichiarato Haim Mendelson, professore della Stanford Graduate School of Business  - ora stiamo assistendo ad un'altra grande ondata di tecnologia che rimodella le nostre industrie tradizionali, e certamente l'agricoltura è una di queste. Si tratta di un settore di cui tutti avranno sempre bisogno dal momento che tutti mangiano, quindi i cambiamenti che migliorano la produttività per un numero relativamente piccolo di agricoltori arriveranno per aiutare tutti gli altri altri».

Mendelson ha pubblicato di recente un articolo in cui mostra le prossime tendenze della rivoluzione alimentare. Si prevede infatti che entro il 2050 ci siano 3 miliardi in più di persone da sfamare rispetto ad oggi e di conseguenza la domanda di cibo crescerà del 50%. Molte di queste persone si troveranno a vivere in città lontani quindi dai campi. Secondo Mendelson la tecnologia non è la panacea di ogni problema ma offrirà all'agricoltura la creazione di un sistema alimentare più sostenibile, efficiente e produttivo. E proprio l'utilizzo della tecnologia nel mondo agricolo sta attirando i capitali degli investitori versando nel 2017 ben 735 milioni di dollari, quando nel 2013 l'investimento complessivo si era fermato a 57 milioni di dollari. Investimenti che arrivano a startup che poi vengono coinvolte dai grandi conglomerati agricoli che stanno realizzando le loro divisioni di agricoltura tecnologica. Deere&Co. ad esempio, leader nelle attrezzature agricole, sta investendo nell'agricoltura di precisione con un gruppo di lavoro composto da 300 sviluppatori, ingegneri e tester di software. Lo scorso anno ha acquistato per 305 milioni di dollari la startup di agricoltura di precisione Blue River Technology. Per non parlare della Monsanto che ha acquistato la società Big Data Climate Corp. per 1,1 miliardi di dollari già nel 2013. Proprio l'agricoltura di precisione è uno dei nuovi fronti di più promettente sviluppo: secondo una ricerca del team Stanford GSB ha mostrato come gli agricoltori americano che hanno utilizzato questa tecnologia abbiano ottenuto una riduzione dei costi medi del 15% con un contemporaneo aumento delle rese del 13%. Monitoraggio satellitare e simulazione meteorologiche rappresenteranno altri passi in avanti per una migliore produttività, efficienza e contenimento dei costi.

La piattaforma di monitoraggio Ceres Imaging, realizzata dai laureati di Stanford, aiuta gli agricoltori a raccogliere dati sull'irrigazione dei campi e sui fertilizzanti avvalendosi di sensori e telecamere collegate a piccoli aerei. Le startup in questo tipo di settore, secondo i calcoli di Mendelson, hanno fin qui raccolto 825 milioni di dollari dagli investitori. La tecnologia dell'automazione dunque è destinata a mutare radicalmente l'agricoltura. I trattori automatici permetteranno agli agricoltori di lavorare contemporaneamente su più campi con lo stesso numero di lavoratori o forse utilizzandoli anche di meno, potendo far lavorare le macchine anche nelle ore notturne. I sistemi di irrigazione automatizzati, raccoglieranno informazioni sul suolo e sui livelli idrici permettendo un utilizzo più efficiente dell'acqua. Anche in questo ambito le startup specializzate stanno andando forte raccogliendo fin qui 400 milioni di dollari. Non mancano comunque criticità per questo nuovo modello di sviluppo. Intanto sembrano destinate a diminuire le occasioni di occupazione, almeno come le intendiamo oggi, ed in più serviranno lavoratori specializzati in grado di poter utilizzare queste nuove tecnologie. «La sfida più grande – rileva Manson – sarà far cambiare mentalità in un settore dove spesso piace continuare a fare le cose come in passato».

Gianluca Cimini

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Tue, 3 Jul 2018 19:07:39 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/569/1/la-tecnologia-invade-lagricoltura-rivoluzione-in-vista gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Millennials, la generazione perduta e meno ricca http://www.gianlucacimini.it/mc/568/1/millennials-la-generazione-perduta-e-meno-ricca

La generazione dei ragazzi nati negli anni '80-'90 probabilmente, e non ci vuole certo un mago per prevederlo, accumulerà meno ricchezza dei propri genitori nel corso della loro vita. La proiezione arriva dal report della Federal Reserve Bank of St. Louis. Matti Cowan/Getty[1].  Questa generazione, molto di più rispetto ad altri millennials, rischia di essere sommersa dal punto di vista finanziario. Si tratta di giovani in parte divenuti maggiorenni proprio nel periodo della grande crisi che ha avvolto il mondo dovendo fare i conti con l'assenza di occupazione, un crescente costo della vita ed un indebitamento sempre più stringente. Diventa dunque sempre più complicato permettersi di acquistare una casa ed affrontare le difficoltà finanziarie quotidiane. Stiamo parlando di ragazzi nati tra il 1981 ed il 1996: quando erano bambini hanno avuto davanti a loro gli anni della crescita ma quando, diventati grandi, sono entrati nel mondo del lavoro era già calata la notte sull'economia mondiale con l'arrivo della recessione. Gli autori del report sono fin troppo chiari nelle loro previsioni: «Non solo il deficit in termini di ricchezza accumulata nel 2016 da questo gruppo di persone è molto elevato in termini percentuali, ma in realtà la famiglia media degli anni Ottanta ha perso terreno in termini relativi dal 2010 al 2016, un periodo di rapido aumento del valore degli asset che ha fatto lievitare la ricchezza di tutte le altre generazioni». L'impatto della crisi per questa generazione è stato impressionante: se non ci fosse stata la recessione questi giovani avrebbero accumulato il 34% di ricchezza in più. Per la generazione degli anni '70 la differenza si attesta solamente al 18%, addirittura all'11% per i nati negli anni '60. La crisi ha colpito tutte le fasce della popolazione ma a pagare il  conto più salato sono state quelle persone che non hanno ancora raggiunto l'età pensionabile.

«La recessione della fine degli anni Duemila – commenta sul Wall Street Journal Michael Derby - ha creato un ostacolo nell’ambito di tale dinamica per i lavoratori più giovani. Gli individui della generazione nata negli anni Ottanta del secolo scorso hanno dato inizio alla propria vita lavorativa in un’epoca caratterizzata da una crisi dei mercati di investimento, un tasso di disoccupazione elevato e un incremento debole dei salari». La stima è che proprio la generazione degli anni '80 sarà la più lenta a rimettersi in apri. Eppure i salari sono aumentati del 67% rispetto al 1970 ma questa crescita non ha tenuto il passato della contemporanea e velocissima salita del costo della vita. I prezzi negli Stati Uniti sono cresciuti più rapidamente dei redditi, secondo uno studio condotto per Student Loan Hero[2]. «I millennials  che sono diventati maggiorenni durante la Grande recessione – rileva Shannon Insler presentanto questa ricerca -  sono andati incontro a un brusco risveglio quando gli alti costi universitari non hanno condotto a salari più elevati. La disoccupazione e i costi della vita, abbinati alle rate dei prestiti per gli studi universitari hanno reso difficile per i millennials risparmiare per il futuro». Ad incrementare i debiti oltre ai prestiti anche quelli relativi a carte di credito ed acquisto di automobili. Comunque c'è ancora un barlume di speranza nel futuro: la ricchezza di questa generazione potrebbe essere soggetta ad una improvvisa crescita verticale più marcata e rapida rispetto alle generazioni precedenti e quindi molte famiglie di millennials potrebbero comunque raggiungere dignitosi obiettivi patrimoniali. Non resta che sperarlo.

Gianluca Cimini


[1]    http://www.businessinsider.com/1980s-millennials-wealth-the-great-recession-2018-5

[2]    https://studentloanhero.com/featured/millennials-have-better-worse-than-generations-past/

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Wed, 27 Jun 2018 17:49:37 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/568/1/millennials-la-generazione-perduta-e-meno-ricca gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Il fenomeno di Twitch e dei canali game streaming http://www.gianlucacimini.it/mc/567/1/il-fenomeno-di-twitch-e-dei-canali-game-streaming-

Mentre in Italia si continua spesso a dibattere sui dati auditel e sui programmi che fanno o non fanno successo, negli Stati Uniti si comincia da tempo a prendere in considerazione un assunto ormai incontestabile: hanno più seguito alcuni canali digitali che i rinomati network televisivi.

Ad esempio nel 2017 l'ascolto nel giorno medio di Espn e di Fox News è stato di un milione e mezzo di telespettatori, seguito da MSNBC con 885 mila e CNN con 783 mila. Numeri che si sono assottigliati sempre di più nel corso degli ultimi anni. Se paragoniamo questi dati a quelli raccolti dal canale digitale Twitch scopriamo che nel primo mese del 2018 ha totalizzato in media 962.000 utenti collegati. Il dato è impressionante. Twitch è una sorta di YouTube con contenuti generati dagli utenti stessi e specializzato nel settore videogiochi. Era stato acquistato nel 2014 da Amazon per circa 970 milioni di dollari e sembra sia stato un vero e proprio affare considerando il fatto che questa piattaforma è in grado di generare uno dei primi cinque maggiori traffici internet degli Stati Uniti. È popolato da circa 2 milioni di giocatori-utenti e gli spettatori mensili sono circa 100 milioni.

Vista la sua popolarità ha siglato accordi con Microsoft e Sony, due grandi major del settore che hanno addirittura inserito una scorciatoia per accedere a Twitch direttamente dalla XBOX ONE o dalla PlayStation 4, potendo così sfruttare lo schermo della televisione: un sistema che ha moltiplicato il numero di utenti. Il grande successo riscontrato ha indotto la piattaforma ad introdurre il servizio IRL streaming (In real life Streaming), un grande occhio elettronico che permette agli utenti di interagire tra di loro.

Negli ultimi mesi si sono registrati veri e propri record di ascolto. Come quello ottenuto dal rapper Drake che ha collezionato 600 mila utenti collegati nella sua sessione di gioco di Fortnite. Tutto questo vi sconvolge? Pensate che sia assurdo che tutte queste persone, prevalentemente millennials, passino del tempo a guardare altri che giocano ad un videogame? Ed allora sentite questa che vi sconvolgerà ancora di più. Un certo Tyler Blevins ha dichiarato in una intervista alla CNBC di ricevere 500.000 dollari al mese come donazione da parte degli utenti di Twitch, i suoi followers dunque non si limitano soltanto a guardarlo giocare ma addirittura lo pagano per farlo. Un fenomeno che è esploso anche su YouTube dove anche in Italia sono tantissimi i canali in cui ragazzini, se non bambini, mostrano le loro sessioni di gioco agli altri, ottenendo anche delle entrate grazie agli introiti della pubblicità. Ed anche qui fioccano migliaia di visualizzazioni.

Ecco dunque che i grandi network televisivi italiani sembrano un po' vivere in una nuvola fuori dalla storia con dibattiti privi di senso se paragonati a queste dinamiche. L'emorragia di ascolti è sempre più evidente e la televisione ha cambiato vettore e strumento. Oggi la tv la fanno persone qualunque su Facebook e Youtube.

Ma queste dinamiche ci pongono anche un altro aspetto. Milioni di adolescenti sembrano rapiti nel mondo dei videogiochi e non mancano casi di dipendenza. I social network ed internet hanno alimentato la videogame-mania con impatti sociali che ancora non possiamo delineare o immaginare nel lungo periodo. Negli anni '80 e '90 il passatempo preferito dai bambini era quello di guardare i cartoni animati oppure Bim Bum Bam di Bonolis. Oggi, con in mano tablet e smartphone, preferiscono guardare ragazzi che raccontano le loro sessioni di gioco, pur non avendo alcun ruolo attivo. C'è molto da riflettere.

