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Cambridge Analytica, Facebook rischia la stangata più alta di tutti i tempi

La trattativa è in corso ma si tratterebbe di una multa multimiliardiaria che la Federal Trade Commission (FTC) degli Stati Uniti sta per comminare a Facebook per lo scandalo Cambridge Analytica, esploso lo scorso anno, in cui è stata messa a rischio la privacy di 87 milioni di utenti del social network a causa delle sue lacune nei sistemi di prevenzione. La notizia della maxi multa in arrivo, la più consistente mai imposta ad un'azienda tech, è stata diffusa nel mondo dal Washington Post[1]. Citando fonti informate ma anonime, il giornale sottolinea tuttavia che le due parti non hanno ancora raggiunto un accordo sull'ammontare della multa. Secondo le fonti anonime riportate dal prestigioso quotidiano, Facebook aveva espresso una forte preoccupazione per le richieste iniziali della Federal Trade Commission che in caso di mancato accordo potrebbe trascinare Zuckemberg in tribunale dove le cose potrebbero mettersi ancora peggio. Non è un momento facile per il social network già sotto tiro per la diffusione di fake news e messaggi di incitamento all'odio veicolati dagli utenti. Secondo il senatore democratico Richard Blumenthal siamo arrivati alla resa dei conti, solo con una pena severa da parte della FTC si arriverebbe a prevenire questo genere di comportamenti scorretti. Colpirne uno per educarne cento si potrebbe dire: un'eventuale stangata sarebbe un messaggio molto forte in grado di segnare una nuova era sulle modalità di vigilanza nei confronti delle aziende della Silicon Valley, dopo anni in cui tutto (o quasi) è andato in cavalleria, soprattutto sulle violazioni della privacy. Fino ad oggi la più grande multa comminata era stata quella a Google: 22,5 milioni di dollari pagati per chiudere un'indagine del 2002, sempre in tema di salvaguardia dei dati degli utenti. L'inchiesta su Facebook aveva preso avvio a marzo del 2018 dopo i rapporti sul coinvolgimento del social network con Cambridge Analytica, una società di consulenza politica che aveva avuto accesso indebito ai dati di 87 milioni di utenti. La condotta di Facebook sarebbe in violazione di un accordo del 2011 che Facebook aveva sottoscritto con la FTC per migliorare le sue pratiche relative alla privacy. Secondo la società di Zuckemberg però tale accordo non sarebbe stato violato: stabiliva che Facebook doveva essere più trasparente e informare gli utenti in modo più chiaro prima di condividere i dati personali con terze parti. In caso di violazioni, emerse durante regolari controlli, la FTC può sanzionare in modo salato la società con importi variabili in base al numero di volte in cui è stato commesso un abuso sulla privacy. Facebook potrebbe uscire da questa situazione negoziando un accordo con il governo, accettando di pagare una multa ed apportando modifiche alle sue pratiche commerciali. L'accordo dovrà poi essere ratificato da un giudice. La Federal Trade Commission potrebbe costringere il gigante dei social a sottoporsi a controlli ancora più severi per assicurare il rispetto dell'accordo. Altrimenti, nel caso che la questione si trascini in tribunale, Facebook potrebbe uscirne con le ossa rotte, senza dimenticare il contraccolpo reputazionale di un epilogo di questo tipo, specie se ulteriormente negativo in sede di sentenza. Facebook si sta già difendendo in una causa intentata dal procuratore generale del Distretto della Columbia che imputa al social network una gestione ingannevole dei dati raccogli dagli utenti. Senza dimenticare cause sparse in altre zone su iniziativa di alcuni avvocati. Ed anche in Italia l'associazione Altro Consumo vuole chiedere un risarcimento di alcune centinaia di euro ad utente per ogni anno di violazione della privacy. «Riteniamo che tutti i consumatori abbiano il diritto di beneficiare dell’innovazione tecnologica con la giusta tutela e sicurezza, potendone conoscere le potenzialità, partecipando alla costruzione del valore economico derivante dallo sfruttamento del dato e beneficiando dei profitti creati dalle aziende grazie all’utilizzo dei loro dati. Abbiamo più volte chiesto a Facebook, anche in occasioni di incontri formali, di rispondere alle nostre richieste di risarcimento per l’uso improprio dei dati. Senza ottenere risposta. Per queste ragioni, Altroconsumo ha deciso di avviare una class action per offrire uno strumento concreto di tutela alle centinaia di migliaia di utenti iscritti a Facebook». Riuscirà nell'intento? Non sarà semplice. «Le pratiche commerciali della società hanno imposto enormi costi per la privacy e per la  sicurezza di cittadini americani, tra cui i bambini, mettendo a rischio la tenuta delle istituzioni democratiche negli Stati Uniti e in tutto il mondo», hanno scritto i gruppi guidati d EPIC, che aveva presentato la denuncia originale dalla quale scaturì la precedente transazione del 2011 con la Federal Trade Commission. Sull'autorità ci sono anche notevoli pressioni politiche per arrivare ad una sentenza pesante che faccia clamore, in grado da essere un concreto deterrente per prevenire possibili abusi in futuro.  «Quando la privacy degli americani viene violata, occorre una risposta rapida ed efficace», hanno auspicato i senatori Blumenthal e Markey

Gianluca Cimini


Gianluca Cimini - Cambridge Analytica, Facebook rischia la stangata più alta di tutti i tempi