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Onu, allarme clima: aumento temperature mette a rischio la nostra sopravvivenza

L'accordo di un anno fa di Parigi per contenere il riscaldamento della Terra potrebbe già essere a rischio. L'allarme arriva dall'ultimo rapporto Onu-IPCC “Riscaldamento globale a 1,5 gradi”[1]: se i vari Paesi non modificheranno le proprie politiche per contenere i gas serra il riscaldamento globale potrebbe superare entro il 2030 la soglia di aumento di 1,5 gradi, considerata l'obiettivo ambizioso proprio della conferenza di Parigi. Il rapporto, composto da 30 pagine è stato preparato in Corea e diffuso in queste settimane. Un lavoro durato due anni con la partecipazione di 91 ricercatori e 44 paesi che hanno esaminato 6000 studi e valutato oltre 40 mila recensioni di governi e colleghi alle conclusioni della ricerca.  «Le attività umane – certifica la ricerca -  si stima che abbiano causato approssimativamente 1 grado di riscaldamento globale rispetto ai livelli pre-industriali, con una variazione probabile da 0,8 gradi a 1,2 gradi. Il riscaldamento globale è probabile che raggiunga 1,5 gradi fra il 2030 e il 2052, se continua ad aumentare al tasso corrente. Il riscaldamento da emissioni umane dal periodo pre-industriale ad oggi  persisterà per secoli e millenni e continuerà a causare ulteriori cambiamenti di lungo periodo sul clima, come l'innalzamento del livello dei mari, con gli impatti relativi, ma queste emissioni da sole è improbabile che causino un riscaldamento globale di 1,5 gradi».  Per cercare di non oltrepassare il riscaldamento globale oltre questa soglia l'IPCC, l'apposita commissione Onu che si occupa di cambiamento climatico, ha indicato nel rapporto quattro possibili soluzioni. La prima riguarda il taglio delle emissioni con il passaggio ai veicoli elettrici ed alle energie rinnovabili, il raggiungimento della piena efficienza energetica, degli obiettivi del riciclo dei rifiuti e la riduzione del consumo di carne. Il secondo percorso riguarda l'abbattimento di CO2 attraverso la cattura e lo stoccaggio del carbonio e la riforestazione. Il terzo scenario prevede volumi energetici ed industriali simili a quelli attuali ma con una maggiore sostenibilità ed un ricorso ingente al “carbon storage”. Infine la quarta soluzione potrebbe essere quella, piuttosto cara a Trump, basata su uno sviluppo legato alle fonti fossili, in cui le forti emissioni sarebbero riassorbite dallo stoccaggio di carbonio. «I rischi legati al clima per i sistemi umani e naturali sono più alti con un riscaldamento globale a +1,5 gradi dai livelli pre-industriali rispetto al presente, ma più bassi rispetto a un riscaldamento a +2 gradi. Si sono registrati aumenti delle temperature medie nella maggior parte delle terre emerse e degli oceani, degli estremi di caldo nella maggior parte delle regioni disabitate, delle forti precipitazioni in diverse regioni, della probabilità di siccità e carenza di precipitazioni in alcune regioni. Al 2100  l'innalzamento medio globale del mare è previsto essere di 0,1 metri più basso col riscaldamento a +1,5 gradi rispetto a quello a +2 gradi. Sulla Terra gli impatti sulla biodiversità e gli ecosistemi, comprese perdite di specie ed estinzioni, si prevede che saranno più bassi a 1,5 gradi di riscaldamento che a 2 gradi. I rischi legati al clima per salute, mezzi di sostentamento, sicurezza del cibo, fornite d'acqua, sicurezza umana e crescita economica si prevede che aumenteranno con un riscaldamento a +1,5 gradi e saliranno ulteriormente a +2 gradi». Eloquente il commento del climatologo cinese Panmao Zhai Co-Presidente del Working Group I dell’IPCC[2]: «uno dei messaggi chiave che emerge con molta forza da questo rapporto è che stiamo già vedendo le conseguenze di un riscaldamento globale di 1°C quali, tra l’altro, l’aumento di eventi meteo estremi, innalzamento del livello del mare, diminuzione del ghiaccio marino in Artico»

Gianluca Cimini


Gianluca Cimini - Onu, allarme clima