Gianluca Cimini

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Sun, 24 Jun 2018 22:00:03 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/567/1/il-fenomeno-di-twitch-e-dei-canali-game-streaming- gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Svolta nell’economia cinese. Ok a crescita sostenibile. http://www.gianlucacimini.it/mc/566/1/svolta-nelleconomia-cinese-ok-a-crescita-sostenibile

Dinamiche economiche contrapposte stanno avvolgendo la Cina. Da una parte c'è una certa interazione con gli altri mercati mondiali ed allo stesso tempo il presidente Xi Jinping sta ponendo le premesse per continuare il suo governo in modo illimitato, acquisendo sempre più potere alla guida del partito comunista cinese inviando quindi segnali di un'economia sempre più eterodiretta dall'alto. Combinando però queste due opposte spinte, apertura ai mercati e dirigismo spiccato, emerge un quadro piuttosto inedito e dalle dinamiche incerte. Come dovrebbero comportarsi le economie occidentali di fronte a tutto questo per trarne vantaggio? Secondo Raymond Yeung, chief economist di ANZ per la Grande Cina, siamo di fronte ad un caso più unico che raro.  A novembre 2017 la Cina ha fatto un importante annuncio: l'allentamento delle restrizioni imposte alle banche cinesi sulla proprietà estera con l'innalzamento nel giro di tre anni dei limiti riguardanti i fondi mobiliari e joint venture all'estero. A marzo invece è arrivata la riforma legislativa che ha accorpato la Commissione cinese di regolamentazione bancaria e la Commissione cinese di regolamentazione assicurativa nello stesso organo centrale di supervisione. Tutti passi verso l'inserimento della Cina nell'economia planetaria. A giugno i titoli quotati in Cina finiranno nell'indice MSCI dei mercati emergenti, utilizzato da giganteschi fondi di investimento globale come Blackrock e Vanguard per creare i loro portafogli di investimento. In tutto questo Yeung vede all'orizzonte una svolta epocale per la Cina: l'abbandono della produzione di beni venduti a prezzi bassi, obiettivo strategico di una strategia a lungo periodo iniziata alcuni anni fa. E gli Stati Uniti sembrano piuttosto preoccupati da questo, considerando che hanno denunciato presunti furti di proprietà intellettuale da parte della Cina annunciando come risposta l'introduzione di alcuni dazi.  «Da un lato Xi pone l’enfasi sulla leadership del Partito in tutti gli aspetti dell’economia – ha affermato Yeung, in alcune dichiarazioni riportare da Business Insider - dall’altro promuove il libero scambio e si impegna a usare i mercati come principale mezzo di allocazione delle risorse. La creazione di un’economia di mercato controllata dallo Stato costituisce probabilmente il più grande esperimento economico mai condotto nella storia moderna. Tale cambiamento del quadro normativo è in linea con la nostra previsione che la Cina si sposti verso il modello australiano, adottando un approccio activity-based che riunirà istituti di raccolta di depositi e compagnie assicurative sotto lo stesso tetto. I policymaker cinesi sanno che il paese sta perdendo la sua competitività sui costi. La Cina non vuole più essere focalizzata sui prodotti tessili, sui giocattoli o sui servizi di assemblaggio di telefoni cellulari. Piuttosto, il presidente Xi sta posizionando la Cina in modo che si avvicini a svolgere nell’economia mondiale un ruolo più simile a quello ricoperto attualmente dagli Stati Uniti – mediante l’offerta della saggezza cinese e di un approccio cinese alla risoluzione dei problemi affrontati dall’umanità. Gli Stati Uniti hanno esportato valore di marca, servizi e cultura attraverso i film di Hollywood, la tecnologia nella Silicon Valley, i Big Mac e gli Yankees. Xi è ansioso di seguire un approccio simile per elevare lo status di cui gode la Cina sulla scena mondiale. Le sedi centrali statunitensi di molte aziende ricevono gran parte dei margini generati dagli input intellettuali, dalle attività di marketing e da altri servizi. Sembra essere questo il tipo di risultati che la Cina punta a ottenere». Secondo Yeung insomma quanto sta avvenendo in Cina metterebbe a repentaglio le tradizionali teorie economiche occidentali.

Gianluca Cimini

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Wed, 13 Jun 2018 19:01:32 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/566/1/svolta-nelleconomia-cinese-ok-a-crescita-sostenibile gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
L’Aeronautica militare festeggia il suo 95esimo anniversario proiettata al futuro http://www.gianlucacimini.it/mc/565/1/l-aeronautica-militare-festeggia-il-suo-95esimo-anniversario-proiettata-al-futuro

Novantacinque anni, quasi fosse un nonno con tante storie passate da raccontare ma allo stesso tempo un giovane fiero e pronto ancora a mille avventure future. Il 28 marzo 1923 nasceva l’allora Regia Aeronautica, oggi Aeronautica Militare italiana, un’eccellenza internazionale che ha saputo evolversi da una costola dell’Esercito e proteggere il nostro cielo per almeno tre generazioni complete di italiani grazie a grandi successi, imprese, record e sogni di uomini e piloti valorosi. Novantacinque anni in cui i velivoli dell’Aeronautica Militare hanno solcato i cieli di tutto il mondo con aerei di tutte le specialità, dalle caratteristiche e soluzioni tecnologiche sempre all’avanguardia, pilotati da uomini e donne che hanno portato il loro contributo a tinte forti, a volte tragiche, nell’appassionante trama della storia e del progresso aeronautico, sia con grandi imprese, sia con azioni quotidiane ma di grande rilevanza per la comunità. Firenze è stata designata centro dei festeggiamenti e, ormai qualche giorno fa, si è trovata col naso all’insù ad ammirare le evoluzioni tricolori della Pattuglia Acrobatica Nazionale nel giorno delle celebrazioni.

L’Aeronautica Militare è una delle quattro Forze Armate dello Stato e con Esercito, Marina e Carabinieri costituisce lo strumento di difesa del Paese. Il dispositivo, cioè, che garantisce quella cornice di sicurezza, in Italia e all’estero, indispensabile al tranquillo svolgimento della vita di tutti i giorni, e il rispetto di quei principi di libertà, democrazia, salvaguardia assoluta della dignità dell’individuo, che sono gli indispensabili connotati della nostra identità nazionale. Un compito fondamentale è quello da sempre perseguito, ossia difendere lo spazio aereo italiano da qualunque violazione, prevenendo e neutralizzando gli eventuali pericoli provenienti dal cielo, ma anche offrire il supporto alle missioni di pace fuori dai confini nazionali e alle missioni umanitarie (ad esempio, attraverso il soccorso aereo, i trasporti sanitari d’urgenza, i trasporti in alto bio-contenimento per pazienti altamente infettivi, il servizio meteorologico o il controllo del traffico aereo). Ieri come oggi, il personale e gli aerei dell’arma azzurra sono così impegnati in numerose aree del mondo per contrastare le minacce verso l’Italia e assicurare il rispetto dei principi di legalità internazionale e dei diritti fondamentali dell’uomo. L’Italia, ad esempio, si trova oggi ad essere il primo ed unico Paese ad aver assicurato contemporaneamente la Difesa Aerea e la sicurezza dei cittadini di sei Paesi della NATO: oltre alla Slovenia, su base permanente, e all’Albania, su base rotazionale, infatti, da Gennaio scorso gli Eurofighter dell’Aeronautica Militare sono stati schierati presso la base aerea di Amari per assicurare la difesa aerea anche di Estonia, Lituania e Lettonia nell’ambito dell’operazione di Air Policing “Baltic Eagle”. Davanti alle sfide geopolitiche future, l’Arma azzurra è già oggi, riprendendo le parole del capo di Stato maggiore dell’Aeronautica Enzo Vecciarelli, “un unico grande Stormo di solidi valori che, con unità d’intenti, pone la propria professionalità al servizio esclusivo del bene dell’Italia, anteponendo l’interesse comune a qualsiasi considerazione personale”.

Dal Regio Decreto 645, con cui si disponeva la sua prima creazione come Forza Armata indipendente, ad oggi, l’Aeronautica Militare ha vissuto un percorso di trasformazione strutturale e concettuale, oltre che tecnologico per perseguire le nuove esigenze di sicurezza del Paese e le conseguenti necessità di cambiamento. Qualcuno avrà anche notato negli anni, nonostante la crisi economica ed i conseguenti tagli alla Difesa (dovuti anche ad un diffuso umore populista anti-militarista) lo sforzo di trasformazione dell’intero assetto operativo, con mezzi come quelli di cui in questi anni ho anche anche scritto e che vanno dall’AW139 all’F35, al M-346, passando per l’Eurofighter e il Predator, i tanker KC-767 A e il Gulfstream G550 CAEW. E così, in parallelo con lo sviluppo tecnologico e industriale dello strumento aereo, l’Aeronautica si trova oggi nella sua quarta fase, la 4.0, ossia quella che sarà dominata dai sistemi cyber con nuovi strumenti militari in grado di fondere e redistribuire informazioni e dati che consentiranno, prima ancora al decisore politico, le migliori azioni da intraprendere. Tutta questa tecnologia sarebbe però di poca importanza da sola, se non si integrasse a perfezione con un personale militare pronto e preparato. L’addestramento continuo ed il miglioramento dei vari reparti per renderli in grado di operare in contesti sempre più interforze e multinazionali è, a mio avviso, infatti, un elemento chiave per qualunque forza militare, ancora di più se si parla dell’Aeronautica militare. Abbiamo già uomini e donne capaci, addestrati e motivati per poter affrontare gli impegni odierni e futuri, sia in ambiti nazionali sia internazionali, in scenari sempre più complessi dove si richiederà una grande preparazione tecnica e standard tecnologici quanto mai elevati. L’Aeronautica Militare Italiana è oggi una realtà complessa, ma perfettamente organizzata e capace di operare sinergicamente con le altre forze armate italiane, oliata, funzionante e tecnologicamente avanzata ma in un contesto odierno caratterizzato da rapidi cambiamenti e nuove necessità, bisogna oggi, ancora di più, saper lavorare nel presente con lo sguardo rivolto al futuro. Sapersi adattare ai nuovi scenari mondiali, quindi, per non trovarsi impreparati e saper intervenire in modo adeguato a seconda delle esigenze da affrontare. E questo può avvenire soprattutto grazie ad una forza più snella e funzionale che sia anche inter-operabile, altamente tecnologica e preparata ad ogni evenienza. Un’Aeronautica che, per il bene del Paese e per l’interesse collettivo, soprattutto in questo momento di importanti sfide e rischi aggiuntivi che necessitano di un maggiore impegno nazionale rivolto soprattutto al sud del mondo rispetto alla minaccia terroristica ed alla migrazione clandestina, “deve essere necessariamente sempre più efficiente e integrata in ambito interforze, deve contribuire a garantire la difesa del territorio e la tutela della sovranità nazionale, ma anche avere capacità operative significative in un sistema geopolitico di sicurezza internazionale. Ma non si deve fermare qui, in un’ottica inter-disciplinare e inter-agenzia deve contribuire alla salvaguardia delle persone, delle cose, della cultura della nazione”.

Gianluca Cimini

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Wed, 30 May 2018 19:43:51 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/565/1/l-aeronautica-militare-festeggia-il-suo-95esimo-anniversario-proiettata-al-futuro gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
La domanda che stronca i candidati durante i colloqui di lavoro http://www.gianlucacimini.it/mc/564/1/la-domanda-che-stronca-i-candidati-durante-i-colloqui-di-lavoro

Ci descriva il suo risultato tecnologico più importante, il progetto di cui va più orgoglioso”. È questa la domanda che spesso stronca i candidati ingegneri durante i colloqui di lavoro. Lo ha svelato l'ex responsabile delle assunzioni di Tesla, Max Brown, in un articolo apparso sul sito Fast Company.

Vista di sfuggita non sembra essere una domanda particolarmente insidiosa come potrebbero esserlo tante altre. Eppure durante le interviste con oltre 1000 candidati effettuate da Brown per conto di una casa automobilistica, le risposte al quesito sono state decisive per l'esito della selezione. Il problema infatti nasce quando il candidato tende a non mettere in luce i risultati giusti ottenuti in carriera. Citarne uno non consono rischia di essere piuttosto deleterio. «Secondo la mia esperienza – ha scritto Brown nell'articolo - il primo istinto della maggior parte delle persone è quello di scegliere un progetto o un risultato che sembri molto significativo sulla carta, ma che non sempre è quello che illustra meglio le loro reali capacità tecniche. Il motivo reale per cui gli intervistatori pongono questa domanda è per avere un argomento per successive domande in merito alle conoscenze tecniche del candidato».

