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Tra SPID, CIE e CNS, il cittadino digitale italiano a che punto sta?

Mi ricordo ancora quando l’Europa lanciò uno dei suoi primi piani d’azione sul governo elettronico, a inizio nuovo millennio la rete si stava pian piano diffondendo anche nelle case di molte nazioni europee e ancora più lentamente in quelle di noi italiani, ma l’entusiasmo verso un mondo motivato dallo slogan “più file meno file” era frutto dell’ottimismo e della convinzione che la rete avrebbe potuto cambiare tutto: un Internet meno caro, più rapido e sicuro; la possibilità di investire negli uomini e nelle competenze; di incentivare l'uso della rete e di liberalizzare il mercato delle telecomunicazioni. In questi quindici anni molte cose sono state fatte, molte altre no, ma nel suo complesso il sistema Paese ha perso colpi, sprecato tempo e occasioni preziose. L’Italia arranca nelle ultime classifiche europee in quanto ai servizi online messi a disposizione da enti e aziende pubbliche e private riguardo al fenomeno evolutivo dell’eGovernment.

Ormai nel 2017 poter accedere in via telematica ai numerosi servizi offerti dalla Pubblica Amministrazione (PA) è una comodità irrinunciabile. Non solo per l'utente , che può sbrigare così tutte le proprie incombenze comodamente da casa senza perdere tempo in file interminabili, ma anche per le stesse amministrazioni, che liberano risorse e tempo prezioso da destinare ad altri compiti. Confondersi, però , quando la comunicazione non è efficace e mette troppa carne al fuoco, è lecito per molti, ancora di più per chi è completamente analfabeta sui vari termini legati all’ eGovernment.: SPID, CNS o CIE, senza informazioni adeguate, rimangono solo sigle incomprensibili.

A differenza di altri paesi europei, dove esistono portali integrati per la Pubblica Amministrazione , in Italia ancora questo servizio non è presente, ma i servizi online, anche dove presenti, non sono perfettamente integrati tra loro: e pensare che è dal 2010 che tale progetto viene discusso (prima con italia.gov.it e poi con “Italia Login”)  ,ma ancora siamo costretti a cercare tra i tanti siti il servizio che ci serve nella speranza che il tutto non si traduca solo in un file da scaricare che poi ci rimandi allo sportello fisico per risolvere le nostre questioni burocratiche. Secondo la Commissione Europea siamo al 25° posto, su 28, nella classifica della “Digital Economy and Society Index 2017”. Riguardo alla Pubblica Amministrazione l'erogazione dei servizi è aumentata, ma la percentuale di utenti è scesa al 16% contro il precedente 18%, simbolo forse che i servizi sono erogati male e risultano poco accessibili.

Nata ad inizio millennio esclusivamente come strumento di identificazione in rete la Carta Nazionale dei Servizi (CNS) è uno standard di riferimento per vari tipi di carte che possono essere emesse da enti diversi: tessere dello studente, tesserini dei vari ministeri, strumento di firma per le Camere di commercio. Probabilmente già tutti la possediamo, senza esserne nemmeno a conoscenza, dopotutto, se la nostra Tessera Sanitaria è plastificata e dotata di chip dorato, teniamo una CNS nel nostro portafoglio già da anni. Se non siamo stati fino ad oggi consapevoli di averla tra le nostre mani, probabilmente è perché sia la comunicazione a riguardo da parte della PA è stata poco efficace, sia perché, in effetti, non sappiamo effettivamente come può essere utilizzata, e anche se ne venissimo a conoscenza l’iter per l’utilizzazione necessita di un lettore di smart-card e dell’attivazione della stessa presso gli sportelli abilitati della regione di appartenenza: non il massimo della semplicità e dell’efficienza.

