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Economia e cicli storici

Rileggendo Smith, Marx, Keynes, Kondratev, noti ed importanti economisti dell’età moderna, possiamo comprendere molti aspetti della situazione economica attuale.

Adam Smith (1723 – 1790), filosofo scozzese, fautore del liberismo, della divisione del lavoro come presupposto dell’aumento di produttività e del meccanismo libero di “domanda – offerta”, l’austriaco Joseph Schumpeter (1883 – 1950),  teorico dell’autodistruzione dell’economia, l’inglese John Keynes (1883 – 1992), sostenitore della politica di aumento della spesa pubblica per combattere la disoccupazione ed infine Nikolaj Kondratev (1892 – 1938).

Nikolay Kondratev per primo individuò l’esistenza, fin dalla prima rivoluzione industriale della fine del ‘700, di cicli economici cinquantennali costituiti da una fase ascendente di circa 25 anni, nella quale le nuove tecnologie stimolano gli investimenti, ed una fase discendente della stessa durata caratterizzata prima da una minicrisi, poi da una depressione nella quale il capitale non viene più investito essendo congelato nel sistema finanziario.

Riorganizzando mentalmente i periodi storici possiamo dire che il capitalismo industriale è stato attraversato da quattro cicli cinquantennali.

Il primo caratterizzò la prima metà dell’800 sotto la spinta della prima rivoluzione industriale ed interessò Inghilterra, gli Stati tedeschi ed in parte la Francia.

Il secondo si realizzò nella seconda metà di quel secolo, grazie allo sviluppo della meccanizzazione, delle ferrovie e delle scoperte tecnologiche.

Il terzo ciclo cinquantennale fu sostenuto dall’ingegneria elettrica, dalla produzione delle fabbriche e dall’industria pesante, registrò due periodi di depressione decennali, dalla fine della prima guerra mondiale alla fine degli anni ’30. Durante il secondo conflitto, si verificò in Europa e Giappone una tragica distruzione di capitali.

Nel quarto ciclo, partito dal Piano Marshall nel 1946 fino al 2006, assistiamo ad un “boom economico” senza precedenti, grazie all’automazione delle fabbriche, allo sfruttamento dell’energia nucleare, all’ingresso del computer nelle attività quotidiane, alla rivoluzione informatica.

Nel 2006, l’espansione si blocca dando vita ad una grande crisi che porterà ad una lunga fase di stagnazione dovuta a diversi fattori: l’automazione che gradualmente ha cancellato molte professioni, squilibri economici profondi, delocalizzazione delle fabbriche, dilagante consumismo, forte debito pubblico non rimborsabile.

Ma come si esce da questa situazione stagnante da oltre 10 anni?

Non rimane che attendere fiduciosi per vedere chi sarà costretto da improvvisi eventi drammatici a dare inizio a nuovi impulsi aprendo così la strada al nuovo cinquantennio. Ogni crisi è un’opportunità!

Gianluca Cimini

Gianluca Cimini - Economia e cicli storici