Piuttosto che enfatizzare un grande progetto del quale non si conoscono a fondo i meccanismi sembra quindi più opportuno mettere in evidenza un risultato conseguito di minore portata ma del quale si è in grado dettagliatamente di descrivere tutti gli aspetti tecnici. Grandi progetti di solito non sono stati infatti conseguiti solo dal singolo candidato ma saranno stati il frutto di un corposo lavoro di squadra del quale magari non si conoscono tutti gli aspetti. Vantarsi dei propri risultati del passato può essere una strategia vincente solo se poi si forniscono delle prove a conferma di quanto sostenuto altrimenti rischia di diventare solo un boomerang.

Risposte non soddisfacenti alla domanda chiave hanno dato a Brown due possibili spiegazioni: il candidato vuole prendersi meriti altrui oppure non ha il bagaglio tecnico necessario per argomentare le sue risposte. In entrambi i casi l'impressione che si può dare al selezionatore è quella di una persona confusa se non disonesta. L'approccio migliore è invece quello dove si riesce ad identificare un problema, prospettare la possibile soluzione, illustrare il contributo individuale alla buona riuscita del progetto. Saper collegare questi concetti generali ad un proprio risultato del passato può fare la fortuna del candidato, in grado così di saper dimostrare rigore, padronanza e grinta, valori molto apprezzati dai selezionatori.

Gianluca Cimini

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Mon, 21 May 2018 19:34:05 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/564/1/la-domanda-che-stronca-i-candidati-durante-i-colloqui-di-lavoro gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Lettura e memoria http://www.gianlucacimini.it/mc/563/1/lettura-e-memoria

Leggere è ancora oggi una passione di tantissime persone anche se a volte si ha la sensazione che in Italia ci siano più novelli scrittori che lettori. Un'attività che la tecnologia non ha modificato più di tanto considerando che la lettura su carta ancora la fa da padrona e che i libri elettronici non hanno poi avuto lo sviluppo che ci si attendeva. Un buon libro insomma rimane sempre un buon libro anche se la lettura certamente oggi coinvolge anche nuovi device come smartphone e tablet. E chissà se questo continuo bombardamento di informazioni che ci arriva anche attraverso le nuove tecnologie non abbia avuto un impatto sulla nostra capacità di ricordare quello che leggiamo. Nella frenetica quotidianità infatti capita di leggere qualcosa e cinque minuti dopo essercene dimenticati. E da sempre questo accade con i libri: ci sono persone che rimuovono completamente il romanzo letto la settimana scorsa ed altre che invece ricordano per filo e per segno trama e personaggi. Secondo alcune ricerche internet, computer, smartphone non rappresentano più soltanto oggetti di utilizzo quotidiano ma diventano una sorta di hard disk esterno personale, una specie di memoria su cloud. Andando ad annotare appuntamenti, informazioni, numeri su questi dispositivi non ci serve più ricordarne il contenuto, ci basta solo sapere dove si trovano fisicamente o virtualmente queste informazioni. E comunque in caso di difficoltà basta rivolgersi al signor Google. Così per strada senza mappe virtuali facciamo sempre più fatica ad orientarci ed anche ogni nostra azione quotidiana della quale siamo pentiti ci fa invocare il tasto indietro, come fosse possibile cancellare tutto allo stesso modo con cui lo facciamo in rete. Esternalizzare le informazioni che potrebbero essere da noi dimenticate ci fa superare quelli che sono i nostri limiti cognitivi. Affidarci sempre di più ai dispositivi elettronici e connessi rischia di farci sviluppare una forte dipendenza e deficit di memoria. La memoria infatti va costantemente esercitata ed allenata. Per farlo mentre leggiamo qualcosa e per aiutarci a non cadere in questo oblio, possiamo utilizzare alcuni trucchi suggeriti in un recente articolo su Business Insider:

 

  • prendere nota dei contenuti della nostra lettura sottolineandone i passaggi più importanti
  • raccogliere notizie ed informazioni sul contenuto della nostra lettura, se un libro cercare la prefazione, il possibile significato dell'opera, cercando di memorizzare i punti chiave
  • prima di iniziare a leggere, scorrete con gli occhi il testo per individuare le possibili parole chiave
  • creare collegamenti tra le possibili nostre conoscenze e quello che si sta leggendo: un ottimo modo per creare un link duraturo con la nostra memoria a lungo termine
  • immaginare il contenuto della lettura, renderlo vivido dentro di noi
  • raccontare a qualcuno della nostra lettura, come facciamo dopo aver visto un buon film
  • rileggere il libro od il testo anche più volte in momenti diversi

Non ci vorrebbe molto dunque a contrastare il decadimento della memoria messa forse troppo a repentaglio da troppi input, non sempre particolarmente utili e benefici

Gianluca Cimini

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Fri, 18 May 2018 01:06:50 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/563/1/lettura-e-memoria gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Hikikomori http://www.gianlucacimini.it/mc/562/1/hikikomori

Mezzo milione di giapponesi si rinchiudono in casa per diversi mesi, a volte anni. Un disagio psichico chiamato Hikikomori che non riguarda solo i giovani come si era pensato inizialmente ma anche persone in età più avanzata. Figlio probabilmente del grande clima di competizione esasperata che si respira nelle scuole del Giappone come si evince da diverse testimonianze di chi si è ritrovato recluso nella propria abitazione, spinto dalla paura di non poter reggere ai ritmi di una competizione senza senso. Il rinchiudersi in casa nasce da una fortissima spinta interiore ad evitare qualsiasi contatto sociale. Per considerarsi vittime di questa vera e propria patologia bisogna essere rimasti reclusi in casa per almeno sei mesi. Si tratta di una prigione della prigione: ci sono persone infatti che non si limitano ad uscire di casa ma addirittura a non spostarsi dalla stessa stanza, nemmeno per andare in bagno. In altri casi scattano anche disagi compulsivi come quello di lavarsi continuamente, giocare tutto il giorno ai videogiochi, affidando le eventuali interazioni con altri esclusivamente al mondo della virtualità. Il governo giapponese si è detto molto preoccupato di questa piaga che oltre al risvolto sociale rischia di avere gravi ripercussioni a livello economico. Secondo Jeff Kingston, professore di Asian Studies alla Temple University di Tokio, le persone affette da questa malattia diminuiscono la portata della forza lavoro, contribuendo ad mediocre un mercato occupazionale con il rischio in futuro di avere bisogno dell'assistenza pubblica perché magari i familiari che si sono occupati di loro sono nel frattempo deceduti. Una visione dunque che testimonia come l'ossessione giapponese sia sempre quella della produzione e del lavoro piuttosto che quella di cercare di risolvere alla base le cause che hanno portato migliaia di persone a rinunciare alla propria vita chiudendosi in casa.  Si calcola che nel 2015 gli “hikikomori” tra i 15 ed i 39 anni fossero ben 541.000. Una stima al ribasso perché non esistono dati certi sulla diffusione di questo disagio nelle altre fasce d'età. Si dice che sia un problema che coinvolga solo la classe media ma anche questo è piuttosto discutibile dal momento che solo i benestanti magari escono allo scoperto perché hanno i mezzi finanziari per potersi curare. Un problema che era stato osservato fin dagli anni '80 con i primi segnali di chiusura di  molti ragazzi, come segnale di risposta alle continue pressioni ricevute soprattutto dal mondo delle scuola. Lo psichiatra Sekiguchi Hiroshi ha scritto su Nippon.com: «un hikikomori – spiega la psicologa  Sekiguchi Hiroshi su Nippon.com -  prova profonda vergogna di non poter avere un lavoro come le persone normali. Pensano di essere immeritevoli, non adatti alla felicità. Quasi tutti hanno il rimorso di aver tradito le aspettative dei loro genitori. Allo stesso tempo, sono assediati dal conflitto tra una parte di sé che non riesce a stare in mezzo agli altri e l’altra che condanna costantemente il fallimento in questo senso». Il governo giapponese ha provato a correre ai ripari con la realizzazione di centri d'ascolto, l'invio di personale specializzato a casa per recuperare gli hikikomori. Non si tratta ovviamente di un tentativo di aiuto disinteressato. L'obiettivo, neanche troppo velato, è quello semplicemente di recuperare forza lavoro. Con il rischio di far ricadere queste persone nel vortice della competizione.

Gianluca Cimini

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Sun, 6 May 2018 19:12:53 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/562/1/hikikomori gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
I genitori della nuova generazione http://www.gianlucacimini.it/mc/561/1/i-genitori-della-nuova-generazione

Cosa possono trasmettere di concreto oggi i genitori della nuova generazione? Non è una nuova forma di revisionismo nostalgico ripensare oggi all'eredità che i genitori di ieri hanno lasciato ai loro figli. E non sto parlando solo di figli di sangue: allievi, seguaci, simpatizzanti di una personalità di spicco, famosa o no che sia, possono essere considerati figli morali.

Quello che siamo oggi lo dobbiamo anche e soprattutto ad alcuni incontri decisivi che abbiamo fatto da bambini od adolescenti, saperi e valori che ci sono stati trasmessi da qualcuno che con il suo modo di essere e di manifestarsi, ha lasciato un segno. Un'eredità frutto del suo sudore di vita, delle sue ricerche, degli incontri che a sua volta aveva fatto. E della ricchezza di questi incontri, di questa impronta che ci portiamo dentro, purtroppo ce ne accorgiamo sempre dopo, mai in presa diretta. D'altronde la vita, ogni singolo attimo, per averlo bisogna perderlo. E solo in una sua rivisitazione in differita possiamo farlo veramente nostro.

Non sto facendo la santificazione della generazione che fu, non è la trasformazione in super uomini di alcune figure che ognuno di noi può avere incontrato in gioventù. Quelle due o tre persone che hanno rappresentato per noi un indiscusso valore aggiunto contribuendo a quello che siamo oggi, non erano perfetti, non erano eroi. Avevano magari le loro debolezze, i loro egoismi, anche quella certa dose di anaffettività, se necessaria, quasi mai ascoltavano. Ma hanno lasciato il segno.

Oggi possiamo dire, senza generalizzare, che un padre, un professore, una maestra, possono in via generale fare tutto questo come allora? Ci saranno sicuramente casi in cui questo accade ma la percezione è che si tratti dell'eccezione. Abbiamo accettato, in cambio di trastulli tecnologici fini a se stessi e di un benessere diffuso ma superficiale, tempi incompatibili con la famiglia, con lo stare insieme, con la vera condivisione, decisamente diversa da quella di Facebook. Quale eredità potranno mai lasciare genitori costretti a tenere impegnati il più possibile i propri figli per inseguire lavori che non hanno più limiti spazio-temporali? Adolescenti sparpagliati senza guida che sembrano aver perso il sentire l'altro perché a loro volta sono circondati da un vuoto che la scuola, anche per come è ridotta, non può certo colmare. Un'eredità che dovrebbe essere rappresentata da una guida messa in atto con l'esempio, un concetto ormai perduto.

L'adulto-guida, il genitore, il Maestro di vita dovrebbero indicare la strada, illustrarla per quello che è, dimostrare come è stata percorsa, avvertire delle insidie e poi aprirla al “figlio”. Oggi il figlio ad un certo punto quella fatidica porta della sua strada la apre da solo, magari dopo avere rubato le chiavi lasciate da qualche parte da adulti smemorati e troppo impicciati nel frullio di giorni impazziti. Figli e padri, allievi e maestri sembrano confondersi sempre di più in ruoli indefiniti e fumosi. Il rischio, come qualche anno fa avvertiva Giulio Cesare Giacobbe, è che la maggioranza della nostra società sia contraddistinta da adulti-bambini che si agitano tra capricci, piccole e sadiche vendette, terrore dell'abbandono. E se sono tutti bambini, chi potrà mai loro indicar la strada o trasmettere la Via della crescita e dell'evoluzione?

Gianluca Cimini

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Thu, 3 May 2018 18:28:53 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/561/1/i-genitori-della-nuova-generazione gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Privatizzazioni http://www.gianlucacimini.it/mc/560/1/privatizzazioni

Sei miliardi. Questo il ricavo degli ultimi anni delle politiche di privatizzazione in Italia. Enel, Poste, Enav, Grandi Stazioni e Rai Way hanno generato un buon ricavo allo Stato ma forse era lecito attendersi una spinta ulteriore visto l'atavico ritardo italiano nel mettere a punto questo tipo di processi.

