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Election Day USA 2016: cybersecurity in campo all’ombra degli hacker - di Gianluca Cimini

Martedì 8 novembre sarà uno dei giorni più lunghi per il popolo americano e per il mondo intero dal momento che si concluderà la lunga lotta per la Casa Bianca da parte della candidata democratica Hillary Clinton e del repubblicano Donald Trump. L’ultimo sondaggio di Cbs/New York Times attribuisce a Hillary solo tre punti di vantaggio, il 45 per cento delle intenzioni di voto degli elettori contro il 42 per cento del rivale. Un vantaggio che si è assottigliato a seguito dell’annuncio di una nuova indagine dell’FBI sulle email inviate dalla Clinton da un server di posta privato e non governativo come invece prevede la legge americana. 
Nel frattempo, con l’avvicinarsi del giorno delle elezioni presidenziali, a Washington, secondo quanto raccontano fonti dell’amministrazione Obama, alla NBC ci si prepara ad un potenziale attacco hacker su larga scala da parte di hacker russi o di altri Paesi. Per contrastare questo pericolo, in grado di creare il caos il giorno delle elezioni, il governo, coordinato dalla Casa Bianca e dal Dipartimento per la sicurezza nazionale, col supporto del Pentagono e delle principali agenzie di intelligence (CIA e NSA) sta producendo uno sforzo senza precedenti per scongiurare il possibile attacco. Nello scenario peggiore potrebbe esserci un cyber-attacco in grado di mandare totalmente o parzialmente in tilt la rete elettrica o internet. Si lavora su tutti i possibili fronti in primis per contrastare azioni di manipolazione e disinformazione attraverso i vari social media come Facebook o Twitter. Tale disinformazione potrebbe arrivare attraverso la diffusione di documenti falsi e creati ad hoc per destabilizzare i vari candidati alla Casa Bianca poche ore prima del voto quando ormai non ci sarebbe più il tempo per verificare la veridicità delle notizie trasmesse. La missione non è solo scongiurare cyber-attacchi infatti, ma anche quella di monitorare i flussi di informazioni diffusi sui social media, il metodo più rapido per fare diventare virali notizie false, finti scandali e documenti contraffatti. In pericolo potrebbero esserci non solo i i registri elettorali, ma anche le stesse urne elettroniche, le macchine utilizzate nei seggi per esprimere il voto, ed è per questo motivo che 42 stati USA hanno già chiesto al Dipartimento per la sicurezza interna un aiuto sul fronte della cybersicurezza, per contrastare eventuali attacchi hacker ai sistemi informatici utilizzati per far votare gli elettori americani. I risultati delle elezioni americane sono a rischio perché tutte le ultime analisi ci dicono che questo genere di sistemi non sono poi così sicuri come sembrerebbero: cinque stati americani votano totalmente con sistemi di voto elettronico. Il problema, inoltre, è che non c’è al momento un sistema per verificare la coerenza del numero di voti finali rispetto alle persone che si sono presentate a votare, non essendoci infatti un metodo cartaceo per comprovare quanta gente ha effettivamente votato e quanti voti ci sono. L’Fbi aveva lanciato il 18 agosto scorso un’allerta nazionale con l’indirizzo IP di vari utenti non identificati che avrebbero cercato di infiltrarsi negli enti elettorali di alcuni dei cinquanta Stati che compongono gli Usa. Anche se il Bureau non ha definito la nazionalità dei «pirati», il «Washington Post» assicura che si tratta di hacker russi. “I russi puntano a creare quanto più caos possibile per minare il nostro processo (elettorale) come hanno fatto altrove – ha spiegato un funzionario dell'amministrazione Obama alla Nbc – per questo vogliamo essere certi di avere a disposizione tutti gli strumenti per essere pronti a tutto”. Il Cremlino ha comunque sempre negato di essere dietro a tali azioni e di voler favorire il candidato repubblicano Donald Trump. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, definisce “infondati” i sospetti manifestati negli Stati Uniti: “Queste dichiarazioni sono totalmente infondate, non si basano su niente. Non citano fatti, sono assolutamente vuote”, ha detto Peskov. Il leader del Cremlino, Vladimir Putin, intanto , ha accusato l'establishment americano di dipingere la Russia come un “nemico per unire il Paese nella lotta” contro di esso e di utilizzare questi "metodi per distrarre l'attenzione degli elettori" dai loro problemi. Il botta e risposta tra i due paesi non è tardato ad arrivare e così il vicepresidente americano Joe Biden ai microfoni dell'emittente NBC ha parlato di “un messaggio” al presidente russo sul presunto hackeraggio, affermando che la CIA stia preparando un attacco informatico di rappresaglia "progettato per imbarazzare i leader del Cremlino” nel caso in cui effettivamente durante l’Election Day si presentino “interferenze esterne” al processo decisionale dei cittadini americani. Il problema finale non è solamente l’attacco da parte di hacker, di presunta nazionalità russa, ma probabilmente il sistema in sé: possiamo realmente sentirci sicuri di controllare le nostre scelte quando le nostre decisioni finali si basano su scambi di voti telematici, sequenze di bit dispersi in collegamenti sparsi in mezzo mondo e server posizionati in chissà quale paese che possono essere manipolabili, facilmente o meno, da stati o singoli individui con le dovute conoscenze informatiche? Da quanto la storia ci ha insegnato nei secoli, di brogli elettorali se ne parla e se ne è sempre parlato, così come di voti comprati e venduti al miglior offerente, con l’arrivo su larga scala delle votazioni telematiche il problema tende a riproporsi ed a ingigantirsi a dismisura. Compito dei governi è riuscire a controllare e difendere il flusso di informazioni personali, così come i voti elettorali, che viaggiano in rete, ma basterà questo? E soprattutto chi potrà mai controllare i controllori sull’effettiva eticità di tali pratiche di controllo?

Gianluca Cimini

Election Day USA 2016  cybersecurity in campo all���ombra degli hacker -Gianluca Cimini