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Dall’Apollo 16 a Space X: l’esplorazione spaziale continua a far sognare

Sono passati 45 anni da quanto la missione Apollo 16 della Nasa, precisamente il 21 aprile 1972, atterrava per la quinta e penultima volta sulla Luna. Partita dal Kennedy Space Center a Cape Canaveral, in Florida, la decima missione del programma spaziale statunitense Apollo si concluse 11 giorni dopo con un “tuffo” nell’Oceano Pacifico, (non senza difficoltà dal momento che tre giorni dopo il lancio, il sistema di navigazione computerizzato smise di funzionare correttamente e gli esperti astronauti dovettero determinare la loro posizione attraverso un classico e semplicissimo sestante e non con strumenti altamente sofisticati o tecnici). Quella fu la prima volta che una missione Apollo raggiungeva gli altopiani della Luna, un luogo scelto per permettere agli astronauti di raccogliere materiali geologici più antichi rispetto a quelli raccolti nelle quattro missioni precedenti (e che permise di riportare sulla terra, oltre a dati ed informazioni uniche,  anche 95,8 chilogrammi di campioni lunari per analisi più approfondite). L'atterraggio sulla superficie lunare per la prima volta non poté essere trasmesso in diretta televisiva, dato che la stazione trasmittente del modulo lunare si era guastata. Solo dopo che fu montato il trasmettitore del rover lunare, si poté iniziare a trasmettere le prime immagini dei lavori sulla Luna eseguiti durante questa missione. Dei tre partecipanti alla missione solo il comandante John Young e il pilota del modulo lunare Charles Duke, toccarono il suolo della Luna, mentre Ken Mattingly rimase a bordo del modulo di comando. I due astronauti trascorsero così 71 ore sulla superficie del nostro satellite, durante le quali condussero tre ‘passeggiate’ lunari che durarono complessivamente 20 ore e 14 minuti, utilizzando in queste passeggiate per 26,7 chilometri il rover lunare LRV alla sua seconda missione.

In 45 anni la conquista allo spazio ha subito rallentamenti ed accelerazioni varie, ad oggi però solo dodici fortunati eletti nella storia dell’umanità hanno avuto l’occasione e la possibilità di camminare sul nostro satellite. Astronauti che hanno ispirato una generazione, e che non sarebbe sbagliato considerare vicini a nomi di grandi esploratori “terrestri” come Cristoforo Colombo o Roald Amundsen, che hanno saputo spostare, non senza difficoltà, il limite estremo della frontiera sempre un pò più avanti sia sulla Terra sia sullo Spazio. "Era un luogo incontaminato e ovunque andassi sapevo che nessuno era mai stato là prima, quindi era da brividi” ha raccontato Charles Duke riguardo alla sua missione a bordo dell’Apollo 16. La descrizione della Luna fatta da Duke ci riporta “un deserto senza vita, senza atmosfera, ma con una bellezza particolare. […] Come colore era in gran parte grigio, con forti contrasti fra l'oscurità dello spazio e la luminosità della superficie esposta al sole.” Ma è curioso anche ricordare che, di fronte a tanta bellezza, l’espressione di stupore di Charles Duke alla sua prima passeggiata sul suolo lunare fu in un imperfetto italiano: “Mamma Mia!”.

Quelle di 45 anni fa erano sicuramente settimane colme di entusiasmo e di sogni verso uno spazio lontano, ma che si faceva sempre più vicino. Erano gli anni subito dopo lo sbarco sulla Luna, ed erano i giorni del lancio di Apollo 16, la quinta missione a portarvi delle persone. Erano gli anni in cui in radio  passava, con la voce di Elton John, la storia di un astronauta che salutava sua moglie e la sua terra prima della sua missione spaziale: “I’m a rocket man – (Sono un uomo razzo) Rocket man burning out his fuse up here alone – (Uomo razzo che sta fondendo le sue valvole qui da solo)”. Il tema spaziale era stato già affrontato nella musica pop con grande successo da una canzone che rimane ancora oggi una delle musiche che meglio accompagnarono quegli anni di conquiste spaziali: Ground Control to Major Tom - Commencing countdown, engines on - Check ignition and may Gods love be with you cantava un giovane David Bowie ancora prima di diventare lui stesso uno “Starman waiting in the sky”, via di mezzo tra un uomo e un alieno pronto a portare sulla terra un messaggio di pace e speranza sotto forma di musica.

A distanza di anni le missioni Apollo sono state, a mio parere, tra le più grandi avventure nella storia dell’umanità e, anche fra un migliaio di anni, sicuramente , verrano ricordate con lo stesso entusiasmo che sto esprimendo io adesso. Proprio quando era iniziata con successo l’attività di ricerca ed esplorazione della Luna, la modifica dell’indirizzo politico americano di quegli anni decretò la fine delle missioni lunari, nonostante esistessero, ormai, l’equipaggiamento e la tecnologia necessarie per ancora grandi scoperte ed avventure. Sino ad oggi abbiamo una base scientifica orbitante intorno alla terra, ma nessuno può escludere che un giorno una base scientifica fissa e stazionaria sulla Luna non potrebbe rientrare nei piani dei governi mondiali: Russia e Cina stanno già pianificando nei loro programmi spaziali di mandare nuovamente dei cosmonauti sul nostro satellite entro il 2029.

Se le previsioni poi si riveleranno vere, dopo la Luna la nostra frontiera dovrebbe spostarsi ancora un po’ più in là così da raggiungere, per la prima volta con un equipaggio umano, Marte entro il 2030. L’inizio di una nuova era spaziale, come avevo già scritto settimane fa, è ormai all’occhio di tutti grazie alle nuove tecnologie messe in campo da governi mondiali e da filantropi magnati come Elon Musk. L’impresa di SpaceX, con il successo legato al riutilizzo di un razzo spaziale “riciclato”, chiude simbolicamente un capitolo della storia dell'esplorazione spaziale e ne apre un altro, quello della sfida per far diventare ordinari i lanci, gli atterraggi e le ripartenze dei razzi, a costi inferiori e con tempi molto ristretti rispetto a quelli che sono lo standard di oggi. Più i costi per le missioni spaziali si abbasseranno e più sarà possibile cimentarsi in qualcosa di sempre più grande e avventuroso. Siamo ancora in una fase sperimentale, ma la concezione avuta fino ad oggi riguardo alle missioni spaziali sta mutando.

Gianluca Cimini

Dall’Apollo 16 a Space X: l’esplorazione spaziale continua a far sognare