Tra le cessioni di rilievo il 5,7 % di Enel che ha fruttato 2,1 miliardi, altri 3 sono arrivati dalla vendita del 35,3% di Poste, 833 milioni sono giunti invece dal 46,6% di Enav. Quasi un milione è stato fruttato da Grandi Stazioni e 300 milioni da Ray Way. Tra queste operazioni indubbiamente la grande occasione mancata è stata quella di Poste, probabilmente per le consuete manovre politiche all'interno della maggioranza che alla fine hanno impedito allo Stato di scendere al 30% di partecipazione. Oggi invece controlla ancora il 64,2% di Poste e la palla passerà per l'ennesima volta al nuovo governo. La seconda tranche di Poste potrebbe portare nelle casse italiane fino a 6 miliardi. Senza andare troppo lontano non sarà per niente facile, chiunque si ritrovi al governo, gestire la possibile privatizzazione della Cassa depositi e prestiti che detiene un patrimonio di circa 20 miliardi riferibile alle partecipate del ministero del Tesoro e che rappresenta il risparmio postale degli italiani. 

In questi anni è stata utilizzata di fatto per privatizzare altre partecipazioni statali. Tra le ipotesi c'era quella di far scendere la partecipazione del Tesoro dall'80% al 65%, fruttando così circa 5 miliardi. Senza dimenticare la vicenda Monte dei Paschi di Siena della quale il ministero del Tesoro detiene il 68,25% dopo il salvataggio che ha riportato una banca in mano pubblica in controtendenza rispetto alle varie cessioni operate negli anni '90. Di solito si tende comunque a sovrastimare le entrate dalle dismissioni. Si era recentemente calcolato ad esempio che tra il 2017 ed il 2020 gli incassi da privatizzazioni avrebbero ridotto il debito pubblico dello 0,3% del Pil per circa 20 miliardi di euro. Poi la realtà si rivela ben diversa: il 2016 si è ad esempio chiuso con un quinto di introiti di quello che era stato preventivato.

Comunque sia la stagione delle privatizzazioni non è andata malissimo visto che in 25 anni sono stati incassati 168,5 miliardi di euro. Secondo i dati inseriti nella relazione del Mef al Parlamento, l'ha fatta da padrone il ministero dell'Economia che tra il 2004 ed il 2016 ha portato a termine 60 operazioni di dismissione che hanno fruttato oltre 110 miliardi di euro. Oltre 58 miliardi sono stati incassati dalle operazioni di Iri-Fintecna tra il 1992 ed il 2012. Il top si è raggiunto nel 1997 con 19,2 miliardi di introiti derivanti dalle cessioni del 29,18% di Telecom e del 18,2% di Eni. Da ricordare anche la cessione del 100% di Mediocredito. Chissà se il prossimo governo riuscirà a mettere sul mercato il gruppo Ferrovie, la Rai (di cui tanto si parla anche in questa campagna elettorale) e le residue partecipazioni Enel o Eni.

Gianluca Cimini

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Sun, 11 Feb 2018 09:36:25 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/560/1/privatizzazioni gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Politica manageriale di una società farmaceutica http://www.gianlucacimini.it/mc/559/1/politica-manageriale-di-una-societa-farmaceutica

Quali tipo di politica manageriale serve per ottenere il successo di una società che opera nella farmaceutica? Si tratta di un settore in cui la componente Ricerca e Sviluppo riveste una funzione primaria. Sia per non sbagliare i corposi investimenti che necessariamente vanno indirizzati in quello che rappresenta il futuro dell'azienda con i nuovi prodotti che verranno realizzati. Una parte consistente dei ricavi infatti finisce proprio nella componente R&D. La prospettiva di successo o di sopravvivenza nel lungo periodo sta dunque tutta nella capacità della società di saper ricavare il massimo dagli investimenti in ricerca. La difficoltà risiede proprio in questa fase perché spesso capita che la spesa finisca fuori controllo con tutte le conseguenze del caso. E qui sta la bravura dei manager, nel saper attuare le giuste metodologie per fare in modo che questo non accada. I manager della farmaceutica tra le altre cose secondo il “Rapporto retribuzioni Italia” elaborato da OD&M Consulting, sono tra i più pagati in Italia (61.600 euro +5% sulla media). Il mercato è diventato ancora più difficile non solo per una concorrenza sempre più agguerrita soprattutto nel campo dei farmaci generici ma anche perché nel settore farmaceutico il punto di equilibrio di ogni prodotto si è inesorabilmente spostato in avanti a causa della maggiore complessità del percorso che porta ad ottenere le autorizzazioni governative. Ed allo stesso tempo la vita di un prodotto dura sempre di meno, anche per la scadenza dei brevetti.

Dunque il margine di profitto si è fatto molto più sottile rispetto ai tempi d'oro del passato ed anche lo scenario futuro non sembra prospettare grandi crescite. Sbagliare quindi un prodotto significa mettere a repentaglio non solo la vita stessa dell'azienda ma anche il capitale di azionisti ed investitori. Oggi però stiamo assistendo ad un processo di Ricerca e Sviluppo piuttosto lento e farraginoso in cui i costi schizzano in alto, la pianificazione spesso non sembra essere all'altezza ed il ritardo nella commercializzazione dei prodotti rischia di essere una pesante zavorra di partenza. E le responsabilità possono essere individuate indubbiamente in scelte errate di management, spesso affidate non a veri esperti di business ma a personale accademico. C'è poi da considerare il travolgente ingresso delle aziende biotecnologiche diventate ormai fornitrici di servizi e prodotti per la farmaceutica. Una collaborazione ed una competizione allo stesso tempo.  Si tratta di aziende il cui focus è mirato proprio alla Ricerca e Sviluppo e questo ha comportato per tutte le aziende ulteriori grandi investimenti in piattaforme e tecnologie con tutti i rischi del caso. Ecco dunque come sia diventato davvero fondamentale in questo settore poter avvalersi di professionisti e manager con una visione futuristica del settore e con le necessarie competenze di business per una ottimale gestione dei progetti. Altrimenti il rischio può essere quello di essere spazzati via dal mercato.

Gianluca Cimini

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Thu, 1 Feb 2018 19:01:27 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/559/1/politica-manageriale-di-una-societa-farmaceutica gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
CES 2018, da Las Vegas uno sguardo al futuro che verrà http://www.gianlucacimini.it/mc/558/1/ces-2018-da-las-vegas-uno-sguardo-al-futuro-che-verra

Si è conclusa da qualche giorno la più grande fiera al mondo dedicata alla tecnologia, il CES 2018 dove, tra oltre 8.000 metri quadrati di fiera, con la presentazione di più di 20.000 nuovi prodotti, si è aperto uno sguardo sul futuro che verrà. Basta un numero aggiuntivo per descrivere la vastità di questo evento: 3.900 espositori e 900 start up, una vastità incredibili di spazi espositivi ufficiali a cui si aggiungono le suite degli alberghi di Las Vegas e un pubblico di distributori, compratori oltre che di giornalisti che cresce ogni anni facendo lievitare i prezzi degli alberghi come mai in altri periodi dell’anno. La fiera organizzata dalla Consumer Technology Association (CTA) ha ospitato, infatti, differenti aziende provenienti da circa 150 paesi, incluse le maggiori imprese societarie incluse nella lista di “Fortune 500”, ossia le 500 maggiori aziende mondiali sulla base del loro fatturato selezionate dalla rivista internazionale “Fortune”. Produttori, rivenditori, acquirenti, fornitori, finanziatori, ingegneri, funzionari governativi, installatori, direttori pubblicitari, analisti finanziari e media, tutti erano presenti a Las Vegas dal 9 al 12 gennaio. L’importanza del CES trascende però tutti questi numeri: in tre giorni l’evento prova a dare risposta alle attuali sfide mondiali gettando le basi per i nuovi sviluppi dell’industria tecnologica mondiale.

Produttori, promotori e fornitori si riuniscono a CES non solo per mostrare il cambio di rotta tecnologico che interessa il mercato globale, ma anche per stabilire importanti rapporti d’affari con nuove realtà aziendali. Mentre lo scorso anno l’interesse dei media sembrava convergere verso la robotica “casalinga” con simpatici aggeggi vagamente antropomorfi che, al di là delle presentazioni, abbiamo visto in pochissime implementazioni commerciali, quest’anno parole chiave come Intelligenza Artificiale, Realtà Aumentata, Robotica diffusa, controllo della casa con interfacce vocali, sono i termini che più di altri sono riecheggiati tra i padiglioni della fiera. Il CES è il luogo di ritrovo a livello mondiale per le tecnologie consumer, terreno di prova per le innovazioni di prossima generazione che qui vengono presentate al mercato. Il 2018 si preannuncia, probabilmente, come un anno di transizione per i gadget tecnologici e sarà quindi dominato da prodotti e filoni hitech già presenti sul mercato. Insomma Poche idee rivoluzionarie, ma tante innovazioni che ci potrebbero cambiare la vita.

La smart home ha dominato la scorsa edizione del CES e non mostra segni di rallentamento. Gli hub connessi come “Amazon Echo” e “Google home” hanno contribuito ad allargare le potenzialità di questo mercato e per questo era prevedibile la presenza di nuovi prodotti da parte di grossi player come August, Canary, Ring e Kwikset dal momento che nel 2017 tali tecnologie erano state aperte a terze parti. Finora Amazon e Google hanno venduto negli Stati Uniti rispettivamente 20 e 7 milioni di speaker con i loro assistenti virtuali ed il trend è destinato a salire. Tra robotica e motori poi il futuro è segnato, con auto più elettriche, più autonome e più sicure e con innovativi e grandissimi display LED installati su display straordinari al posto del cruscotto. Mai visti poi così tanti e diversi robot tutti insieme: dal giocattolo ballerino al rover subacqueo, passando da moto smart in grado di raggiungere il proprietario autonomamente a bassa velocità. Chiaro è ormai che elettronica e meccanica insieme possano permettere di realizzare qualsiasi idea, quello che deve ancora migliorare è il software, per far uscire i robot dall'utilizzo nei compiti ripetitivi e farli diventare strumenti di vita quotidiana: sarà importante vedere a riguardo come l’educazione e la scuola abbraccerà queste innovazioni, dal momento che il futuro, anche del lavoro e dei nostri giovani passerà per queste materie. Altro punto focale della fiera è stato quello della realtà virtuale ed aumentata, un mondo di cui si parla da anni ormai ma che ancora fatica ad entrare veramente nel mondo consumer a causa di prezzi che, pur se calati negli ultimi anni, tendono ancora ad essere troppo alti. Ma è innegabile che una volta provati certi prodotti, grazie alla loro sensazione di immersione, riescano a rapire completamente l’utilizzatore e ve lo posso assicurare: è un settore in grande fermento che ci darà grandi soddisfazioni.

Cosa ci ha insegnato questa fiera è però che l'innovazione vera viene creata dalle piccole aziende, nate con un'idea e cresciute grazie a tanta forza di volontà, fino ad arrivare a conquistare un posto al sole. Il padiglione dedicato a queste realtà innovative è grande, ma soprattutto denso: dalle applicazioni software più dure, ai prodotti più strampalati, passando per iniziative sociali, prodotti utili e veri colpi di genio che vogliono conquistare il mondo della tecnologia puntando su una vera spinta innovativa, a volte di nicchia ma che potrebbero risolvere esigenze concrete come “Catspad” una cuccia smart per gatti che dialoga direttamente con l’app del padrone e con il micro-sensore del gatto per fornire cibo al momento giusto secondo le particolari diete personalizzate del o dei gatti di casa; oppure “Caveasy” soluzione 2.0 per chi ama il vino e vuole archiviare semplicemente la propria cantina inquadrandone l’etichetta con lo smartphone e posizionandola sul particolare contenitore smart che è in grado di accendersi nella posizione corretta quando si sta cercando un determinato vino nel nostro database virtuale; o ancora “Chillpad” un copri-materasso che promette di evitare inutili liti di coppia dal momento che permette di climatizzare il proprio letto con temperature differenti; o come “Zeeq” il cuscino che si presenta come l’arma definitiva contro l’odioso russare dal momento che i microfoni integrati rilevando un rumore sopra una certa soglia attivano una leggera vibrazione che inviterà il russatore a cambiare posizione. Particolare il caso di Carol Staningern una startupper americana che ha creato “SaveOurLovedOnes” per evitare che nel mondo succedano ancora tragedie a causa di genitori che dimenticano i propri bambini in macchina (42 vittime di questo tipo in America e 742 nel mondo dal 1998) attraverso un dispositivo che si attiva alla chiusura della macchina, monitorando gli spostamenti d’aria e dando l’allarme con un SOS in caso di presenza di esseri viventi nell’abitacolo. L’imprenditrice in questione ha 83 anni, come per dire che l’innovazione non ha età quando si desidera impegnarsi in un progetto considerato valido. Di sicuro, si sta producendo molta più innovazione in questo padiglione che non in tutte le grandi aziende del pianeta e l’Italia non è stata da meno questa volta con uno stand con quasi 40 start-up, organizzate in tempi brevissimi ma capaci di mostrare al mondo che il nostro Paese non è solo food e moda, a partire dall’italianissimo “Arduino” che ha saputo rendere più “democratico” lo sviluppo mondiale di hardware e software.

