Italiano Inglese

Deep and Dark, il Web che non tutti conoscono

Prendendo spunto da un articolo pubblicato nei giorni passati su una delle maggiori testate giornalistiche italiane, si è accesa in me la curiosità di approfondire ciò che da sempre esiste, di cui da molto si parla, ma di cui pochi ancora conoscono sia le funzionalità sia i pericoli: mi riferisco al “Dark Web” quello che potrebbe essere a tutti gli effetti visto come un “mercatino della criminalità” a domicilio.

Perché, se da una parte si possono acquistare libri o film su Ebay o Amazon, allo stesso tempo su altri siti si possono comprare, fin troppo facilmente, armi o documenti falsi, acquistare droga o scambiarsi materiale pedopornografico. E tutto questo mi lascia alquanto sconcertato e preoccupato, proprio per la relativa facilità con cui tutte queste transazioni possano essere effettuate con le giuste conoscenze tecniche.

I dati, in questo caso, non certi, ci dicono quanto sia diffuso questo web sotterraneo: ogni cinque mila persone connesse c’è un utente che naviga sul Dark Web con l’Italia in pole position tra i paesi dove si rivela la maggiore densità di traffico: frequentato prevalentemente di notte da 3-400 mila utenti, soprattutto da giovani tra i 15 e 24 anni. “In questo underground, l’Italia è tra i più evoluti al mondo – ha spiegato all’Ansa Claudio Cilli, docente di Informatica alla Sapienza e consulente del governo per la cybersicurezza e delle Nazioni Unite nei settori delle tecnologie dell’informazione – Il paradosso è proprio questo: il nostro Paese è arretrato sotto l’aspetto della cyber security ed è all’avanguardia per quanto riguarda l’illegalità nel Dark”.

Il sistema che fa accedere alla parte più oscura del web prende l’immagine di una cipolla (e da qui il suffisso del dominio “.onion”) per rappresentare come funziona questo sistema in cui le diverse “sfoglie” della cipolla rappresentano i vari server di tutto il mondo su cui si appoggiano, per solo pochi secondi, i vari siti di merce illegale. Saltellando da un server all’altro sia gli utenti sia i siti illegali risultano così praticamente non rintracciabili. Per fare tutto questo si utilizza la rete di anonimizzazione TOR (acronimo di “The Onion Router”) un sistema gratuito che permette di nascondere il proprio indirizzo IP e la propria identità in Rete “rimbalzando” la connessione fra vari computer sparsi in tutto il mondo. Utilizzato non solo per accedere ad attività discutibili e illegali, ma anche per visitare siti “nascosti” che non si trovano facendo delle normali ricerche in Google.

Il web visibile, quello che utilizziamo tutti i giorni, è visibile solo perché indicizzato dai motori di ricerca (primo fra tutti, Google): non deve sorprendere che si tratti in realtà solamente di una piccola parte dei siti effettivamente online. Tutto ciò che non è visibile è invece parte del “Deep Web”. Non bisogna fare confusione infatti tra Deep Web, Web Sommerso o Invisibile, non indicizzata dai comuni motori di ricerca perché magari composta da nuovi siti, pagine web a contenuto dinamico, web software e siti privati aziendali; ed invece il Dark Web di cui sto approfondendo qui la conoscenza che si riferisce, invece, a quel sottoinsieme irraggiungibile attraverso una normale connessione internet senza far uso, come detto, di particolari software che lavorano su reti sovrapposte ad Internet chiamate genericamente “Darknet”.

Accedere a questi contenuti non è per niente difficile a mia sorpresa, basta installare determinati software sul computer, nati inizialmente con lo scopo di navigare in quasi totale anonimato online, per aprirsi ad un panorama tanto vario quanto agghiacciante: troppo facile registrarsi con un qualsiasi account su siti che offrono armi con matricole abrase (a partire da 600 euro), leggermente più difficile, ma non impossibile, rifarsi una nuova identità per ottenere un passaporto falso o una patente falsa (dove il prezzo si attesta sugli 800 euro). Tutto acquistabile attraverso un acquisto in bitcoin, la cripto moneta così tanto diffusa su internet per ogni tipo di acquisto. I prodotti vengono poi spediti, nel caso delle armi per esempio, con diversi corrieri espressi che consegnano al destinatario i vari pezzi del prodotto finale che deve essere solo rimontato alla fine. Facile, grazie ai vari tutorial che si trovano su internet, come il “meccano” che usavamo da bambini, ma tristemente più letale. Anima di questo Dark Web sono i forum dove gli hacker possono interagire tra loro (e lo fanno con un particolare linguaggio definito “Leet” e caratterizzato da molti caratteri non alfabetici e terminologie volgari) solo dopo aver acquisito una certa reputazione all’interno del forum ed accedere ai link che aprono le porte a qualunque commercio illegale. Esiste attualmente un unico modo per le polizie di tutto il mondo di entrare in contatto con questo mondo, ed è quello di infiltrarsi nei vari forum, acquisendo la fiducia dei criminali per poi riuscire ad incontrarli fuori dal mondo virtuale. Le indagini non hanno portato, però, mai grossi risultati poiché il sistema sembra ancora troppo perfettamente oscuro per indagini accurate, a volte ci si affida più agli errori comuni degli hacker per scovarli fuori dalla loro tana, è questo il caso di Ross Ulbricht, arrestato dall’FBI nel 2013 per il suo portale illegale “Silky Road” scovato solo perché si è connesso per qualche secondo ad un “server civetta” della polizia, oppure al caso di un giovane romano di 24 anni che ha avuto l’ottima idea di comprare un’arma illegale su internet e di postare il video del suo affare su YouTube. Una frontiera selvaggia quella del Dark Web dove non ci sono leggi e si traffica in tutto, senza attualmente possibilità di controllo. C’è da rimanere sconvolti oppure no?

Gianluca Cimini

Gianluca Cimini - Deep and Dark, il Web che non tutti conoscono