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Hubble: da 27 anni lo spazio che conosciamo è meno oscuro, e più bello, grazie a lui.

Lanciato in orbita il 24 aprile 1990, il telescopio spaziale Hubble si prepara a festeggiare 27 anni di carriera, ed è un periodo lungo e pieno di scoperte e soddisfazioni quello che lo strumento gestito da NASA e ESA (Agenzia spaziale europea) ha saputo regalarci in questi quasi trent’anni di attività. Nell’immensità e nell’oscurità del cosmo, Hubble ha saputo in questi anni fare un po’ di chiarezza in più rispetto allo spazio che ci abbraccia; regalandoci, inoltre, immagini uniche e mozzafiato del nostro universo come nessuno lo immaginava, immagini che hanno saputo, inoltre, cambiare numerose delle idee che avevamo riguardo all’evoluzione del cosmo e svelare nel dettaglio la bellezza, la meraviglia e la complessità dell’Universo. Hubble non ha solo compiuto innumerevoli scoperte astronomiche, ha anche avvicinato l’astronomia al grande pubblico soddisfacendo la curiosità, accendendo l’immaginazione e producendo un forte impatto su cultura, società, arte.

Decollato ormai anni fa da Cape Canaveral, l’inizio è stato travagliato, segnato da problemi tecnici e di budget che fecero posticipare l’iniziale lancio programmato nel 1983 al 1986, stesso anno in cui la tragedia dello Space Shuttle Challenger (in cui morirono sette astronauti) fece sospendere tutte le missioni per gli Space Shuttle, compresa quella in cui si sarebbe dovuto lanciare il telescopio spaziale. Il telescopio spaziale dovette così rimanere custodito sottochiave in una speciale camera bianca, acceso e pulito con azoto (con costi altissimi per la manutenzione pari a circa sei milioni di dollari al mese). Quello che si rivelò inizialmente un disastro economico garantì però che il software originario, non pronto per la data originaria del lancio, venisse completato e testato a dovere. Anche dopo l’atteso decollo (a bordo dello Shuttle Discovery) non mancarono i guai per Hubble: un difetto nella costruzione dello specchio primario non permetteva di raggiungere la messa a fuoco prevista, per risolvere questo problema la NASA mise in atto una delle missioni più complesse nella storia dello Shuttle durante la quale in undici giorni i membri dell’equipaggio, dopo moltissime passeggiate spaziali, riuscirono a risolvere il problema principale del telescopio. Da quel momento in poi, senza dover contare gli interventi di manutenzioni successivi ordinari già programmati prima della messa in orbita, Hubble ha saputo regalarci grandi soddisfazioni: a lui dobbiamo molte delle sensazionali scoperte relative al Sistema Solare come le foto memorabili delle aurore gioviane, la collisione della cometa Shoemaker-Levy 9 con il pianeta Giove nel 1994, l'avvistamento dei pennacchi di vapore sulla luna di Giove Europa e la scoperta del quarto e quinto satellite di Plutone, nel 2011 e nel 2012.

Ultime solo in ordine di arrivo sono le immagini in alta risoluzione, acquisite tra il 2 e il 22 gennaio 2017, che ritraggono due galassie a spirale, piuttosto simili per struttura e composizione ma differenti per la loro inclinazione, localizzate nella costellazione della Chioma di Berenice, a 55 milioni di anni luce da noi, che mostrano come potrebbe apparire la nostra Via Lattea ad un osservatore esterno. Le due galassie, scoperte nel 1784 dall'astronomo William Herschel, sono parte dell'Ammasso della Vergine, un "grappolo" di quasi 2.000 galassie legate tra loro da un complesso viluppo di forze gravitazionali. Grazie alla “Wide Field Camera 3” Hubble è riuscito a immortalare NGC 4302, una galassia con un un diametro di circa 87.000 anni luce con una grandezza pari al 60% della Via Lattea e un decimo della sua massa; e anche NGC 4298 che, con un diametro di 45.000 anni luce, è grande quanto un terzo della Via Lattea e ha un centesimo della sua massa. Nonostante le due galassie siano relativamente vicine tra loro (da circa 7.000 anni luce) non presentano evidenti deformazioni della loro struttura dovute ad interazioni gravitazionali.

Hubble compie così bene il suo lavoro che ogni anno più di mille astronomi di ogni nazionalità al mondo richiedono di poterlo utilizzare per osservare i loro obiettivi scientifici, ma, a causa dell’elevato numero di queste richieste, i processi di valutazione e selezione delle domande fino ad oggi hanno richiesto tempi molto lunghi. Dico fino ad oggi perché, a breve, verrà lanciato un “classificatore bayesiano” dal nome PACMan in grado di classificare le varie attività di ricerca di Hubble ed identificare gli esperti che dispongono di competenze scientifiche pertinenti al tema proposto, così da velocizzare il processo di selezione potendo sostituirsi in questo modo ai 150 membri della comunità scientifica internazionale che, fino ad oggi, nell’arco di sei mesi, si occupavano di analizzare e selezionare le proposte di alto valore scientifico.

Rivoluzionando il campo dell’astronomia dell’astrofisica per 27 anni, Hubble ha consentito all’umanità di vedere il cosmo come mai prima d’ora ed è ancora lontano dal suo pensionamento, il futuro lo vedrà infatti lavorare ancora per diversi anni, si stima fino al 2030-2040, fino a quando non saranno operativi i suoi successori: il lancio del suo successore il telescopio “James Webb” è programmato per il 2018. Fin dall’alba della civiltà gli uomini hanno alzato gli occhi al cielo per provare a dare un senso a ciò che vedevano ponendosi, inoltre, domande esistenziali sulle nostre origini e sul nostro futuro. Manca poco quindi, e lo dico con emozione, quando NASA ed ESA avranno in orbita una coppia di strumenti formidabili per spingere la nostra conoscenza verso limiti sempre più lontani grazie ad uno strumento in più per provare a scoprire i tanti misteri che permeano, ancora, il nostro cosmo.

Gianluca Cimini

Gianluca Cimini - Hubble da 27 anni lo spazio che conosciamo è meno oscuro