Gianluca Cimini

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Fri, 19 Jan 2018 17:24:13 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/558/1/ces-2018-da-las-vegas-uno-sguardo-al-futuro-che-verra gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Meltdown e Spectre, nuovi bug affliggono il 90% dei dispositivi informatici http://www.gianlucacimini.it/mc/557/1/meltdown-e-spectre-nuovi-bug-affliggono-il-90-dei-dispositivi-informatici

Nuove vulnerabilità, con nomi che rievocano i tempi della guerra fredda, stanno scuotendo l’industria informatica e gli utenti: “Meltdown e Spectre” interessano infatti quasi tutti i dispositivi costruiti negli ultimi 20 anni, da pc e smartphone a console di videogame, auto e dispositivi cloud. Numeri alla mano, la portata di questa vulnerabilità interessa più del 90% dei dispositivi informatici di tutto il mondo (per ora, a quanto pare, rimangono fuori i device dell'IoT come videocamere e termostati intelligenti). Il bug in questione è stato trovato da un gruppo di ricercatori indipendenti (un team di Google e dei ricercatori del Politecnico di Graz e degli atenei della Pennsylvania e del Maryland) più di un anno fa e sarebbe dovuto essere reso pubblico solo il 9 gennaio in concomitanza con la pubblicazione degli aggiornamenti di sicurezza delle aziende interessate. E così un errore di progettazione nella gestione della memoria virtuale fa sì che sia possibile accedere all'area di memoria dedicata al kernel, di fatto aprendo le porte ad attacchi che permettono di leggere dati di ogni tipo in memoria.

Meltdown è il più grave dei bug: gli effetti più nefasti della vulnerabilità sono stati individuati sulle microarchitetture x86 dei chip Intel, ovvero su quelli capaci di eseguire le istruzioni software in maniera non sequenziale (“out-of-order”); Spectre, che ha due varianti, coinvolge invece sia Intel sia Arm e Amd. Entrambi sfruttano tecniche di ottimizzazione originariamente pensate per aumentarne le performance dei dispositivi (in gergo "esecuzione speculativa”). Il funzionamento di tale sistema per migliorare le prestazioni di molte CPU si basa sull’esecuzione di istruzioni in modo speculativo, sulla base di ipotesi verosimili. “Durante l'esecuzione speculativa, il processore verifica queste ipotesi; se sono valide, l'esecuzione continua. Se non lo sono, l'esecuzione viene bloccata e può essere avviato il corretto percorso di esecuzione in base alle condizioni effettive. È possibile che questa esecuzione speculativa abbia effetti collaterali che non vengono ripristinati quando la CPU fa ipotesi errate e ciò può portare alla divulgazione di informazioni”. Nello stesso comunicato ufficiale Google ha spiegato così che dei malintenzionati potrebbero sfruttare la "speculative execution” per leggere la memoria di sistema, che di base dovrebbe rimanere inaccessibile, per esempio, un soggetto non autorizzato potrebbe leggere dati sensibili nella memoria di sistema come password, chiavi crittografiche o informazioni sensibili nei software aperti. Ed i test svolti attraverso una “virtual machine” hanno confermato come sia possibile effettivamente accedere alla memoria fisica del sistema e, di conseguenza, ottenere accesso in lettura alla memoria di una macchina virtuale differente sullo stesso computer.

Come prevedibile, Meltdown e Spectre coinvolgono un gran numero di aziende, produttori OEM, software, sistemi operativi e piattaforme di computing, e non è un caso che le tre falle abbiano velocemente fatto il giro di Internet riversandosi infine sui media generalisti con i soliti toni allarmistici in stile "Millennium bug". Non esiste al momento un fix che possa risolvere insieme i tre bug individuati dagli esperti ma ognuno richiede una protezione indipendente. Windows e Apple intanto hanno già rilasciato i propri aggiornamenti di sicurezza in questi giorni, il consiglio per gli utenti è quindi sempre quello di tenersi informarti ed aggiornati, a breve anche il kernel di Linux e i sistemi operativi più anziani riceveranno i correttivi necessari. Purtroppo sembra che gli aggiornamenti del firmware e le patch del software potrebbero causare il rallentamento di alcuni processori più vecchi, un problema per ora non aggirabile e legato secondo Intel esclusivamente al “carico di lavoro” aggiuntivo richiesto. Le prime stime parlavano di un impatto compreso tra il 5% e il 30%, ma i primi benchmark seguiti alle patch Microsoft per Windows hanno confermato che l'utenza consumer non ha praticamente nulla da temere, più complesso rimane il discorso invece per il settore enterprise e cloud che vede più operazioni divise tra molti hardware diversi. Un capitolo a parte merita la discussione sull'impatto che questa faccenda potrà avere in ambito Bitcoin e Blockchain, due mondi che hanno bisogno di una importante mole di potenza di calcolo. Per neutralizzare i bug, infatti, potrebbe essere necessario ridurre la potenza di calcolo delle CPU legata al depotenziamento dei processori post-patch da parte dei produttori. Intanto negli Stati Uniti c’è già qualcuno che non ha perso tempo e ha colto l'opportunità per depositare cause, che potrebbero divenire class action, contro Intel, lamentando il fatto di aver acquistato i prodotti Intel negli ultimi mesi senza essere informati del problema, malgrado l'azienda ne fosse a conoscenza (dal giugno scorso).

Meltdown e Spectre sono inesorabilmente destinati a far parlare di se per molto tempo ancora, soprattutto nel secondo caso visto che le vulnerabilità 1 (CVE-2017-5753) e 2 (CVE-2017-5715) sono più difficili da eliminare con un aggiornamento software. L'unica vera soluzione a questo problema sarà un cambiamento nelle architetture, ma il fatto che non sia realmente possibile eliminare del tutto il rischio lascia miliardi di dispositivi potenzialmente a rischio. L'aspetto positivo, così per così dire, di Spectre è che sembra attualmente essere molto difficile da sfruttare. Non sembra possibile, stando alle conoscenze attuali, portare avanti attacchi su larga scala che minino la sicurezza dei nostri sistemi alle fondamenta, e l'eventualità di essere colpiti in quanto singoli utenti appare ora ridotta. Intanto è stato creato un sito "FAQ" chiamato Meltdown and Spectre, raggiungibile sia da meltdownattack.com che da spectreattack.com in cui si possono apprendere ulteriori informazioni. Si legge ad esempio che sebbene teoricamente un antivirus possa rilevare e bloccare l'attacco, è improbabile in quanto difficile da riconoscere rispetto al normale funzionamento delle applicazioni.

Gianluca Cimini

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Wed, 10 Jan 2018 17:10:44 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/557/1/meltdown-e-spectre-nuovi-bug-affliggono-il-90-dei-dispositivi-informatici gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Web tracker e password: il più grande database di account rubati è online http://www.gianlucacimini.it/mc/556/1/web-tracker-e-password-il-piu-grande-database-di-account-rubati-e-online

Un miliardo e 400 milioni di voci perfettamente organizzate, tra account, mail e password rubate. Un database immenso offerto, anche in forma gratuita, a tutti i frequentatori del deep web, ossia quella parte di Web “sommersa in cui vengono svolte tantissime attività, da quelle più discutibili e illegali (come la vendita di documenti falsi) ad altre molto più “tranquille”. Sostanzialmente parliamo di siti che non si trovano facendo delle normali ricerche su un motore di ricerca, come Google, e che possono essere visitati solo sfruttando una rete di anonimizzazione chiamata TOR (acronimo di The Onion Router) ossia un sistema di anonimizzazione gratuito che permette di nascondere il proprio indirizzo IP e la propria identità in Rete “rimbalzando” la connessione fra vari computer sparsi in tutto il mondo. Un archivio di dati trafugati immenso che può essere potenzialmente pericoloso: l’ultimo aggiornamento risalente a novembre 2017, per esempio, tra i tanti nuovi dati messi online offrirebbe anche gli indirizzi della Rai, di alcuni quotidiani, della Sapienza di Roma, della Difesa, di banche, ministeri e pubbliche amministrazioni, oltre quelli legati a privati, istituzioni e imprese di tutto il mondo. Un database che include un pò di tutto quindi, tra password vecchie e nuove ci sono infatti anche account ormai inutilizzati ma utilizzabili per ricostruire storici di password. Quale sia lo scopo di tale raccolta è per lo più sconosciuto poiché al massimo vengono richiesti Bitcoin in donazione e non pagamenti per un archivio che è gratuito (e che da poco è diventato accessibile anche fuori dal deep web tramite un link Torrent pubblicato su Reddit). Un valore nullo quindi nell’ecosistema criminale informatico ma che può però portar a riflettere nuovamente sull’importanza della sicurezza sul web.

Ma come si può trafugare un account e una password ad un ignaro utente? Di solito gli hacker amano usare le vulnerabilità di quei sistemi di compilazione automatica delle credenziali integrati in browser e sistemi operativi. A volte si scopre però che anche “autorevoli” società di marketing e di analytics sfruttano mezzi simili come è stato scoperto grazie a script all’interno delle pagine Web da parte di Adthink (audienceinsights.net) e OnAudience (behavioralengine.com). Quei dati che sarebbero dovuti essere anonimi vengono ottenuti dalle due aziende citate attraverso un “trucchetto” che prevede l’inserimento di un campo di registrazione nascosto, non nella pagina iniziale che richiede il login ma in una qualsiasi pagina successiva, che si attiva in maniera autonoma quando il sistema di compilazione automatica lo riconosce come un reale login e fornisce così l’username, che spesso corrisponde all’email, del visitatore. Tali indirizzi recuperati verrebbero poi mandati insieme ad altri informazioni di ogni tipo (da quelle di carattere economico-finanziario a quelle personali) al server dell’azienda per creare profili più precisi sull’account trafugato. Informazioni più specifiche sugli utenti, infatti, corrispondono a compensi maggiori da parte dei vari clienti.

Come proteggersi da questo tipo di profilazione? Gli esperti consigliano di utilizzare un ad-blocker o, in alternativa, disattivare i sistemi di compilazione automatica integrati nei browser, sostituendoli magari con un password manager che richieda la master password ogni volta che si accede a un sito che richiede il login. Tutto sta nello scegliere a riguardo una password adeguata al suo ruolo, capace di non aprire la strada facilmente ad hacker e pirati informatici perché, nonostante i tanti consigli ed avvertimenti dati sul tema in questi anni sembra impossibile ma la password ancora più usata al mondo è: “123456”. Un dato sconsolante che arriva da una ricerca di “SplashData” sull’analisi di circa 5.000.000 credenziali rubate dai pirati informatici e pubblicate su Internet. In questa particolare classifica oltre al classico primo posto di “123456” seguono password come “welcome”, “hello” e, naturalmente “password”. La maggior parte degli utenti continua quindi ad usare password assolutamente prevedibili, nonostante i tanti corsi di formazione, i software che indicano la robustezza delle password e le continue notizie legate alle violazioni di account provocate proprio dalla sciatteria nella scelta delle parole di accesso.