L'altro strumento che permette l'identificazione dei cittadini è la Carta d'Identità Elettronica (CIE) di recente introduzione. Ne sono dotati 344.190 italiani e, a regime - il governo dice entro il 2018, ma anche in questo caso sarà dura rispettare i tempi - sostituirà di fatto la carta di identità cartacea nelle nazioni dell'Unione Europea e fa le veci del passaporto per il transito in molti altri stati. La carta d’identità cartacea italiana dopotutto è la più falsificata d’Europa, urge, quindi, da anni un cambiamento forte e la nuova CIE, quindi, sarà estremamente più sicura, supportando i più recenti standard in fatto di cifratura dei dati e contenendo foto e impronte digitali dell’utente. Arrivata alla sua terza versione la Carta d’identità Elettronica, dotata di un chip wireless, può essere letta dai dispositivi utilizzati dalla strumentazione di controllo presente, ad esempio, in frontiera, da lettori da tavolo commerciali e da smartphone dotati di interfaccia NFC. Per ottenere la nuova CIE 3.0 si deve andare sul sito ufficiale del Ministero dell’Interno e verificare se il proprio comune ha già attivato l’emissione, in caso negativo aspettare l’attivazione del servizio, per ora sono solo 199 su 8.000 i comuni che offrono tale servizio, ma il numero è in crescita.

CIE e CNS sono due strumenti complementari, non equivalenti, anche se entrambi possono essere utilizzati per l'accesso ai servizi erogati dalle PA, presentano però alcuni limiti tecnologici che non le rendono particolarmente versatili, né universalmente utilizzabili, aprono però le porte ad un terzo strumento, di nuova invenzione: il “Sistema Pubblico per l’Identità Digitale” (SPID) che potrebbe dare uno svolta al nostro ruolo di cittadini digitali. Ad un anno dalla sua implementazione l’SPID è un pass-partout unico per ogni servizio della PA, utile ad evitare code agli sportelli e perdere ore di lavoro utilizzabili in ben altro modo. L'elenco dei servizi di pubblica amministrazione è piuttosto ampio, circa 4.155 servizi erogati da 3.654 amministrazioni, e così, per esempio, possiamo controllare la nostra situazione INPS, INAIL, fare visure, pagare tasse e tributi, o effettuare prenotazioni varie. SPID introduce diverse novità: anzitutto, essendo completamente dematerializzata e non richiedendo l'utilizzo di un particolare supporto permette un accesso facile da qualsiasi dispositivo di fruizione, desktop, notebook, tablet o smartphone. Addio ,inoltre, alla miriade di user e password da tenere a mente per interloquire con ministeri, regioni, comuni, scuole, fisco, previdenza sociale o aziende sanitarie varie.

L'identità SPID, inoltre, si ottiene facendone richiesta ad uno degli identity provider accreditati, consentendo così a ciascun utente di scegliere liberamente il gestore di identità digitale preferito fra quelli autorizzati dall'Agenzia per l'Italia digitale (AgID), al momento tali Gestori accreditati sono cinque: Poste, TIM, Aruba, Infocert e Sielte. L’obiettivo del Governo, entro il 2017, è quello di offrire tale servizio a più di dieci milioni di cittadini italiani. Obiettivo ambizioso sicuramente, perché significa che ogni Pubblica Amministrazione deve essere in grado di interagire con la piattaforma predisposta dall'Agenzia per l'Italia Digitale, vedremo come andrà nei mesi a venire. L'identità SPID è costituita da credenziali con caratteristiche differenti in base al livello di sicurezza richiesto per l'accesso. Esisteranno tre livelli di sicurezza, ognuno dei quali corrisponderà a tre diversi livelli di identità SPID. CIE e SPID, inoltre, sono strumenti di "autenticazione forte" che permetterebbero ai comuni di identificare con certezza assoluta i cittadini partecipanti ad una consultazione online, si aprono insieme ad un futuro di “Democrazia diretta online” ma a riguardo ci sarebbe ancora molto da scrivere e discutere. Rimane, comunque, il mio pensiero che un cittadino più informato sia un cittadino meglio governato. Oggi come ieri, Internet può rispondere a questa esigenza, mettersi al servizio della complessa macchina dello Stato per riformarlo profondamente, renderlo più efficiente, più vicino alle esigenze dei cittadini, dopotutto la trasparenza può significare meno corruzione e portare ad una rinnovata fiducia nelle istituzioni.

Gianluca Cimini

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