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I Cyber attacchi costeranno alle aziende 5200 miliardi dollari: il report di Accenture

Quale grave danno economico possono causare nel mondo i cyber attacchi? Per cercare di rispondere a questa domanda ed analizzare il fenomeno dal punto di vista delle aziende, Accenture ha realizzato il report Securing the Digital Economy: Reinventing the Internet for Trust", una indagine che ha coinvolto circa 1700 Ceo e top manager dislocati in varie parti del mondo, scandagliando il rapporto tra Internet e le aziende e l'evoluzione della figura del Ceo nel cogliere le nuove sfide riguardanti la tecnologia e la sicurezza informativa e più in generale la governance d'impresa. Il rapporto ha stimato in 5200 miliardi di dollari il costo aggiuntivo ed i mancati ricavi delle aziende, dovuti ai cyber attacchi dei prossimi cinque anni. Per un semplice motivo: i modelli di business dipendono soprattutto da Internet  e le risposte difensive di sicurezza introdotte per difendere gli asset strategici sembrano ancora insufficienti. Non solo: solo il 30% delle aziende secondo il rapporto di Accenture ha fiducia nella cyber security. I settori più a rischio ed in cui gli attacchi possono fare più male sono quello dell'high-tech con 753 miliardi di dollari di costi emergenti, della life science e dell'automotive, con un'esposizione variabile tra 505 e 642 miliardi di dollari. «Il livello di sicurezza di Internet è inferiore rispetto al livello di sofisticazione raggiunto dalla criminalità informatica e questo sta portando ad un’erosione della fiducia nell’economia digitale -  ha commentato Paolo Dal Cin, Security Lead di Accenture Italia - il rafforzamento della sicurezza su Internet richiede una leadership incisiva, ed a volte non convenzionale, da parte dei CEO, non solo dei CISO. Un primo passo da compiere per le aziende che vogliono diventare cyber-resilienti è quello di portare le competenze dei CISO nel consiglio di amministrazione, garantendo così che la sicurezza sia integrata sin dalla fase iniziale di qualunque iniziativa e tutti dirigenti aziendali si assumano la responsabilità della sicurezza e della riservatezza dei dati». Vediamo alcuni dati significativi del report. Ben 4 intervistati su 5 pari al 79% del campione sono convinti che il progresso dell'economia digitale sarà gravemente compromesso  in mancanza di un sostanziale miglioramento della sicurezza su Internet, mentre oltre la metà (59%) ritiene che Internet sia sempre più instabile sotto il profilo della cyber-sicurezza e non sa come reagire. Allo stesso tempo tre quarti degli intervistati (75%) ritengono che sia necessario uno sforzo congiunto per far fronte alle sfide in materia di cyber security, visto che nessuna organizzazione è in grado di risolvere il problema da sola. Più della metà dei dirigenti (56%) si definisce sempre più preoccupata della sicurezza su Internet e vedrebbe con favore l’entrata in vigore di norme di business più rigorose introdotte da istituzioni o autorità governative.

Il 79% degli intervistati ammettono di adottare tecnologie emergenti più rapidamente rispetto alla velocità con cui affrontano i relativi problemi di cyber security. Inoltre, i tre quarti di essi (76%) evidenziano che gli aspetti di sicurezza informatica sono sfuggiti al controllo a causa di nuove tecnologie come l’Internet of Things (IoT) e l’Industrial Internet of Things (IIoT). La maggioranza (80%) ha inoltre dichiarato che è sempre più difficile proteggere la propria organizzazione dalle vulnerabilità delle parti terze, il che non sorprende, data la complessità e la vastità attuale degli ecosistemi su Internet. La questione viene vista poi dal lato dei clienti e della sicurezza dei loro dati: il 76% degli intervistati ritiene che i consumatori non possano confidare nella sicurezza della propria identità digitale dal momento in cui molti dei loro dati personali sono già disponibili senza nessuna restrizione. Quale potrebbe essere dunque la soluzione di fronte ad un quadro non molto incoraggiante? Forse, suggerisce il report, quella di unirsi con altre aziende partner attivando così una gestione globale della cyber sicurezza, con maggiore collaborazione tra i dirigenti di ogni impresa ma anche con i responsabili di governo e delle autorità di regolamentazione in modo da introdurre misure di prevenzione.  «La rete internet  - prosegue Dal Cin - non è stata pensata e costruita considerando il livello di complessità e di connettività attuali. Ecco perché può bastare una singola vulnerabilità, all’interno o all’esterno delle mura aziendali, per subire un cyber-attacco dagli effetti devastanti. Nessuna organizzazione può affrontare da sola le sfide poste dalle minacce cyber, è un obiettivo globale che richiede una risposta globale e per il quale la collaborazione è la chiave. Per dare forma a un futuro che cresca su un’economia digitale forte e che funzioni in un clima di fiducia, il top management deve guardare oltre i confini della propria organizzazione, collaborare con un ecosistema di partner e proteggere la loro catena del valore nella sua interezza, considerando fornitori, clienti e ogni altra terza parte».

Gianluca Cimini

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