Magra consolazione per tutti noi utenti è che spesso anche degli hacker sbadati possano sbagliare, come nel caso del gruppo Cobalt, famoso per aver colpito numerosi istituti finanziari dal 2016 ad oggi. Il gruppo sfruttando una vulnerabilità di Office particolarmente insidiosa (in grado di avviare automaticamente software malevolo all’apertura di un semplice documento Word con estensione .RTF) da inizio dicembre ha iniziato una campagna molto massiccia di distribuzione del suo malware. Ma anche i “professionisti” sbagliano e in una delle email di phishing inviata il 21 novembre alle potenziali vittime hanno inserito gli indirizzi dei destinatari nel campo “A:” e non in quello “Ccn:” (Copia conoscenza nascosta) che viene utilizzato di solito per impedire che il destinatario si accorga che l’email è stata inviata anche a qualcun altro. E quindi un errore da principianti, forse a causa della fretta o di una semplice distrazione, ha permesso ai ricercatori delle società di sicurezza di risalire agli obiettivi degli attacchi (per la precisione circa 1880 indirizzi di posta elettronica che fanno riferimento a un gran numero di banche del Kazakistan, ma anche di altri paesi tra cui Stati Uniti, Olanda, Austria, Russia, Kuwait e Italia) e prendere le opportune contromisure. Ma non sempre si è così fortunati, la prima forma di difesa sul web rimane quindi sempre la stessa: noi stessi. 

Gianluca Cimini

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Wed, 3 Jan 2018 16:56:20 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/556/1/web-tracker-e-password-il-piu-grande-database-di-account-rubati-e-online gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Hacker natalizi: dalle smart tv di casa a lontane petroliere nel Mar Adriatico http://www.gianlucacimini.it/mc/555/1/hacker-natalizi-dalle-smart-tv-di-casa-a-lontane-petroliere-nel-mar-adriatico

Con l’arrivo delle festività di solito si impennano gli acquisti, gli introiti e quindi anche chi aspira a guadagnare di più da questo periodo, purtroppo, anche attraverso metodi illegali e poco etici. L’aumento delle attività cyber criminali è stato, secondo i dati registrati da Clusit - Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, del 13% nel primo semestre 2107 rispetto all’ultimo semestre 2016, il periodo delle feste natalizie deve quindi portare con se anche una maggiore attenzione e consapevolezza per l’impennata di tentatevi di frode e di attacchi informatici realizzati via Internet. Il consiglio è qui quello di fare attenzione alle tante app a tema natalizio che imperversano nei vai store virtuali, alle cartoline elettroniche e ai messaggi via social, alle offerte troppo convenienti su viaggi e shopping. “Oggi esistono gruppi criminali che realizzano campagne mirate alle piattaforme 'mobile', ai social network, alle piattaforme di messaging, ai pc e perfino a dispositivi connessi come le smart tv. E queste campagne sono mirate per sesso, area geografica, fascia di età, poiché il cyber crime sfrutta diversi meccanismi di attacco per colpire ragazzi, adulti, anziani, uomini e donne” afferma Andrea Zapparoli Manzoni, esperto di sicurezza e membro del Clusit. Due ulteriori e semplici consigli: non usare, possibilmente, rete wi-fi aperte come quelle messe a disposizione nei luoghi pubblici per effettuare pagamenti online dal momento che le nostre comunicazioni potrebbero essere intercettate; un’accortezza fondamentale è quella di modificare le password predefinite dei nostri dispositivi con parole chiavi lunghe e difficili da individuare, infine il consiglio è di non usare mai la stessa password per più account, poiché le campagne di phising sono sempre più evolute e trovarsi hackerata una password potrebbe voler dire perdere non solo l’accesso e la compromissione di un unico sito ma ancora più dati sensibili.

L’accortezza di utilizzare password articolate non deve essere sottovalutata, ne sa qualcosa una nave in navigazione nel Mar Adriatico che proprio qualche giorno fa è stata facilmente hackerata da Gianni Cuozzo, Amministratore delegato di Aspisec ed esperto consulente in tema di cyber risk. Dieci minuti, un semplice PC portatile ed una normale connessione internet, questo il necessario per prendere il controllo dell’ignara petroliera. Per fortuna il “test” è stato svolto all’interno del convegno “Le rotte digitali del trasporto – IoT e big data: opportunità e rischi della digital transformation” organizzato a Genova dal quotidiano locale Il Secolo XIX, e non da un gruppo di hacker malintenzionati, i risultati sarebbero potuti essere in quel caso ben più disastrosi. Il test, svolto puramente per uno scopo “didattico”, si è verificato in pochi minuti, e non in ore come qualcuno potrebbe pensare, scegliendo casualmente una nave in navigazione all’interno del Mar Adriatico: una volta trovate le caratteristiche del suo sistema informatico tramite due portali open-source facilmente accessibili a tutti, il tester ha individuato che la porta del sistema relativa al protocollo AIS (funzionante per geo-localizzare la nave a livello satellitare) fosse sprovvista di opportuno firewall configurato. Come se un varco della nave collegato alla sala di controllo fosse stato lasciato libero ed accessibile a tutti, da passeggeri a malintenzionati invitati a “saltare a bordo”. L’ultimo baluardo di difesa per la conquista della nave, senza una dovuta porta d’entrata presidiata, è stato infine quello offerto dalla password di accesso. Considerando che circa il 70% dei dispositivi elettronici esistenti al mondo è protetto dalle password impostate di default dal produttore, che sono quasi sempre le stesse… al primo tentativo, utilizzando un semplice “1234” come password, il controllo della nave è stato raggiunto. Da questo momento tutte le attività di bordo, senza che nessuno potesse accorgersene, sarebbero sotto il controllo dell’hacker di turno. Una falla così grande, nata dalla scarsa consapevolezza di chi doveva occuparsi della sicurezza della nave, avrebbe potuto trasformare una petroliera in una possibile “arma” utilizzabile a piacimento per ogni scopo. Molto spesso infatti gli hacker si appoggiano a quelli che sono gli errori umani, alle dimenticanze, alla scarsa conoscenza dei pericoli insiti nelle tecnologie informatiche e, sempre molto spesso, sarebbe comunque facile per tutti noi riuscire ad “arginare” eventuale falle del sistema, basterebbe, come in questo caso, prestare più attenzione alle cose che facciamo o che non facciamo su internet ed in generale nell’utilizzo dei nostri computer.

Il caso qui raccontato per fortuna è stato solo un test svolto a scopo didattico, altre volte i danni potrebbero essere ben più salati: basti pensare a quello successo alla compagnia danese Maersk Line, prima al mondo nel trasporto di container, qualche mese fa che, a causa di un attacco informatico ha subito perdite per quasi 300 milioni di dollari in un solo trimestre. Qui c’è stato un importante danno economico, ma trasformare una nave oggi, o le macchine a guida autonoma domani, in possibili armi contro i cittadini è un rischio grande che deve essere preventivato e scongiurato. Nel maggio 2016 a Stoccolma lo stesso esperto di cyber-security aveva dimostrato davanti a diversi ufficiali NATO come fosse possibile penetrare nel database di comando e controllo dell'aeroporto e crearsi un badge con tutte le credenziali d'accesso alle varie aree senza far scattare alcun allarme, partendo semplicemente da un errore firmware presente nelle telecamere IP del terminal partenze dell'aeroporto, accessibile da tutti. Ad oggi la consapevolezza dei produttori di hardware e delle aziende che li utilizzano sta migliorando e “prove simili” risultano agli occhi di tutti molto più efficaci di 1000 slide o parole sul tema. Quando si parla di aziende sarebbe fondamentale quindi dotarsi di personale specializzato in grado di coordinare la sicurezza informatica e soprattutto di valutare se e quanto i sistemi di protezione acquistati dai fornitori sino effettivamente adatti alle proprie esigenze e realmente efficaci.

In un mondo sempre più connesso, ogni oggetto diventa Internet of Things, anche una nave. Il problema è che i produttori spesso non si curano della sicurezza, ritenendola una spesa inutile. E così, spesso, tanto i dispositivi quanto - adesso lo sappiamo - le navi, non hanno alcuna contromisura verso i malintenzionati, tanto da usare semplicissime password di default come 1234. Pazzesco ma, ahimè, non così strano.

Gianluca Cimini

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Tue, 26 Dec 2017 11:24:46 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/555/1/hacker-natalizi-dalle-smart-tv-di-casa-a-lontane-petroliere-nel-mar-adriatico gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Bitcoin: cripto-valuta dei record o semplice bolla pronta ad esplodere? http://www.gianlucacimini.it/mc/554/1/bitcoin-cripto-valuta-dei-record-o-semplice-bolla-pronta-ad-esplodere

Seguendo il trend del momento in provincia di Trento ha aperto da qualche settimana un particolare negozio dove entrando con degli euro si può uscire con dei Bitcoin. Una specie di “bancomat all’incontrario” che apre i curiosi verso un fenomeno affascinante, quanto complesso e per certi versi rischioso. L’unica certezza di questa particolare cripto-valuta è la quantità di record che ha stabilito dalla sua nascita con un valore che tende a crescere senza sosta. Basti pensare che all’inizio del 2017 il cambio bitcoin contro dollaro era di 966 dollari, in meno di 12 mesi il valore della cripto-valuta è letteralmente esploso. A marzo 2017 infatti, corrispondente all’avvio della blockchain in euro, il bitcoin valeva 995 euro, il rendimento è in seguito salito del 1.130% fino a superare pochi giorni fa quota 19mila su “coinbase” (una delle piattaforme su cui si concentra un terzo circa dei volumi di scambi di bitcoin). Forte di questa crescita sicuramente hanno influito le decisioni del chicago mercantile exchange e il chicago board options exchange, due dei principali mercati mondiali regolamentati dei derivati, di lanciare i contratti futures” sul bitcoin. Per il Bitcoin questo vale, a mio avviso, come uno sbarco ufficiale nella vetrina della finanza di serie A. Regolamentando la negoziazione di una nuova classe di attività finanziarie e assicurandone, in virtù della concentrazione degli scambi, la liquidità, il valore del bitcoin ha così toccato un nuovo record mondiale. Ma cos’è e perché c’è così tanta fiducia in questa, ancora misteriosa per molti, cripto-valuta virtuale?

Riassumendo il Bitcoin è, tecnicamente, una valuta regolata da algoritmi matematici. Funziona sul principio della comunicazione peer-to-peer in cui ogni utente è un nodo attraverso cui transitano comunicazioni e file, senza alcun organo di controllo o intermediazione come una banca centrale. Il cuore di tutto è una blockchain cioè, come ne ho già discusso in passato, una sorta di registro che tiene conto di tutte le transazioni effettuate in Bitcoin. Il valore della cripto-valuta è definito solo attraverso un meccanismo di domanda e offerta: più cresce la domanda, più il prezzo sale. Si tratta di un sistema autogovernato, aperto alla partecipazione di chiunque, senza la possibilità che qualcuno ne prenda il controllo. Il “sistema di controllo” sta nel fatto che le transazioni devono avere l’approvazione di almeno il 50% dei partecipanti alla “catena di blocchi”. Quando una transazione in cima alla “catena” è approvata, si appone una sorta di firma digitale, ottenuta da complessi calcoli. A questi calcoli contribuiscono i miner, cioè utenti che mettono a disposizione i propri computer e dispositivi, tutti collegati tra loro in una maxi-rete che opera via Internet. In cambio delle risorse messe a disposizione, i “miner” ottengono una fettina dei Bitcoin che vengono rilasciati nel circuito a intervalli regolari. Al momento ne sarebbero prodotte circa 3.600 al giorno per un totale circolante intorno ai 17 milioni e una capitalizzazione di 300 miliardi di dollari. I bitcoin hanno però un tetto: il sistema è architettato per fare in modo che non possano esserne prodotti più di 21 milioni.

