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L’Aeronautica militare festeggia il suo 95esimo anniversario proiettata al futuro

Novantacinque anni, quasi fosse un nonno con tante storie passate da raccontare ma allo stesso tempo un giovane fiero e pronto ancora a mille avventure future. Il 28 marzo 1923 nasceva l’allora Regia Aeronautica, oggi Aeronautica Militare italiana, un’eccellenza internazionale che ha saputo evolversi da una costola dell’Esercito e proteggere il nostro cielo per almeno tre generazioni complete di italiani grazie a grandi successi, imprese, record e sogni di uomini e piloti valorosi. Novantacinque anni in cui i velivoli dell’Aeronautica Militare hanno solcato i cieli di tutto il mondo con aerei di tutte le specialità, dalle caratteristiche e soluzioni tecnologiche sempre all’avanguardia, pilotati da uomini e donne che hanno portato il loro contributo a tinte forti, a volte tragiche, nell’appassionante trama della storia e del progresso aeronautico, sia con grandi imprese, sia con azioni quotidiane ma di grande rilevanza per la comunità. Firenze è stata designata centro dei festeggiamenti e, ormai qualche giorno fa, si è trovata col naso all’insù ad ammirare le evoluzioni tricolori della Pattuglia Acrobatica Nazionale nel giorno delle celebrazioni.

L’Aeronautica Militare è una delle quattro Forze Armate dello Stato e con Esercito, Marina e Carabinieri costituisce lo strumento di difesa del Paese. Il dispositivo, cioè, che garantisce quella cornice di sicurezza, in Italia e all’estero, indispensabile al tranquillo svolgimento della vita di tutti i giorni, e il rispetto di quei principi di libertà, democrazia, salvaguardia assoluta della dignità dell’individuo, che sono gli indispensabili connotati della nostra identità nazionale. Un compito fondamentale è quello da sempre perseguito, ossia difendere lo spazio aereo italiano da qualunque violazione, prevenendo e neutralizzando gli eventuali pericoli provenienti dal cielo, ma anche offrire il supporto alle missioni di pace fuori dai confini nazionali e alle missioni umanitarie (ad esempio, attraverso il soccorso aereo, i trasporti sanitari d’urgenza, i trasporti in alto bio-contenimento per pazienti altamente infettivi, il servizio meteorologico o il controllo del traffico aereo). Ieri come oggi, il personale e gli aerei dell’arma azzurra sono così impegnati in numerose aree del mondo per contrastare le minacce verso l’Italia e assicurare il rispetto dei principi di legalità internazionale e dei diritti fondamentali dell’uomo. L’Italia, ad esempio, si trova oggi ad essere il primo ed unico Paese ad aver assicurato contemporaneamente la Difesa Aerea e la sicurezza dei cittadini di sei Paesi della NATO: oltre alla Slovenia, su base permanente, e all’Albania, su base rotazionale, infatti, da Gennaio scorso gli Eurofighter dell’Aeronautica Militare sono stati schierati presso la base aerea di Amari per assicurare la difesa aerea anche di Estonia, Lituania e Lettonia nell’ambito dell’operazione di Air Policing “Baltic Eagle”. Davanti alle sfide geopolitiche future, l’Arma azzurra è già oggi, riprendendo le parole del capo di Stato maggiore dell’Aeronautica Enzo Vecciarelli, “un unico grande Stormo di solidi valori che, con unità d’intenti, pone la propria professionalità al servizio esclusivo del bene dell’Italia, anteponendo l’interesse comune a qualsiasi considerazione personale”.

Dal Regio Decreto 645, con cui si disponeva la sua prima creazione come Forza Armata indipendente, ad oggi, l’Aeronautica Militare ha vissuto un percorso di trasformazione strutturale e concettuale, oltre che tecnologico per perseguire le nuove esigenze di sicurezza del Paese e le conseguenti necessità di cambiamento. Qualcuno avrà anche notato negli anni, nonostante la crisi economica ed i conseguenti tagli alla Difesa (dovuti anche ad un diffuso umore populista anti-militarista) lo sforzo di trasformazione dell’intero assetto operativo, con mezzi come quelli di cui in questi anni ho anche anche scritto e che vanno dall’AW139 all’F35, al M-346, passando per l’Eurofighter e il Predator, i tanker KC-767 A e il Gulfstream G550 CAEW. E così, in parallelo con lo sviluppo tecnologico e industriale dello strumento aereo, l’Aeronautica si trova oggi nella sua quarta fase, la 4.0, ossia quella che sarà dominata dai sistemi cyber con nuovi strumenti militari in grado di fondere e redistribuire informazioni e dati che consentiranno, prima ancora al decisore politico, le migliori azioni da intraprendere. Tutta questa tecnologia sarebbe però di poca importanza da sola, se non si integrasse a perfezione con un personale militare pronto e preparato. L’addestramento continuo ed il miglioramento dei vari reparti per renderli in grado di operare in contesti sempre più interforze e multinazionali è, a mio avviso, infatti, un elemento chiave per qualunque forza militare, ancora di più se si parla dell’Aeronautica militare. Abbiamo già uomini e donne capaci, addestrati e motivati per poter affrontare gli impegni odierni e futuri, sia in ambiti nazionali sia internazionali, in scenari sempre più complessi dove si richiederà una grande preparazione tecnica e standard tecnologici quanto mai elevati. L’Aeronautica Militare Italiana è oggi una realtà complessa, ma perfettamente organizzata e capace di operare sinergicamente con le altre forze armate italiane, oliata, funzionante e tecnologicamente avanzata ma in un contesto odierno caratterizzato da rapidi cambiamenti e nuove necessità, bisogna oggi, ancora di più, saper lavorare nel presente con lo sguardo rivolto al futuro. Sapersi adattare ai nuovi scenari mondiali, quindi, per non trovarsi impreparati e saper intervenire in modo adeguato a seconda delle esigenze da affrontare. E questo può avvenire soprattutto grazie ad una forza più snella e funzionale che sia anche inter-operabile, altamente tecnologica e preparata ad ogni evenienza. Un’Aeronautica che, per il bene del Paese e per l’interesse collettivo, soprattutto in questo momento di importanti sfide e rischi aggiuntivi che necessitano di un maggiore impegno nazionale rivolto soprattutto al sud del mondo rispetto alla minaccia terroristica ed alla migrazione clandestina, “deve essere necessariamente sempre più efficiente e integrata in ambito interforze, deve contribuire a garantire la difesa del territorio e la tutela della sovranità nazionale, ma anche avere capacità operative significative in un sistema geopolitico di sicurezza internazionale. Ma non si deve fermare qui, in un’ottica inter-disciplinare e inter-agenzia deve contribuire alla salvaguardia delle persone, delle cose, della cultura della nazione”.

Gianluca Cimini

Gianluca Cimini - Aeronautica militare 95esimo anniversario