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Commercio, trasporti e scopi umanitari: il lato "buono" dei droni - di Gianluca Cimini

Utilizzati ormai in tutti gli scenari mondiali i droni sono usciti dall’ambiente militare in cui sono nati e si sono evoluti, per diventare sia giocattoli hi-tech per bambini, sia mezzi a dir poco fantascientifici dai mille scopi commerciali e civili.

Nati negli anni ’30 negli Stati Uniti come target per le esercitazioni militari, i velivoli a controllo remoto, caratterizzati dall’assenza del pilota umano a bordo, hanno cambiato nel tempo funzioni e caratteristiche. Il termine “drone” poi sembra derivare da una parte dalle caratteristiche che riguardano il rumore che il velivolo produce (in inglese antico il termine significava infatti “rimbombo”), dall’altra dalla metafora del fuco, il maschio dell’ape, e dalla sua tipica passività ricollegata alle specifiche di utilizzo del mezzo usato come bersaglio volante per le esercitazioni dell’aeronautica. Il tempo, però, ha voluto che tale passività dei droni subisse un riscatto vero e proprio, tali oggetti sono passati, infatti, prepotentemente dal ruolo di bersagli a veri e propri protagonisti dell’aviazione mondiale.

A fine dicembre, dopo tre anni di test in Europa, Amazon ha finalmente festeggiato la prima consegna di un pacco tramite un drone in Gran Bretagna. Il drone interessato, con guida da remoto via GPS, ha trasportato un pacco per alcuni chilometri depositandolo, infine, su un quadrato di 40 centimetri per lato con impressa una “A” che funge da “bersaglio” per l’APR (aeromobile a pilotaggio remoto) nel tempo record di 13 minuti.

Il problema futuro sarà capire, per il colosso dell’e-commerce, come abbracciare le norme che regolano il traffico aereo anche negli altri paesi che saranno coinvolti nei test, negli Stati Uniti, infatti, la Federal Aviation ha imposto regole stringenti sull’utilizzo dei droni commerciali che ad oggi ne vietano l’utilizzo per trasportare pacchi da remoto. Quegli stessi pacchi che, secondo un brevetto registrato da poco, in futuro potrebbero essere direttamente “paracadutati” dal drone per velocizzare il trasporto ed ottimizzare l’energia necessaria al velivolo per un eventuale atterraggio. Ma il sogno di Amazon di diventare leader nel mercato delle spedizioni non finisce così ed un altro brevetto, ancora più fantascientifico, parla di un vero e proprio centro di stoccaggio merci situato su un dirigibile che nei piani della società di e-commerce dovrà rifornire i droni di oggetti da consegnare con la capacità di spostarsi a suo piacimento nei punti strategici del globo seguendo i picchi delle richieste del mercato: uno “Zeppellin commerciale” era qualcosa a cui davvero non avevo mai pensato prima. Insomma Amazon pensa in grande riguardo a come migliorare il proprio servizio, ma non è l'unica azienda che nei droni vede una parte del business del futuro.

Da giugno 2017 Dubai diventerà la prima città al mondo con attivo un servizio di trasporto aereo individuale, il drone cinese EHang 184, infatti, non si occuperà dello spostamento di pacchi ma di persone: il velivolo autopilotato, in fibra di carbonio ed a alimentazione elettrica, aprirà così un nuovo settore commerciale con la possibilità di trasportare, nella sua prima versione, una persona dal peso massimo di 117 chili con valigetta annessa, con un’autonomia di circa mezz’ora ed un massimo di 50 chilometri. Al passeggero basterà salire a bordo del quadrirotore, allacciare le cinture e premere la destinazione sul display di bordo per iniziare a solcare i cieli ed evitare code automobilistiche e possibili congestioni stradali.

La flessibilità d’utilizzo offerta dai droni apre, comunque, tantissimi scenari di utilizzo. In Cina, per esempio, una compagnia di manutenzione della rete elettrica li utilizza, solo per fare un ulteriore esempio, per operare sulle linee ad alta tensione dove l’intervento umano risulterebbe più pericoloso e meno conveniente in termini di tempistiche, in questo caso dei speciali droni attrezzati con un lanciafiamme si occupano di pulire i cavi elettrici da oggetti di plastica come sacchetti ed altri tipi di spazzatura che ci si depositano. In Giappone più di 2.500 droni ad ala rotante si occupano invece di innaffiare le risaie, l’utilizzo agricolo di questa tecnologia è una delle applicazioni emergenti più in voga, sperimentazioni simili sono in corso anche in Italia per combattere i parassiti del mais, mentre una non violenta “Tomato Air Force” ad opera della Coldiretti Lombardia pattuglia le coltivazioni di pomodoro fra Cremona, Mantova e Brescia.

E così droni in aria, sistemi ottici a terra e sensori sui campi, attraverso una gestione integrata delle diverse tecnologie, portano l’agricoltura “di precisione” (anche detta agri-tech) a potenziare questo importante settore dell’economia italiana. I droni del futuro saranno ancora più performanti, piccoli ed affidabili ed alcuni di loro, realizzati per scopi particolari, potranno essere anche usa e getta, senza motore e biodegradabili. La realizzazione di questi particolari droni è legata al progetto “Icarus” ed è realizzato da la Darpa, l’agenzia del governo statunitense che lavora sui più evoluti progetti di difesa, con lo scopo umanitario di recapitare medicine in zone remote o isolate a causa di conflitti, calamità naturali o altre ragioni. Un’idea simile era già stata realizzata in ottobre dalla startup Zipline per la consegna di alcune sacche di sangue in Ruanda.

Nella mia ricerca sull’evoluzione dei droni, sempre a fini umanitari, mi sono imbattuto anche nel progetto “Sherpa” (realizzato dal DEI dell’Università di Bologna ed un gruppo di giovani ricercatori europei) un sistema di soccorso che combina l’azione dell’uomo a quella  di droni, robot ed aeromodelli per raggiungere luoghi colpiti dalla slavine in pochi minuti e localizzare i dispersi attraverso uno screening della zona colpita realizzato con foto delle aree interessate realizzate anche con telecamere ad infrarossi e la registrazione degli impulsi dei segnalatori che scalatori e sciatori esperti portano con sé. Ricordando che i primi droni autonomi quando fecero il loro esordio in campo militare presero il nome di “angeli della morte” è lecito immaginarsi che le cose stiano cambiando e che una tecnologia simile stia, fortunatamente, maturando in molte altre direzioni. 

Gianluca Cimini

Gianluca Cimini - Commercio, trasporti e scopi umanitari: il lato