Tra Bolla o non Bolla, il parere degli esperti è ancora oggi contrastante: Bill Gates e Richard Branson lo definiscono migliore delle note monete reali, Eric Schmidt di Google è affascinato dal sistema crittografico che consente l’univocità delle transazioni, per il Nobel Robert Schiller ci troviamo di fronte davanti ad una narrazione fascinosa, tipica però dell’origine delle bolle speculative. Sicuro è difficile trovare forme d’investimento che nell’arco di otto anni hanno aumentato il loro valore del 222.222.222%, basti pensare che nel momento in cui venne lanciato, era il 2009, un Bitcoin valeva 0,0045 euro. La cripto-valuta inventata da Satoshi Nakato (nickname di un individuo di cui ancora non si conosce l’identità) nel 2008 ha così moltiplicato il suo valore a velocità esponenziale scrivendo una storia sicuramente irripetibile ed unica. Che succederà ora? Scoppierà la bolla? Impossibile dirlo ma rileggendo parte della Storia economica passata possiamo farci qualche idea in più di quello che ci aspetta. Credere con entusiasmo a una novità tecnologica a volte può annebbiare la vista, e per questo è opportuno ogni tanto fermarsi e cercare di essere realisti, dopotutto bolle più o meno grandi si sono susseguite nella Storia fino ai giorni nostri. Ad uno studio più approfondito notiamo, infatti, che il valore della valuta elettronica più famosa oscilla, ha oscillato in passato, e almeno in un periodo è diminuito in modo così forte e così a lungo da far pensare che potesse anche crollare e segnare la fine della sua esistenza. Nel febbraio 2014 Mt.Gox, la piattaforma di scambio più grande al mondo è crollata: bancarotta. Dopo il grave collasso il prezzo ha iniziato una discesa che lo ha portato, all'inizio del 2015, sotto i 220 dollari. Dopo di che la lenta risalita. Fino al rapido successo di oggi. Intanto il lancio dei futures sui bitcoin, cioè titoli che scommettono su un suo rialzo o su un suo ribasso della cripto-valuta, potrebbe ampliare la portata speculativa dell'investimento e la sua volatilità. I futures, in sintesi, consentono agli investitori di scommettere sull'andamento della moneta virtuale acquistandola oggi a un prezzo definito, ma entrandone in possesso in futuro, in una data prestabilita. In pratica con i futures si scommette sul rialzo o il ribasso di un determinato bene - da una materia prima a un servizio finanziario - con l'obiettivo di trarne un guadagno. La decisione di permettere lo scambio di futures basati sui bitcoin è stata presa dallo US Commodities and Futures Trading Commission, l’ente del governo statunitense che si occupa di regolare questo tipo strumenti finanziari. La notizia importante è che, per la prima volta, titoli relativi ai bitcoin verranno scambiati su un mercato ufficiale e regolato. La possibilità di scambiare futures sui bitcoin significa che sarà possibile scommettere sul loro valore nel prossimo futuro su un mercato regolamentato (la CBOE, appunto). Per molti un importante segnale di “sdoganamento” per i bitcoin, uno strumento che ancora molti considerano opaco, inutile o addirittura pericoloso.

Puntare sul Bitcoin è quindi di sicuro interessante, ma al contrario di quel che si possa pensare non è alla portata di tutti. O meglio, non prima di aver studiato bene come funziona e quali sono i molteplici fattori che ne influenzano il valore. Diventarne utilizzatore non è poi così complicato, basta scegliersi una “banca Bitcoin” di comprovata fama, acquistare (frazioni di) Bitcoin e spenderli nei servizi che sempre più supportano la cripto-moneta. Oppure far tutto da sé, dotandosi di un software di portafoglio virtuale (e-wallet) e acquistando Bitcoin in cambio di euro, dal miglior offerente (cercando di evitare possibili truffe). Discorso diverso per chi vuole invece investire in questa valuta. Per diventare “miner” per esempio non è sufficiente utilizzare un computer qualsiasi, pur dotato degli appositi strumenti software gratuiti, e spesso il rapporto tra denaro speso in bolletta e quello effettivamente guadagnato potrebbe non essere così favorevole. Servirebbe qui un piano d’investimento ben strutturato per puntare ad apposite macchine già progettate per avere un rapporto positivo e garantire un minimo di profitto nel “minare” cripto-valute.

Un bene rifugio, sicuro come l'oro e destinato a guadagnare valore nel tempo per i suoi sostenitori. Pura speculazione, una bolla destinata a scoppiare per tutti i detrattori. A rendere tutto ancora più complesso in questo contesto è la natura stessa dei bitcoin: una moneta che non ha valore intrinseco e che si è ormai trasformata in un bene quasi esclusivamente speculativo, caratterizzato da fortissime oscillazioni del prezzo. Ovviamente, ciò che si guadagna è proporzionale alle risorse investite.

Gianluca Cimini

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Tue, 19 Dec 2017 17:53:18 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/554/1/bitcoin-cripto-valuta-dei-record-o-semplice-bolla-pronta-ad-esplodere gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
AI: nuovo business per la rivoluzione del futuro (anche in Italia) http://www.gianlucacimini.it/mc/553/1/ai-nuovo-business-per-la-rivoluzione-del-futuro-anche-in-italia

Proviamo ad immaginare come poteva essere la vita di un comune cittadino italiano nel 1700: crisi energetica mondiale, comunicazione limitata al dialogo personale, trasporti alimentati tramite “paglia”. Tre secoli che hanno fatto la differenza, nonostante questo basta anche solo pensare a “soli” trent’anni fa per capire quanto velocemente la rivoluzione tecnologica si appresta a cambiare ancora di più le nostre vite. Impossible per noi definire cosa sarà il futuro, rimane la sicurezza però che arriverà presto. Il progredire umano che va sempre più in fretta è ciò che il futurista Ray Kurzweill ha chiamato Law of Accelerating Returns. Succede perché le società più avanzate possono progredire più in fretta rispetto a quelle meno avanzate, proprio perché sono più avanzate. Gli avanzamenti sono sempre più grandi e si verificano più velocemente: Kurzweill suggerisce che nel 2000 la velocità del progresso era cinque volte maggiore rispetto alla velocità media del 20esimo secolo. Per via della “Legge dei Ritorni Accelerati”, quindi si può immaginare che nel 21esimo secolo vedremo un progresso 1000 volte superiore a quello del 20esimo secolo. La rivoluzione AI, ormai intrapresa verso la super intelligenza, è iniziata.

Già ora usiamo l’AI tutti i giorni ma spesso non ce ne rendiamo conto. John McCarthy, che coniò il termine "Intelligenza Artificiale" nel 1956, diceva che "non appena funzionerà, nessuno la chiamerà più AI”. Inoltre con il termine AI indichiamo un concetto abbastanza vasto, le cui categorie principali sono però tre: l’Artificial Narrow Intelligence (ANI): indicata a volte come Weak AI (AI Debole), l'ANI è una AI specializzata in una sola area; l’Artificial General Intelligence (AGI): chiamata occasionalmente Strong AI (AI Forte), o AI di livello umano, l'intelligenza artificiale generale si riferisce a un computer che è generalmente intelligente quanto un essere umano ed infine la Superintelligenza Artificiale (ASI) identificata come "un intelletto di gran lunga superiore al migliore dei cervello umano praticamente in ogni campo, compresa la capacità scientifica, la saggezza generale e la abilità sociali. Allo stato attuale siamo ancora lontani da quest’ultimo livello mentre del primo abbiamo già la vita piena: sistemi integrati nell’automobile come ABS o guida autonoma; smartphone ed applicazioni che prevedono i nostri bisogni; la posta elettronica con il suo filtro antispam; traduttori linguistici e motori di ricerca online; solo per citarne alcuni rimanendo nel settore di quei prodotti destinati al mondo consumer. Ogni nuova innovazione nelle ANI aggiunge però, discretamente, un altro mattone alla strada verso la AGI e la ASI. Intanto però le AI narrow di cui disponiamo oggi, pur riuscendo a fare in genere solo una cosa, la fanno incredibilmente bene, e, spesso e volentieri, a livelli superumani. I sistemi di Deep Learning permettono di creare così sistemi intelligenti “vuoti” che, in un secondo momento, vanno addestrati dando loro in pasto grandi quantità di dati. Su questo concetto tante aziende in tutto il mondo stanno costruendo un nuovo tipo di prodotti.

Basti pensare a Google, da sempre impegnata in progetti futuristici, che ha affermato da poco di essere riuscita a generare altre intelligenze artificiali partendo da una AI originaria attraverso l’Apprendimento Approfondito, tutto avvenuto, quasi, senza l’intervento umano, ma con la sola attenzione e le cure di un amorevole madre quale è AutoML, l’originaria AI di Google.

Oltre ai tradizionali colossi del web comunque tante piccole realtà stanno sviluppando una propria proposta nel campo dell’Intelligenza Artificiale, a volte usando proprio gli strumenti messi a disposizione dai grandi del settore. Tutto questo non accade solamente nella ormai famosa Silicon Valley ma anche nella nostra Italia dove sono nate negli ultimi anni decine e decine di nuove società, ognuna con la propria identità, idea e progetto. La maggior parte di queste si appoggiano a “Chatbot, Computer Vision e Decision Making” per le loro proposte commerciali.

Nelle Chatbot i Sistemi artificiali si trovano ad interfacciarsi con le persone tramite chat testuale. L’AI deve quindi prima comprendere il linguaggio naturale utilizzato dai noi umani per poi elaborarlo e selezionare le risposte più pertinenti estrapolate da un database esistente e curato da umani, in futuro tali risposte probabilmente potranno essere generate in maniera automatica e naturale direttamente dall’AI (Siri, Cortana, Google Assistant sono alcuni dei più famosi esempi di questo tipo). Come l’italiana “Indigo” che ha l’obiettivo di migliorare la qualità del lavoro umano, scaricando gli operatori da mansioni rutinarie a bassa e bassissima qualificazione. Secondo un recente studio di ABI Research, Artificial intelligence in telecom networks, gli assistenti virtuali utilizzati dalle aziende di Tlc potrebbero garantire risparmi per oltre 1,2 miliardi di dollari nel 2022, e proprio per questo le telco investiranno 14 miliardi di dollari entro il 2022, con un tasso di crescita annuo superiore al 22%.

Tramite un opportuno addestramento inoltre i Computer possono imparare a capire il mondo reale, magari riuscendo a distinguere un gatto da un cane o un passeggino da una bicicletta. Capacità utile per sostituire un controllo umano con un, magari più attento, controllo elettronico (come nel caso delle automobili a guida autonoma, nei sistemi di sorveglianza o in quelli di sistema di produzione industriale). Come “ELIF” che propone servizi di analisi ed elaborazione mirati ai testi, ai video, ma anche alle votazioni in aule parlamentari, visualizzazione di dati multidimensionali e molto altro al fine di estrarre informazioni rilevanti da dati apparentemente caotici.

Infine la terza applicazione è quella legata alla presa di decisioni, conseguente alla raccolta ed elaborazione di informazioni varie, in maniera tale da arrivare ad una decisione che sia il miglior mix tra esperienza umana assimilata e analisi dei dati. Come il caso di “Tangra Mob” che vuole creare analisi  precise, supportate dall'AI, per offrire alle pubbliche amministrazioni l'occasione più unica che rara di fare investimenti a basso rischio sul tema delle Smart Cities, Machine Learning, Software Engineering and Internet of Things.

Piccole realtà, solo per citarne qualcuna nel panorama italiano, che, puntano tutto sull’innovazione e sulla personalizzazione di prodotti ritagliati sui bisogni del cliente, (cosa che a volte sfugge invece alle compagnie più grandi). Aziende che si differenziano per tante caratteristiche ma che condividono la stessa idea ossia che l’AI può cambiare il profitto di un’azienda o migliorare la vita del singolo e di ognuno di noi, anche in Italia. 

