Italiano Inglese

La privacy dei cittadini e degli studenti al centro del lavoro del Garante

Con l’entrata in vigore, a maggio del 2018, del nuovo Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, offline ma soprattutto online, si cercherà di avere un metodo ancora più efficace per rispondere alle tante nuove sfide dettate dagli aggiornati modelli di crescita economica dei paesi dell’unione, nonché dalle esigenze di tutela sempre più avvertite dai cittadini dell’Europa. L’anno che si è concluso ormai da qualche mese ha visto un lavoro continuo ed impegnativo da parte dell’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali, in un documento presentato qualche giorno fa, è stato fatto così il punto sia dei risultati ottenuti fino ad oggi, sia degli obiettivi futuri e di come questi verrano perseguiti. Dal cyberbullismo, alla lotta al terrorismo, alla crescita del crimine informatico, all’espansione dei Big Data e ai rischi della sorveglianza di massa, passando infine per le nuove tecnologie del mondo del lavoro e la richiesta di maggiore trasparenza nelle Pubbliche Amministrazioni, gli ambiti in cui il Garante si è trovato ad intervenire sono tanti e tutti di rilevanza nazionale, ma non solo. Per farci un’idea dell’operato basta guardare i numeri del 2016 ossia: 561 provvedimenti collegiali, il riscontro ad oltre 4.600 quesiti, reclami e segnalazioni (in particolare al settore del marketing telefonico, credito al consumo, videosorveglianza, e concessionari di pubblico servizio, recupero crediti, settore bancario e finanziario, assicurazioni, lavoro, giornalismo, enti locali e sanità e servizi di assistenza sociale) e 277 ricorsi decisi (soprattutto riguardanti editori, banche e società finanziarie, datori di lavoro pubblici e privati, sistemi di informazione creditizia, PA e concessionari di pubblici servizi).

"Stiamo morendo per eccesso di informazioni" è una frase del critico d’arte italiano Federico Zeri che oggi appare profetica. Davanti ad una Rete sconfinata che non dimentica nulla, noi utenti virtuali continuiamo a riversare sul web, sulle chat e sui social media pezzi della nostra vita, con conseguenze non sempre prevedibili e non di rado tragiche. E così le notizie di ricatti, vendette, umiliazioni pubbliche, furti di identità sono ormai cronaca quotidiana sul web e spesso i colpevoli sono le stesse vittime, incapaci di trattenere il desiderio di trovare un momento di notorietà su Internet. Un atteggiamento favorito e condiviso da un sistema in cui la vera merce sono proprio i dati e le informazioni che vengono venduti e scambiati più o meno legalmente. In relazione a questo una delle attività principali e più intense di cui si è occupata il Garante è stata proprio la protezione dei dati online degli utenti, a partire dai grandi motori di ricerca (dove Google si è impegnata a rendere conforme il trattamento dei dati dei suoi utenti alla normativa italiana) e dai social network (con Facebook che si è imposto di bloccare i profili falsi ed assicurare più trasparenza e controllo agli utenti).

Sul fronte della scuola molto è stato fatto per aiutare gli studenti, le famiglie, i professori e la stessa amministrazione scolastica a muoversi agevolmente nel mondo della protezione dei dati, grazie alla pubblicazione di un vademecum che tenta di spiegare in modo semplice ed efficace quali sono i comportamenti più corretti e meno a rischio da tenere in vari contesti, toccando temi di attualità, dal cyberbullismo alla videosorveglianza, dalle foto pubblicate online all'identità digitale. Dalla guida si evince così l’obbligo per le scuole di informare sempre i diretti interessati sui dati raccolti, sul modo in cui sono raccolti, su come sono utilizzati e a quale fine. Si specifica, inoltre, per quanto riguarda la raccolta dei dati personali necessari al perseguimento di specifiche finalità istituzionali, che le scuole non sono tenute a chiedere il consenso degli studenti. Nonostante questo, ogni persona ha diritto a conoscere se sono conservate informazioni che la riguardano, di apprenderne il contenuto, di farle rettificare se erronee, incomplete o non aggiornate (rivolgendosi direttamente al titolare del trattamento o in caso di riscontro non adeguato sia al Garante sia alla magistratura ordinaria). Le istituzioni scolastiche devono inoltre prestare particolare attenzione a non diffondere dati idonei a rivelare lo stato di salute o giudiziario degli studenti o altri dati personali sensibili, attraverso i tabelloni che riportano ad esempio le votazioni di fine anno o tramite circolari o altri documenti non indirizzati a soggetti specifici. Sul tema delle nuove tecnologie e della condivisione della propria vita tramite social e web il Garante punta, giustamente, l’attenzione sui rischi legati ad una sovraesposizione eccessiva, in particolare al fatto che spesso molte azioni apparentemente innocue e innocenti svolte sui social possono portare a conseguenze anche drammatiche. L’invito rivolto ai giovani, quindi, personale e anche delle istituzioni, è quello di utilizzare le nuove tecnologie con estrema attenzione per evitare il rischio di essere vittime di commenti di odio, cyberbullismo, sexting o altri tipi di ingerenze nella propria vita privata che possono, purtroppo come già è successo, degenerare in situazioni ancora peggiori. Quando e se ciò dovesse avvenire, il consiglio è sempre quello di rivolgersi a compagni, famigliari, professori ed amici, nonché al Garante e alle altre autorità competenti, per risolvere il prima possibile la questione e ripristinare la reputazione ingiustamente lesa. 

Gianluca Cimini

Gianluca Cimini - La privacy dei cittadini e degli studenti al centro del lavoro del Garante