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Self driving car, sono i più i rischi od i vantaggi?

Le auto a guida autonoma possono, come tutte le innovazioni tecnologiche, semplificare al vita o renderla più sicura. Allo stesso tempo, però, potrebbero nascondere insidie e problemi non di secondo piano, anche legati alla privacy. I veicoli autonomi, oramai, sono pura realtà: non si tratta più di interrogarsi sulle possibilità di realizzarli o meno ma semplicemente, di capire quando inizieranno a circolare per le nostre strade. I primi prototipi di self-driving vehicle risalgono addirittura al 1925 quando un’azienda americana fabbricò un veicolo radio controllato che fece un giro di prova nella città di New York e l’anno successivo analogo esperimento fu tentato a Milwaukee. Secondo le previsioni entro il 2030 veicoli in grado di circolare in ogni tipo di strada ed in qualunque condizioni meteo saranno realtà piuttosto diffuse:  i passeggeri a bordo potranno disinteressarsi completamente della guida durante il percorso. Sono i cosiddetti autoveicoli automatizzati di livello cinque, il massimo della classificazione SAE. Anche l'Italia con il Decreto del Ministero delle Infrastrutture del 28 febbraio 2018, si è aperta alla digital transformation della rete stradale e alla sperimentazione di veicoli autonomi. Lo scopo del provvedimento è quello di modernizzare la rete stradale italiana, diffondendo l’utilizzo di sistemi di trasporto intelligenti, attraverso la realizzazione delle Smart Road, infrastrutture stradali per le quali è compiuto un processo di trasformazione digitale orientato  ad introdurre piattaforme di osservazione e monitoraggio  del  traffico, modelli di  elaborazione  dei  dati  e  delle  informazioni,  servizi avanzati   ai   gestori   delle   infrastrutture,    alla    pubblica amministrazione  e  agli  utenti  della  strada. L'altro obiettivo è quello di introdurre le self driving car. «Un veicolo a guida autonoma – ha spiegato  l´avvocato Marco Martorana, esperto del settore -   prende continuamente, e in modo automatico, decisioni in merito al proprio comportamento e, pertanto, è necessario che le macchine catturino ogni minimo dettaglio: pedoni, ciclisti, camion, animali e, in generale, ogni minimo ostacolo circostante, sia fermo che in movimento, è fondamentale per determinare se frenare, svoltare, rallentare, accelerare o proseguire. Detti veicoli, quindi, vedono l’ambiente che li circonda grazie a radar, lidar, GPS,  sensori e camere di bordo che interagiscono col software dedicato, il quale prenderà la decisione migliore senza che l’uomo possa intervenire in merito. Da questo scaturisce una serie di conseguenze e riflessioni». I fautori di queste tecnologie snocciolano di solito numerosi vantaggi dall'introduzione delle auto che guidano da sole: soprattutto la presunta maggiore sicurezza negli spostamenti, con conseguente riduzione degli incidenti, considerato che il sistema di guida non è soggetto a stanchezza o distrazioni ed è meno soggetto ai rischi legati alle condizioni ambientali (scarsa luce, nebbia, pioggia). Altri vantaggio potrebbero essere rappresentanti dalla possibilità di muoversi più facilmente per anziani e disabili, dalla riduzione dello stress del guidatore: se sulle strade si trovassero solo auto a guida autonoma, utilizzare un’auto intelligente per i propri spostamenti potrebbe ridurre lo stress alla guida, generando (forse) un traffico più fluido e scorrevole. Si tratta, è bene dirlo, di vantaggi tutti da dimostrare. Gli svantaggi invece sembrano un po' più concreti: riduzione dei posti di lavoro (si pensi a tassisti od autotrasportatori), possibilità che sia un software a governare le auto con possibili errori e relative pericolose conseguenze, rischio di attacco hacker come per tutti i dispositivi collegati ad una rete. Quest'ultimo scenario potrebbe portare criminali informatici ad impossessarsi dei veicoli, alterandone le funzioni di guida, modificando la temperatura all'interno dei veicoli, governando il il freno e l'acceleratore. «Non pochi disagi nascono, inoltre, dall'attribuzione della responsabilità in caso di incidente od eventuale infrazione, ad esempio, per eccesso di velocitàha aggiunto Martorana – Dal punto di vista della imputazione della responsabilità in caso di incidente od infrazione, tuttavia, il Decreto non apporta alcuna novità: l’art. 11 comma 1  lett. a), infatti, richiama espressamente l’art. 196 Codice della Strada e l’art. 2054, comma 3, del codice civile, prevendendo dunque una responsabilità di tipo soggettivo in capo al proprietario ed al conducente. La predisposizione di una normativa ad hoc sembra ancora lontana. Esiste poi un problema legato alla protezione dei dati personali dei conducenti, dei trasportati e dei terzi. Questi veicoli registrano, trattano e conservano numerosi dati personali: si pensi alle telecamere esterne ed interne, ad eventuali meccanismi di riconoscimento vocale o biometrico, alla posizione del sedile, alla destinazione, al percorso effettuato, alla esistenza di un tragitto preferito e via dicendo. Tutti dati che potrebbero essere utilizzati per attività di marketing

Gianluca Cimini