Gianluca Cimini

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Thu, 14 Dec 2017 19:56:53 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/553/1/ai-nuovo-business-per-la-rivoluzione-del-futuro-anche-in-italia gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Trasporto merci ad una svolta grazie a guida autonoma e motori elettrici http://www.gianlucacimini.it/mc/552/1/trasporto-merci-ad-una-svolta-grazie-a-guida-autonoma-e-motori-elettrici

Al Tokyo Motor Show è stato presentato al mondo “E-FUSO Vision ONE” prototipo del primo camion elettrico Daimler-Mitsubishi in grado di avere una capacità di carico di 11 tonnellate, un’autonomia di 350 km con un pieno, costi di gestione più che dimezzati rispetto alle pari versioni diesel e soprattutto zero emissioni. Il mondo del trasporto merci abbraccia così per la prima volta la rivoluzione del motore elettrico grazie a questo autocarro, presentato ad Ottobre come prototipo perfettamente funzionante, che riesce a battere sul tempo altri altisonanti ed innovativi costruttori come Tesla, Cummins, VW e Nikola che stanno lavorando da tempo su progetti simili. Ma nonostante sia stata battuta sul tempo, Tesla, l’innovativa compagnia automobilistica di Elon Musk, ha saputo destare l’attenzione del pubblico proprio qualche giorno fa grazie alla presentazione del “suo” primo tir elettrico, e il mondo del trasporto merci, sembra adesso davvero ad una svolta “verde”. Molti sono stati fino ad oggi gli esperti che hanno sollevato diverse problematiche legate alla costruzione di un camion elettrico di grandi dimensioni, per grandi carichi e lunga percorrenza: da una parte a causa dell’attuale tecnologia per le batterie che richiederebbe l’impiego di gran parte della capacità di carico per gli accumulatori, lasciando poco spazio per la merce; dall’altro per il limite legato al prezzo, presumibilmente, troppo elevato per un veicolo di questo tipo messo a confronto con un mezzo attuale con motore a combustione. Quello che però effettivamente è stato presentato poche ore dopo, il “Tesla Semi Truck”, promette di rivoluzionare davvero il mondo del trasporto su strada. Il primo camion Tesla è in studio ed in progettazione da anni, poche ore prima della presentazione ufficiale Musk aveva avvertito tramite Twitter i giornalisti con un prodotto in grado di sbalordirli nel profondo con una frase alquanto ironica e coraggiosa: Tesla Semi Truck unveil to be webcast live on Thursday at 8pm! This will blow your mind clear out of your skull and into an alternate dimension. Just need to find my portal gun …”

Musk ha presentato il suo Classe 8 (ossia quella per i trasporti pesanti sulle lunghe distanze) con termini enfatici, affermando non solo che è il veicolo più pesante con i costi d'esercizio più bassi, ma anche quello più aerodinamico, sicuro e confortevole. In una recente intervista rilasciata al magazine Rolling Stone, a proposito del nuovo truck elettrico, Elon Musk ha affermato: "Probabilmente nessuno lo acquisterà per questo. Ma se devi fare un prodotto, fallo bello. Anche se ciò non influisce sulle vendite, voglio che sia bello”. Le linee futuristiche del Tesla Semi si abbinano a una concezione tutta nuova d’interpretare l’abitacolo, a partire dalla postazione di comando: il camionista, infatti, non troverà di fronte a sé un cruscotto convenzionale sul quale visionare le principali informazioni di bordo del mezzo, bensì potrà rilevare e azionare le funzionalità attraverso due ampi monitor touchscreeen posizionati ai lati del volante. Inoltre, proprio come sulle vetture di serie, potrà contare su una versione aggiornata del sistema di guida semiautomatica Autopilot, che ha già reso Tesla così famosa e che si appresta a versioni sempre più performanti e affidabili con i prossimi aggiornamenti di sistema (come avevo già approfondito in altri articoli precedenti). Le perplessità degli esperti riguardo alle batterie elettriche sono state poi superate grazie ad un pacco batterie, posizionato sotto la cabine di guida in maniera tale da ottimizzare la distribuzione dei pesi e quindi anche la stabilità durante le fasi di marcia. Autonomia dichiarata fino a 800 km con un solo pieno elettrico. Numeri da capogiro in grado quindi di innovare un settore sempre più trafficato. Il cuore del tir, composto da quattro unità elettriche alloggiate all’interno di quattro delle sei ruote sarà in grado di trasportare rimorchi pesanti fino a 36 tonnellate. Formidabili anche le performance, impensabili fino ad oggi per qualsiasi motrice spinta da un propulsore convenzionale, ossia da 0 a 96 km/h in 5 secondi e in 20 a pieno carico con consumi inferiori a 2 kWh ogni 1,6 km, quantificabile in un risparmio di carburante di oltre 200mila dollari. Il "miracolo" annunciato da Musk in un'affollata conferenza di presentazione si spiega con un coefficiente di penetrazione dell'aria (Cx) davvero da record: 0,38 (mentre la media attuale è 0,70). Importante ovviamente sarà anche la tempistica di ricarica per camion così grandi e, nonostante a riguardo non siano stati ancora dichiarati valori precisi, Tesla promette che a breve sarà possibile ricaricare i Truck in particolari stazioni denominate “Mega charger” dove grazie all’enorme potenza erogata sarà possibile in solo mezz’ora trasferire una quantità d’energia sufficiente a percorrere ben 643 km. Quello che solo fino a poco tempo fa sarebbe apparso impossibile, frutto solo di fantasia, diventerà invece realtà: la commercializzazione del prodotto e la consegna dei primi modelli avverrà nel 2019 con un prezzo finale che non è stato ancora reso noto, ma si può già prenotare con un acconto di 5 mila dollari. Wal-Mart, grande catena di distribuzione americana, ne ha prenotati 15, di cui 10 da provare in Canada e cinque negli Stati Uniti.

“Migliore sotto ogni punto di vista” secondo Musk, l’autoarticolato mettendo insieme elettricità ed il sistema Autopilot, che mantiene una determinata velocità, rallenta nel traffico e assicura di restare nella propria corsia, potrebbe essere l’inizio della svolta per il traffico merci su strada. In futuro, il Tesla potrebbe montare un sistema di guida più autonomo che permetterà anche il platooning truck”. ossia dei convogli semi automatici che grazie all’intelligenza artificiale, potranno creare, come in una carovana, una fila di camion che segue autonomamente il mezzo di testa affidato a un essere umano. Dall’elettrico con il tempo si passerà ad una sfida ancora più complessa: la guida autonoma, già anticipata in parte dallo stesso “Autopilot” della Tesla. Un camion a guida totalmente autonoma, infatti, potrebbe fare gola a numerose aziende, l’investimento iniziale sarebbe certamente ammortizzato dall’eliminazione dei costi futuri, come quello di un conducente. Si risparmierebbe tempo, rivoluzionando le modalità di consegna. 

Gianluca Cimini

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Sun, 26 Nov 2017 12:58:24 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/552/1/trasporto-merci-ad-una-svolta-grazie-a-guida-autonoma-e-motori-elettrici gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)
Alla “Maker Faire” si racconta il futuro attraverso l’innovazione digitale http://www.gianlucacimini.it/mc/551/1/alla--maker-faire--si-racconta-il-futuro-attraverso-l-innovazione-digitale

Dal 1 al 3 Dicembre torna a Roma per la sua quinta edizione “Maker Faire - The European Edition 4.0” occasione unica per gli artigiani digitali ed italiani per incontrare e confrontarsi su scienza, fantascienza, tecnologia ed impresa. E così in esposizione per questa grande fiera dell’innovazione, di oltre 100 mila metri quadrati, ci saranno: droni, robotica, stampa 3D, internet delle cose, cucina, agricoltura ed impresa (ovviamente tutto 4.0). Dal 2013, anno della prima edizione, nel registro delle imprese innovative laziali erano registrate 49 “startup”, oggi le aziende innovative sono salite a 793 grazie ad un successo ed un interessamento da parte del pubblico che continua ad aumentare: l’edizione dello scorso anno della fiera ha visto più di 110 mila visitatori interessati alle innovazioni che il futuro già da ora ci permette di sognare (numeri così alti quelli di Roma che già hanno portato la fiera ad eguagliare per numero di visitatori quella della Silicon Valley e superare persino quella di New York). La quinta edizione promette quindi di fare convergere sulla capitale il meglio dell’innovazione da tutto il mondo. Ripartire dal digitale può essere anche uno dei modi per far ripartire il Paese e dimostrare che innovazione e digitale non sono solo concetti astratti o per pochi eletti, bensì strumenti alla portata di tutti di un’industria che crea posti di lavoro e piccole-medie imprese. Trovo che fiere di questo tipo siano molto importanti, prima di tutto permettono di far conoscere piattaforme e far avvicinare a questo mondo persone che probabilmente pensavano fosse troppo complicato per loro, e in più motivano chi è già del settore a dare il massimo per raggiungere alti obiettivi per tentare di semplificare le nostre vite quotidiane.

I “makers” potrebbero essere definiti “gli hobbisti tecnologici del 21esimo secolo”. Si occupano di tecnologia, design, arte, sostenibilità, modelli di business alternativi. Vivono di comunità online, software e hardware open source. E il loro sogno è inventare qualcosa da produrre autonomamente, per vivere delle proprie invenzioni. Sul medio e lungo periodo il movimento dei makers potrebbe inoltre permettere di innescare importanti effetti virtuosi sull’economia, in cui comunità crescenti di makers sperimentano nuovi approcci alla produzione basati su tecnologie a basso costo. Con un forte approccio innovativo, i makers creano così prodotti per avvicinare la nostra società a un futuro più semplice e alla portata di tutti. I makers sono una vera e propria rivoluzione perché “non c’è bisogno del permesso di nessuno per fare grandi cose” usando le parole di Massimo Banzi cofondatore di Arduino e curatore di questa quinta edizione (promossa dalla Camera di Commercio di Roma ed organizzata dalla sua Azienda speciale Innova Camera). Per l’edizione di questo anno c’è stata una grande “call” suddivisa in tre voci distinte: una indirizzata verso tutti i makers europei capaci di creare e stupire con la forza delle proprie idee; una per le Università e gli Istituti di Ricerca per porre i riflettori sull’innovazione, attraverso la diffusione della cultura digitale e lo sviluppo dell’imprenditorialità individuale e collettiva; infine, una per le Scuole, in collaborazione con il Miur, e rivolta verso gli Istituti scolastici di secondo grado nazionali e appartenenti ai Paesi dell’Unione Europea. Unico requisito per educatori, pensatori, inventori, ingegneri, autori, artisti, studenti, chef, artigiani 2.0 è quello di presentare progetti creativi, innovativi, didattici, ingegnosi. I progetti selezionati poi potranno partecipare gratuitamente all’evento di dicembre. In quell’occasione sarà possibile presentare la propria idea utilizzando uno stand con tavolo e sedie messo a disposizione dall’organizzazione. Inoltre, si potrà tenere un workshop e sarà possibile anche esibirsi in pubblico e vendere. Gli innovatori, gli inventori, i creativi e gli artigiani digitali di tutto il mondo hanno, saputo raccogliere l’appello della MFR, elaborato e inviato, senza risparmiarsi, i loro progetti in molteplici campi di applicazione e settori di produzione. Alla fine questa “chiamata”, conclusa l’8 ottobre, ha fatto registrare un boom di adesioni con più di 750 progetti arrivati da 40 nazioni diverse, con tutti i 28 Stati membri dell’Unione Europea rappresentati. I progetti più meritevoli verranno quindi esposti al grande pubblico dal 1 al 3 dicembre. Maker Faire Rome 2017 si aprirà come da tradizione con l'Educational Day, una mattinata di formazione gratuita dedicata alle scuole (sono attesi 25 mila studenti), che si terrà venerdì 1 dicembre dalle 9 alle 13. Alle 11.30 dello stesso giorno ci sarà la conferenza inaugurale, prima dell'apertura ufficiale al pubblico, che avverrà alle 14. E grandi protagonisti saranno infatti gli studenti, provenienti da 55 licei d’Italia e d’Europa, che hanno risposto alla “chiamata”.

Move; Life/Robots; Interaction; Fabrication; Young Makers; Food/Music/Art; Light&Darkness” ogni padiglione della fiera avrà il suo leit-motiv. Maker Faire Rome è una manifestazione nata per soddisfare un pubblico di curiosi di tutte le età che vuole conoscere da vicino e sperimentare le invenzioni create dai makers. Idee che nascono dalla voglia di risolvere piccoli e grandi problemi della vita di tutti i giorni, o anche solo divertire e intrattenere. E’ un evento pensato per accendere i riflettori su centinaia di idee e progetti provenienti da tutto il mondo in grado di catapultare i visitatori nel futuro. L’edizione 2017 di Maker Faire Rome è il palcoscenico ideale per raccontare la rivoluzione digitale in atto, rappresentando le innovazioni e le avanguardie tecnologiche. Siamo di fronte ad un cambiamento epocale ed ineludibile dove l’automazione industriale si integra sempre di più con il mondo delle imprese coinvolgendo il sistema produttivo e quello dei servizi: automazione, intelligenza artificiale, digitalizzazione, internet delle cose e gestione di Big Data. E così Maker Faire Rome è la fiera dove si può toccare con mano la rivoluzione digitale che sta cambiando il nostro modo di produrre e il nostro modo di vivere. Un luogo della ribalta sia per le aziende e sia per gli innovatori che utilizzano la nuova cultura digitale come mezzo per affrontare la sfida dei mercati. È la fiera dove si racconta, con semplicità, il futuro che ci aspetta e quello che è già tra noi.

Gianluca Cimini

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Fri, 17 Nov 2017 00:52:26 +0000 http://www.gianlucacimini.it/mc/551/1/alla--maker-faire--si-racconta-il-futuro-attraverso-l-innovazione-digitale gianlucacimini2016@gmail.com (Gianluca Cimini)